Il capro espiatorio

La cosa più palese è che la campagna in corso NON mira ad aumentare i vaccinati, ma solo a trovare un capro espiatorio su cui catalizzare l’odio delle masse.
Se l’obiettivo fosse veramente vaccinare tutti, lo Stato imporrebbe l’obbligo (con conseguente assunzione di responsabilità giuridica per ogni effetto negativo) oppure investirebbe in una campagna di comunicazione e incentivi positivi.
Davvero questi sono così scemi da pensare che possa funzionare la campagna d’odio cieco che hanno lanciato?
Uno che è scettico sul vaccino anti-covid perché, magari, i dati ISS e AIFA dicono che per sua fascia di età rischia di più dal vaccino che dal virus, dovrebbe convincersi perché Draghi – quello che gli intima di vaccinarsi – mostra ignoranza assoluta di come funzionino sia il vaccino sia la malattia?
Dovrebbe sentirsi rassicurato leggendo Burioni che fa i commenti da 14enne frustrato, paragonando le persone ai ratti? Cioè: se Burioni è il “volto” ufficioso dei vaccini in Italia, uno che mostra un odio viscerale verso di loro dovrebbe tranquilizzarli che la loro salute è tenuta in conto dai medici?
Dovrebbero sentirsi rassicurati dal Bassetti che ormai è ridotto a un ridicolo clone della Ferragni in Instagram? O da Galli per cui la pandemia è la continuazione della “lotta di classe” con altri mezzi?
Se uno ha preoccupazioni per la sua salute, perché mai dovrebbe fidarsi della parola di una miriade di giornalisti, virologi, politici, nani, ballerine e puttane (spesso le categorie si sovrappongono), da giorni impegnato a dirgli quanto lo odia e disprezza e che se solo potesse lo ammazzerebbe a calci in bocca: questi dovrebbero essere i garanti che “il vaccino è perfettamente sicuro per lui”.
Lo stesso invito a “farlo per gli altri”, che prima poteva smuovere l’altruismo del non vaccinato, ora perde forza: perché se “gli altri” sono quelli che vorrebbero rinchiuderti, sequestrarti i beni, lasciarti morire se hai bisogno d’aiuto, privarti d’ogni diritto, rinchiuderti in un lager (tutta roba letta sui social o sentita in giro), be’, viene voglia di dire che a questi “altri” non daresti mai una mano, figurati una spalla.
Il risultato, infatti, è ovvio. Tutti i non vaccinati che conosco, spesso solo tiepidamente scettici e comunque possibilisti, ora sono diventati radicalmente ostili all’idea di vaccinarsi. Com’era piuttosto evidente che sarebbe successo. E come sapevano, quegli altri là, che sarebbe successo. Perché nei prossimi mesi servirà qualcuno su cui scaricare la rabbia della plebaglia mentre lo stato di emergenza va estendendosi all’infinito.

Daniele Scalea

Fonte

La roulette italiana

Forse qualcuno aveva erroneamente creduto che una parte degli Italiani fosse afflitta, se non proprio da una viltà disgustosa, almeno da una certa, come dire, timorosità esagerata. Lo aveva erroneamente creduto quando li aveva visti, dopo aver ascoltato le fiabe mediatiche su un virus incoronato vagolante nel paese con lo scopo di uccidere i già moribondi, rintanarsi come topolini minacciati da un gatto mammone. Quando li aveva visti rinunciare a incontrare e abbracciare i propri cari, sempre per timore del virus mammone; rinunciare a uscire di casa, passeggiare, conversare, far festa con gli amici, darsi la mano, baciare i figli o i nipotini, i fidanzati o gli amanti. Rinunciare alla vita politica e sociale, a portare i bambini al parco, a una passeggiata tra i boschi, al lavoro e agli svaghi, sempre per paura del virus mammone.

In una parola, rinunciare a vivere per paura di morire. Perdipiù, di una morte fiabesca, fantasiosa, perché gli stessi spauracchiatori, che dicevano “Se esci, guarda che ti prende il babauvirus”, dicevano anche che i morti con coronavirus (e non per coronavirus) avevano una media di 3,6 patologie pregresse e un’età media di 86 anni.

Ma questo nessuno lo sa, perché gli ipnotizzatori-media non lo sbandierano certo. Lo dice l’Istituto Superiore della Sanità ma sottovoce, un bisbiglio colpevole e gaglioffo mentre grida forte forte “Al virus, al virus!”.

Tenuto poi conto che, tra i morti con coronavirus sono stati conteggiati tutti i morti tamponati post mortem con tampone farlocco, compresi quelli arrotati dai camion, sembrava che si dovessero temere più i camion che non il diffamato coronavirus.

Però qualcuno, come al solito, moriva, dato che quella di morire è un’inveterata e radicata abitudine da cui gli esseri umani non riescono a liberarsi (se ne facciano persuasi, una volta per tutte, i pazzi deliranti del Forum Economico Mondiale, e comincino a pensare alle proprie anime e al proprio testamento, invece di pensare sempre a noi), e questo fatto che si morisse, in epoca di fiabe sul virusmammone, sembrava la scoperta di qualcosa di inaudito e intollerabile.

