La finanza fuori controllo diventa devastante

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La realtà non è mai quella che si vuol far rappresentare ma è molto più complessa perché sono gli uomini che muovono i mercati e lo fanno perseguendo interessi ben precisi.

“L’inadeguatezza del solo approccio culturale, quantitativo e razionale ai mercati finanziari dimostra l’infondatezza delle ipotesi su cui sono stati costruiti e poi legittimati da Premi Nobel più legati agli interessi da supportare che alla scienza vera. I mercati divengono su aspettative e non su conoscenze certe, sembrano prevedere con esattezza gli eventi futuri ma sono le aspettative di questi che servono a manipolare i mercati. I mercati, pertanto, divengono molto diversamente da quanto sarebbe se fossero basati su conoscenze certe.
Da qui bisogna partire per portare avanti una riflessione sulla realtà di una finanza totalmente slegata dalla realtà a cui si contrappone logicamente. Il sistema della moneta e della finanza non essendo più dal 1971, l’anno della fine della convertibilità del dollaro, ha potuto assumere una dimensione sempre più slegata dalla realtà e poi costruire un sistema di aspettative in grado di condizionare le scelte dei mercati in funzione degli interessi dominanti. Il prezzo dell’oro da allora è stato frutto di sistematiche manipolazioni.
Il sistema monetario si è svincolato dalla dimensione reale e dalle quantità fisiche, non essendo più agganciato ad una dimensione del reale misurabile è diventato infinito, immateriale e come tale non misurabile; in questo modo è illogico che un sistema valoriale infinito ed immateriale possa essere usato come misura del sistema finito, materiale e misurabile in cui noi viviamo.
(…)
L’evidenza della contraddizione tra economia reale finita e la finanza infinita rende insostenibile che i due sistemi possano stare insieme, in questo modo fittizio i prezzi dei beni reali non sono più legati alla loro quantità fisica ma alle infinite scommesse su quantità scambiate ma inesistenti. Per ogni barile di petrolio vero ne vengono scambiati oltre 100 inesistenti o possiamo meglio dire di carta, i certificati di proprietà di oro sono un multiplo della quantità reale, i “futures” sul grano sono scommesse su quantità inesistenti ed in ogni caso non si chiudono mai. Sono le quantità virtuali a determinare i prezzi ma non le quantità reali; una volta il prezzo era in funzione di quantità reali di beni domandati ed offerti ed il prezzo manteneva una maggiore stabilità nel tempo perché le quantità reali non si possono magicamente moltiplicare con la bacchetta del Mago Merlino come, invece, sembra avvenga oggi.
La manipolazione dei prezzi e dei mercati pertanto non risponde ad una razionalità inesistente ma a giochi speculativi che nascondono sempre la verità ma se la “roulette” è truccata per capire il suo funzionamento bisogna osservare le mosse del croupier ed allora il modello previsionale più vicino alla realtà consente di provare a capire il gioco del domino che usa la finanza. Che i mercati siano oggetto di sistematica speculazione lo dimostra la condanna inflitta dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti alle banche d’affari di Wall Street ed all’agenzia di rating “Standard & Poor’s”; persino il governatore della BCE ha denunciato la cospirazione di forze globali contro le manovre della stessa BCE. Senza entrare nel merito del dibattito tra UE ed i conti pubblici dell’Italia che ha fatto di tutto per mettersi nei guai vanno, però, evidenziate le responsabilità sia della UE che della BCE indirettamente. Dal momento in cui i prodotti tossici – sub-prime, derivati e otc – sono stati deregolamentati aprendo la strada alla pura speculazione era necessario prendere atto delle possibili conseguenze sui conti dei singoli Stati il cui debito – generato dalla cicala politica – diventava ostaggio della speculazione. L’attacco all’euro nella “campagna d’Europa” partito nel febbraio del 2010 doveva indurre a scelte difensive della comunità europea che si è ben guardata dal farle, anzi la Deutsche Bank ha partecipato all’assalto dei btp italiani. Quando i buoi sono scappati dalla stalla ha introdotto un’austerity nei conti pubblici sicuramente doverosa ma si è ben guardata dal porre vincoli a quei prodotti tossici che avevano contribuito a generare il dissesto che abbiamo visto. L’esempio più evidente della politica fatta su misura è lo stato di insolvenza della Deutsche Bank che è esposta per 75mila miliardi di derivati, pari a 20 volte il Pil della Germania ma nessuno ha mai detto niente; la Deutsche Bank dov’era? Ora è facile dare la colpa alla politica cicala e dissennata ma, come dice il Manzoni, la ragione ed il torto non possono essere divisi con un taglio netto in modo che il tutto sia da una parte o dall’altra.
La finanza fuori controllo e totalmente deregolamentata diventa devastante, un arma di scontro egemonico, così come Warren Buffett aveva definito questi strumenti tossici – “armi finanziarie di distruzioni di massa” – la finanza finisce per assumere una dimensione di contrasto ai diritti universali dell’uomo che, dichiarati nel 1948, oggi si vedono progressivamente negati. Forse è giunta l’ora di capire da che parte sta la verità dei fatti e quanto dipendano dalla natura immutabile dell’uomo e dai suoi interessi piuttosto che dalla razionalità ormai mitologica dei mercati.”

