Pandemia made in Sigonella?

“Bocche cucite tra le forze politiche di governo vecchie e nuove sul trasferimento a NAS Sigonella di uno dei reparti delle forze armate a cui il Pentagono affida ricerche e sperimentazioni su virus, batteri, vaccini e farmaci antivirali. Nel luglio 2019, il comando della Naval Medical Research Unit No.3 (NAMRU-3) di stanza al Cairo (Egitto) dalla Seconda Guerra Mondiale si è insediato nella grande base aeronavale siciliana occupando provvisoriamente l’edificio n. 318, in attesa che prendano il via i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Building No. 303 a NAS 1 (la stazione più antica di Sigonella, ad uso esclusivo USA), individuato da US Navy come prossima sede logistica di NAMRU-3. Ad oggi non è possibile sapere se e quando il repentino trasloco sia stato autorizzato dall’esecutivo e come mai non è stato informato il Parlamento nonostante la rilevanza politico-strategica e “scientifica” dell’unità USA, direttamente dipendente dal Naval Medical Research Center di US Navy e del Corpo dei Marines.”

Misteri e certezze sui militari USA che da Sigonella inseguono le pandemie, di Antonio Mazzeo prosegue qui.

Pentagono verde

ecologia

O forse un altro pretesto per ingerire negli affari altrui?
[grassetti nostri]

Washington, 9 agosto – Nel febbraio del 2004 il Pentagono stilò un rapporto segreto per il presidente George W. Bush che prevedeva entro il 2020 lo scoppio di una serie di conflitti innescati dai cambiamenti climatici. Cinque anni dopo i militari hanno iniziato a prepararsi a questi nuovi scenari di guerra con delle simulazioni di conflitti (‘war games’) in cui, tra l’altro, suggeriscono di passare prima possibile all’uso di fonti energetiche rinnovabili per contenere il riscaldamento globale.
E’ quanto rivela il New York Times secondo cui il Pentagono ha preso atto che i cambiamenti climatici globali porranno sfide strategiche molto gravi agli Stati Uniti, che dovranno far fronte sia sul fronte degli aiuti di emergenza ma anche a focolai di guerra causati da uragani, siccità, migrazioni di massa e pandemie. Queste crisi potrebbero far crollare governi, alimentare movimenti terroristici e destabilizzare intere regioni, in particolare nell’Africa sub-sahariana, nel Medio oriente e nel sud est asiatico. Nel giro di 20-30 anni, queste regioni dovranno combattere contro carenza di cibo, acqua ed alluvioni catastrofiche derivanti dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento delle temperature. E la risposta non potrà essere solo di carattere umanitario, ma necessariamente anche militare. Il caso pratico preso in considerazione alla National Defense University ha preso in considerazione l’impatto devastante di un uragano seguito da inondazioni nel Bangladesh musulmano con centinaia di migliaia di sfollati che cercherebbero riparo nell’India a maggioranza indù, innescando conflitti religiosi, diffondendo malattie contagiose, mettendo a dura prova le già deboli infrastrutture.
Le variazioni climatiche minacciano direttamente alcune basi militari USA perché molte installazioni si trovano esposte al rischio dell’innalzamento delle acque, come in Florida e della Virginia (come le basi della marina di Norfolk e San Diego) o nell’Oceano indiano (l’isola di Diego Garcia da cui partono i bombardieri che colpiscono l’Afghanistan).
(AGI)