Prostitute appositamente create e ben remunerate

CF8yuCxUMAAqNpn“Il punto è esattamente questo: la strategia di Washington e della NATO non è quella di “vincere” una guerra o un conflitto ma di creare un caos costante e indefinito. In tal modo è possibile (i) controllare i popoli, le nazioni e le relative risorse; (ii) assicurare all’Occidente una richiesta continua di forza militare (soldati ed equipaggiamenti) – è sufficiente ricordare che più del 50% del PIL degli Stati Uniti dipende dal complesso industriale militare – con relativo indotto e servizi; (iii) infine, un Paese nel più completo disordine e caos è generalmente in bancarotta e ha bisogno di soldi – soldi prestati a condizioni di usura, soldi per l’austerità imposta da FMI, Banca Mondiale e altre nefaste “organizzazioni per lo sviluppo” e finanziatori; soldi che significano schiavitù, specialmente in presenza di leader corrotti a cui non importa alcunché del proprio popolo.
Questo è ciò che conta – in Yemen, in Ucraina, in Siria, in Irak, in Sudan, in Africa centrale, in Libia… in qualsiasi altro posto. Non ha importanza chi combatte contro chi. ISIS/ISIL/IS/DAISH/DAESH/Al Qaeda e qualsiasi altra denominazione si voglia aggiungere a questa lista di organizzazioni di mercenari assassini, si tratta esclusivamente di etichette assegnate per confondere le idee. Si potrebbe aggiungere anche Blackwater, Xe, Academi e tutte le loro denominazioni successivamente scelte per sfuggire ad una facile identificazione. Si tratta di prostitute dell’Impero anglo-sionista, prostitute di infimo livello. Poi vengono le prostitute di alto bordo come l’Arabia Saudita, il Qatar, il Bahrein e altri Stati del golfo, oltre a Regno Unito e Francia, naturalmente.
(…)
Diffondere disordine, caos, miseria – questo è ciò che Washington e i suoi vassalli fanno meglio. Non hanno intenzione di “vincere” delle guerre: desiderano solo il caos e la miseria eterni, popolazioni da sottomettere facilmente – un dominio completo, full-spectrum dominance, secondo la loro definizione.
E poiché l’esercito USA e il suo grande fratello (o sorella) NATO non possono essere ovunque e non desiderano essere visti ovunque, ingaggiano altri per uccidere. Washington inventa e crea, poi finanzia, con il suo flusso inesauribile di denaro, i vari ISIL, DAESH, Al Qaeda – il repertorio può crescere secondo l’arbitrio dei padroni – per combattere, uccidere, produrre caos e false flag, in modo che alla fine essi stessi (i bulldozer della NATO e del Pentagono) possano intervenire facendo credere di distruggere quegli stessi mercenari che avevano creato per primi. Ma i mezzi d’informazione mainstream non vi diranno mai la verità.”

Da Il caos (non la vittoria) è ciò che conta per l’Impero, di Peter Koenig.

La Terza Guerra Mondiale comincerà con il bombardamento di Russia Today da parte del Pentagono – Kusturica

