Afghanistan: le manfrine di Frattini, La Russa & soci

Il “Freccia“ è il 5° blindato, in questo caso di produzione FIAT Iveco-Oto Melara, utilizzato dal “nostro“ contingente in Afghanistan ed il 3° progettato ed uscito dalle catene di montaggio nazionali per dotare i militari “tricolori“ di “un mezzo idoneo ad affrontare le minacce di formazioni ostili in Paesi in cui si imponga la necessità di operazioni di polizia internazionale per ristabilire l’ordine e sicurezza“ (dichiarazione di La Russa Ignazio). Insomma, peace-keeping e peace-enforcing sotto l’egida dell’ONU ed occasione utile per soddisfare al tempo stesso le esigenze dell’ Esercito Italiano (E.I.) per dotare i suoi reparti di un numero adeguato di VBL/VCM/VCE/IFV che soddisfi l’esigenza di dotazioni della Forza Armata.
Un esigenza che coincide con l’acquisto da parte del Ministero della Difesa di un numero di blindati tale da generare, in ogni caso, un lauto profitto alle società costruttrici che si accollano, bontà loro, i costi di progetto, produzione, modifica, manutenzione a tempo e le scorte ricambi all’ E.I..
La conseguenza più immediata di una tale procedura è il volatilizzarsi del rischio di impresa e l’acquisizione da parte dell’E.I. di quantità “regolarmente eccedenti di esemplari prodotti, rispetto alle necessità operative“ essendo ben noti i benefici economici che ricava il personale di alto grado della Forza Armata, Marina ed Aviazione comprese, alla quiescenza, dall’’inserimento a livello dirigenziale nell’industria militare pubblica e privata.
Lobbies che opacizzano, nel migliore dei casi, i bilanci di settore ed inquinano, ormai a partire dagli anni Settanta, le destinazioni di spesa di Via XX Settembre.
Il “Freccia“ pesa in ordine di combattimento 26+2 tonnellate, ha un cannone a tiro rapido da 25 mm KBA, una mitragliatrice MG-42 da 7,62 mm ed una trasmissione su quattro assi. L’arma più temibile nelle mani di un coraggiosissimo ed eternamente appiedato straccione pashtun è un RPG-7 che a 150 metri perde i tre quarti della sua precisione di tiro od un AK-47 che a 130 mt la dimezza.
Nella versione controcarro il “Freccia” aggiungerà, grazie al professore, una dotazione di missili antitank “made in Israel“ Spike con un raggio d’azione dai 4 ai 6 km. Continua a leggere

La Russa e gli AMX per l’Afghanistan

AMX.