Da Finanza e realtà: due mondi separati, di Fabrizio Pezzani.

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“Cani ammessi, banchieri interdetti”: la scritta campeggia sulla lavagna dei piatti del giorno davanti al ristorante di Alexandre Callet, imprenditore parigino cui le banche hanno negato ripetutamente la concessione di un prestito per l’ampliamento del proprio locale.

Dov’è l’oro della Banca d’Italia?

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Nutro la motivata preoccupazione che c’è nell’aria uno scandalo che farà impallidire il Mose, Expo, mafia capitale, nonché tutte le altre forme di latrocinio che hanno “rallegrato” la cronaca nazionale.
Uno scandalo che farà impallidire anche quello che travolse la Banca Romana nel 1893, quando la Banca Romana venne scoperta avere stampato moneta in quantità doppia di quanto ordinato dal governo, con lauti guadagni dei ladroni di allora.
Adesso il fumus di uno scandalo emerge non tanto da fatti ben precisi, bensì da inadempienze senza alcuna giustificazione; ben sapendo quale risma di pubblici ladroni ha governato l’Italia in questi ultimi venti anni, sorge pesantemente il dubbio che ci sia l’aria di una scandalosa possibile appropriazione indebita, a meno che non vengano effettuati controlli, che, fin ora, sono stati latitanti.
Si tratta di verificare l’esatto ammontare delle riserve auree che dovrebbero giacere nel caveau della Banca d’Italia. Un documento ufficiale della Banca d’Italia certifica che la riserva è costituita da 2.452 tonnellate. Alla fine del 2013 il valore complessivo delle riserve auree era di quasi 69 miliardi di euro a prezzi correnti (871,22 euro per oncia di oro fino).
Nella sua dettagliata relazione la Banca d’Italia rivela che 1.194,40 tonnellate (pari a quasi la metà) sono stivate nei caveaux della sede di Palazzo Koch, in Via Nazionale a Roma.
La restante parte è immagazzinata presso i depositi della Federal Reserve di New York.
La relazione aggiunge che, in parti più modeste, l’oro italiano è conservato presso la Banca d’Inghilterra a Londra e presso la Banca Nazionale Svizzera a Berna.
Tornando al documento della Banca d’Italia: NON SONO SPECIFICATE le quantità esatte di oro depositato a New York, Londra e Berna.
E arriva il paradosso, affermato sempre nel documento ufficiale della Banca d’Italia: infatti sostiene che revisori esterni controllano le riserve auree di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia (ma chi controlla i controllori?), annualmente, in concomitanza con altre tipologie di carattere monetari e finanziario.
Questi revisori esterni, però, non hanno la facoltà di esaminare le riserve auree fisiche italiane detenute presso Paesi stranieri.
Queste riserve sono “controllate” tramite reports (attestazioni) rilasciati in forma di documenti ufficiali, ogni anno, dalle Banche Centrali che detengono il nostro oro. In buona sostanza le nostre riserve auree all’estero non sarebbero oggetto di revisione contabile “fisica” da parte di propri rappresentanti designati, con ampio margine discrezionale di chi occupa il palazzo Chigi.
Nessuno si è mai preoccupato di controllare questi depositi, specialmente quelle estere, per i quali il potere del governo italiano diventa unico e assoluto; da qui la mia convinzione che all’orizzonte c’è la nera nube dello scandalo, madre di tutti gli scandali.
Cosa mi aspetto? Che venga effettuato un rigoroso controllo con riscontri e verifiche accertate.
Cosa temo che accada? Un silenzio tombale coprirà ogni ipotesi scandalistica, mentre un silenzio omertoso soffocherà ogni legittimo diritto di sapere.
Rosario Amico Roxas

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L’economia USA è un castello di carta (straccia)

