Né non-governative né caritatevoli

ong

“Dato il grande successo delle rivoluzioni colorate negli anni 2000 in diversi Paesi in Europa orientale o repubbliche ex-sovietiche, sono state identificate le missioni politiche di molte ONG (Organizzazioni Non Governative). Sotto il falso pretesto di esportare democrazia, diritti umani e libertà di espressione, tali organizzazioni, in sostanza delle GO (organizzazioni governative), seguono gli ordini degli strateghi della politica estera dei Paesi occidentali. In quest’ambito, il premio va sicuramente agli Stati Uniti per l’elevata potenza assoluta, difficile da eguagliare. In effetti, il Paese dello Zio Sam ha un’ampia gamma di organizzazioni politiche e di beneficenza specializzate nella destabilizzazione non violenta dei Paesi considerati “non-friendly” o “non-vassalli”. Tali organizzazioni hanno quadri politici prescelti, risorse materiali colossali e finanziamenti regolari. Agendo metodicamente, le tecniche utilizzate sono estremamente efficaci soprattutto contro Paesi autocratici o con gravi problemi socio-economici. Le agenzie d’esportazione della democrazia più note sono USAID (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), NED (National Endowment for Democracy), IRI (International Republican Institute), NDI (National Democratic Institute), Freedom House e OSI (Open Society Institute). Tranne l’ultima, tali organizzazioni sono finanziate dal governo degli Stati Uniti. L’OSI, nel frattempo, fa parte della Fondazione Soros, dal nome del fondatore George Soros, miliardario e illustre speculatore finanziario statunitense. Inutile dire che Soros e la sua fondazione collaborano con il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per la “promozione della democrazia”. E la lista delle conquiste è eloquente: Serbia (2000), Georgia (2003), Ucraina (2004), Kirghizistan (2005) e Libano (2005). Nonostante certi gravi errori, Venezuela (2007) e Iran (2009), il successo è stato ancora una volta raggiunto con l’impropriamente denominata “primavera” araba (2011). Il coinvolgimento delle agenzie degli Stati Uniti nell’”esportare” la democrazia è stata chiaramente dimostrata nelle rivolte che hanno scosso i Paesi arabi “prioritari”, Tunisia ed Egitto, e quelli con una guerra civile ancora in corso, Libia, Siria e Yemen. L’efficienza relativa con cui furono destabilizzati e l’apparente spontaneità riflettono il ruolo di cavallo di Troia di tali “ONG”, sostenute da una rete di attivisti indigeni adeguatamente addestrati da enti specializzati.”

ONG: Organizzazione Non Grata di Ahmed Bensaada continua qui.

Divi di (quello) Stato 4°

Richard Gere è sul libro paga del governo statunitense.
Il famoso attore, presidente della Campagna Internazionale per il Tibet, lo scorso 2 Giugno ha partecipato a un’audizione di fronte al Comitato per gli Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti.
Come regolamento esige, la copia stampata del suo contributo orale è accompagnata da una dichiarazione circa l’organizzazione da lui rappresentata e i finanziamenti governativi ricevuti, in prima persona o all’organizzazione stessa, dall’1 Ottobre 2008.
Ebbene, il signor Gere ha dichiarato di ricevere 50.000 dollari annui, a partire dal 2009 per ciascun anno compreso quello corrente, tramite il National Endowment for Democracy (NED).
Tutto sommato poca roba, per una stella di Hollywood.
La prova autografa è qui, nell’ultima pagina del documento.

P.s.: la colonia Italia, dal canto suo, lo premia con il “Marc’Aurelio”.