Oggi apriamo un altro fronte…

La Russa è un prestigiatore come Casanova. Vi ricordate il mago presentato a Striscia la Notizia da Greggio e Iacchetti?
L’unica differenza tra i due “personaggi“ è che il Ministro della Difesa non simula, fa sul serio, ed invece di pasticciare intenzionalmente con colombe che non escono dal cilindro manda gli AMX in Afghanistan come D’Alema li faceva decollare dalla base di Amendola per bombardare Montenegro e Kosovo.
Il Casanova di Ricci e Canale5 faceva e fa divertire gli utenti televisivi di Berlusconi, quello di Palazzo Baracchini, in combutta con Napolitano ed il Consiglio Supremo di Difesa che si riunirà un’altra volta il 9 novembre, cambia le carte sulla tavola per meleggiare intenzionalmente l’opinione pubblica.
Di Tornado IDS in Afghanistan, su ordine del mefistofelico “pizzo e barba“, il Generale di Squadra Aerea Daniele Tei ce ne ha mandati 4 al costo stratosferico, dalla manutenzione al personale di volo, di 52 milioni di euro all’anno.
Ne dovrebbero tornare indietro 2.
Con tutta probabilità, i Panavia schierati a Mazar-e Sharif. Usiamo il condizionale perché fintanto che non atterrano a Ghedi ci è difficile crederci abituati come siamo alle pastette di La Russa.
Tipo?
Presto detto.
I 500 militari italiani che dovevano rientrare per dicembre, successivamente forse, poi no e ora sembrerebbe di sì. Il via libera è arrivato da Rasmussen al summit NATO di Bratislava che ha visto la partecipazione dei 28 Ministri della Difesa.
Barack Obama tergiversa, è in debito di dollari – gli è fallita la 117° banca il 4 novembre – di “fiato“ politico e di strategia militare.
A Palazzo Baracchini arrivano dalle 18 alle 30 lettere di protesta al giorno. Padri, madri, fratelli, sorelle e fidanzate vogliono sapere come finirà la faccenda.
Li vogliono a casa per Natale senza se e senza ma.
L’elenco dei morti e dei feriti si allunga e le famiglie, consapevoli del rischio che corrono i congiunti in “missione di pace“ chiedono a La Russa di rispettare gli impegni presi.
E allora che fa il (nostro?) ex missinista atlantico di Via del Maiale (pardon… Scrofa), sostenitore incallito dello Stato di “Israele“, passato con armi e bagagli all’antifascismo “istituzionale“ a tutto tondo salvo riservarsi il vezzo di indossare quando è in visita ad Herat (sentite, sentite) la “camicia nera“ sotto la mimetica?
Lo ha fatto per ben 3 volte di fila. Troppe per essere un “caso“.
Aumenta il numero dei cacciabombardieri, da 4 a 8, o da 4 a 6, se va bene, tanto per far uscire qualche altra decina di milioni di euro in più dalle tasche della gente per bene, che paga le tasse, per alimentare l’avventurismo bellico della Repubblica delle Banane.
Solo che… gli Amx hanno qualche grosso problemino, come del resto i Puma ed i Lince.
Ma mentre i blindati stanno a terra, i cacciabombardieri della Alenia-Aermacchi-Embraer volano e rischiano di venir giù durante gli attacchi al suolo, con effetti mortali per il personale di volo e di immagine a livello nazionale ed internazionale per l’Italietta che già con i Tornado IDS mitraglia e bombarda a tutto kerosene pashtun e mujaheddin per conto di USA, NATO ed ONU.
Esagerazioni? Macchè.
Sentite un po’.
“… ci sono elementi per ritenere che i caccia AMX siano pericolosi, quindi non idonei al volo“. Lo affermò nel 2006 il Capo della Procura della Repubblica di Cagliari, Mauro Mura, confermando il provvedimento di sequestro della flotta di cacciabombardieri in dotazione all’Aeronautica Militare Italiana, ottenuto dal GIP su richiesta del PM Giancarlo Moi, titolare dell’inchiesta sull’Amx precipitato il 20 ottobre 2005 nel comune di Decimomannu durante un’esercitazione NATO.
Il presupposto dell’inchiesta – dichiarerà – è l’accertata pericolosità di questi caccia e gli elementi raccolti ci portano in questa direzione.
Il Capo di Stato Maggiore dell’A.M.I, dal canto suo, aggiungerà questa pesante ma sostanzialmente corretta dichiarazione: “Il tettuccio dell’AMX si è già staccato cinque volte determinando la perdita dei velivoli”.
Il Messaggero di Roma denuncerà decine di incidenti di volo per l’AMX e la morte di 14 piloti. Un dato che sarà rettificato (?) dallo Stato Maggiore in 8 perdite di AMX e 6 morti tra i piloti su una dotazione di velivoli che non ha mai superato i 60 operativi sui 110 a disposizione.
L’Amx è un cacciabombardiere nato sotto una cattiva stella ed è complementare al Tornado IDS. Può portare fino a 3.800 kg di bombe a caduta libera, razzi o armamento laser. Il prototipo esce nel 1984. La prima perdita arriva in fase di collaudo nel novembre 1989.
Muore il pilota e l’aereo si incendia per impatto al suolo. Dopo 2 mesi, nel 1990, l’A.M.I è costretta a registrare la seconda tragedia. Il 7 novembre di quello stesso anno, un altro aereo precipita nelle campagne di Pavia.
Nel 1992 ne cade un altro e questa volta l’A.M.I sospende i voli. Nel 1993, in Danimarca nel corso di un’esercitazione NATO, precipita un altro AMX. Anche in questo caso muore il pilota. Nel 1993 altri due “incidenti“.
Jets ancora a terra per verifiche, nuove perdite nel 1994, altri stop al volo, ed ulteriori distruzioni per impatto a terra nel 2000 e 2001.
La Procura di Padova apre un inchiesta. Nel 2002 un’altra Procura, questa volta quella di Treviso, blocca gli AMX per la caduta e la morte del pilota in un’area alla periferia della città. Nel 2003, l’Aermacchi-Embraer torna a volare ma si deve registrare nel corso dell’anno un nuovo disastro aereo.
Poi toccherà ad un AMX biposto da addestramento riportare l’incrinatura del tettuccio ed il lancio con paracadute dell’equipaggio.
Fino ad arrivare ad un nuovo sequestro disposto dalla Procura di Cagliari, nel luglio 2006, della intera documentazione relativa agli AMX nella sede dell’Aermacchi di Venegono Superiore (Varese).
Da quel momento, non si sono più registrate perdite di aerei e piloti perché l’A.M.I ha praticamente cessato di utilizzarli per l’addestramento sui cieli italiani.
La Russa, d’accordo con Napolitano ed il solito famigerato Consiglio Supremo di Difesa, vuol tornare a farli volare a livello operativo in missioni di attacco al suolo in Afghanistan, per far fuori un altro bel po’ di afghani e… qualche pilota “tricolore“.
Giancarlo Chetoni