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A distanza di poco più di cinque anni dall’esplosione della crisi finanziaria, gli esperti stimano che la banca centrale statunitense, la Federal Reserve presieduta da Ben Bernanke, abbia stampato dollari per un valore complessivo di 3.600 miliardi, e che la maggior parte di questo denaro sia stato impiegato per acquistare titoli di debito e strumenti finanziari “spazzatura”, rifornendo così i mercati di un fiume di liquidità a basso prezzo. Con risultati davvero scarsi, invece, in termini di stimolo all’economia reale, i cui tassi di crescita sono sempre stati di modesta rilevanza, soprattutto se comparati a quelli dei Paesi emergenti del gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).
Se poi diamo credito alle voci, sempre più insistenti, secondo cui a Fort Knox, il famigerato deposito delle riserve auree USA, non vi sarebbe quanto da sempre vantato dalle varie amministrazioni statunitensi, viene da chiedersi: a quando la dichiarazione di bancarotta?

Riserva Federale, di che?

La notizia è di quelle importanti, anche se nei media ufficiali non troveremo traccia. Alvarez Scott, avvocato della Federal Reserve, il banco centrale degli Stati Uniti, lo scorso primo giugno, in un dibattito con il congressista republicano Ron Paul, ha ammesso che la Federal Reserve non possiede oro ed ha spiegato che l’oro ascritto al bilancio del Banco Centrale USA si riferisce a certificati in oro del 1934. Vedasi il video del dibattito in cui l’avvocato Alvarez Scott afferma che la FED non possiede oro dal 1934.
Nel 1934, la legge sulle riserve in oro, obbligò la Federal Reserve, il banco centrale USA a consegnare tutto il suo oro al Ministero del Tesoro, ottenendo in cambio certificati in oro, equivalenti al valore dell’oro consegnato a prezzo del 1934; tale valore è stato rivalutato negli anni successivi, ma attualmente è fermo dal 1973 a 42,22 dollari l’oncia.
A parte la possibilità per la FED di demandare il Tesoro, significa che il dollaro emesso dalla FED dal 1934 in poi non è mai stato supportato dall’oro. Ossia, il valore reale del dollaro è da considerarsi decisamente inferiore a quello che tutti credono proprio perchè non ha nessun supporto in oro.
Il dollaro negli ultimi quarant’anni è stato stampato in quantità enormemente superiore al supporto in oro che si credeva in possesso alla FED; adesso si scopre che la FED non possiede alcun oro, quindi il dollaro è supportatato da un bel niente! Conclusione: vale ancora meno di quanto si potesse immaginare.
In sostanza il dollaro, la moneta USA, nel 1944 era diventata la unica moneta utilizzata negli scambi internazionali in virtù del fatto che con gli accordi di Bretton Woods era diventata l’unica moneta convertibile in oro. Tutti i Paesi del mondo per potere operare a livello internazionale si sono riempiti di dollari credendo che fosse supportato dall’oro. Il 15 agosto del 1971 gli USA decretano l’inconvertibilità dell’oro, però di fatto il dollaro non era mai stato convertibile dato che la Federal reserve non possedeva oro e non lo possiede físicamente dal 1934, come ha ammesso oggi!
Il dollaro anche dopo il 1971 continua ad essere usato come moneta internazionale grazie al fatto che il petrolio, il prodotto più importante, è scambiato in dollari, ma di fatto il dollaro è una moneta sopravvalutata e quando crollerà, cosa sempre più prossima ormai, trascinerà nel baratro gli USA e tutto l’occidente (Vedasi nostro articolo “Dominique Strauss-Kahn, il Fondo Monetario Internazionale, il ruolo egemonico degli Stati Uniti ed il destino di milioni di esseri umani”).
La notizia odierna della conferma ufficale che la FED non possiede oro fisico dal 1934 non fa altro che confermare che il valore del dollaro, praticamente non sopportato da un bel niente, è sopravvalutato ed è destinato a svalutarsi.
Se a ciò, aggiungiamo le voci sempre più diffuse, secondo le quali le riserve in oro degli USA, che dovrebbero ammontare a 8.133,5 tonnellate di proprietà del Tesoro e stivate a Fort Knox, sarebbero state in gran parte vendute in passato e sostituite da oro falso, ovvero tungsteno ricoperto da un leggero strato di oro (vedasi, ad esempio l’articolo di Dan Eden “Fake gold bars! What’s next?”) si comprende che la fine del dollaro ed il declino degli USA è molto più vicino di quanto si possa credere.
Attilio Folliero

[Fonte: attiliofolliero]