“I morti ci sono!” ripetevano storditi una parte degli Italiani, accorgendosi finalmente che la morte esiste, dopo decenni in cui ne avevano rimosso la realtà, confinando i moribondi in ospedale e facendo l’ultima, speranzosa chemio quando le metastasi avevano ormai raggiunto anche le sopracciglia. Con l’aiuto di un ceto tecnico-farmaceutico (erroneamente detto “medico”) che ha anch’esso rimosso la morte, non essendo fonte di profitto per il suddetto ceto. Mentre, essendo fonte di profitto la malattia, la cerca alacremente in ognuno di noi, dall’alba al tramonto della nostra vita. In alcuni casi, guidato e spalleggiato dalle multinazionali della dittatura mondiale, la inventa, decidendo che le fasi e le particolarità della vita umana (pubertà, gravidanza, menopausa, vecchiaia, vivacità infantile, tristezza, ansietà) sono malattie da curare, benché evidentemente incurabili, però felicemente “medicabili”. In altri casi la procura, rimpinzando i cosiddetti “pazienti” (e mai definizione fu più appropriata) di prodotti biochimicosintetici che, a lungo andare, sono in grado di far ammalare anche chi è sano e robusto come il proverbiale cavallo.

Ma non divaghiamo, torniamo all’errata impressione sulla “timorosità” di una parte dell’italico popolo. Che viene imprevedibilmente smentita dalla temerarietà dimostrata nel cimentarsi in quella che si potrebbe chiamare la “roulette italiana”.

Avete presente la “roulette russa”? Una sfida alla sorte e alla morte che veniva praticata in Russia in tempi ormai lontani, perlopiù da giovani ufficiali dello zar in periodi di pace, quando erano in preda alla noia e a una sufficiente quantità di vodka. Consisteva nel piazzare una sola pallottola in una pistola a sette colpi, far ruotare il tamburo, puntarsela alla tempia e tirare il grilletto. Dopotutto, c’erano sei probabilità su sette di scamparla, tuttavia persone prudenti e sobrie si sarebbero ben guardate dal giocare a quel gioco.

Ebbene, milioni di italiani, benché accuratamente imbavagliati per difendersi da un virus del moccio al naso (“i coronavirus furono scoperti negli anni ’60 nelle cavità nasali di persone affette da comuni raffreddori”), e apparentemente non in preda ai fumi dell’alcool, sono corsi a farsi iniettare delle sostanze biochimicosintetiche di nuova e azzardata invenzione, intese a sperimentare cosa succeda al sistema immunitario umano aggredito da virus geneticamente modificati, cioè virus sintetici, oppure, a seconda del tipo di farmaco sperimentato, cosa succeda al sistema immunitario umano, modificandolo attraverso una cellula genetica sintetica mandata a interferire con il suo funzionamento naturale.

I TEMERARI! E questo benché molti di loro, una volta sperimentati, siano morti di trombosi diffuse, altri siano rimasti per un tempo più o meno lungo semiparalizzati, altri siano morti di infarto, altri abbiano avuto tremori e brividi incontrollabili e via così per 423 morti ufficiali e 76.206 “feriti” ufficiali fino al 26 giugno, come dichiara l’AIFA. Ciononostante la roulette italica continua.

Presi da straordinaria esaltazione, da uno sventato e furioso ma elettrizzante desiderio di rischio e di avventura alcuni vantano, esaltano, mostrano il proprio sfrenato coraggio e sbeffeggiano la prudenza di chi non vuole giocare a questa nuova, potenzialmente mortale, roulette.

Salve o patria immortale
salve, o popolo d’eroi,
son rinati i figli tuoi
con la fede e l’ideale
il valore dei guerrieri…

Così declamava qualcuno che aveva sopravvalutato il “valore” dei propri seguaci e millantato il proprio a sproposito.

E anche adesso, sembra che non tutti agiscano per sprezzo del pericolo. Dato che c’è chi dice di aver paura dello pseudovaccino e tuttavia se lo fa iniettare; c’è chi, dopo esserselo fatto iniettare, dice “speriamo bene”, e “siamo obbligati” dicono.

Siccome invece, escludendo i ricattati medici e infermieri, nessuno è obbligato, che cosa li obbliga?

Ma, perbacco, la voce del pastore! Che risuona tutt’intorno assieme all’abbaio dei mediatici cani. E si sa che la paura più grande di un qualsiasi membro di un gregge è di restare isolato dal resto del gregge. E, allora, avanti!

Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrait
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno…
Fa la ninna, cocco bello
finché dura sto macello:
fa la ninna che i sovrani
te la cantano e te la sonano
e riuniti fra de loro
senza l’ombra de un rimorso
ce faranno un ber discorso
sulla salute e sul ristoro
per quer popolo cojone
risparmiato dar siringone.

Grazie, Trilussa, e perdonami la libertà: i tempi sono cambiati ma non abbastanza.