Bare a quattro ruote motrici

feretri

Il 19 ottobre, la Direzione Generale Armamenti del Ministero della Difesa ha concluso ad Herat la sua indagine conoscitiva sui Lince “modificati“. Perché non in un poligono nazionale e perché lontano da occhi indiscreti?
Sono sempre sotto sequestro della Procura della Repubblica di Roma ad Herat i tre “veicoli incidentati“ della Lapo Elkann & C.?
L’altezza del veicolo della FIAT Iveco con torretta a guida remota aumenta così di 400 mm. Un’enormità.
Aver aggiunto una ralla di 330 kg sulla testa del Lince ne fa potenzialmente una bara a quattro ruote motrici a meno di un esonero precocissimo dal servizio di “pattugliamento“.
E allora perché La Russa ne ha spediti altri otto in Afghanistan in aggiunta ai sovrabbondantissimi 246 a 350.000 euro a botta già in dotazione al West RC?
Come mai continua a far arrivare per via aerea una dotazione di mezzi che eccede le necessità di impiego operativo? Cosa c’è sotto?
Un “gippone protetto“, il Lince, che manifesta una elevata tendenza al ribaltamento su terreni accidentati, in curva e su salite o discese a forte pendenza, e ha già provocato nella versione “normale“ negli ultimi sette mesi 72 feriti (per scontri a fuoco con mujaheddin ed “insorti“ pashtun, esplosioni ed uscite di strada) tra i militari del contingente italiano, ed un morto, questo lo aggiungiamo noi, il 15 ottobre.
Il computo è dell‘Ansa. I sei parà del 186° Rgt saltati per aria a Kabul sono andati fuori lista, come i morti ammazzati che li hanno preceduti. Si vuole ridurre l’impatto sull’opinione pubblica lavorando solo i “dati” dei feriti? Sembrerebbe di sì.
L’ultimo caduto per “cause di servizio“ è stato il caporalmaggiore Rosario Ponziano del 4° Rgt Alpini Paracadutisti della Brigata Monte Cervino che ha perso la vita in un ribaltamento del LMV su cui si muoveva, insieme all’equipaggio (tre i traumatizzati) in missione operativa tra Herat e Shindad.
Il portavoce del West RC maggiore Marco Amoriello lo ha passo passare per l’autiere. Era, a quanto ne abbiamo saputo, il rallista, il militare in torretta, il predestinato, stando come stanno le cose, a lasciarci la buccia.
“ …i Lince “modificati” sono stati impiegati su tratti sterrati con pendenze variabili tra i 20 ed i 50°: in tutto sono stati percorsi circa 200 km in un ambiente alla temperatura media locale. Le prove a fuoco sono state effettuate nel poligono di Herat con mitragliatrici Browning che hanno sparato 1.000 colpi“.
Ecco in breve le conclusioni certificate in Afghanistan dalla Direzione Generale Armamenti e sottoscritta dal generale, che non batte per il verso giusto, Rosario Castellano della Folgore, attuale comandante del West RC PRT11 di Herat: ” …la ralla motorizzata balistica (il situational awareness sembrerebbe out – nda) soddisfa al meglio il binomio volume di fuoco erogabile/protezione dell’operatore”. L’innalzamento del LMV non pregiudica l’equilibrio del mezzo (dichiarazione da Corte marziale) anche se richiede “una maggiore accortezza nell’esecuzione delle manovre”.
Per ovviare a questo “inconveniente“ secondo il rapporto sono indispensabili 300 minuti (!) di guida da effettuare in Italia (!).
Il LMV – si afferma, in soldoni, da Herat – appare “ben ancorato al terreno“ e per farlo muovere in “totale sicurezza” (!) su rotabili e sterrati dell’Afghanistan occorre a giudizio della Commissione della D.G.A un addestramento alla guida pari a un’ora per dito d’una mano.
Non ci va di commentare questa “indicazione“ fuori di testa.
Nel nostro articolo Gli “effetti” Lince in Afghanistan, si attribuiva il frequente ribaltamento dei LMV “normali“, non quelli ulteriormente appesantiti di 330 kg in torretta, al posizionamento della cellula di sicurezza che alzava a livelli di guardia il baricentro.
