Il Tribunale NATO dell’Aja contro Ratko Mladic

“Con la consegna di Mladic la “nuova“ Serbia supera due delle tre condizioni, che la cosiddetta comunità internazionale, leggasi potenze occidentali (USA, UE, FMI, Banca Mondiale etc…) ed il suo braccio armato, la NATO, avevano posto ai governi “democratici” e da loro finanziati, sostenuti e diretti. La prima di natura simbolica per umiliare storicamente il forte senso di identità e dignità nazionali, permeanti la storia e l’anima dei serbi: essa era legata alla Resistenza fatta dalla Jugoslavia (prima RFSJ e poi dalla RFJ) contro le aggressioni ed alla sua distruzione negli anni ’90, quindi consegna dei latitanti al TPI dell’Aja per l’ex Jugoslavia, l’ammissione di colpa per i cosiddetti “crimini di guerra“ effettuati nelle guerre fratricide di quegli anni e accettazione della colpa come “popolo”. La seconda era di natura più politica ed economica, le privatizzazioni selvagge, la svendita delle industrie, il liberismo selvaggio, lo smantellamento dello stato sociale, incentrare le politiche economiche verso l’entrata nella UE ed il mercato occidentale, abbandono dei mercati russi e cinesi come prospettiva, ecc. Ora si va verso la terza condizione, quella delle trasformazioni più strutturali: l’aspetto giuridico, quindi leggi europeizzate; riforma dei corpi militari, sia di polizia che dell’esercito, ridotto quasi di un terzo; cambiamento dello Stato di Diritto; ordinamenti interni sia politici che economici, standardizzati alla UE; abbandono delle rivendicazioni sul Kosovo e accettazione dello status quo, ecc..”

Dal Dossier Ratko Mladic, a cura di Enrico Vigna, che potete leggere qui.

Viktor Bout protagonista nel ruolo de “il Mercante di Morte”

Di Dmitrij Babič, per RIA Novosti.

Il politologo francese Regis Debray una volta fece delle osservazioni sulle somiglianze tra la politica estera statunitense e certi film hollywoodiani. Chi mette in discussione gli argomenti di Debray dovrebbe osservare alcuni spezzoni di notiziari trasmessi dalle televisioni americane riguardanti l’estradizione dalla Tailandia verso gli Stati Uniti dell’imprenditore russo Viktor Bout.
Con una spasmodica eccitazione, i media americani ci spiegano che Bout sarebbe stato trasportato dalla sua cella all’aeroporto accompagnato da due distinti cortei blindati, uno dei quali sarebbe null’altro che un’esca per depistare eventuali rapitori. Il New York Times ha invece rivelato che la Russia avrebbe offerto alla Tailandia del petrolio a prezzo di favore in cambio del rifiuto tailandese all’estradizione di Bout in America, ma che tuttavia Washington avrebbe avuto la meglio offrendo a sua volta armamenti ed altre attrezzature militari ai vertici tailandesi.
Il tutto ricorda molto le scene di un film di Hollywood. In verità, un film ispirato alla vita di Bout venne effettivamente realizzato nel 2005, privo ovviamente di ciò che riguarda l’epilogo in Tailandia.
Bout all’epoca era un uomo libero. Fu arrestato nel marzo del 2008. Il regista del film, Andrew Niccol, chiaramente non fece lavorare molto il proprio cervello per dare un nome al proprio lavoro, optando per il titolo spudoratamente ruffiano de “Il Signore della Guerra”.
In omaggio al tipico cliché hollywoodiano, i membri del Comitato per le Relazioni Estere del Senato statunitense, il cui lavoro sarebbe apparentemente sostenuto da prove concrete e presunzioni di innocenza, menzionano Bout come “il Mercante di Morte” anche nei documenti ufficiali. Le storie dei cortei blindati, del petrolio offerto a prezzo scontato e delle armi americane non sono state confermate da alcun funzionario russo o americano. Molto più probabilmente ciò è dovuto all’immaginazione ipertrofica di giornalisti che hanno visto troppi film hollywoodiani. Quegli stessi giornalisti che in più di sei anni hanno costruito un immagine di Bout corrispondente a quella di un criminale incallito.
Nato in Tagikistan nel 1967, Bout aveva solo 24 anni quando avvenne il collasso dell’Unione Sovietica. Tuttavia la stampa ci informa che Bout fu un ex agente del KGB attivo da anni in Angola, oltre a divenire il proprietario della più grande flotta di aerei sovietici da trasporto al mondo, nonché il maggiore commerciante mondiale di armi con le quali si sono alimentati i conflitti in Afghanistan, Angola, Congo, Liberia, Ruanda, Sierra Leone e Sudan.
Davvero incredibile come un uomo così giovane come Bout abbia già potuto raggiungere un così alto livello di infamia. Continua a leggere