Sonia Savioli

(Fonte)

Cittadini di seconda classe

Come avviene ogni volta che si istaura un regime dispotico di emergenza e le garanzie costituzionali vengono sospese, il risultato è, come è avvenuto per gli Ebrei sotto il fascismo, la discriminazione di una categoria di uomini, che diventano automaticamente cittadini di seconda classe. A questo mira la creazione del cosiddetto green pass. Che si tratti di una discriminazione secondo le convinzioni personali e non di una certezza scientifica oggettiva è provato dal fatto che in ambito scientifico il dibattito è tuttora in corso sulla sicurezza e sull’efficacia dei vaccini, che, secondo il parere di medici e scienziati che non c’è ragione di ignorare, sono stati prodotti in fretta e senza un’adeguata sperimentazione.
Malgrado questo, coloro che si attengono alla propria libera e fondata convinzione e rifiutano di vaccinarsi verranno esclusi dalla vita sociale. Che il vaccino si trasformi così in una sorta di simbolo politico-religioso volto a creare una discriminazione fra i cittadini è evidente nella dichiarazione irresponsabile di un uomo politico, che, riferendosi a coloro che non si vaccinano, ha detto, senza accorgersi di usare un gergo fascista: “Li purgheremo con il green pass”. La “tessera verde” costituisce coloro che ne sono privi in portatori di una stella gialla virtuale.
Si tratta di un fatto la cui gravità politica non potrebbe essere sopravvalutata. Che cosa diventa un Paese al cui interno viene creata una classe discriminata? Come si può accettare di convivere con dei cittadini di seconda classe? Il bisogno di discriminare è antico quanto la società e certamente forme di discriminazione erano presenti anche nelle nostre società cosiddette democratiche; ma che queste discriminazione fattuali siano sanzionate dalla legge è una barbarie che non possiamo accettare.

Giorgio Agamben

Fonte

L’impero del male al traguardo finale

“Il Forum Economico Mondiale in Event201 auspicava con grande fervore che nella futura pandemia (allora, ottobre 2019, era futura) tutti i media fossero “inondati” dai pareri e dalle concioni degli “esperti del settore privato”. Cioè dai loro dipendenti e/o dirigenti, che a noi vengono presentati solo come virologi, medici, primari di ospedali e simili. Le merci sanitarie oggi hanno un valore e determinano un potere paragonabile a quello del petrolio negli anni cinquanta. Così come il capitalismo del petrolio forgiò una società a sua misura, in cui il consumo di tale prodotto diventò indispensabile in quantità stratosferiche già soltanto per far funzionare i meccanismi della produzione e della vita quotidiana, così il capitalismo sanitario ha forgiato una società della malattia cronica e generalizzata, della medicalizzazione di ogni aspetto della vita umana. E ambedue, attraverso la realizzazione dei loro progetti e profitti, hanno distrutto terre e mari e atmosfera, la società e la salute umana, e persino la nostra cultura e il nostro spirito. Ridotti in molti casi e in questi ultimi tempi, alla stregua dei virus e dei batteri con cui ci terrorizzano, a considerare la mera sopravvivenza fisica come unico scopo e bene supremo della nostra esistenza.

(…) Il capitalismo globale ha tessuto una rete di istituzioni, organizzazioni, associazioni sovranazionali, con l’obiettivo di far passare le sue politiche esautorando governi nazionali, istituzioni locali e, conseguentemente, popoli. Una rete che costituisce un accentramento di poteri di tipo imperiale ma, per la prima volta nella storia dell’umanità, di un impero mondiale. Questo impero è arrivato al punto che, per sopravvivere, deve ingannare e danneggiare tutti i popoli e tutte le classi sociali. Per questo motivo possiamo pensare che sia arrivato al traguardo finale. E lo dimostra il fatto che la salute umana sia diventata, in questa logica, un inconveniente; che la malattia sia diventata il presupposto per i profitti delle finanziarie globali; che per le multinazionali dei farmaci i vaccini o definiti tali siano stati eletti a prodotti di largo, infinito consumo, a costo di doverli imporre per legge.”

Da Il capitalismo sanitario e la miniera d’oro dei vaccini, di Sonia Savioli.

L’abbraccio mortale di scienze e politica

“Non smette mai di sorprendere il modo in cui le scienze naturali, dacché le si è imbracciate per imporre i provvedimenti più radicali mai osati in tempo di pace, stanno fornendo non solo il combustibile del rogo su cui bruciano intere pagine della nostra carta costituzionale, ma anche i loro stessi statuti, le basi cognitive che le rende praticabili. È, quello tra scienze e politica, l’abbraccio reciprocamente mortale di due naufraghi che si avvinghiano, si intralciano e si trascinano insieme negli abissi, come dimostra l’ultimo anno trascorso nel segno della «crisi pandemica».

