Altre uscitelle per la guerra afghana di La Russa & Soci

Apriamo un nuovo capitolo sulle uscite, sempre faraoniche e ce ne sono decine, sopportate dal nostro Paese per alimentare la cosidetta “missione di pace“ in Afghanistan: l’acquisto, senza ritorni, di materiale bellico ad alta tecnologia da Stati Uniti ed “Israele“.
Prendiamo l’impegno di tirarle fuori un po’ alla volta.
Cominciamo dalle prime tre: UAV Reaper, missili Spike, blindati antimine e trasporto truppe MRPA.
Come si sa, il 18 Ottobre di quest’anno, dopo le esercitazioni Green e Red Flag, Ignazio La Russa ha concluso la sua ultima visita ufficiale di quattro giorni negli Stati Uniti.
Negli incontri con il Segretario alla Difesa Gates, il (nostro?) ministro ha voluto cementare con altri tondini di ferro i rapporti di amicizia e di collaborazione tra la Repubblica delle banane e il suo più che sessantennale alleato USA.
Il titolare di Palazzo Baracchini, dopo aver deposto una corona di alloro al cimitero di Arlington e reso omaggio ai militari americani caduti nella Seconda Guerra Mondiale contro il nazifascismo oltre che a quattro arruolati nella Brigata Ebraica, ha firmato a Washington l’acquisto di altri 4 UAV MQ-9 Reaper dopo i 6 MQ-1 Predator già utilizzati per la cosiddetta difesa sul terreno delle truppe tricolori, sia in Iraq che in Afghanistan.
Lo ha annunciato, tre giorni più tardi, l’Agenzia per la Cooperazione sulla Sicurezza che dipende dal Pentagono, precisando che anche la Germania si appresterebbe ad un analogo acquisto di altri 5 velivoli.
Secondo la stessa fonte, come riporta l’AFP, “questo programma permetterà ai due Paesi europei di migliorare la loro capacità di lavorare nel quadro delle azioni antiterrorismo della NATO e della Coalizione condotta dagli Stati Uniti“.
A questo punto, è almeno utile quantificare l’esborso a carico degli sfiatatissimi contribuenti di un Paese allo sfascio, prossimo alla bancarotta, com’è l’Italia, per entrare nel possesso d’uso degli ultimi “regalini” pronta cassa che ci ha fatto lo Zio Tom. Tanto da permetterci di combattere da pari a pari contro le bande degli straccioni pashtun del fantomatico mullah Omar e gli evanescenti terroristi di Al Qaeda armati di vecchi fucili d’assalto AK-47 e qualche datatissimo e abraso RPG (la vernice originaria verde-oliva salta via con tempo ed il trasporto a spalla durante le soste ed i trasferimenti).
Per i soli UAV Reaper, assistenza e manutenzione quinquennale rigorosamente yankee, il Belpaese spenderà negli Stati Uniti la sommetta niente male di 330 milioni di dollari, circa 211 milioni di euro di cui 42 per il “pacchetto“ MQ-9.
I 6 MQ-1 ordinati dall’Italia, a partire dal 2006, centrali di controllo e armi di lancio escluse, con lo stesso contratto di assistenza pluriennale, hanno prodotto oneri al bilancio della Difesa per complessivi 180 milioni di euro.
In tutto, di soli Predator e Reaper abbiamo speso e finiremo di spendere, se non ci saranno ulteriori commesse di acquisto, a vantaggio dell’industria militare USA qualcosina come 391 milioni di euro.
Il peggio è che gli italiani di questi affari non sanno assolutamente niente.
Insomma, sborsiamo cash la ricchezza prodotta dalla gente perbene per far lavorare l’apparato militare degli Stati Uniti e per contribuire alla vittoria sul campo, come in Iraq, del premio Nobel per la pace Barack Obama. Un presidente che in Afghanistan ed in Pakistan sta facendo ben di peggio del criminale di guerra che l’ha preceduto alla Casa Bianca, anche se ad Islamabad c’è un certo Kayani che ha deciso di non fargliela passare liscia…
In otto anni di guerra, il repubblicano Bush ha spedito in Afghanistan 69.000 rangers e marines, partendo da un corpo di spedizione di 2.500 uomini; il negretto della Casa Bianca ha firmato un ordine esecutivo aggiuntivo a novembre 2009 di 33.000 scarponi in una sola volata per Enduring Freedom, mentre i bombardamenti “chirurgici” sul territorio del Pakistan con gli UAV Predator e Reaper sono passati dai 60 del dicembre 2008 agli attuali 100 e passa al mese.
