Hanno sfidato una tempesta di sabbia

Herat, 17 settembre – Hanno sfidato una tempesta di sabbia per consegnare le schede elettorali in una delle zone più remote dell’Afghanistan, Por Chaman. Gli elicotteri italiani hanno compiuto la missione questa mattina ed hanno consegnato alle autorità afghane gli scatoloni sigillati contenenti le schede elettorali per le votazioni che si svolgeranno domani in tutto l’Afghanistan. Una missione durata due ore e che ha visto impegnati un CH47, elicottero da trasporto, e due Mangusta che hanno scortato le schede elettorali.
Nel corso della settimana molte volte l’operazione era fallita proprio a causa della tempesta di sabbia che ha colpito la regione. “Negli ultimi giorni – spiega il maggiore Bruno Pagnanelli abbiamo messo a punto un piano dettagliato per portare le scatole sigillate con all’interno le schede elettorali nei vari distretti. Una tempesta di sabbia però ha impedito che l’operazione giungesse a buon fine. Fino a questa mattina quando il maltempo ha concesso una tregua di due ore e così gli elicotteri sono partiti da Farah, nella provincia di Herat, affrontando una missione al limite, sorvolando la zona montuosa e desertica di quella provincia. Nessun atto ostile da parte degli insorti è stato registrato contro le forze dell’aviazione leggera dell’Esercito e dunque sabato gli abitanti di quella zona potranno recarsi alle urne”.
(AGI)

Peccato però che…

Kabul, 17 settembre – Alla vigilia del voto afghano, sequestrate migliaia di schede false e badge per l’accredito degli osservatori. Lo hanno annunciato le autorità in Afghanistan, dove crescono i timori di brogli elettorali, in un voto che i talebani hanno invitato a boicottare e minacciato di insanguinare con attentati.
(AGI)

Roma, 17 settembre – In Afghanistan si corre il rischio di brogli elettorali: lo ha detto il ministro della difesa Ignazio La Russa. “Qualche volta sentiamo parlare di rischio brogli elettorali nei Paesi europei – ha dichiarato La Russa – e qualche volta anche in casa nostra. Potete immaginare come sia più facile sentirne il pericolo in una terra così devastata come l’Afghanistan“. La riflessione del responsabile della Difesa a margine dell’incontro che ha avuto con il segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.
(AGI)

Ma come, signor Ministro, non ci ha sempre detto che in Afghanistan siamo sulla buona strada?!?
Intanto, i “nostri ragazzi” continuano a giocare alla guerra:

Roma, 17 settembre – Due incursori italiani, un ufficiale e un militare di truppa della Task Force 45, costituita dalle forze speciali italiane, sono rimasti feriti oggi nel distretto di Bakwah, provincia di Farah, a sud di Herat. I due, colpiti da proiettili di arma da fuoco alla spalla, non sono in pericolo di vita. In particolare, riferisce il Regional Command West di ISAF, i militari sono rimasti feriti nel corso di un’operazione mirata alla cattura di quattro insorti che erano stati avvistati da un velivolo senza pilota dell’Aeronautica militare mentre posizionavano un ordigno lungo la strada che collega Farah a Delaram.
Gli insorti si erano spostati in un’abitazione verso la quale si stavano dirigendo un elicottero da trasporto CH47 con a bordo gli elementi delle forze speciali, scortato da due elicotteri Mangusta. I due feriti sono stati subito evacuati presso l’ospedale da campo USA di Farah. La dinamica dell’evento è in fase di ricostruzione, mentre le famiglie dei due militari sono state avvisate.
(ASCA)

Un elicottero da trasporto CH47 e due Mangusta in entrambi gli episodi, ma che curiose coincidenze!