Consideriamo le chiusure, i coprifuoco e le restrizioni. Ne è valsa la pena? Ci stanno proteggendo dai danni della nuova malattia? Non potendosi fare una contro-osservazione in laboratorio sarebbe impossibile dare una risposta apodittica, ma è onesto riconoscere che le prove analogiche accumulatesi dall’esordio dell’emergenza sono molto lontane dal promuoverli in modo statisticamente solido. Sui mezzi di informazione si è parlato del paradosso svedese, di praticare un lockdown leggero senza perciò patire conseguenze peggiori di altri Paesi che hanno chiuso con più rigore. Ma senza piluccare nei casi particolari, la generale assenza di correlazioni significative tra intensità delle restrizioni e impatto clinico della malattia non è un segreto: ribadita fin dall’inizio da numerosi studi (qui l’ultimo in ordine di tempo), è approdata anche in televisione. È toccato pochi giorni fa al giornalista Federico Rampini rivelare in prima serata che «quei Paesi che sono praticamente usciti indenni, con dei numeri della mortalità microscopici, non hanno usato lockdown a tappeto». Lo stesso dato è accessibile a chiunque incollasse su un foglio elettronico i numeri sulla pandemia nel mondo diffusi quotidianamente dall’Università di Oxford. L’ho fatto anch’io nel mio piccolo e ho scoperto che la correlazione tra la severità media dei lockdown e i decessi totali attribuiti al SARS-Cov-2 per milione di abitanti è addirittura positiva (cioè all’aumentare dell’una aumentano i secondi), anche se in modo scarsamente significativo (R2 = 3%).

Pur con ogni eccezione e cautela, come si può continuare a subordinare con certezza redditi, sussistenza e benessere a nessi di questa qualità? Quale consolatio scientiae si può rivolgere ai ristoratori senza clienti, agli albergatori senza lavoro e agli adolescenti reclusi, a quali dure leggi naturali dovrebbero rassegnarsi i nostri lavoratori della neve costretti alla disoccupazione mentre, pochi chilometri più a nord, i loro colleghi svizzeri facevano correre gli skilift pur contando quest’anno meno della metà dei nostri decessi attribuiti SARS-Cov-2 (377 vs 804 su milione di abitanti)? Che cosa sono allora questi sacrifici se non scongiuri o fioretti pasquali, digiuni propiziatori fatti con la pancia degli altri? È questa la società che ascolta solo il nudo verbo della scienza?

Ora però qualcuno alza voce e dice: basta con le chiusure, avanti con le vaccinazioni, perché non c’è altro modo di «venirne fuori». Ma la musica non cambia. Come già i chiusuristi, anche i vaccinisti comprimono la complessità e le incognite del nuovo scenario in una manciata di slogan che tutti devono ripetere. Bisogna perciò parlar piano quando si ricorda che i nuovi farmaci sono soggetti a un’autorizzazione condizionata (conditional marketing authorisation) che ne consente l’uso pur mancando al regolatore tutti i dati necessari alla loro piena valutazione. E che nelle more di questi studi si è sinora stabilito che possono sì scongiurare gli esiti gravi della malattia, ma «gli studi per stabilire se le persone vaccinate, infettate in modo asintomatico, possano contagiare altre persone sono in corso», sicché «le persone vaccinate e quelle che sono in contatto con loro devono continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19» (dalle FAQ Aifa). Nel frattempo si indaga anche sulla durata dell’immunizzazione, sull’efficacia protettiva verso le mutazioni del patogeno, sull’eventuale ruolo della profilassi nello sviluppo di nuove varianti per pressione selettiva, sul perché «aumentano i casi di operatori sanitari vaccinati che si ricontagiano», anche in modo sintomatico, sulla frequenza e le caratteristiche degli effetti collaterali non rilevati dai primi studi, sull’opportunità di ripetere le somministrazioni e altro.

Globalmente, i dati sugli effetti della campagna di immunizzazione in corso non possono dirsi conclusivi. Se è vero che in Inghilterra e Israele, dove più della metà della popolazione ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, i decessi giornalieri sono crollati dalla fine di gennaio ad oggi, dinamiche simili si osservano però anche in Albania con lo 0,2% di vaccinati, o in Sud Africa con lo 0,6%. Altri Paesi come Giappone (2,2%), Thailandia (1,6%) e Taiwan (0,14%) hanno registrato fin dall’inizio dell’anno tassi di mortalità da SARS-Cov-2 uguali o inferiori a quelli raggiunti da inglesi e israeliani, pur con coperture vaccinali prossime allo zero. All’opposto, alcune delle nazioni più vaccinate hanno invece visto crescere in modo preoccupante i decessi, come ad esempio il Cile (43%), l’Uruguay (35%) e l’Ungheria (43%), che è anche il Paese oggi più colpito dalle morti associate alla malattia. Estendendo l’analisi, non si riscontra fino a questo momento una correlazione significativa tra i tassi di vaccinazione e i decessi attribuiti a livello globale.”

Superior stabat lupus, de Il Pedante continua qui.

Il contro-discorso di fine 2020 di Roberto Quaglia

F-A-V-O-L-O-S-O

Il paziente inglese

In amore non ci sono confini, recitava quella vecchia locandina che sembra anticipare l’attualità su un altro piano.
E nella frode medica non ci sono limiti, se non quelli che porremo con un vigoroso esercizio delle nostra libera e consapevole scelta.