Dietro Reporters Sans Frontières

Reporters Senza Frontiere è un’organizzazione non governativa (ONG) internazionale. Secondo il suo sito web ha il suo quartier generale a Parigi, Francia. Parigi è una sede curiosa per un’organizzazione che, come risulta, è finanziata dal Congresso USA e da agenzie legate al governo USA.
Se andiamo nel sito web di RSF per scoprire chi c’è dietro questi giudici autoconsacrati della libertà di stampa mondiale, non troviamo nulla. Neppure il suo consiglio di amministrazione viene nominato e tanto meno i suoi sostenitori finanziari. Il suo conto economico pubblicato annuale non offre nessun indizio su chi vi sia dietro finanziariamente.
Milioni di dollari del suo reddito annuale vengono divulgati come derivanti dalla “vendita di pubblicazioni”. Non nomina le pubblicazioni o a chi siano state vendute. Come ha osservato un ricercatore, “Anche considerando che i libri vengano pubblicati gratuitamente, avrebbe dovuto vendere 170.200 libri nel 2004 e 188.400 libri nel 2005 per guadagnare gli oltre $2 milioni che l’organizzazione asserisce di guadagnare ogni anno – 516 libri al giorno nel 2005. Il denaro chiaramente doveva provenire da altre fonti, come risulta sia avvenuto”. Un tentativo di andare nel sito web di RSF per ordinare qualunque sua pubblicazione non ha trovato nessun collegamento ad alcuna informazione per l’acquisto né a nessun listino prezzi o sommario di libri. Davvero molto curioso.
Nelle sue dichiarazioni finanziarie e nei suoi conti economici pubblicati nel settembre 2009, afferma: “Le finanze dell’organizzazione nel 2008 sono state contrassegnate dalla fine della campagna (iniziata nel 2001) per il Giochi Olimpici di Beijing che hanno influenzato significativamente le entrate e le uscite”. Ciò significa che RSF ha passato otto anni e non svelate somme di denaro per fare campagna contro il governo della Cina nel periodo che ha preceduto le Olimpiadi di Beijing del 2008. A quale scopo? Particolarmente, RSF nomina il presidente cinese Hu Jintao come ‘predatore’ di quest’anno per le sue azioni nel reprimere le agitazioni in Tibet nel marzo 2008 e nello Xinjiang nel luglio 2009, entrambe le quali sono state l’opera clandestina di una ONG finanziata dagli USA chiamata National Endowment for Democracy (NED). Hmmm.
Dopo anni che cerca di nasconderlo, Robert Menard, segretario generale con sede a Parigi di Reporters Sans Frontières o RSF, ha confessato che il bilancio di RSF è stato finanziato principalmente da “Organizzazioni USA strettamente collegate alla politica estera degli USA”. Queste organizzazioni basate negli USA che sostengono RSF comprendono la Agency for International Development (USAID) ed il National Endowment for Democracy (NED) del Congresso. Includono pure il Center for Free Cuba, il cui amministratore fiduciario, Otto Reich, è stato costretto a dimettersi dall’amministrazione di George W. Bush dopo la denunzia del suo ruolo in un tentativo di colpo di stato appoggiato dalla CIA contro il presidente democraticamente eletto del Venezuela Hugo Chavez.
Come un ricercatore ha scoperto dopo mesi che cercava di ottenere una risposta dal NED sul suo finanziamento a Reporters Senza Frontiere, che ha compreso il netto rifiuto da parte del direttore esecutivo di RSF Lucie Morillon, il NED ha rivelato che Reporters Senza Frontiere ha ricevuto assegnazioni in almeno tre anni dall’International Republican Institute. L’IRI è una delle quattro affiliate del NED.
Il NED, come ho esposto dettagliatamente nel mio libro “Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order”, è stato creato dal Congresso USA durante l’amministrazione Reagan su iniziativa dell’allora direttore della CIA Bill Casey per rimpiazzare i programmi di azione clandestina nella società civile della CIA, che erano stati rivelati dalla commissione Church a metà degli anni ’70. Come ha ammesso anni dopo Allen Weinstein, colui che che ha redatto la legislazione che creò il NED, “Molto di ciò che oggi facciamo veniva fatto clandestinamente dalla CIA 25 anni fa”.
Forse un’organizzazione che si erge a giudice della libertà di stampa mondiale dovrebbe praticare essa stessa un poco più di sincerità e di trasparenza su da dove abbia origine il proprio sostegno. Altrimenti dovremmo pensare che abbia qualcosa da nascondere.

Da La lista dei cattivi? Giornalismo libero al servizio della politica estera USA, di F. William Engdahl.
[grassetto nostro]

L’Iran smaschera il nemico

Censiti i bracci “armati” dell’ingerenza occidentale.
(grassetti nostri)

Teheran, 5 gennaio – L’Iran ha vietato ai propri cittadini di avere dei contatti con una sessantina di organizzazioni e gruppi tra cui la BBC, l’Human Rights Watch, diverse emittenti legate agli USA e il sito web dell’opposizione Rahesabz.
A renderlo noto i media di Stato. Il vice ministro dell’Intelligence incaricato degli affari esterni ha fatto sapere che una sessantina di gruppi, sospettati di esser coinvolti nel ‘complotto’ dell’Occidente di rovesciare il regime iraniano, sono stati inseriti in una vera e propria lista nera.
”Qualsiasi tipo di contatto fra persone fisiche o giuridiche e i gruppi coinvolti nella ‘soft war’ (guerra morbida, termine usato per descrivere l’intenzione di rovesciare il governo di Mahmud Ahmadinejad -ndr) è illegale e vietata”, hanno spiegato i media di Stato citando il vice ministro. La lista nera include anche Voice of America, finanziato dal governo USA, e Radio Farda così come i canali satellitari pro-monarchici con base negli Stati Uniti, la radio pubblica israeliana e il gruppo ribelle dei mujaheddin del Popolo.
Il vice ministro ha inoltre invitato la popolazione ad evitare ”contatti irregolari con le ambasciate, con i cittadini stranieri o con i centri ad essi collegati”. ”I cittadini devono essere attenti alle trappole dei nemici e collaborare con il ministero dell’intelligence per proteggere la nazione e neutralizzare le trame degli stranieri e dei cospiratori”, ha detto alludendo ai simpatizzanti dell’opposizione che nel corso degli ultimi sette mesi sono scesi in piazza per protestare contro il potere di Teheran.
Nella lista nera compaiono anche la Brookings Institution, la George Soros’s Open Society Institute e la National Endowment for Democracy con base a Washington. Ieri il ministro dell’Intelligence Heydar Moslehi ha annunciato l’arresto di numerosi cittadini stranieri durante le proteste contro il governo esplose in occasione delle celebrazioni dell’Ashura. Alla fine di novembre, il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei aveva detto che la Repubblica Islamica è alle prese con una ‘soft war’ con i suoi nemici stranieri, accusati di aver fomentato le proteste in strada nel tentativo di spodestare il presidente Ahmadinejad.
(ASCA-AFP)

[Esportatori di speranza, maestri di propaganda]