Bill & Melinda Gates Foundation: la filantropia come strumento di potere globale

foundation-jpg“Già Oscar Wilde nel suo “L’anima dell’uomo sotto al socialismo” aveva colto ed evidenziato il paradosso di un sistema, quello capitalista, che genera sia delle feroci diseguaglianze che la filantropia, falsamente determinata a risolverle. “I migliori tra i poveri – scrisse Wilde – non sono mai riconoscenti [ai benefattori n.d.r.]. Sono scontenti, ingrati, disobbedienti e ribelli, e hanno ragione di esserlo. […] Perché dovrebbero essere grati delle briciole che cadono dalla mensa del ricco? Dovrebbero esser seduti intorno al tavolo con gli altri commensali condividendo la festa!”.
Utilizzando l’immagine dei super-ricchi in abbuffata e delle briciole che cadono dalla tavola, Oscar Wilde è riuscito – forse senza neppure esserne consapevole – a raffigurare plasticamente l’assurdità della cosiddetta “trickle-down theory” (letteralmente teoria dell’effetto del gocciolamento), in seguito smentita dalla storia e da schiere di premi Nobel. Purtroppo ritorna ciclicamente in auge per bocca degli entusiasti del capitalismo, secondo i quali viviamo nel migliore dei mondi possibili. La loro argomentazione è tanto semplice quanto imbarazzante per la sua fallacia: ciò che importa è la crescita economica, a prescindere dall’aspetto distributivo e di governance della ricchezza prodotta, poiché – sempre secondo tali entusiasti del modello capitalista – una crescita economica in valore assoluto aumenterà proporzionalmente anche il numero di briciole che cadranno dalla mensa dei capitalisti. Questo è il massimo della giustizia sociale che riescono ad immaginare ed è il primo pilastro teorico che sostiene la filantropia nella nostra epoca. Una carità “compatibile” al sistema, che non sconvolga l’ordine sociale capitalista, la sua organizzazione del lavoro, della produzione e della proprietà.
L’attuale tendenza che sta travolgendo il mondo della cooperazione, definita nel titolo filantrocapitalismo, sarà analizzata prendendo ad esempio il caso più eclatante e quantitativamente imponente: il ruolo della fondazione Bill e Melinda Gates (Microsoft Corporation) nella governance di uno dei settori più importanti della cooperazione internazionale, ovvero la salute globale.
La Bill & Melinda Gates Foundation (BMGF o The Gates Foundation) è una delle più grandi fondazioni private al mondo. Prende il nome dai loro fondatori Bill Gates e sua moglie Melinda French, sebbene la direzione sia affidata anche a un terzo fiduciario, Warren Buffet. Quest’ultimo è un business-man americano, considerato uno degli investitori di maggior successo del ventesimo secolo, onnipresente nelle liste degli uomini più ricchi del mondo e tuttora uno dei più influenti “potenti” del pianeta.
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Il modello filantropico di Gates non intende rendere il mondo del business più caritatevole quanto piuttosto rendere il mondo della carità il più simile possibile a quello del business: un universo di piccole ONG che competono tra loro per accaparrarsi i fondi – sulla base di parametri econometrici aziendalistici – messi a disposizioni dai big (tipo la BMGF) che dettano contemporaneamente anche l’indirizzo globale delle politiche umanitarie, materia per materia. Come dicevamo, il sogno del grande capitale di gestire brevi manu le relazioni internazionali controllabili tramite soft power e dunque abbandonare la mediazione degli stati e quella delle agenzie multilaterali (che hanno dominato la cooperazione internazionale nel secolo scorso) si è fatto realtà.
IMG_2301Secondo i Gates i migliori risultati sono raggiungibili attraverso progetti finanziati “verticalmente” – interventi targettizzati su specifiche malattie – bypassando largamente gli esistenti sistemi sanitari nazionali e limitando, di fatto, lo sviluppo di nuovi nel sud del mondo. Viceversa, un modello di integrazione “orizzontale” con i sistemi sanitari pubblici non paga agli occhi dei venture philanthropists, che vogliono un pay-off misurabile velocemente e di grande impatto, specie per il proprio capitale reputazionale. Ciò sta contribuendo alla diffusione massiccia nel sud del mondo di sistemi sanitari “all’americana”. Quando nei prossimi decenni gli aiuti internazionali saranno ragionevolmente ridotti, o comunque la volatilità di questi non consentirà di garantire la stabilità dell’assistenza primaria di base, i principi di eguaglianza ed universalità del diritto alle cure resteranno fuori la porta insieme a chi non è provvisto di assicurazione sanitaria privata. Avendo ostacolato senza mezzi termini la costituzione e lo sviluppo dei sistemi sanitari pubblici, la fondazione Gates ha contribuito a mantenere un regime di dipendenza che vincola la salute dei popoli del sud del mondo alla presunta generosità dei super-ricchi di turno in Occidente.
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La “venture philanthropy” è il risultato di un sistema iniquo che favorisce enormi ricchezze e atroci disparità: tagliando contemporaneamente le tasse per i super ricchi e gli investimenti in servizi sociali e sanitari pubblici il sistema crea allo stesso tempo la capacità della filantropia privata e il bisogno di questa. Appellarci alla generosità dei miliardari non è la soluzione per la salute globale, così come per lo sviluppo dei paesi del sud del mondo in generale. Occorre un sistema che non crei mega-miliardari e il bisogno della loro generosità per redistribuire le briciole. Il filantrocapitalismo non rappresenta soltanto un utile “distrazione di massa” ma un pericoloso deterrente per eventuali cambiamenti – anche solo in senso riformista – di politica economica.
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E’ stata venduta al mondo l’idea che la soluzione ai problemi dell’umanità sia la filantropia, quando in realtà è una parte significativamente rappresentativa del problema. Il mondo della cooperazione tutto si sta mettendo in riga di fronte all’affermazione di questo modello; la fondazione Gates ha regolare accesso ai leaders globali e finanzia quotidianamente centinaia di università, organizzazioni internazionali, ONG e media. Può contare sulla sua forza economica per silenziare gli esperti dello sviluppo più critici ma generalmente non ce n’è bisogno, la sua voce è diventata la più influente nel mondo della cooperazione e sembrano tutti pronti ad allinearsi a questa. L’influenza della fondazione è così pervasiva da rendere impossibile per molti attori dello sviluppo esporsi pubblicamente contro le politiche promosse dai Gates fintanto che la loro esistenza materiale e quella delle loro organizzazioni dipende da questo colosso della carità business-friendly.”