Siamo in piena fraudocrazia: dove chi comanda inganna i sudditi, a fini di sfruttamento. La medicina, l’appello alla tutela della salute e alla ”scienza” ne sono lo strumento. Che viene usato in due modi:
a) come mascheramento per una tirannia politica. Sospensione della Costituzione, limitazioni della libertà personale, rimaneggiamento economico, sociale, culturale, demografico. In nome della salute, presentando un quadro apocalittico con inganni amplificati a catena: il bombardamento mediatico diffonde statistiche ad effetto, costruite su manipolazioni materiali e false interpretazioni, come i tamponi PCR tarati sulla falsa positività, la positività in asintomatici fatta passare per pericolo grave, il falsificare le cause di morte attribuendole al Covid.
b) per lo sfruttamento, incrementando, con la paura e la coercizione, le grandi frodi strutturali della medicina, dotate ormai del potere dello Stato. Come la vaccinazione di massa con preparati tirati fuori dal cilindro, dalla appropriatezza, efficacia e sicurezza proclamate ma non adeguatamente verificate, o la pressione per la telemedicina, la medicina a distanza, che abbatte i costi e aumenta le entrate – e le occasioni di frode – a danno del paziente.
I due modi sono connessi e interagiscono. Es. le misure costrittive e i loro giri di vite, o di corda, spingono le persone ad accettare le vaccinazioni nel tentativo di liberarsi dall’incubo. La forma punitiva che in Italia è stata data al Natale trova le sue motivazioni anche nell’incipiente campagna vaccinatoria.
Francesco Pansera

(Fonte)

La Risistemazione Globale

Di Peter Koenig per Global Research

Peter Koenig, economista e analista geopolitico, ha lavorato per la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale della Sanità nei settori dell’ambiente e delle risorse idriche. Tiene lezioni nelle università in USA, Europa e Sud America. Scrive regolarmente per Global Research e diverse altre testate.
È autore di Implosion – An Economic Thriller about War, Environmental Destruction and Corporate Greed – romanzo basato sui fatti e su trenta anni di esperienza alla Banca Mondiale in giro per il mondo. E’ anche coautore di The World Order and Revolution! – Essays from the Resistance.

Immagina, stai vivendo in un mondo che ti hanno detto sia una democrazia – e tu puoi persino crederci – ma in effetti la tua vita e il tuo destino sono nelle mani di pochi oligarchi ultra ricchi, ultra potenti e ultra disumani. Possono essere chiamati lo “Stato Profondo”, o semplicemente la “Bestia”, o qualsiasi altra cosa di oscuro e non rintracciabile – non ha importanza. Sono meno dello 0,0001%.
Per mancanza di una migliore espressione, per ora chiamiamoli “Oscuri Individui”.
Questi oscuri individui che pretendono di gestire il mondo non sono mai stati eletti. Non abbiamo bisogno di nominarli. Capirete chi sono, e perché sono famosi e perché alcuni di loro sono totalmente invisibili. Hanno creato strutture e organismi senza alcuna struttura legale. Sono pienamente al di fuori della legalità internazionale. Sono un’avanguardia per la Bestia. Può essere che ci siano svariate Bestie in competizione. Ma esse hanno lo stesso obiettivo: un Nuovo Ordine Mondiale (NOM) o un Unico Ordine Mondiale (UOM).
Questi oscuri individui stanno gestendo il Forum Economico Mondiale (in cui si riuniscono i rappresentanti della grande industria, dell’alta finanza e le grandi celebrità), il Gruppo dei 7 – G7, il Gruppo dei 20 – G20 (in cui si riuniscono i leader delle nazioni “economicamente più forti”). Ci sono anche entità minori, chiamate Bilderberg Society, Council on Foreign Relations (CFR), Chatam House e altre ancora.
I membri di tutte loro si sovrappongono. Persino la combinazione di questa avanguardia ampliata rappresenta meno dello 0,0001%. Si sono tutti sovraimposti sui governi nazionali sovrani eletti e sui governi costituzionali, e sulla struttura multinazionale a livello mondiale, l’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Continua a leggere

Covid, il virus della paura

La fallimentare gestione dell’emergenza Covid ha creato in Italia milioni di ipocondriaci disposti a subire umilianti – nonché inutili da un punto di vista sanitario – vessazioni. Questo esercito verrà usato per tenere a bada i tanti gettati sul lastrico dal lockdown e altre follie, che scenderebbero in piazza se scoprissero quante menzogne ci sono state raccontate. Ad esempio, sul reale numero dei contagiati in Italia che, considerando i tentativi per nasconderlo, si direbbe quasi un Segreto di Stato. Basti pensare agli innumerevoli tamponi che, solo oggi, si stanno facendo, e che escono quasi tutti negativi; tamponi sbandierati da governatori-sceriffi per ergersi come salvatori della popolazione, avendo essi imposto vessatorie misure “profilattiche” che sarebbero riuscite a salvarla dal contagio. Non è così. Quei tamponi, non rivelando tracce del virus, attestano, invece, la “guarigione” da una infezione asintomatica per il 90% degli infettati. Per averne la controprova basterebbe effettuare test sierologici che identificano gli anticorpi al virus. Ma, guarda caso, all’Indagine Sierologica Nazionale – affidata alla Croce Rossa Italiana e che avrebbe dovuto interessare 150.000 persone – si direbbe non voglia aderire nessuno (solo il 2% delle persone contattate telefonicamente dalla CRI si è prenotato per il prelievo). Eppure sono moltissime, oggi, le persone che, pagando di tasca propria, stanno effettuando, presso laboratori privati, le stesse analisi sierologiche. E perché mai nessuno vuole fare con la CRI un esame, gratuito, che tanti stanno facendo a loro spese? Presto detto: le persone che, nello screening governativo, sono trovate con anticorpi al virus SARS-Cov-2 sono da ritenersi ufficialmente “positive” e, pertanto devono essere confinate in quarantena, finché non ci sarà un tampone negativo. Tampone per il quale si potrà aspettare anche un mese.
È con questi mezzucci e con l’ormai logoro circo mediatico, popolato da sempre meno autorevoli “esperti”, che si sta portando l’Italia alla rovina economica. Anche per questo, nella speranza di un risveglio delle coscienze – e per chiedere una Commissione parlamentare di inchiesta, degna di questo nome, sull’emergenza Covid-19 – ho scritto questo libro.
Giulio Tarro

