Festa PER la liberazione

25 Aprile 2010
ore 15,00
Sala Convegni Convitto Carlo Alberto
Baluardo Partigiani n.6/8
Novara

Parleranno:
Giacomo Verrani – Assemblea permanente NO F-35
Simone Bartolo – Circolo Banditi di Isarno
sen. Fernando Rossi – Coordinamento di Per il Bene Comune
Gianni Lannes – Giornalista e scrittore (autore di NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre)

in diretta video dalle 15 alle 18 su perilbenecomune.net

Nella discussione parleranno i rappresentanti dei Comitati e delle Associazioni che sui loro territori sono impegnate ad ottenere la chiusura o la non costruzione di nuove basi militari e di nuovi depositi di bombe nucleari in Italia.

25 Aprile 1945 / 25 Aprile 2010
A 65 anni dalla fine della guerra, l’Italia è ancora militarmente e politicamente occupata.
Negli anni tutti i nostri Governi, centrosinistra e centrodestra, si sono indebitati per miliardi di Euro, per pagare il mantenimento delle basi e dei depositi nucleari americani in Italia e per fare tutte le guerre da loro volute.
Tali basi furono collocate in Italia, Germania e Giappone perché gli USA ci considerarono nazioni sconfitte e conquistate; poi, con la guerra fredda contro l’Unione Sovietica, il loro numero crebbe sempre di più.
Tuttora, nonostante l’attuale crisi stia producendo milioni di disoccupati, sottoccupati e precari, nonché sottrazione di risorse alla scuola, alla sanità, ai beni ed ai servizi pubblici, stiamo accumulando nuovi debiti pur di assecondare la loro volontà di venderci nuove armi (13 miliardi di Euro, solo per l’acquisto dei caccia bombardieri F-35), di realizzare una nuova base militare a Vicenza (alla faccia di “padroni in casa nostra”), di trascinarci in nuove guerre (Iran).
L’amicizia con il popolo americano non passa dalla sudditanza ai loro banchieri che vogliono governare il mondo con le armi, le guerre e il terrore.
Noi, come il popolo americano, come recita la nostra Costituzione e come era nello spirito di quel lontano 25 Aprile, vogliamo essere un popolo sovrano e indipendente.

Lista civica nazionale – Per il Bene Comune
P.le Stazione 15, Ferrara – tel./fax 0532 52148
info@perilbenecomune.net

Qui il volantino dell’iniziativa.

Il primo contratto per l’F-35

Il primo contratto per la produzione delle ali del cacciabombardiere F-35 Joint Strike Fighter (JSF), firmato da Robert Bolz per Lockheed Martin e Giancarlo Anselmino per Alenia Aeronautica, vale 15 milioni di dollari, mentre nessun dettaglio è giunto finora sugli altri sviluppi italiani del programma.
L’aeronautica e la marina italiane pianificano al momento l’acquisto di 74 F-35A convenzionali e 57 F-35B a decollo corto/atterraggio verticale, destinati a sostituire dal 2013-2014 gli AMX del 32° Stormo e gli AV-8B imbarcati.
Il contratto siglato alla fine di settembre è il primo di una serie che gradualmente, attraverso i lotti Low Rate Initial Production (LRIP) da 2 a 6, porterà l’azienda torinese a diventare la seconda fonte di produzione per le ali del JSF: un ruolo che allo stato attuale potrebbe raggiungere le 1.200 serie per un valore di sei miliardi di dollari nell’arco di venticinque anni. Nella LRIP 2 saranno coinvolti gli stabilimenti Alenia di Nola (NA) e Foggia, quelle successive coinvolgerà anche Caselle (TO) e Casoria (NA). Dalla fase LRIP 3 partiranno anche i contratti per i sottosistemi, nella quale saranno coinvolte aziende italiane quali Selex Galileo, Selex Comms, Sirio Panel e Aerea.
Dal proprio canto Alenia continua a quantificare l’impatto occupazionale in Italia del programma JSF a pieno regime in 10.000 persone. Per realizzare invece la Final Assembly and Check Out (FACO) presso l’aeroporto militare “Natale e Silvio Palli” di Cameri, in provincia di Novara – una struttura di 60.000 mq coperti e 500 persone specializzate sulla quale il governo italiano dovrà decidere entro fine anno per consentire l’avvio dei lavori nei primi mesi del 2009 e le prime consegne di aerei completi a fine 2013 – si parla di un investimento di ben un miliardo di dollari.
Dal punto di vista della produzione, la FACO consentirebbe di svolgere in Italia il montaggio delle sezioni costruite in USA, Gran Bretagna e Italia, ma anche l’applicazione dei delicatissimi trattamenti esterni che conferiscono al JSF le sue caratteristiche di bassa osservabilità. La FACO, che al momento lavorerebbe per Italia e Olanda, potrebbe poi diventare il polo manutentivo e logistico europeo.

