“L’amerikano” di Costantin Costa-Gavras (1973)

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Uruguay 1970, i Tupamaros sequestrano Philip M. Santore, cittadino statunitense ufficialmente funzionario di un’agenzia civile di cooperazione per gli aiuti e lo sviluppo. Santore in realtà è un agente dei servizi segreti USA che ha il compito di addestrare le polizie dei governi sudamericani alla tortura ed alla repressione dei dissidenti. Viene processato per le sue responsabilità nelle sanguinose repressioni avvenute in Brasile, nella Repubblica Dominicana e nell’Uruguay.
Nel corso del processo che si svolge nel nascondiglio dei Tupamaros, con la tecnica dei flashback vengono rievocati i vari momenti della carriera del “consigliere”, dall’addestramento dei poliziotti sudamericani nella famigerata Scuola delle Americhe, ai corsi di tortura “dal vivo”, all’organizzazione di squadre paramilitari clandestine per il sequestro e l’eliminazione degli oppositori. Durante il sequestro i guerriglieri chiedono una trattativa per il rilascio di alcuni loro membri prigionieri in cambio della vita dell’ostaggio. Il debole governo locale sembra essere sul punto di cadere e di cedere alle richieste. La polizia però riesce a strappare una confessione ad una prigioniera e ad arrestare molti membri dell’organizzazione clandestina. Il governo, rafforzato dall’inatteso successo, con l’avallo statunitense decide quindi di non dimettersi e di non trattare, abbandonando così Santore al suo destino in nome della ragion politica. Nel finale un nuovo consigliere USA arriva all’aeroporto di Montevideo e viene subito individuato dai guerriglieri.

Realizzato su soggetto e sceneggiatura di Franco Solinas, “L’amerikano” (titolo originale: “État de siège”) è ispirato alla storia vera di Anthony Dan Mitrione, ex capo della polizia di Richmond divenuto agente della CIA e per essa istruttore e consigliere di varie polizie sudamericane, che fu rapito e ucciso dai Tupamaros in Uruguay nel 1970.
Nel film – girato nel Cile di Salvador Allende poco prima del golpe di Augusto Pinochet – risulta inquietante e premonitore il rifiuto della trattativa e l’abbandono dell’ostaggio al suo destino in nome di una motivazione politica superiore, anticipazione di quanto sarebbe avvenuto in Italia nel 1978 con il caso Moro.
Interpreti sono Yves Montand nel ruolo di Philip M. Santore, Jean-Luc Bideau, Jacques Weber, Renato Salvatori e O.E. Hasse.
La fotografia è di Pierre-William Glenn, le musiche di Mikis Theodorakis.