La nuova invasione USA della Terra delle Montagne sta avvenendo peraltro senza aver ritirato un solo plotone dall’Iraq, contrariamente agli impegni presi in campagna elettorale dall’attuale Presidente.
Per capire cosa sta succedendo davvero in quella parte dell’Asia, nell’Af-Pak, forse bisognerà scriverci qualcosa di nuovo, di non manipolato dalle menzogne.
I Reaper saranno equipaggiati con 4 missili Hellfire e 2 bombe Paveway a guida laser da 500 libbre (270 kg), con una capacità di fuoco a terra, di letalità, aumentata di 15-20 volte rispetto ai Predator.
Insomma, pashtun e mujaheddin non solo saranno mitragliati e bombardati dai 2 Tornado che fanno ancora base a Mazar e-Sharif (per 4 velivoli, il costo annuale di esercizio 2009 compresi personale di volo, manutenzione e sicurezza era stato previsto a 52 milioni di euro) e dai 4 AMX-Acol (qui i conti andranno fatti nel 2010) ma anche dagli UAV “tricolori“ acquisiti con la firma del “prestidigitatore“ La Russa dalla General Atomics Avenger, con la benedizione sia di Napolitano che di Berlusconi.
L’aeroporto di Herat allargherà il centro di controllo remoto e data-link per il pattugliamento aereo e l’individuazione dei “target“ con il personale dell’Aeronautica Militare.
Il fratello minore MQ-1 venne introdotto sul teatro afghano, al West Regional Command, nel 2006 dal governo Prodi insieme agli elicotteri d’attacco A-129 Mangusta.
I missili controcarro Spike, acquistati dalla “israeliana“ Rafael, saranno invece montati sui Dardo, un IFV cingolato del peso di 24 tonnellate prodotto dalla Oto Melara, armato di un cannone a tiro rapido Oerlikon da 25 mm, in sostituzione dei lanciatori Tow 2 e Milan.
Vediamo ora in dettaglio quanto ci costerà la continuazione della collaborazione militare con “Israele“ per lo Spike. L’esercito prevede l’acquisizione di 64 nuovi sistemi controcarro in versione terrestre; 20 sistemi controcarro in versione integrata veicolo corazzato Dardo, 26 sistemi addestramento ”indoor“, 37 “outdoor“; 870 missili “long range“.
Per quanto concerne la Marina Militare si prevede, invece, un’ulteriore acquisizione di 6 sistemi controcarro in versione terrestre (serviranno durante le operazioni fuori teatro od andranno a finire nelle mani degli incursori del Comsubin per aumentare il deterrente “antiterrorismo”?), 2 sistemi “indoor“, 2 “outdoor“; 120 missili “long range“ in quattro varianti (Spike SR-MRL-LR-ER).
Il programma avrà la durata di sei anni, avvio 2009, ed un costo stimato (!) di 121 milioni di euro. Altra robetta.
Relatore Salvatore Cicu, il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga – figlio di Francesco, con le solite mani in pasta al Ministero della Difesa – ha reso noto che il missile Spike risulta già in dotazione alle Forze Armate con un contratto onorato di consegne e pagamenti avviato durante il governo Prodi per un importo non precisato. Si vergogna a farlo?
Macchè.
Se n’è dimenticato per non riconoscere alla concorrenza il merito della primogenitura nell’affare Italia-“Israele“. Cosa che conta, che porta punti. Per ora.
Se la Corea del Sud ha in programma di comprare gli MRAP, il Belpaese lo ha già fatto. Il Ministero della Difesa nel mese di settembre ha perfezionato l’acquisto di 6 Cougar e 4 Buffalo dalla statunitense Force Protection Inc.
Gli yankees se li sono portati dietro dall’Iraq a centinaia lasciando sul posto 140.000 militari ormai arroccati nelle basi alle periferie delle città.
Il contratto è stato di 8.3 milioni di euro per 10 veicoli pesanti 6×6 antimina, esclusi manutenzione, fornitura ricambi ed attrezzature speciali aggiuntive.