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Il pluripremiato regista e musicista serbo Emir Kusturica ritiene che quando Washington eventualmente inizierà la Terza Guerra Mondiale, Russia Today sarà uno dei suoi primi e principali obiettivi, essendo un’arma estremamente potente che sfida la propaganda di Stato statunitense.
In un articolo pubblicato dal quotidiano serbo Politika, Kusturica ha paragonato RT ai più potenti armamenti russi, specificatamente l’SS-18, un missile balistico intercontinentale denominato “Satana” dalla NATO: “Il diavolo non arriva mai da solo! Contemporaneamente a questo missile e a numerose altre innovazioni, nell’arsenale russo è apparso anche il canale televisivo RT.”
La catena RT, dice Kusturica, sta distruggendo “lo stereotipo dei Buoni e dei Cattivi a marchio Hollywood-CNN, dove Neri, Ispanici, Russi, Serbi sono i malvagi, e i bianchi Americani, ovunque tu guardi, sono OK!”.
“[Il Segretario di Stato USA] Kerry e i congressisti sono preoccupati dal fatto che RT manda segnali che il mondo non è determinato dall’inevitabilità del capitalismo liberale, che gli Stati Uniti stanno portando il mondo nel caos, che Monsanto non produce cibo sano, che la Coca Cola è ideale per pulire i cerchioni dell’auto e non per lo stomaco umano, che in Serbia la percentuale di persone morte di cancro è aumentata vertiginosamente a seguito dei bombardamenti NATO del 1999… che le impronte della CIA sono sulla crisi ucraina, e che Blackwater sparò alla polizia ucraina, e non gli attivisti di Maidan”, ha sostenuto il regista.
La maggior parte di ciò che Kusturica menziona nell’articolo, invero, sono argomenti che RT affronta in maniera estensiva… tranne forse le proprietà pulitive della Coca Cola.
RT è una vera minaccia alla propaganda di Stato statunitense in quanto raggiunge gli Americani “nelle proprie case, in perfetto Inglese, meglio di quanto succeda sulla CNN”. Ed ecco perché, secondo il regista, Washington potrebbe stufarsi e cercare di zittire RT con la forza – in modo molto simile a quanto la NATO fece con la televisione statale della Serbia nell’aprile 1999.
Di contro, prevede Kusturica, Mosca distruggerebbe la CNN, che egli considera la porta-bandiera della propaganda filo-americana: “La CNN in diretta televisiva sino dagli anni ’90 assicura che l’America conduce azioni umanitarie, e non guerre, e che i suoi aerei militari lanciano angeli, non bombe!”.
Fino a quando il Pentagono ricorrerà alla forza, ritiene Kusturica, “RT demistificherà sempre più il Sogno Americano e rivelerà in prima serata la verità nascosta per decenni agli occhi e ai cuori dell’Americano medio”.
Nato in quella che oggi è la Bosnia-Erzegovina, Emir Kusturica è un regista, attore e musicista serbo sessantenne. Ha vinto numerosi premi internazionali per i suoi film, ed è stato designato ambasciatore della Serbia presso l’UNICEF nel 2007.

Fonte – traduzione di F. Roberti

[Kusturica: “Perché la NATO esiste ancora? Per combattere il terrorismo? E’ ridicolo!”]

La Russia è rimasta indifferente all’esibizione canora della NATO “Noi siamo la guerra”

Al Gurnov per rt.com

Consideriamo per un momento quale sarebbe la risposta da Washington se la Russia annunciasse l’inizio di giochi di guerra internazionali vicino ai confini americani. Impossibile, dite? Eppure è quasi esattamente quello che il Pentagono ha annunciato vicino alla Russia.
“Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che oltre 350 soldati russi e 80 veicoli blindati con copertura aerea inizieranno una marcia di 300 miglia attraverso il Messico la prossima settimana, segnalando l’inizio di giochi di guerra multinazionali BRICS nella regione.”
La dichiarazione fittizia di cui sopra suona un po’ come uno scherzo, o qualcosa di impossibile da immaginare. Dopo tutto, per quale scopo la Russia dovrebbe patrocinare l’invio di truppe internazionali vicino al confine degli Stati Uniti? Quindi, come si spiega questo altro pezzo di notizia molto vera: oltre 350 soldati americani e 80 veicoli dell’esercito americano con la copertura dell’US Air Force inizieranno una marcia di 400 chilometri attraverso la Romania questa settimana, segnalando l’inizio di giochi di guerra multinazionali NATO in Romania.
Suona un po’ più credibile, non è vero? E dimostra il semplice fatto che la NATO e gli Stati Uniti hanno creato per se stessi una reputazione di essere aggressivi, dal grilletto molto facile, mentre la Russia, che la scorsa settimana ha festeggiato il 70° anniversario della sua vittoria sul fascismo, ha dichiarato la propria intenzione di non andare mai più in guerra.
Dopo aver assunto il titolo di “vincitori” della Guerra Fredda, gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali hanno categoricamente trascurato importanti leggi internazionali in uno sforzo sfacciato di imporre la loro volontà in tutto il mondo. Sono tornati alla vecchia pratica del 20° secolo di dividere il mondo in amici e nemici in un pericoloso gioco geopolitico “a somma zero”. In effetti, la NATO promise di impegnarsi a non espandersi a Est in cambio della riunificazione della Germania e del ritiro militare sovietico dall’Europa. Tuttavia, questa promessa si è rivelata essere uno scherzo ancora più grande di quello che apre questo articolo.
Nel quadro del cosiddetto “Partenariato Orientale”, l’infrastruttura della NATO continua la sua marcia ad est verso i confini della Russia. Questa mossa ha praticamente distrutto i legami storici che la Russia ha avuto con almeno una dozzina di Stati, cui è stata data una falsa scelta, artificiale di essere “o contro la Russia, o contro il resto d’Europa”. C’è stata anche la costruzione di un nuova Cortina di Ferro – eretta questa volta dall’Occidente – che impedisce l’espansione del commercio, delle relazioni economiche, umanitarie e culturali tra le persone.
Per questo motivo, quando i ministri degli Esteri della NATO, dopo un banchetto in Turchia, si sono lasciati andare e hanno cantato “We are the World”, le persone in tutto il mondo hanno udito invece le parole “We are the WAR”. Continua a leggere

