Tanks a lot, Uncle Sam

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Affari cinematografici, i militari coordinano i piani di battaglia per un reciproco beneficio*
di Peter Debruge
(articolo tratto da Variety, il settimanale internazionale dell’intrattenimento, 22-28 giugno 2009, pp. 1 e 30; grassetti nostri)

Shia LaBeouf, Megan Fox e Megatron potrebbero essere il centro della pubblicità di “Transformers: la vendetta del caduto”, ma c’è la struttura a sostegno del fragoroso seguito di Michael Bay che è il vero colpaccio.
Il sequel della Dream Works-Paramount, uscito nelle sale il 24 giugno, mette in scena quattro delle cinque specialità delle Forze Armate – una coalizione che è stata pensata come una primizia per Hollywood (solamente la Guardia Costiera è rimasta esclusa).
Hollywood ed i militari solitamente non marciano molto ravvicinati, ed è ogni tanto sorprendente vedere quali film abbiano beneficiato della collaborazione militare – il patriottico “Independence Day” uscì senza aiuti mentre “Stripes – Un plotone di svitati”, ironico nei confronti dell’esercito, acconsentì a pesanti censure in cambio di una piena cooperazione – ma di questi tempi lo spettacolo ed i militari stanno trovando modi in cui disporre le proprie forze con reciproco beneficio.
La relazione fra i due è spesso un riflesso dei tempi. Anni dopo la fine del Vietnam e appena terminato lo svolgimento della maggior battaglia in Iraq, i film di Hollywood mettono il combattimento ed i suoi effetti in una brutta luce, con il risultato di ottenere meno aiuto e cooperazione dalle forze armate. Pellicole come “Il cacciatore” e “Apocalypse now” dipinsero un truculento aspetto del Vietnam, e in anni recenti, film quali “Nella Valle di Elah” e “Home of the Brave” presentarono i militari come brutali e con un forte impatto emotivo.
Adesso, mentre un nuovo presidente s’impegna per far uscire le forze dall’Iraq ed il ritornello “Sostieni le nostre truppe” fa parte dello spirito dei tempi, “Transformers: la vendetta del caduto” ha fatto copiosamente ricorso a macchinari, personale e logistica dell’esercito americano.
“Questo è probabilmente il maggior film in sinergia con l’esercito mai realizzato”, si vanta il Tenente Colonnello dell’Esercito Greg Bishop, che fu in servizio in Iraq prima di venire designato ai rapporti con Hollywood l’anno scorso. Continua a leggere

Dietro le quinte di Hollywood

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Sono diversi gli enti governativi statunitensi che possiedono uffici di collegamento a Hollywood, dall’FBI alla NASA per arrivare alle varie agenzie di intelligence. Pochi di loro, comunque, hanno qualcosa di significativo da offrire, e così la loro influenza sull’industria cinematografica americana risulta minima. La maggiore eccezione è rappresentata dal Pentagono, che mantiene un aperto ma scarsamente pubblicizzato rapporto con Hollywood nel cui contesto, in cambio di consigli, uomini e mezzi di inestimabile valore, quali aerei ed elicotteri, il Pentagono chiede di prassi che le sceneggiature vengano alterate in senso a lui favorevole. In questo ambito rimane insuperata Top Gun, la pellicola interpretata nel 1986 da Tom Cruise, allora nascente “divo di Stato” (secondo l’azzeccata definizione di John Kleeves).
Lo svolgimento di questo genere di attività governative, per quanto moralmente discutibile, è almeno di pubblico dominio. Ciò non può essere detto a proposito dei maneggi fra Hollywood e la CIA che, fino a tempi recenti, erano largamente misconosciuti da parte dell’agenzia di spionaggio. Solo nel 1996, la CIA ha reso noto – con poca enfasi – il campo di responsabilità del suo ufficio di collegamento con i media, da poco istituito, retto dall’agente veterano Chase Brandon.
La decisione della CIA di lavorare pubblicamente con Hollywood fu preceduta, nel 1991, dal “Rapporto sulla più grande trasparenza della CIA” stilato da una task force – creata appositamente dall’allora direttore Robert Gates – che aveva dibattuto (segretamente!) sulla questione se l’agenzia dovesse essere meno reticente. Nel rapporto, la CIA ammetteva di aver “modificato alcuni soggetti riguardanti l’agenzia, sia a carattere documentaristico che di finzione, su richiesta degli stessi estensori che chiedevano un aiuto in termini di accuratezza ed autenticità”.
E’ però con l’undici settembre 2001, e con la successiva “Guerra Globale al Terrore” dichiarata dall’amministrazione Bush, che il legame tra Hollywood ed il governo USA fa un salto di qualità. Continua a leggere