(Fonte)

Alzare la testa e cessare di scaricare colpe e potere sui più deboli


“Da tempo l’elettronica ha reso possibile il “capitalismo di controllo”, la compra-vendita dei megadata che consentono agli algoritmi di tracciare e prevedere i nostri comportamenti economici; ora le finalità non sono più commerciali: ora la politica stessa è controllo, e lo Stato è “Stato di sicurezza” – se possibile, da tutti introiettato e invocato –. E la prospettiva non è tanto l’emergenza quanto la permanenza: dall’Europa ci viene detto che dovremo accettare limitazioni alle libertà fintanto che non verrà scoperto un vaccino: almeno due anni, quindi; e se il vaccino non si trovasse, com’è il caso dell’AIDS? passeremo tutta la vita con app, mascherine, distanziamenti, patenti di buona salute e marchi di infettività?
La realtà è che il neoliberismo, cessata da tempo la sua fase euforica, alza ora il vessillo della sofferenza e della disciplina. Anche nell’ambito economico, naturalmente: dietro le offerte presuntamente allettanti del MES senza condizioni c’è il tentativo di perpetuare il comando dell’ordoliberismo sulla nostra economia, con la riserva esplicita dell’obbligo del rispetto di ogni vincolo esistente e di quelli che sicuramente verranno, pena la Troika. Nel frattempo, frazioni non irrilevanti del mondo intellettuale si sforzano di fare introiettare ai cittadini l’idea della minorità italiana, della colpa nazionale di un popolo di sconsiderati, di indebitati, di mancatori di parola, di cattivi pagatori: una sorta di auto-razzismo che ci dovremmo auto-infliggere in una generalizzazione del principio del ciclista in cui tutti subiamo potere per nostra colpa e tutti lo esercitiamo su tutti noi (non su qualche deviante, quindi, ma su ciascuno di noi, tutti devianti), aderendovi e legittimandolo in una universale confessione ed espiazione del nostro peccato.
La pandemia si rivela così un’ottima occasione per accelerare i cambiamenti, del resto già in atto, del paradigma politico-economico-culturale: non è una vera cesura, ma uno svelamento di ciò che era implicito. Il passaggio in atto da una legittimazione attraverso il consenso democratico (che prevedeva almeno il dissenso) a una legittimazione attraverso la colpa introiettata e la pena auto-inflitta serve a ribadire in forme nuove la logica di dominio che pervade questo tempo. Alzare la testa e cessare di scaricare colpe e potere sui più deboli – cioè su noi stessi – sembra a questo punto l’unica ragionevole strategia possibile.”

Da Il principio del ciclista, di Carlo Galli.

Immunità di legge 2° edizione – il video

I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza.
Le immagini dell’incontro/dibattito svoltosi a Bologna lo scorso 28 settembre, con la partecipazione degli autori Pier Paolo Dal Monte e il Pedante, Ivan Cavicchi (docente presso l’Università Tor Vergata di Roma) e Luigi Muratori (direttore della Scuola di specializzazione in allergologia ed immunologia clinica presso l’Università di Bologna).
Introduzione e moderazione di Gianmarco Capitani.
Buona visione!

Immunità di legge – il video

La video-documentazione dell’incontro promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 27 ottobre, con il Pedante e Pier Paolo Dal Monte, autori di Immunità di legge. I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza edito da Imprimatur.
Buona visione!