Dietro il sorriso


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Un libro diretto, sanguigno, di agevole e rapida lettura. Non un testo per soli addetti ai lavori; al contrario, pur non lasciando delusi questi ultimi, esso sa anche come descrivere la realtà e la storia del Tibet a chi è novizio della materia.
Attraverso le sue pagine, si scopre un mondo sconosciuto alla maggior parte dei lettori occidentali, composto dalle ambiguità e dalle trame segrete di uno tra gli uomini più noti, apprezzati ma anche discussi del pianeta: Sua Santità il Dalai Lama.
Chi è il Dalai Lama? Qual è la sua storia? E, soprattutto, quali sono le sue reali intenzioni nei confronti della Cina e del Tibet? Perché l’Occidente sbaglia a fidarsi del suo disarmante sorriso, e chi sono coloro che traggono vantaggio dalla sua lotta per l’autonomia e l’indipendenza del Tibet?
Dietro il sorriso cerca di rispondere a tutte queste domande.

Maxime Vivas è un saggista e giornalista francese, nato nel 1942 da una famiglia di origine spagnola. Il suo La face cachée de Reporters sans frontières. De la CIA aux faucons du Pentagone (2007) mette a nudo le trame segrete e inconfessabili di una delle più importanti ong mondiali.

Dietro il sorriso. Il lato nascosto del Dalai Lama,
di Maxime Vivas, Anteo edizioni, 2015, € 12.

In Spagna, una base USA permanente per intervenire in Africa

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Il governo spagnolo ha annunciato, ieri, l’apertura di negoziati per ospitare in modo permanente una forza d’intervento di marines americani costituita per rispondere alle crisi in Africa.
Creata dopo l’attacco mortale contro il consolato di Bengasi, in Libia, l’11 settembre 2012, questa forza di reazione rapida si è stabilita, dall’aprile del 2013, sulla base di Moron de la Frontera, presso Siviglia, in Andalusia. La sua presenza temporanea è oggetto di un accordo rinnovato nel marzo del 2014. Essa conta attualmente 800 marines, con unità di supporto di cui fa parte un distaccamento aereo che include aerei da trasporto MV-22 Ospreys a rotore basculante, che possono decollare e atterrare come gli elicotteri.
La forza (Special Purpose Marine Air-Ground Task Force Crisis Response, nel gergo del Pentagono) ha, fra gli altri, l’obiettivo di rafforzare la protezione delle ambasciate, di recuperare i militari in difficoltà, di evacuare i civili o di intervenire nei conflitti o nelle crisi umanitarie.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ai ministeri degli Affari esteri e della Difesa per negoziare un nuovo emendamento all’accordo di difesa che lega la Spagna agli Stati Uniti dal 1988, ha annunciato il portavoce del governo, Soraya Saenz de Santamaria. «Il negoziato risponde a una richiesta americana, del 4 dicembre scorso, di utilizzare la base spagnola di Moron de la Frontera per un contingente di Marines e i suoi mezzi di supporto aereo», ha precisato.
Secondo il quotidiano El Pais, che aveva rivelato la richiesta americana, il nuovo accordo permetterebbe di portare la forza di reazione a 3000 uomini al bisogno. Questa forza dipende dal comando Africa, con sede in Germania, una delle sei divisioni geografiche delle forze americane nel mondo.

[Fonte – traduzione di M. Guidoni]

Washington sta addestrando un esercito ribelle per “Occupare” la Siria?

