Camorrista NATO, atto secondo

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Lo scorso ottobre, segnalammo che le indagini condotte dal coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti, avevano portato a scoprire numerose proprietà immobiliari della Camorra affittate a ufficiali NATO di stanza nelle basi campane dell’Alleanza.
All’epoca, Raffaele Cantone, magistrato di Cassazione esperto dei Casalesi, si chiedeva preoccupato chi fossero gli intermediari della Camorra presso gli statunitensi.
Ora, all’indomani dell’arresto del superlatitante Giuseppe Setola, forse abbiamo un nome: si tratta di John Loran Perham, 35 anni, figlio di un ufficiale statunitense in servizio a Napoli e di madre casertana, arrestato insieme al boss. Perham è tra l’altro cognato dei fratelli Luigi e Nando Russo, quest’ultimo proprietario a suo tempo del locale Blue Moon, la sede storica di tanti incontri tra Setola ed il suo gruppo di fuoco, uno dei covi più famosi in cui il boss si nascondeva con i killer ricercati – e catturati il 30 settembre scorso – Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Oreste Spagnuolo.

Qui il video degli arrestati.

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“Loran Perham, chi era costui?”, di Pompeo Ingravallo

“Non lo ricordo… debbo fare uno sforzo… ah, sì!”
E’ A.P. che parla, un ex-commercialista napoletano di 63 anni, ora residente in Provenza, beato lui.
Domiciliato per tanti anni ad Agnano, strano no? un quartiere niente affatto residenziale… zona-Ippodromo e NATO, assai squallida: ma con studio nella “City” cosiddetta, il quartiere-incubo edificato da Achille Lauro, il contrabbandiere USA che fu Re di Napoli nei remoti Cinquanta.
AP – “Loran Perham era un gentile signore che a quell’ epoca eroica, gli anni Settanta, aveva la responsabilità di approvvigionare il commando NATO di Agnano-Bagnoli.
Ossia provvedeva agli acquisti di ogni tipo di materiale per una popolazione di almeno 10.000 abitanti.
La sua predilezione andava per gli articoli di elettronica HI-FI, allora di gran moda.
Loran Perham li vendeva DIRETTAMENTE anche a una rete di utenti domestici italiani: si andava pazzi per comprare la roba di SONY franco-dogana, alla metà del prezzo.
Amplificatore da 100 watt, casse a sospensione pneumatica marca AR, nota bene la sigla (la più pregiata allora: “per la musica classica”), giradischi Technics col braccetto calibrato a “S”: una goduria per 1 milione!
In negozio più del doppio. In URSS manco per 1 miliardo.
Uno stipendio medio era di due-trecentomila lire.
La mejo borghesia dipendeva, attraverso una rete di agenti di cui A.P. era il venditore di maggiore successo, da questo tizio BENEVOLENTE, che tale appariva, “della NATO”.
Poi si passò ai televisori-schermo largo, negli anni Novanta.
Così, come se fosse il Paese dei Balocchi…..
Ma Loran Perham, oltre a farti cadere la grazia (“la NATO, la NATO: siamo ammessi a comprare!” gridavano all’ unisono, per un volta, gli studenti-rivoluzionari guevaristi o maoisti… Mentre le spie sofriane, Goffredo Fofi in testa, si leccavano i baffi… Tra gli entusiasti di acquistare a metà prezzo, perfino un tale che nel recinto NATO, solo e nottetempo, qual kamikaze votato al suicidio, c’era entrato DA SOLO, con una bomboletta di vernice rossa, tra le prime in commercio, durante il febbraio del ’68, “offensiva del Tet” da parte dei Vietcong: per dipinger di rosso TUTTE le auto in parking con scritte inneggianti a Zio Ho, fino all’ alba, e senza che Polifemo si accorgesse di nulla) su dal cielo al borghese fremente, tipica propaganda comunista MA a mezzo consumismo, faceva pure ben altri affari.
La Polverina Bianca: dopo l’ hashish innocuo, fu lui che la introdusse, nei salotti per bene come nei tuguri dei “vedovi della contestazione”, tanto per tirarsi su.
Creando un rete di diffusione sul territorio ben più capillare che l’ Alta Fedeltà. E assai più redditizia.
Tanto era uguale: spacciare un TV, o un panetto di coca, sempre era contrabbando, però così per bene ! Non sembrava peccato, né reato… ”E’ la NATO.”
Intanto, oltre a innervare il contrabbando vero e proprio, stile “Duchesca” o “Forcella”, le due Vuccirìe napoletane di prodotti elettronici — ai “tempi belli” che l’ America sembrava solo questo: gadgets e rock — appaltate a famiglie di grossisti che avevano pure “negozi per bene” di dischi coltissimi nei migliori quartieri (come, ad esempio, G.C.*: un commerciante-contrabbandiere ignorantissimo, che divenne pure il critico musicale “serio” del maggior quotidiano napoletano. Grazie alle intimità con un famoso “luminaria” del ramo, sito in quartiere-Brera), Loran Perham CREAVA, a piedi uniti e contro la RAI pubblica, il business di radio e TV-“Libere”.
TUTTE le prime emittenti contrabbandiere, poi sancite legittime da un decreto del Sinedrio (“Corte Costituzionale” cosiddetta), accampavano a Napoli, e presumibilmente altrove, paraphernalia tecnici usciti da NATO-Bagnoli, con il nulla-osta siglato “Loran Perham”……
Molti di questi…. giornalisti, spuntati come funghi all’ ombra del Vesuvio, come dell’ Etna e ovunque, pervasero anche la RAI. Ed ancora ne occupano gli schermi….
Loran Perham però, era a quell’ epoca, RITENUTO INSIEME UN NOME E COGNOME, come “Pinin Farina” per esempio.
Deve essere stato un tale “marchio di garanzia” che il figlio, l’ uomo arrestato dalla DDA a Mignano Montelungo insieme al porco Setola, HA RITENUTO DI CONSERVARLO IDENTICO, solo aggiungendovi il suo battesimale:
John Loran Perham, come Sergio PininFarina !”
(fine prima puntata)

