Lezioni difficili dalla Mesopotamia

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Documento ufficiale mette in luce gli errori della ricostruzione in Irak.
Di James Glanz da Baghdad e T. Christian Miller, del sito investigativo non profit ProPublica, da Washington.

Un documento inedito di 513 pagine sulla ricostruzione in Irak rivela un progetto ostacolato prima dell’invasione dai pianificatori del Pentagono, che erano ostili all’idea di ricostruire un paese straniero, e poi trasformato in un fallimento da 100 miliardi di dollari da guerre burocratiche, violenza in vertiginoso aumento e ignoranza degli elementi basilari delle infrastrutture e della società irachene.
Il documento, primo resoconto ufficiale di questo tipo, sta circolando sotto forma di bozza qui e a Washington in una stretta cerchia di tecnici, esperti e alti funzionari. Conclude anche che quando la ricostruzione cominciò a segnare il passo – soprattutto nel momento critico della ricostruzione della polizia e dell’esercito iracheni – il Pentagono non fece altro che diffondere dati gonfiati sui progressi compiuti per coprire i fallimenti.
In un brano, per esempio, si citano le parole dell’ex Segretario di Stato Colin L. Powell secondo cui nei mesi successivi all’invasione del 2003 il Dipartimento della Difesa “continuava a inventare cifre relative alle forze di sicurezza irachene – il numero aumentava di 20.000 unità alla settimana! ‘Adesso ne abbiamo 80.000, adesso 100.000, adesso 120.000’”.
L’affermazione di Powell sulle cifre gonfiate dal Pentagono è confermata dal Tenente Generale Ricardo S. Sanchez, ex comandante delle truppe di terra in Irak, e L. Paul Bremer III, il capo dell’amministrazione civile cui subentrò nel giugno del 2004 un governo iracheno.
Tra le conclusioni generali del documento c’è che cinque anni dopo avere intrapreso il suo maggiore progetto di ricostruzione dai tempi del Piano Marshall in Europa dopo la Seconda Guerra Mondale, il Governo degli Stati Uniti non dispone né delle politiche né della capacità tecnica né della struttura organizzativa essenziali a realizzare un programma di tali proporzioni.
Il messaggio più amaro per il programma di ricostruzione è forse come è andato a finire. Le cifre sui servizi di base e la produzione industriale compilate per il rapporto rivelano che con tutte le promesse e il denaro speso, lo sforzo di ricostruzione non ha fatto molto di più che restaurare quello che era stato distrutto durante l’invasione e i convulsi saccheggi successivi.
Alla metà del 2008, dice il rapporto, erano stati spesi per la ricostruzione dell’Irak 117 miliardi di dollari, compresi 50 miliardi del denaro dei contribuenti statunitensi.
La storia contiene un elenco di rivelazioni che mostrano il clima caotico e spesso velenoso che ha caratterizzato la ricostruzione. Continua a leggere