Altri addirittura, pur di sparare a qualche animale di grossa taglia, da cacciatori accaniti arrivano a firmare contratti annuali o pluriennali con le nostre Forze Armate che organizzano safari a proprie spese.
Il ragionamento è semplice: se, tra acquisto di mimetica, scarponi, fucile, munizioni, costo di viaggio di spostamento all’estero ecc, se ne vanno più di mille euro, e io posso risparmiare, anzi mi pagano lautamente per la trasferta internazionale, perché non farlo?
Qualche rischio c’è, ma a vedere i dati che ogni anno ci arrivano dagli enti preposti, ma anche dalla stessa televisione, decine di morti e feriti per ogni stagione faunistica, c’è da ammettere che c’è più rischio di essere impallinati dai cacciatori della domenica o morti precipitati in dirupi a causa di un terreno che frana in tutta Italia, piuttosto che percorrere le lande desolate afgane o irachene a caccia di qualche bella preda.
Qualche volta dallo schermo tv, ci arrivano delle notizie curiose che ci parlano del cinghiale che inferocito ha fatto cadere un cacciatore, al quale partendo un colpo ha ammazzato accidentalmente l’amico o di qualche volpe che fintasi morta ha poi staccato il naso o la mano al cacciatore imprudente, ma sono cose che non fanno paura, anzi danno una bella scossa di adrenalina a ogni impenitente cacciatore.
Oggi, l’incidente di caccia è avvenuto non nei boschi della Garfagnana, bensì tra le pietraie del distretto di Herat, dove un gruppo di cacciatori italiani in trasferta, che in Afghanistan sono inquadrati dalla agenzia di Safari “Incursori Taskforce45”, addestrata ad eliminare a colpi di silenziatore dei fastidiosi esemplari di una specie che si chiama talebana, dopo aver avuto le indicazioni da parte di un cane-volante robot (chiamato Predator) ove si trovasse la tana di alcuni esemplari di questa razza, è incautamente incappata in un branco di cuccioli talebani con mamme al seguito.
La reazione di questi animali che, notoriamente, appena vedono un cane-robot Predator a stelle e strisce, si fanno immediatamente annichilire a colpi di missile, è stata inconsulta, rabbiosa provocando la morte di un cacciatore ed il ferimento di un altro.
L’ennesimo incidente di caccia scatenerà nuove polemiche tra coloro che sono sfavorevoli alle attività di caccia grossa all’estero sotto il patrocinio del Ministero della Difesa e coloro che invece richiederanno l’impiego di cani-robot armati, capaci di ammazzare prima la preda a distanza, onde far fare ai cacciatori incalliti un safari teleguidato senza rischi.
Si prevede che i missili da installare su questi nuovi cani da caccia saranno acquistati con i risparmi sulle pensioni di invalidità, sulla scuola, sulla sanità e con tariffe più alte sui servizi pubblici.

“La caccia grossa è garantita dai principi delle libertà costituzionali, corrobora lo spirito italico e fa tenere alto il nome della nostra Nazione all’Estero!“.
Con queste parole, il nostro ministro della Difesa richiederà la mozione di fiducia sulla prossima manovra relativa all’acquisto della ”nuova attrezzatura” per un’attività venatoria che quest’anno si presenta molto interessante.

Da Incidenti di caccia: morto un incursore italiano che andava a caccia di talebani, di Antonio Camuso.
[grassetto nostro]

Missione di pace
Roma, 20 settembre – “Il tenente Romani era un valoroso combattente”, ha detto Franco Frattini, ricordando la figura del militare ucciso. Il ministro degli Esteri ha aggiunto che gli uomini della Task Force 45, di cui faceva parte Romani, sono militari “addestratissimi”, in Afghanistan da volontari, che “devono andare a snidare quei talebani con cui non potremo fare mai un accordo”.
(AGI)