Abbiamo tenuta coperta la fonte di informazione nell’intento di evitarne la possibile identificazione (e problemi annessi). Fino a quel momento c’erano state sul LMV della FIAT Iveco solo montagne di apprezzamenti. Un coro senza stonature che puzzava e puzza ampiamente di zolfo. Complicità e interessi di lobbies hanno fatto muro. Poi c’è chi vede bianco quello che è nero.  Sono i sanfedisti del Lince che lincia. Il più delle volte sono in buona fede facendo paragoni sbagliati con mezzi “analoghi” di produzione USA.
Ecco cosa ci ha detto un ufficiale, che vuole giustamente mantenere l’anonimato, che da quelle parti c’è stato e ha messo le chiappe sui sedili della “cellula di sicurezza“ del FIAT Iveco: “ …prima del LMV della Iveco usavamo i Puma. Dopo le pesanti perdite registrate, li abbiamo messi da parte. Aspettiamo di rispedirli indietro. Pesano 6.8 tonnellate, sono mezzi all’apparenza imponenti, “sicuri”, con una trazione 4×4 o 6×6. Il primo impiego operativo è stato in Iraq. Il costo complessivo di produzione è stato di 305 milioni di euro ma i Puma hanno una struttura costruttiva rigida totalmente inadatta ad assorbire gli effetti esplosivi. Effetti che si trasferiscono, in caso di esplosioni, all’interno del blindato, sull’equipaggio, con conseguenze che il più delle volte, sopratutto alla periferia di Kabul, si sono rivelati mortali … “.
Perdite di vite ed ingenti costi materiali in fumo. Sostituire una linea di “blindati” costa alla gente perbene, quella che paga le tasse, centinaia di milioni di euro.
La Repubblica delle Banane ha sostituito i Puma con i Lince. L’avventurismo bellico di Napolitano, Frattini e La Russa, sta producendo i suoi effetti.
E vediamo cosa aggiunge il nostro interlocutore sui LMV “normali“: “ …il Lince ha una luce da terra di 460 mm, il peso della sola ralla con una MG – mitragliatrice leggera in calibro 7.62 al posto della pesante Browning in 12.7 testata ad Herat – pesa oltre 130 kg senza la protezione “piastre” che abbiamo costruito, alla buona, ad Herat a difesa dell’operatore. Se si carica questo peso sulla testa di un SUV alla prima normalissima curva in asfalto anche a bassa velocità si finisce a testa in giù. Su terreni sterrati, impervi, estremamente impegnativi, il Lince manifesta una forte tendenza al ribaltamento. Gli inglesi, è vero, ne hanno acquistati 400 dalla FIAT Iveco ma non li usano in Afghanistan. Li impiegano soprattutto, in servizio di ordine pubblico, nell’Irlanda del Nord…”.
Questa dichiarazione, da sola, mette bene in evidenza le vergognose manfrine di Ignazio La Russa che parla a Porta a Porta di “San Lince”, protettore del contingente tricolore in Afghanistan, alla presenza della senatrice Roberta Pinotti, responsabile “difesa“ per il PD, invitata nel salotto di Vespa su pressione del Ministro della Difesa a fare “opposizione“ senza fiatare.
PdL e PD finanziano e rifinanziano, in combutta, senza rossori la nostra (?) “missione di pace“.
Un teatrino che segnala una gravissima emergenza nell'”informazione” e nella politica estera e militare del Paese.
Giancarlo Chetoni

dalle parti di herat

Addendum 28/10/2009
Dalle parti di Herat. Un Lince “normale” su terreno riportato, con l’evidente intento di dimostrarne la stabilità, affronta una pendenza semplice largamente inferiore alle specifiche di progetto, senza mitragliatrice Mauser 7.62 con piastre a protezione dell’operatore né in calibro 12.7 mm su ralla. Una prestazione giudicata evidentemente ottimale per essere propagandata e che la dice lunga.
Notare come il Lince si sia già mangiato lo spazio luce tra parafiamma e terreno. Non tutte le ciambelle riescono col buco.