Il Cougar pesa in ordine di combattimento 20 tonnellate, il Buffalo 39 (!). Al West RC di Herat ci sono 3 Buffalo completi di braccio idraulico e benna rimuovi-mine, 1 è a Naqura, in Libano. Incerta la distribuzione tra i due “teatri“ dei Cougar.
Per ora rimangono a far ruggine all’aperto, sui piazzali. Ingombri, pesi e trazioni non sono compatibili né con le condizioni di una pessima viabilità di collina né, a maggior ragione, di quella di montagna. Quello che poteva andar bene sul piatto dell’Iraq trova ostacoli formidabili d’uso in Afghanistan. Per capire cosa bolle in pentola, basterebbe tra sei mesi dare una controllata al chilometraggio, ammesso che non ci si metta le mani.
Giancarlo Chetoni

Il “signorsì” del generale Del Vecchio

Il 15 settembre 2009, nella sua ultima visita negli Stati Uniti intervistato da Defence News, Ignazio La Russa annuncerà la sostituzione di due dei quattro Tornado in Afghanistan con quattro AMX e l’impiego di smart bombs contro pashtun e mujaheddin, le stesse che D’Alema aveva fatto generosamente distribuire dai Ghibli su Montenegro e Kosovo.
Dopo la Serbia, gli esecutivi Berlusconi e Prodi sono passati, sempre a braccetto di USA e NATO, a dare un altro aiutino agli alleati in Afghanistan.
Da gennaio 2010 ci sarà un nuovo salto di qualità nella “missione di pace”.
Annaffiare dall’alto formazioni ribelli e terroristi con proiettili da 20 e 27 millimetri degli elicotteri d’attacco A-129 e cacciabombardieri Tornado IDS e con missili anticarro Hellfire sparati dagli UAV Predator e prossimamente dai Reaper non basta più, è arrivata l’ora di passare ai bombardamenti con gli AMX armati di mitragliatrici a sei canne rotanti da 20 mm e GBU12.
Nel 1976, una Paveway da cinquecento libbre su corpo mk83 della Raytheon costava 19.000 dollari al netto del trasporto dai depositi.
L’addestramento di 34 piloti dell’Aereonautica Militare a Nellis nel deserto del Nevada nell’agosto 2009 durante le esercitazioni Green e Red Flag, l’impiego di 10 AMX, con 300 (!) missioni di volo e lo sgancio — testate inerti e simulazioni – di 330 (!) bombe a guida laser Paveway hanno preparato il terreno a quella “revisione di teatro” che il titolare di Palazzo Baracchini confermerà alla rivista militare USA.
Analisi Difesa per l’occasione parlerà di una nuova dottrina di bombardamento.
L’ipocrisia di nascondersi dietro ad un linguaggio fumoso consentirà a La Russa di annunciare a New York (e dove sennò per fare un figurone?) una strategia di annientamento preventivo dall’aria del nemico.
La complicità ed il silenzio della stampa “tricolore” gli eviteranno di dover dare imbarazzanti spiegazioni ad un’opinione pubblica nazionale fortemente ostile alla guerra in Afghanistan.
Per avere una stima delle uscite, in milioni di euro, sostenuti dai contribuenti per Green e Red Flag, in ambienti U-Cas e Cas, abbiamo mandato un e-mail al senatore Mauro Del Vecchio (PD), componente della Commissione Difesa del Senato, pregandolo di dettagliarci sugli oneri di spesa affrontati dal Ministero della Difesa per la trasferta di Aeronautica Militare ed Esercito negli USA.
Il generale della “sinistra” alla Calearo ed alla Colannino ha omesso di risponderci.
Una “dimenticanza” di cui non siamo rimasti affatto sorpresi.
Del Vecchio ci tiene a tenere la bocca rigorosamente chiusa in omaggio alla regola dell’ambiente di provenienza: “Chi non sa parla, chi sa tace”.
Il semplice dovere di informare la gente lo impaccia, lo infastidisce.
In compenso, il generale trova tutto il tempo che gli serve per infilare le dita della mano nel lettore d’impronte e pigiare il bottone del “si” per dare il via libera con tutto il suo gruppo parlamentare al rifinanziamento della “missione di pace” in Afghanistan, anche se a Palazzo Chigi c’è quel brutto ceffo del Cavalier di Arcore.
Del Vecchio risponderà prima delle elezioni 2008 all’appello del Partito Democratico con un “signorsì”.
