Facciamo i conti, hic et nunc, con l’occupante a stelle e strisce

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Alla faccia di PisciaLetta e di tutti gli scodinzolanti ominicchi di destra, centro e sinistra…

“Sessant’anni di subordinazione politica e geoeconomica agli Stati Uniti hanno ormai quasi definitivamente privato il nostro paese d’industrie attive nei settori high tech e ridotto la classe politica italiana ad un insieme di smidollati e pagliacci che in nome del deficit, dei parametri dell’euro e della “carta”, sono disposti a sacrificare il “ferro”, interi comparti industriali medi e soprattutto high-tech. Tutto il contrario di quello che fanno gli USA, come abbiamo visto, o di quello che fanno i francesi e i tedeschi.
Per invertire la rotta bisognerebbe dotarsi di un ceto dirigente sovranista ed europeista in senso forte che smascheri quello euroatlantico, annichilendo tanto le correnti culturali domestiche decrescetiste, tecnofobe, antiscientifiche, romantiche, pacifiste e primitiviste – vero cancro del paese che l’hanno infettato alle radici – tanto quanto quelle politiche piccolo-nazionali ed atlantiste.
Ma anche se, nella più ottimistica delle previsioni, ciò dovesse accadere, l’Italia da sola non avrebbe i numeri per fare una politica di sviluppo (e potenza) sostenibile; nell’era dei continenti e dei grandi spazi, l’Italia da sola non può fare “Big Science” e competere con quei giganti aziendali che stanno alla base del dominio USA. Nel XXI secolo ci vuole stazza continentale ed è pertanto necessaria una stretta alleanza con uno o più delle potenze nazionali vicine, siano queste la Francia, la Germania o la Russia. E’ indispensabile una scelta paneuropea dell’industria high-tech italiana, che passi attraverso la fusione dei diversi comparti nazionali europei, avendo la forza di contrattare un accorpamento che tuteli il più possibile gli interessi della nostra popolazione. Alla radice ci deve essere una condivisa scelta politica di creazione di un blocco continentale autonomo dagli USA.
(…)
Un’Italia guidata da un gruppo dirigente sovranista ed europeista forte, dovrebbe però chiedere alla Germania (e in subordine alla Francia) di giocare allo scoperto e mettere le carte sul tavolo per capire se vale veramente la pena di puntare ad un’aggregazione paneuropea attorno al nucleo tedesco, e magari poi aiutarla e fiancheggiarla in questo duro percorso che preveda la creazione di un reale blocco continentale, con una vera unificazione dotata di un esercito europeo, di un bilancio comune, di una “Big Science” comune, di una politica estera ed economica autonoma dagli USA.
Con l’inizio del nuovo mandato di Angela Merkel, con le contrattazione sul TAFTA che stanno per partire, con le decisioni del nuovo management di Siemens e tanti altri segnali, si riuscirà a stanare meglio le reali intenzioni della Germania.
Ma è certo che ad aiutare o addirittura a pretendere dalla nazione tedesca non può essere la “puttana” atlantica che dall’8 settembre del ’43 – e ancora più negli ultimi vent’anni – siamo soliti chiamare Italia, cavallo di troia statunitense nell’Unione Europea tanto quanto la Gran Bretagna.
(…)
Se vogliamo che nei cieli della nostra terra risplenda un barlume di dignità e di patriottismo europeo; se vogliamo che tra le sue valli rimbombi di nuovo dieci e cento volte “Eureka” – la gioia della scoperta e l’orgoglio del progresso tecnico e scientifico oggi possibile solo con la “Big Science” e con la stazza continentale – facciamo i conti, hic et nunc, con l’occupante a stelle e strisce e liberiamoci da una classe dirigente che sembra saper dire solo: “Yes, Sir”.”

Da La battaglia per le aziende strategiche, di Michele Franceschelli.

I rapporti USA – NATO – UE secondo Philip Gordon

Già lo conoscevamo come protagonista di un’audizione parlamentare in tema di rapporti transatlantici, tenutasi lo scorso giugno.
Philip Gordon è tornato a battere il ferro e, davanti al medesimo subcomitato per l’Europa della Camera dei Rappresentanti statunitense, ha recato la propria testimonianza sul da poco entrato in vigore Trattato di Lisbona e le sue implicazioni nelle relazioni future tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Per farsi un’idea dei contenuti dell’audizione (che può essere letta integralmente qui), traduciamo la risposta di Gordon alla domanda postagli da uno dei componenti del subcomitato, particolarmente interessato al ruolo svolto dalla NATO.

“E’ una questione di vecchia data, la relazione tra le due organizzazioni (NATO ed Unione Europea – ndr). E nel passato gli Stati Uniti, inclusa l’amministrazione Clinton nella quale ho servito, erano molto preoccupati circa le possibilità di competizione e duplicazione. E queste preoccupazioni continuano ad esistere, e l’ho accennato nella mia testimonianza, l’ultima cosa che abbiamo bisogno di fare è duplicare istituzioni o strutture o risorse che sono tutte troppo scarse.
Ma noi siamo fiduciosi che i nostri interessi siano abbastanza armonizzati e le relazioni tra le due organizzazioni – le quali come evidenziato si sovrappongono in maniera significativa, voi sapete, 21 Paesi appartengono ad entrambe – sono tali che possiamo evitare un’inutile duplicazione ed in realtà vediamo benefici per noi nell’avere un’Unione Europea che gioca un ruolo più preminente. E’ inevitabile che gli Stati Uniti, quando si tratta di sfide alla sicurezza nel mondo, penseranno in primo luogo alla NATO. La NATO è, fra queste due organizzazioni, quella in cui siamo, ed ovviamente avendo un posto a tavola giochiamo un ruolo importante.
E’ anche improbabile che se la NATO è pronta ad agire in una certa situazione i nostri alleati europei non si allineino. Quando gli Stati Uniti sono pronti a rivestire la direzione od un ruolo importante, è probabile che gli Europei che sono in entrambe le organizzazioni vorranno che le cose vadano così. Ci possono essere, comunque, altre situazioni in cui noi scegliamo di non rivestire la direzione o qualsiasi altro ruolo, nelle quali dovremmo dare il benvenuto al fatto che l’UE sia pronta a farlo. E nello scorso decennio o circa, ci sono state una serie di situazioni di intervento nei conflitti dove è andata così e l’UE è stata in effetti coinvolta, ciò è qualcosa a cui dovremmo dare il benvenuto.
Piuttosto di preoccuparci che l’UE esageri in qualche modo ed usi la forza militare in un luogo dove noi preferiremmo che non la usasse, è molto, molto più probabile che essi vadano ed aiutino a stabilizzare una situazione per la quale noi potremmo non avere le necessarie risorse o l’impegno politico a farlo. Mi riferisco oggi alla Bosnia, dove inizialmente la NATO e noi dispiegammo significative forze militari, la NATO è fuori e l’Unione Europea sta conducendo la missione di pace, ci sono stati interventi in Africa, e probabilmente altri si avranno circa i quali dovremmo dare il benvenuto al fatto che l’Unione Europea sia maggiormente coinvolta nelle attività di stabilizzazione.
Infine, lasciatemi solo notarlo, le due organizzazioni hanno diversi mandati e capacità. L’UE è più completa della NATO e può apportare un prolungato elemento politico, civile, di assistenza all’estero, per cui almeno storicamente la NATO non ha giocato un ruolo importante. Facendo un bilancio, mentre dobbiamo sempre essere cauti ed attenti alle questioni di duplicazione, in generale pensiamo che sia una cosa positiva.”

[grassetti nostri]