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Mahdi Darius Nazemroaya per rt.com

Gli Stati Uniti stanno pianificando l’occupazione della Siria attraverso la formazione di una forza insorgente non convenzionale di invasione?
Pensate che un cambio di regime in Siria sia fuori programma? Pensate ancora. Il bombardamento di ISIL o ISIS in Siria è parte di una campagna politica di rischio calcolato che porta a una potenziale invasione non convenzionale, parallela al ritorno delle forze armate statunitensi in Irak.
L’ISIL e le altre forze anti-governative in Irak e Siria non sono gli unici ad ignorare il confine iracheno-siriano disegnato dagli inglesi e francesi Sykes-Picot nel 1916. Gli Stati Uniti altresì hanno violato il confine e il diritto internazionale quando hanno cominciato a bombardare illegalmente la Siria.
La campagna di bombardamenti non era sufficiente per alcuni nel Congresso degli Stati Uniti. In una dichiarazione congiunta del 23 settembre, gli arci-falchi senatori John McCain e Lindsey Graham hanno chiesto che anche truppe USA siano inviate in Siria. Entrambi hanno elogiato gli attacchi aerei illegali del Pentagono in Siria e poi suggerito truppe di terra statunitensi.
Anche se McCain e Graham hanno fatto del loro per dire che questa non sarebbe una occupazione di Siria o Irak, ciò è quasi esattamente quello che chiedevano quando hanno detto che la campagna militare doveva essere diretta anche contro il governo siriano.
Poiché, e prima ancora delle richieste da parte di McCain e Graham diversi suggerimenti erano circolati su un’invasione della Siria.
Il dilemma è che Washington non vuole che il Pentagono invada direttamente la stessa Siria. Vuole tirare le fila mentre un’altra forza fa il lavoro sul campo. I candidati per un’invasione esternalizzata della Siria includono l’esercito turco o altri alleati regionali degli Stati Uniti. C’è però anche un impasse qui in quanto gli alleati di Washington sono pure timorosi delle conseguenze di un’invasione della Siria. Questo è dove un terzo attore entra in scena: la costruzione di un esercito ribelle multinazionale da parte degli Stati Uniti. Continua a leggere

Il terrorismo atlantista e il concetto di “danni collaterali”

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Qualche giorno fa Noam Chomsky riportava uno studio della CIA pubblicato il 14 ottobre dal New York Times dal quale si evince che gli Stati Uniti sono ufficialmente il primo Stato terrorista del mondo. L’intellettuale americano evidenziava la naturalezza con cui nel mondo occidentale si accetta che la guida del ‘mondo libero’ possa essere uno Stato canaglia terrorista e che il suo Presidente premio Nobel per la pace possa preoccuparsi di come svolgere in maniera più efficace tali operazioni criminali. L’articolo citato da Chomsky riporta gli esempi dell’Angola, del Nicaragua e di Cuba. [1]
Quello del Nicaragua, in particolare, è stato un caso unico, perché la Corte Internazionale di Giustizia dichiarò gli USA colpevoli di «uso illegale della forza», cioè di terrorismo, e ordinò a Washington di pagare ingenti risarcimenti. Gli Stati Uniti risposero respingendo con disprezzo la sentenza della Corte e, con l’appoggio di entrambi gli schieramenti politici, intensificarono gli attacchi terroristici degli squadroni della morte chiamati Contras.
Le aggressioni compiute dagli USA in altri Paesi dell’America Centrale, come El Salvador e il Guatemala, condotte con indicibile brutalità, lasciarono sul campo «duecentomila morti e milioni di profughi e orfani in paesi devastati». [2]
Questi sono solo pochissimi esempi della enorme casistica che mostra il diretto coinvolgimento degli USA nel terrorismo internazionale. Ciò che è più scioccante è la totale indifferenza dei politici atlantisti di ogni formazione politica e di tutta la stampa di corte di fronte a una questione di così grande importanza. Essi accettano tacitamente che gli USA, loro padroni, presentati come paladini della libertà e della lotta al terrorismo, siano una superpotenza terroristica, al di sopra delle leggi internazionali, che si può permettere di fare stragi, torturare e devastare interi Paesi. Nessuna reazione, quindi, da parte di servi fedeli, occupati a diffondere un chiaro messaggio: nessuno ha il diritto di difendersi dalle aggressioni degli Stati Uniti, che sono, per usare ancora le parole di Noam Chomsky, «uno Stato terrorista di diritto».
Ma se i media atlantisti accettano senz’alcuna discussione la dottrina dello “Stato terrorista di diritto”, dandola per scontata, non così la pensano in tutto il mondo. Il Presidente della Bolivia Evo Morales, per esempio, due anni fa, aveva avuto il coraggio di affermare davanti all’Assemblea Generale dell’ONU che «il Governo statunitense è il primo terrorista del mondo» e aveva parlato apertamente di «terrorismo di Stato». Queste le sue parole: «Che autorità ha il governo degli USA di menzionare o mettere nelle liste Paesi che sono ritenuti terroristi? Cari delegati e delegate, forse il mondo non si rende conto che il primo Paese terrorista che pratica il terrorismo di Stato sono proprio gli USA. Tanti interventi, tanti morti e feriti per il pretesto di difendere la democrazia. E cosa è accaduto in Libia? Si è detto che in Libia si è intervenuti per recuperare la democrazia. E’ una bugia. In Libia si è intervenuti per recuperare il petrolio libico per le potenze internazionali a svantaggio del popolo libico. Dobbiamo essere sinceri davanti all’umanità». [3]
Anche le popolazioni di gran parte del mondo sembrano non condividere la dottrina tacitamente accettata dalla stampa atlantista. Un sondaggio internazionale reso noto l’anno scorso dal Worldwide Independent Network/Gallup International Association (WIN/GIA) poneva gli USA in testa alla classifica come «l’attuale più grande minaccia per la pace nel mondo». [4]
Proponiamo, sullo stesso tema, un testo dell’autore francese Guillaume de Rouville, curatore del sito l’idiot du village. geopolitique, chaos & idiotie, del quale recentemente abbiamo pubblicato la traduzione di L’Atlantismo è un totalitarismo (in tre parti: 1, 2 e 3),