Da Cooperazione internazionale e filantrocapitalismo: il caso più eclatante (II parte), di Marco Mercuri.

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Chi ha incastrato Roger Rabbit?

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Un leone del deserto…

“Il malvagio di turno va uccidendo persone innocenti per incastrare Roger Rabbit. Questo è tutto quello che ricordo del meraviglioso cartone animato di Zemeckis del 1988. La pellicola fa la parodia dei cosiddetti private eye films di Hitchcock, in cui il protagonista è costretto ad avanzare attraverso il mare di cadaveri delle persone assassinate da qualcuno il cui unico scopo è quello di incastrarlo. Chandler e Hammett si sono dedicati a questo genere, rigettando il tipico investigatore alla. Holmes, suonatore di violino dalla vita tranquilla. I loro eroi svelano omicidio su omicidio mentre vengono accusati e inseguiti dalla polizia.
Il presidente russo Vladimir Putin si è ritrovato nella scomoda posizione di Roger Rabbit. Subito dopo l’assassinio di Anna Politkovskaja, una giornalista investigativa, muore a Londra una spia passata all’Occidente – e sul letto di morte accusa Putin. Un terzo omicidio, quello dell’obeso ex primo ministro Gaidar, viene sventato per un pelo, ma ciò non evita una nuova accusa al Presidente. Sembra proprio che Putin non possa sfuggire alla triste sorte che ogni morte violenta o sospetta porti alla soglia di casa sua, secondo la migliore tradizione di Chandler. Roger Rabbit veniva incastrato da qualcuno che intendeva prendere possesso di Toon Town; nella realtà della Russia di oggi si vuole incastrare Putin per togliergli il suo potere politico e togliere alla Russia le sue risorse.
Soltanto un persona molto giovane, innocente e sincera può credere che i proprietari dei media e i loro direttori, cioè i Signori del Discorso, si preoccupino della vita di figure politiche russe di secondo rango come la Politkovskaja e Litvinenko. Essi vogliono mettere Putin sulla brace ardente, affinché lasci bombardare l’Iran dagli aerei americani, ceda Sakhalin-2 alle compagnie petrolifere occidentali, venda il gas e gli altri beni strategici nazionali a prezzo stracciato e lasci perdere la sua scelta di salvaguardare l’indipendenza politica del suo paese. Essi mostrano a Putin e anche a noi l’impressionante potere della loro macchina mediatica, questo congegno articolato, costruito per trasformare milioni di persone in zombi. Sono in grado di dettare al mondo il loro programma e presentare Putin come un assassino, Clinton come un maniaco sessuale, Chavez come un antisemita, Ahmadinejad come un nuovo Hitler, i Palestinesi come gli aggressori e gl’israeliani come le vittime. Nemmeno i papi, al massimo della loro potenza, hanno mai avuto un simile potere: qualsiasi cosa dicano i Signori del Discorso, diventa realtà.
Non mancano mai di fare riferimento ai trascorsi di Putin nel KGB, mentre, nella nostra civile società, non è bello ricordare quelli di Bush nella CIA e di Tzipi Livni nel Mossad. Ci rammentano sempre l’omicidio di un transfuga bulgaro di vent’anni fa, ma non un cenno alla ben oliata macchina assassina più grande del nostro tempo: lo Stato ebraico. Se lo fanno, ciò avviene per esprimere ammirazione, moderata da correttezza politica come nel film Munich di Spielberg. Comunque, Israele uccide, rapisce e imprigiona tutti i giorni i suoi oppositori politici: tutti i dirigenti palestinesi attivi vent’anni fa sono stati nel frattempo assassinati dagli ebrei. Ricorrono al veleno, ai missili teleguidati e alle bombe anti-bunker; il loro centro di Nes Tsiona per la guerra chimica e biologica produce veleni e congegni assassini per 007, come ad esempio le “vespe bioniche assassine”.