Da Camorra e NATO, un antico legame in napolibera.eu del 16 gennaio 2009.

Camorrista NATO

CASAL DI PRINCIPE (Caserta) — Via Toti numero 10. Sul confine tra la municipalità di Casal di Principe e San Cipriano. La villa è circondata e protetta da un alto muro, su di un ampio perimetro. Il portone e il cancello in ferro. Gli accessi sono sorvegliati dall’interno da telecamere ultima generazione. Potrebbe essere una delle tante villone che riempiono gli spazi di questa regione del casalese: costruite come fortini, ricordano la logica medioevale a difesa del clan, piegate su se stesse, affacciate su quello che viene chiamato “il luogo”, la corte interna. Con una differenza però. Questa è una delle proprietà immobiliari note della famiglia di Antonio Iovine, classe 1964, detto “ninno” perché piccolo di statura, tra i più pericolosi boss d’Italia, ricercato da oltre 12 anni. E con una peculiarità ancora più curiosa: la villa è ormai da tempo affittata ad ufficiali americani in servizio nelle vicine basi NATO. «Paradossale e assurdo, no? Le casse della NATO, cui contribuisce anche il governo italiano, alimentano quelle della camorra organizzata», dice Franco Roberti, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un fatto noto al comando provinciale dei carabinieri di Caserta, che assieme alla magistratura da tempo cercano di mettere sotto sequestro i beni della camorra, comprese le ville affittate alla NATO.

Quante? «Probabilmente centinaia — commenta il colonnello Carmelo Burgio, ex comandante della missione dei carabinieri a Nassiriya che da oltre 4 anni dirige gli oltre 1.360 carabinieri della provincia —. Con introiti milionari per la malavita locale, che così riesce a riciclare in modo pulito gli introiti delle sue attività illecite. Solo l’anno scorso, nel marzo 2007, riuscimmo a sequestrare beni pari a cento milioni di euro del clan Bianco-Corvino e a localizzare una cinquantina delle loro ville, che erano state acquistate grazie ad un largo giro di truffe alle assicurazioni auto. Di queste oltre 40 erano state affittate a militari americani stanziati nelle basi NATO campane. Oggi quasi tutte sono ancora abitate da ufficiali USA con le loro famiglie. Ma gli affitti, che sono alti per queste regioni e variano in genere dai 1.500 agli oltre 3.000 euro mensili, vanno ora ad un fiduciario dello Stato». Alla procura di Napoli sospettano tra l’altro che anche il clan di Giuseppe Setola, considerato tra gli autori del massacro di sei giovani di colore poche settimane fa, abbia affittato alla NATO. «Occorre capire chi sono gli intermediari della camorra presso gli americani », dice preoccupato Raffaele Cantone, magistrato di Cassazione esperto dei Casalesi. La villa di via Toti ha un iter molto particolare. «Antonio Iovine, assieme a Michele Zagaria, detto ” Capa storta”, e gli Schiavone è al comando della camorra casalese. Si arricchiscono anche con gli affitti alla NATO», dicono i carabinieri. «Calcoliamo che quella dove vive la famiglia di Iovine, sempre tra Casal di Principe e San Cipriano, valga almeno un milione di euro e quella molto vicina di via Toti oltre 800mila. Nell’aprile di quest’anno gli abbiamo sequestrato beni per il valore di 80 milioni di euro. Ma il giudice per le indagini preliminari ci ha negato i sequestri delle ville. In particolare, per quella intestata alla madre di Iovine e affittata agli americani, ci è stato detto che non ci sono prove sufficienti per dimostrare che è stata comprata con fondi sporchi», specifica il tenente dell’Arma Giuseppe Tomasi, da oltre trent’anni impegnato nella lotta alla camorra.
(…)

Estratto da “Ufficiali NATO in affitto nella villa del boss”, di Lorenzo Cremonesi.