Il suo pedigree NATO si rivelerà particolarmente adatto a procurargli le simpatie di Veltroni prima e di Franceschini poi. La scelta di lasciar fuori Mini e di cooptare Del Vecchio la dice lunga.
La vasta esperienza militare su cui può contare nei ranghi dell’Alleanza Atlantica gli procurerà tra i big del loft l’elezione a senatore nelle file della “sinistra”.
Lavorerà in coppia con Roberta Pinotti, la parlamentare ligure responsabile del settore Difesa di Bersani, che durante il governo Prodi fu promossa per la sua totale e manifesta incompetenza a presidente della IV° Commissione della Camera nella XV° legislatura per lanciare un segnale di disponibilità e di collaborazione della maggioranza PD-Ulivo al PdL, dove si distinse per un rapporto di lavoro particolarmente intenso ed amichevole con il sulfureo presidente dell’ISTRID on. Giuseppe Cossiga di Forza Italia, figlio di Francesco, per poi passare nel corso della XVI° a fare altrettanto con La Russa, questa volta da rappresentante a Palazzo Madama. Sarà lo stesso Ministro della Difesa a dichiarare la sua riconoscenza alla Pinotti a Montecitorio ed a ribadirlo nel salotto di Bruno Vespa.
Ecco cosa ha scritto su ComedonChisciotte una sua ex collaboratrice: “La conobbi la prima volta nella sede della FLM di Largo della Zecca negli anni ’80 durante una riunione sindacale (io ero delegata della RSU dove lavoravo). Caspiterina! Da sostenitrice delle lavoratrici me la ritrovo guerrafondaia. Ripeto, se lo avessi saputo che ci saremmo ridotte così mi sarei iscritta ad un corso di cucina o di taglio e cucito.”
Il declino ormai inarrestabile, organizzativo, politico, etico del Partito Democratico nasce anche da queste prese d’atto.
Facciamo ora un breve identikit di Del Vecchio.
Bosnia Erzegovina 1997, operativo a Sarajevo, Goradze e Pale; in Macedonia da marzo a giugno ’99 per l’assistenza ai “profughi” albanesi che simpatizzavano per l’UCK; in Kosovo (Pec, Djakovica, Decani, Klina) da giugno a settembre dello stesso anno.
Promosso generale di corpo d’armata nel 2004, comanda la Forza di Reazione Rapida italiana della NATO; dal 2005 al 2006 è comandante ISAF in Afghanistan, pataccato dal Comando Generale della NATO di Bruxelles con la Meritorius Medal.
Vediamo ora di fare le pulci a La Russa, passando dal PD al PdL.
Alcuni giorni fa, scrivemmo di un impegno di spesa per 480 milioni – da ricavare dal gettito dello scudo fiscale previsto al ribasso da 5 a 3.3 miliardi di euro, nella bozza della finanziaria di Tremonti- a parziale copertura aggiuntiva delle missioni militari nel 2010. Il conto è lievitato a 750 milioni di euro, 270 in più nell’attesa di versarne a gennaio con Frattini nelle casse dell’ONU altri 250, al vertice di Londra per la “ricostruzione” dell’Afghanistan. Degli 8.884 milioni di euro della “manovra” di fine anno che si prevede sarà blindata dalla fiducia, 3.253 saranno prelevati dai TFR dei lavoratori italiani, attualmente giacenti nelle casse dell’INPS, per la “spesa corrente”.
Confermiamo a 3.691 il numero dei militari italiani di Esercito, Aeronautica, Carabinieri e GdF attualmente presenti in Afghanistan, compresa la compagnia NTM-A. L’ organico della Task Force 45 è fuori contabilità.
Quando arriveranno a Roma i 400 scarponi in uscita prevista prima di Natale, li toglieremo dal mazzo.
La prossima volta, vedremo di affrontare in dettaglio le verità nascoste della nuova infornata da “1000 per l’Afghanistan”, più vicina ai 1.500 anche se “rimarremo un po’ sotto” – come ha detto La Russa senza arrossire nemmeno un po’. Nel mucchio ci saranno dai 200 ai 220 “istruttori-consiglieri” del Tuscania per l’addestramento-combattimento a sostegno della polizia e dell’esercito “afghano”. Per la NATO, un istruttore ISAF “pesa” quanto cinque militari che combattono sul terreno.
Giancarlo Chetoni