Immunità di legge – 27 ottobre a Bologna

Quando nel giugno 2017 entrava in vigore il cosiddetto “decreto Lorenzin” che, sull’onda dell’allarme seguito al calo delle vaccinazioni, di alcuni decessi causati dal morbillo e della crescente esposizione mediatica dei cosiddetti “no-vax”, ha reso obbligatorie dodici vaccinazioni per l’età pediatrica (poi ridotte a dieci) pena l’esclusione dei bimbi dagli asili e sanzioni pecuniarie per i genitori inadempienti, ci si poteva legittimamente chiedere se le proporzioni dell’allarme fossero giustificate.
Già prima del provvedimento, infatti, a non vaccinare i propri figli era una sparuta minoranza e le malattie più gravi contro cui ci si vaccina erano sparite nel nostro Paese. L’intervento legislativo che ha esteso e rinforzato l’obbligatorietà a quali scopi era dunque mirato? Costringere i medici ad accettare senza condizioni il nuovo calendario vaccinale, anche con la minaccia della radiazione, ha giovato all’autorevolezza e all’indipendenza della professione sanitaria? E, soprattutto, che cosa implicano queste imposizioni dal punto di vista etico e politico?
Portando l’analisi dalla situazione italiana a quella internazionale dei mercati farmaceutici e della regolazione, il Pedante e Pier Paolo Dal Monte – autori di Immunità di legge. I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza edito da Imprimatur – denunciano la tendenza a ridurre la complessità e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche a verità dogmatiche con cui dividere, discriminare e governare la società. Nel caso dei vaccini e della salute, come già in quello dell’economia e delle politiche contemporanee in genere, la presunta natura “tecnica” ed “inevitabile” delle decisioni sembra erodere sempre più pericolosamente gli spazi della sovranità popolare.
Nel decidere di pubblicare questo libro, agli autori non è mancata la consapevolezza di entrare nel terreno scivoloso di un dibattito tuttora acceso e spesso violento. Ma in democrazia non possono esistere tabù, che sono anzi il rifugio degli sconfitti dialettici, asserragliati dietro gli scudi di ciò che incute rispetto, per interdire il confronto. Il libro nasce quindi dalla volontà di espugnare queste sacche restituendole alla responsabilità e alla riflessione della base popolare e dei suoi rappresentanti – come è obbligatorio in democrazia.

Il blog de Il Pedante, inaugurato nel 2015, si è guadagnato un vasto pubblico smascherando la retorica del consenso nel racconto della crisi economica. È chiuso dal 13 settembre scorso per protesta contro la decisione del governo oggi in carica di mantenere in vigore l’obbligo vaccinale e il correlato divieto di frequenza degli asili per gli inadempienti.
Pier Paolo Dal Monte, chirurgo, già autore di numerose pubblicazioni scientifiche e coautore di libri di argomento chirurgico e di bioetica, è membro del Consiglio direttivo della Fondazione Chirurgo e Cittadino. Editorialista del blog de il Fatto Quotidiano, scrive sul proprio blog ilvelodimaya.org.

Immunità di legge

Il 7 giugno 2017 è entrato in vigore il “decreto vaccini” che ha reso obbligatorie dodici vaccinazioni per l’età pediatrica (poi ridotte a dieci), pena l’esclusione dagli asili e sanzioni pecuniarie per i genitori. Il decreto è stato emesso sull’onda dell’allarme seguito al calo delle vaccinazioni, di alcuni decessi causati dal morbillo e della crescente esposizione mediatica dei cosiddetti “no-vax”. Ma l’allarme era giustificato in quelle proporzioni?
Già prima del provvedimento, a non vaccinare i propri figli era una sparuta minoranza e le malattie più gravi contro cui ci si vaccina erano sparite nel nostro Paese. Intervenire estendendo e rinforzando l’obbligatorietà è stata la scelta giusta? E costringere i medici ad accettare senza condizioni il nuovo calendario vaccinale, anche con la minaccia della radiazione, ha giovato all’autorevolezza e all’indipendenza della professione sanitaria?
Che cosa implicano, dal punto di vista etico e politico, queste imposizioni?
Portando l’analisi dalla situazione italiana a quella internazionale dei mercati farmaceutici e della regolazione, gli autori denunciano la tendenza a ridurre la complessità e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche a verità dogmatiche con cui dividere, discriminare e governare la società. Nel caso dei vaccini e della salute, come già in quello dell’economia e delle politiche contemporanee in generale, la presunta natura “tecnica” e “inevitabile” delle decisioni erode sempre più pericolosamente gli spazi della democrazia.

Immunità di legge. I vaccini obbligatori tra scienza al governo e governo della scienza
di Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte
Imprimatur, pp. 208, € 16

Il blog de Il Pedante, inaugurato nel 2015, si è guadagnato un vasto pubblico smascherando la retorica del consenso nel racconto della crisi economica. Nel 2017 ha pubblicato con Imprimatur La crisi narrata.
Pier Paolo Dal Monte, chirurgo, già autore di numerose pubblicazioni scientifiche e coautore di libri di argomento chirurgico e di bioetica, è membro del Consiglio direttivo della Fondazione Chirurgo e Cittadino. Editorialista del blog de il Fatto Quotidiano, ha pubblicato nel 2013 L’allucinazione della modernità. Scrive sul blog ilvelodimaya.org.

La salute (non) è in vendita! – il video

Dal marketing del farmaco alle vaccinazioni: come fabbricare malati per gonfiare i profitti, e non solo…
La video documentazione dell’incontro-dibattito promosso da BelzeBO, svoltosi a Bologna lo scorso 27 aprile, con l’intervento di Marcello Pamio, autore di numerosi saggi di successo e, dal 1999, curatore del sito Disinformazione.
Buona visione!