Nel frattempo, oltre oceano si sprizza ottimismo da tutti i pori.
Lockheed Martin ci fa sapere che il primo F-35 ha ultimato tutti i test pianificati nella base aerea di Edwards, in California, dimostrando che il velivolo, l’equipaggio di supporto ed il personale militare e civile sono pronti per ulteriori e più approfonditi collaudi di volo che si prevedono nell’immediato futuro.
“Questa fase iniziale di collaudi nella base è solo l’inizio”, ha detto Doug Pearson, vice presidente dell’F-35 Integrated Test Force della Lockheed Martin. “L’eccezionale performance del velivolo e di quelli che lo supportano dimostra che la squadra è pronta per le attività dei test di volo – che stanno progredendo a grandi passi – programmate presso la base aerea di Edwards e presso la stazione aerea navale di Patuxent River nel Maryland”. Entro la fine del 2009, tutti i 19 velivoli F-35 da collaudo saranno completati e le attività per testare i voli si intensificheranno nel periodo 2013-2014, nel rispetto dei tempi previsti.

Per “festeggiare” il centenario dell’aeroporto di Cameri (e la relativa base NATO ivi ospitata), iniziativa a Novara il prossimo sabato 1 novembre.

In Italia convergenza bipartisan sul JSF

Il primo venne firmato nel dicembre 1998, durante il governo D’Alema; il secondo nel giugno 2002, con Berlusconi capo dell’esecutivo; il terzo nel febbraio 2007, da parte dell’immarcescibile Lorenzo Forcieri, sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, contestualmente all’assunzione di ulteriori impegni anche per quanto riguarda lo scudo antimissilistico voluto dagli Stati Uniti.
Sono tre i memorandum d’intesa siglati dall’Italia quale socia nel progetto per lo sviluppo del nuovo cacciabombardiere F-35 Lighting II (Joint Strike Fighter). L’Italia – la cui intenzione è quella di sostituire entro la metà del prossimo decennio Harrier, AMX e Tornado in dotazione all’Aeronautica Militare – ha già speso nel progetto 638 milioni di dollari per la prima fase di sviluppo (che costerà complessivamente oltre un miliardo di dollari), ai quali vanno aggiunti altri 900 milioni per la successiva fase di implementazione e produzione. Inizialmente era stata ipotizzata una ricaduta sulla nostra economia molto positiva, diecimila occupati per un periodo di quasi cinquanta anni, in quanto un nutrito gruppo di aziende italiane (capeggiate da Alenia e Fiat Avio) partecipa al progetto come subcontrattista per la progettazione e la realizzazione delle ali. Le ultime stime prevederebbero invece non più di un migliaio di occupati, di cui solo duecento diretti e gli altri nell’indotto, per dieci anni; ritorni solamente “attesi” in quanto si concretizzeranno eventualmente con l’assemblaggio dei velivoli – che dovrebbe avvenire nella base militare di Cameri, in provincia di Novara – e con il successivo acquisto dei 131 modelli previsti, per un impegno economico stimato in circa 11 miliardi di dollari (e con un costo unitario di 84 milioni di dollari, se le stime dovessero essere confermate, ma si sa come vanno le cose in questi casi…).
Poca roba, si dirà, rispetto ai 2.500 velivoli che Stati Uniti e Regno Unito si sono impegnati ad acquistare, ed ai complessivi 4.500 che la Lockheed Martin, capofila del gruppo di aziende statunitensi che rappresenta il primary contractor, vorrebbe produrre. Fatto sta che i quasi due miliardi di dollari stanziati per il JSF sono fondi pubblici, mentre i contratti spuntati dalle aziende italiane, ammontanti a non più di un miliardo, produrranno utili privati, destinati comunque ad avverarsi solamente quando lo Stato effettivamente acquistasse i velivoli.
Si aggiunga che il JSF è concorrenziale all’Eurofighter Typhoon, il caccia che l’Italia sta costruendo insieme a Regno Unito, Germania e Spagna, e di cui si è riservata di acquisire 121 modelli (con una spesa totale di circa 7 miliardi di euro ed un costo unitario di 58 milioni). Secondo alcuni commentatori, la scelta del JSF mette in crisi l’evoluzione delle strategie europee nel campo della difesa e sottrae preziose risorse alle ulteriori tranche dell’Eurofighter. Altri parlano di una vera e propria dipendenza industriale strategica, originata dalla riluttanza statunitense a trasferire tecnologia ed informazioni per salvaguardare la propria superiorità tecnologica nel settore.
La discussione parlamentare ed a mezzo stampa riguardo il progetto di sviluppo del JSF, è avvenuta con una certa eco solo in Norvegia, Danimarca ed Olanda, mentre in Italia è stata praticamente nulla. Secondo il sito Dedefensa, che ha intervistato una anonima fonte italiana di alto livello vicina all’ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, il nostro governo avrebbe ricevuto fortissime pressioni da Washington per perseverare nel progetto JSF. Testualmente, essa avrebbe riferito: “Non potevamo fare niente, c’è stata una tale pressione, una tale costanza nella pressione, che ha impegnato tutto il nostro sistema politico. Siamo letteralmente prigionieri. E’ molto più che una normale situazione di “influenza”. E’ una situazione che è insita nella psicologia e nella stessa sostanza del nostro sistema politico”. Decennale subordinazione che non è causata dalla sua ormai declinante potenza ma dalla “psicologia e sostanza stessa del nostro sistema politico”. Un’assuefazione alla sudditanza che non si immagina nemmeno lontanamente di scrollarsi di dosso perché bisognerebbe ripensare in termini di strategia e di geopolitica, materie delle quali i nostri governanti spesso ignorano persino l’esistenza.