[1] Noam Chomsky, Ѐ ufficiale: gli USA sono il principale Stato terrorista
[2] Noam Chomsky, Pirati e imperatori, Marco Tropea Editore, 2004, pag. 19
[3] Il discorso di Evo Morales è qui
[4] Paul Street, Zio Sam: la più grande minaccia per la pace

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Danni collaterali: il volto nascosto di un terrorismo di Stato

Durante le guerre condotte dagli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino in nome della loro idea di potere, è apparso un nuovo concetto, quello di «danni collaterali», che è stato usato dagli organi addetti alle pubbliche relazioni del Pentagono per giustificare e rendere accettabili da parte delle pubbliche opinioni occidentali le azioni di guerra che provocano vittime civili. Questi danni collaterali non sarebbero voluti dalla potenza militare, che mostra di deplorarli come tragici errori, presentandoli come frutto di errori di informazione o di una tecnologia difettosa.
Ma a un’osservazione più attenta, ci si rende conto che la maggior parte di questi atti di guerra, che hanno distrutto la vita di migliaia di civili in Afghanistan, in Irak, in Libia questi ultimi anni [1], non sono errori, danni collaterali di un’azione militare che avrebbe come obiettivo solo soldati in uniforme appartenenti alla parte avversa, ma veri e propri atti deliberati volti a uccidere donne, bambini e uomini indifesi.
Ci si potrebbe chiedere per quali scopi sarebbero intrapresi orrori del genere. La dottrina militare dà una chiara risposta: per imporre il terrore, che è fonte di ogni obbedienza.
La dottrina militare nega senza mezzi termini la propaganda politica: far soffrire le popolazioni civili è uno dei modi per vincere la guerra; torturare è uno dei modi per annientarle; raggiungere la loro coscienza è uno dei modi per conquistare la loro anima (i bombardamenti degli Alleati alla fine della Seconda Guerra Mondiale lo attestano ampiamente – la questione di sapere se il fine giustifica i mezzi è un altro discorso).
Forse ancora dubitate e pensate che tali mezzi non faranno che spingere dei non combattenti a prendere le armi e a rafforzare l’esercito delle ombre [2]. Ma i soldati di tutto il mondo lo sanno bene e rispondono con grande chiarezza: le vittime del terrore umano non si vendicano; esse soffrono in silenzio e non sognano altro che la pace per seppellire i loro morti. Non solo: le vittime innocenti finiscono spesso per chiedere protezione ai loro aguzzini. Infine, demoralizzate da tanta sofferenza e da tanta violenza, finiscono per accettare la mano che il nemico tende loro dall’altro lato della pistola.
Durante la guerra d’Algeria, i militari francesi (soprattutto i Colonnelli Trinquier e Lacheroy) hanno elaborato una dottrina che mette al centro dei conflitti armati le popolazioni civili [3] (gli Inglesi avevano già avuto un approccio simile in Kenya all’inizio degli anni ’50, dove avevano volontariamente massacrato interi villaggi di non combattenti, ma non avevano ancora pensato di farne una dottrina degna di essere insegnata nelle scuole militari).
Non più obiettivi involontari di una guerra brutale, le popolazioni civili diventano invece l’obiettivo militare da conquistare e da distruggere in nome di obiettivi umani, troppo umani. La tortura, le esecuzioni sommarie, i bombardamenti di civili non sono più solo crimini di guerra, ma parte di una strategia militare al servizio di una causa politica. I Colonnelli Trinquier e Lacheroy esporteranno questa dottrina nelle scuole militari americane che sapranno farne buon uso nei paesi dell’America Latina, soprattutto in America Centrale, nei cinquant’anni che seguirono la guerra d’Algeria [4].