La salute (non) è in vendita!: incontro-dibattito a Bologna

Non bisogna essere “No Vax” e nemmeno genitori per criticare o almeno guardare con sospetto la normativa che ha introdotto l’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola e multe per i genitori dei bambini che non avessero effettuato la profilassi.
Nei mesi passati abbiamo infatti assistito a una massiccia campagna mediatica con relative manipolazioni dell’informazione, strumentalizzazioni e diffusione di false notizie per convincere l’opinione pubblica circa l’esistenza di una minacciosa pandemia di morbillo e spingerla ad accettare la vaccinazione obbligatoria.
In questo caso si è usato il metodo del divide et impera unito alla regola dell’empatia, dividendo l’opinione pubblica in due “tifoserie”, i pro e i contro, senza considerare che molti erano non contrari a priori ma a sostegno della libertà vaccinale, e aumentando i toni e la violenza del dibattito, mentre la maggior parte dei genitori voleva solo essere rassicurata ed ottenere ulteriori informazioni sui casi di danni da vaccino.
La presunta epidemia di morbillo è stata il cavallo di Troia per la presentazione della normativa: senza una fantomatica emergenza sanitaria essa non sarebbe stata approvata o quanto meno sarebbe stata maggiormente contestata dall’opinione pubblica, sebbene le numerose manifestazioni tenutesi siano state censurate o ridicolizzate dai media. Lo schema non è nuovo ma utilizzato in modo metodico e costante. Ciò non significa che il pericolo sia inventato del tutto, ma amplificato e distorto per inculcare nell’opinione pubblica la percezione di essere in pericolo e di aver bisogno dell’intervento del deus ex machina, ossia degli apparati dello Stato.
Il terrore in materia vaccinale è stato poi esteso, tramite radiazione o sospensione, anche a quei medici che hanno osato manifestare dubbi in merito alle vaccinazioni, che hanno parlato di correlazione tra autismo e vaccini o che hanno esposto l’insorgenza di danni da vaccino.
Infine, perché introdurre l’obbligatorietà di dodici, poi dieci, vaccini se la presunta epidemia riguardava solo il morbillo?
Questa e molte altre domande se le pone da tempo Marcello Pamio che nel suo ultimo libro, Vaccinazioni. Armi chimiche contro il cervello e l’evoluzione dell’uomo (UNO Editori) affronta anche e soprattutto i retroscena dietro l’obbligo vaccinale e gli interessi dell’industria farmaceutica, quella “fabbrica dei malati” dedita all’arte raffinata di vendere malanni.
Perché commercializzando farmaci, vaccini ed esami si creano profitti enormi e si trasformano persone sane in malati cronici da curare.

Vaccini, dominio assoluto – il video

La video documentazione dell’incontro-dibattito sull’obbligo vaccinale, svoltosi a Bologna lo scorso 28 settembre, con l’intervento del giornalista Gianni Lannes, già collaboratore di diverse testate nazionali ed autore di numerosi libri d’inchiesta.
Buona visione!

Vaccini, dominio assoluto: incontro-dibattito a Bologna

Quando vedi un’urgenza insolita per un Paese prolisso e solitamente inconcludente, senza possibilità di vera e qualificata discussione, quasi fosse un segreto di Stato, con un terrorismo senza precedenti sui medici, innanzitutto, e poi sulle famiglie e gli insegnanti e che i problemi della scuola alla riapertura sembrano essersi ridotti all’obbligo vaccinale, comincia a sorgerti qualche serio interrogativo.
Perché tutta questa fretta, esagerazione e fanatismo, vaccini o morte, vaccina o vai all’inferno?
Perché insorge solo ora l‘impellenza e la necessità di vaccinarsi, c’è qualche epidemia, c’è qualche minaccia in corso, c’è qualche emergenza che a noi sfugge?
Hanno ragione gli organi sanitari di oggi che obbligano a vaccinare rispetto a quelli delle generazioni precedenti che non lo prevedevano, abbiamo acquisito qualche nuova conoscenza che non divulgate per non spaventarci ma che mette in pericolo l’umanità?
Non volete farci sapere, per esempio, per ragioni di correttezza politica e timore di xenofobia, che i migranti sono portatori di malattie infettive a noi ignote o debellate da tempo e dunque tocca vaccinare i bambini?
Perché alcune malattie dette esantematiche, ritenute da sempre inevitabili, perfino benefiche, diventano di colpo da evitare e da prevenire?
È vero che a produrre il vaccino è praticamente solo un’azienda, la Glaxo Smith Kline? È vero o è una misera bufala che l’azienda farmaceutica avrebbe ridotto gli investimenti sulla ricerca oncologica per tuffarsi nel più redditizio business dei vaccini? È vero che ha potenziato i suoi insediamenti industriali in Toscana o sono tutte sciocchezze sparate dagli spacciatori di fake news?
È vero che il Paese leader nell’uso dei vaccini, gli Stati Uniti, è anche leader in Occidente nella mortalità infantile a causa di cancro?
È vero che si stanno preparando altri vaccini, già ce ne sarebbero in lista d’attesa una trentina, compreso il mitico vaccino per vaccinarsi dai vaccini?
È vero che la ricerca sui vaccini e sulle loro controindicazioni è affidata a centri finanziati, sostenuti, dalle stesse aziende che li producono?
Sono domande ingenue, da un miliardo di dollari, anzi di più, considerando il giro d’affari.
Se da un lato si può sospettare che alla base del provvedimento vi siano non solo cinici calcoli di mercato ma pure discutibili assunti scientifici, dall’altro canto si intravede un progetto di ingegneria sociale che ha come esecutori politici, giornalisti e medici e la cui finalità è rendere il popolo incapace di reagire a qualsiasi vessazione.