English version

“Bipartisan” concurrence on the JSF in Italy

translation: L. Bionda

The first memorandum was signed in December 1998, during D’Alema’s government; the second one followed in June 2002, with Berlusconi at the head of the government; the third one was signed in February 2007 by Lorenzo Forcieri, Deputy Minister of Defense during Prodi’s government, and included further engagements regarding the antimissile shield imposed by the United States.
These are the three agreements signed by Italy as partner in the project for the development of the new strike fighter plane “F-35 Lighting II (Joint Strike Fighter)”. Italy – whose intention is to replace by 2015 the Harrier, AMX and Tornado fighter jets used by the Italian Air Force – has already spent 638,000,000 USD in the first step of the project development (which is expected to cost more than one billion dollars), but we have to add other 900 million dollars more for the following step of implementation and production of the aircraft.
At the beginning a very positive spin-off on our economy was expected, with a workforce of ten thousand people employed for almost fifty years, as a large group of Italian companies (lead by Alenia and Fiat Avio) takes part to the project with subcontracts for designing and constructing the fighters’ wings.
According to the last estimate, howewer, no more than a thousand people would be employed, two hundred of them directly and the others in the allied industries, for ten years; these are the “expected” results, since they will come true only with the assemblage of the aircrafts, to be completed in a military base near Cameri, in the province of Novara (North-Western Italy), and with the subsequent purchase of 131 strike fighters, as planned, for an economic pledge of 11 billions USD approximately (and with a cost of 84 million USD each, if the estimate will be confirmed, but who knows …).
Small things, we could say, if compared with the 2,500 strike fighters that the United States and the United Kingdom have planned to purchase, and with the 4,500 strike fighters that the Lockheed Martin company, leader of the American companies’ group that represents the primary contractor, would like to produce.
But the nearly two billion dollars spent in the JSF project are public funds, and the deals signed by the Italian companies, for less than a billion dollars, will produce private profits; however, everything will become reality only when the government effectively acquires the aircraft.
Moreover, the JSF plan is in direct competition with the Eurofighter “Typhoon”, the strike fighter that Italy is building with the United Kingdom, Germany, and Spain; Italy would purchase 121 of these planes (at 58 million euros each, for a total spending of almost 7 billion euros ).
According to some experts, the choice of JSF interferes with the evolution of the European defense strategies and distracts resources away from the Eurofighter project. Others point at a strategic industrial dependence, arising from the United States’ unwillingness to share technology and information in order to protect their technological superiority in that field.
The discussion in our Parliament and on the media regarding the JSF project had good impact in Norway, Denmark and Holland only, while in Italy it was almost ignored.
According to the website “Dedefensa”, citing an anonymous Italian official linked with our former Prime Minister, Romano Prodi, the Italian government was very much pressed by Washington to go on with the JSF project.
The Italian official declared: “We couldn’t do anything, there has been such a pressure, such a great and continuous pressure that totally absorbed our political system. We are captives, literally. This goes beyond a common situation of political ‘influence’. This situation lies deep into the psychology and the very essence of our political system”.
Decades of subjection not caused by weakness and declining power, but by “the psychology and the very essence of our political system”. A habit to subsiervience so rooted that we don’t even think of shaking it off, because that woul mean rethinking our strategy and geopolitics. And our politicians and lawmakers often don’t even know that such issues exist.

Italian version

NO F-35: manifestazione a Novara

19 MAGGIO 2008, ore 15.00
Piazza G. Matteotti – Novara

Presidio in prefettura contro la costruzione, l’assemblaggio e la
commercializzazione dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter (JSF) presso la base di Cameri (NO).

Organizza: ASSEMBLEA PERMANENTE NO F-35