bombe democraticheLe legioni atlantiste che, sotto l’egida della NATO, sono partite all’attacco della l’ex Jugoslavia, dell’Afghanistan e della Libia hanno ugualmente applicato questa dottrina per tentare d’imporre l’American Way of Life e il liberismo trionfante alle popolazioni refrattarie. La dottrina militare dello shock and awe (colpisci e terrorizza) applicata dagli Stati Uniti durante l’invasione dell’Irak nel 2003 non è che la riattivazione di questa dottrina da parte di teorici interessati ad aggiornare il corpus dottrinario militare americano. Gli autori di questo rimaneggiamento, Harlan Ullman e James Wade [5], prendono come esempio i bombardamenti di Hiroshima e di Nagasaki da parte degli Stati Uniti nell’agosto del 1945 e descrivono senza mezzi termini l’effetto desiderato: si tratta di infliggere distruzioni di massa, di natura umana o materiale, al fine d’influenzare una società nella direzione desiderata da parte di chi attua l’operazione colpisci e terrorizza, anziché attaccare direttamente obiettivi puramente militari [6].
Come si vede, questa nozione di «danni collaterali» nasconde in realtà un terrorismo di Stato [7], un terrorismo di massa, un terrorismo occidentale al quale i media occidentali si adattano facilmente poiché esso è opera dei loro padroni atlantisti. In verità, fanno qualcosa di più che adattarvisi: essi commettono un crimine mediatico quando usano il termine «danni collaterali» per mascherare le azioni terroristiche dei loro leader dalle mani lorde di sangue.
Ѐ interessante osservare che questo terrorismo di Stato occidentale è, preso nel suo insieme, più assassino del terrorismo islamico (che ai nostri occhi non ha maggiori giustificazioni), terrorismo islamico che può essere, inoltre, come nel caso della Libia e della Siria, un prezioso strumento degli obiettivi geostrategici degli Occidentali e delle loro élites.
Pertanto, il terrorismo sembra essere il cuore della dottrina e delle strategie militari delle democrazie occidentali. Per lottare con efficacia contro il terrorismo, cosa che i nostri dirigenti affermano di fare con tanta energia, bisognerebbe avere il coraggio di intraprendere un duro combattimento contro noi stessi. In caso contrario, la morte della democrazia sarà (se non è già avvenuta) il danno collaterale del nostro cinismo e della nostra ipocrisia.

[1] Esattamente come in Vietnam, in Cambogia, in America Centrale e in ex Jugoslavia, per citare solo qualche altro esempio
[2] ‘L’Armée des Ombres’, titolo di un romanzo di Joseph Kessel sulla Resistenza, è un’espressione che utilizziamo per indicare le varie forme di resistenza civile all’oppressione
[3] Per uno studio generale sul tema degli squadroni della morte, leggere il libro di Marie-Monique Robin, «Les escadrons de la mort. L’école française», 2004, La Découverte
[4] Vedere, per un’analisi di questa dottrina militare: «De la guerre coloniale au terrorisme d’État», di Maurice Lemoine, Le Monde Diplomatique, novembre 2004
[5] Harlan K. Ullman, James P. Wade, «Shock And Awe: Achieving Rapid Dominance» (National Defense University, 1996)
[6] «The second example is “Hiroshima and Nagasaki” noted earlier. The intent here is to impose a regime of Shock and Awe through delivery of instant, nearly incomprehensible levels of massive destruction directed at influencing society writ large, meaning its leadership and public, rather than targeting directly against military or strategic objectives even with relatively few numbers or systems. The employment of this capability against society and its values, called “counter-value” in the nuclear deterrent jargon, is massively destructive, strikes directly at the public will of the adversary to resist, and ideally or theoretically, would instantly or quickly incapacitate that will over the space of a few hours or days». Op. Cit., capitolo 2, pagina 23
[7] Il terrorismo in quanto uso di mezzi violenti miranti a terrorizzare una popolazione a fini politici

(Fonte – traduzione e introduzione di M. Guidoni)