Hanno usato il loro veleno nel tentativo di omicidio di Khaled Mashal, il dirigente di Hamas. Per fortuna però gli assassini furono fermati e catturati prima che potessero mettere a segno la loro impresa. Non c’è ormai dubbio che abbiano usato veleno per assassinare Yasser Arafat. In un articolo di “Ha’aretz” si può trovare una chiara allusione in questo senso e israeliani legati ai servizi segreti ne sono convinti. Ma veniamo al punto più interessante: l’autopsia di Arafat ha rivelato la presenza di Polonio 210 nel sangue, la stessa sostanza velenosa che ha ucciso la spia russa a Londra. Tuttavia, i Signori del Discorso e la loro macchina per modellare l’opinione pubblica mondiale hanno deriso questa scoperta e l’hanno fatta derivare da una possibile chemioterapia fatta al dirigente palestinese. Ora sostengono che questo isotopo accusa Putin, sebbene il Polonio 210 si possa acquistare liberamente tramite internet negli Stati Uniti.
Tutti gl’indici accusatori sono rivolti verso Putin. Nei giornali israeliani di oggi, una richiesta russa di reciprocità nel trattamento dei criminali arrestati (una richiesta ordinaria e del tutto usuale) viene descritta come “il ricatto di Putin”; il desiderio di possedere stazioni di servizio in Occidente e di vendere carburante ai distributori e non solo idrocarburi al pozzo di perforazione viene descritto come il “perseguimento del dominio mondiale”. Putin non è fatto di ferro come i bolscevichi, ed è possibile che alla fine ceda alle pressioni, lasci che Israele bombardi l’Iran e consenta che le compagnie petrolifere occidentali facciano quello che vogliono nel suo paese, come al tempo di Gorbaciov e Eltsin. A quel punto diventerà il beniamino dei mass inedia e i suoi presunti crimini saranno dimenticati.
Questo è quanto è successo a Muammar Gheddafi: è stato accusato personalmente di ogni turpitudine e il suo paese è stato costretto a pagare somme inverosimili per il disastro di Lockerby, sebbene la Libia non c’entrasse per niente, come hanno ammesso gli osservatori internazionali al processo. Alla fine Gheddafi ha ceduto al supremo volere dei Signori del Discorso e subito sono cessati tutti gli attacchi contro di lui. Lo stesso succederà anche a Putin, se accontenterà Israele e lascerà che l’Iran sia bombardato.
La meravigliosa scrittrice indiana Arundhati Roy ha scritto che i dirigenti politici indiani sono tutti orribili; ma finché permetteranno all’Occidente di rubare le ricchezze del paese saranno al sicuro. Solo quando fanno qualche obiezione a questa rapina, essi diventano mostri agli occhi di un’opinione pubblica tanto accondiscendente. Dovremmo cercare di fermare questo stato di cose; non possiamo sconfiggere i missili Cruise statunitensi, ma possiamo e dobbiamo sabotare l’arma più potente dei Signori del Discorso, la macchina lavacervelli dei loro mass media. Possiamo farlo sottoponendo sempre a rigorosa critica tutto quello che affermano.”

Da Per il sangue che avete sparso, di Israel Adam Shamir, Edizioni all’insegna del Veltro, pp. 77-79.
[Per gentile concessione dell’editore. Modificato il 6 Febbraio 2011]