“Fiaccola per la nostra Patria, lampada per i popoli martoriati”
Roma, 20 settembre – ”Alessandro in Afghanistan voleva che gli ordigni non spegnessero più i sogni dei bambini, che le donne non fossero più sfigurate e lapidate, che gli uomini non fossero più legati su pali in attesa della morte, dinanzi agli occhi dei figli”. Con queste parole mons. Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l’Italia, ha ricordato la figura del tenente Alessandro Romani, l’incursore del reggimento ‘Col Moschin’ ucciso il 17 settembre in uno scontro a fuoco con i talebani e del quale si sono celebrati i funerali oggi a Roma alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano.
”In questa basilica, diventiamo alunni dinanzi alla sua bara, cattedra non sempre condivisa e riconosciuta. Eppure è una cattedra da cui viene trasmesso un insegnamento che debella l’egoismo e fa trionfare la solidarietà. Una cattedra che non respinge i poveri e gli emarginati ma insegna ad accogliere i più deboli e li mette in cattedra”. ”Caro Alessandro, – ha detto mons. Pelvi rivolgendosi direttamente al militare caduto – con la partecipazione alle missioni internazionali di sicurezza e di sviluppo, sei diventato, senza cercarlo, fiaccola per la nostra Patria e l’intera umanità. Non ti sei preoccupato delle tue paure o delle tue ferite perché avevi a cuore di restituire dignità umana a ogni persona. Prima per il popolo iracheno e poi per quello afghano, sei stato luce di speranza, convinto che la vita di ogni uomo è un valore non negoziabile”.
Per mons. Pelvi la morte di Romani ”è un ammonimento circa la necessità di abbandonare la mentalità che considera i poveri – persone e popoli – come fardello e come fastidiosi importuni. Eppure solo assieme a loro possiamo creare un mondo più giusto e per tutti più prospero. Se vogliamo la pace, la costruiremo assicurando a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le ingiustizie, prima o poi, presentano il conto a tutti. Il servizio dei nostri militari rivela un obiettivo di profonda solidarietà: mirare al bene di ognuno e di tutti”. Da qui l’impegno a ”non distogliere mai l’attenzione ai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più bisognosi di aiuto, promuovendo il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale anche col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti. Lo sviluppo è dato dall’incremento di scelte buone che sono possibili quando esiste la nozione di un bene umano integrale”.
Il vescovo castrense ha concluso l’omelia ringraziando a nome dell’Italia ”i nostri militari, che, liberi dal proprio io, si espongono come lampada per i popoli martoriati dalla tirannia e dalla violenza con l’intento di rendere ospitale la casa dell’umanità. La guerra non è mai inevitabile e la pace è sempre possibile. Anzi doverosa”.
(ASCA)

[La puntata precedente del “Monsignore atlantico”.
Le ingiustizie, prima o poi, presentano il conto a tutti…]

Guerra psicologica made in Italy

Si chiama “La voce della Libertà nell’Ovest” ed è stata inaugurata ad Herat il 20 aprile dal sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto e dal capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini. È la radio gestita dal contingente militare italiano che diffonderà in tutto l’ovest afghano trasmissioni rivolte alla popolazione locale contenenti informazioni di pubblica utilità e soprattutto tanta “promozione” delle attività dei contingenti alleati e in particolar modo italiano.
Radio Sadi e Azadi West è l’ultimo strumento messo a punto dagli alleati per conquistare “i cuori e le menti” degli afghani e per aumentarne la diffusione già favorita dalla presenza di un buon numero di radio soprattutto nei centri urbani, i militari italiani distribuiranno migliaio di piccole radio portatili funzionanti con la corrente elettrica, a batteria e a energia solare allo scopo di ovviare all’assenza di energia elettrica in molti centri delle campagne afghane.
L’iniziativa, da mesi in fase di messa a punto al Regional Command West della NATO a Herat ha preso il via ufficialmente con l’arrivo della brigata alpina Taurinense guidata dal generale Claudio Berto, un veterano dell’Afghanistan che nel 2003 guidò il 9° reggimento alpini a Khost, lungo il confine pachistano, nell’ambito dell’Operazione Nibbio/Enduring Freedom.
(…)
Benché costituisca il segmento posto a copertura della regione occidentale del network radiofonico “La voce della libertà” della NATO in Afghanistan, la radio è stata realizzata con fondi italiani ed è diretta dal maggiore Renato Rocchetti del 28° Reggimento “Pavia”, unità dell’esercito che si occupa di Operazioni Psicologiche (Psy Ops), cioè quelle operazioni tese a influenzare l’opinione pubblica afghana. In realtà l’ormai diffusa ossessione per il linguaggio politicamente corretto ha fatto si che quello italiano sia l’unico esercito del mondo a disporre di un reparto Psy Ops ufficialmente definito di “Comunicazioni operative”, termine privo di significato che sembrerebbe richiamare i reggimenti trasmissioni che si occupano di radio e sistemi satellitari.
I militari del 28° reggimento sono invece professionisti della comunicazione già distintisi in Iraq e nella missione dell’ONU nel sud del Libano. In Afghanistan sono spesso tra la gente, visitano anche i centri più isolatri e incontrano i leader locali diffondendo prodotti (depliants, volantini, video e da oggi anche servizi radiofonici) tesi a far conoscere in termini positivi il lavoro delle forze alleate nel campo della sicurezza, della ricostruzione e del supporto alle forze afghane.
(…)
I militari italiani sono già stati protagonisti nella realizzazione di radio militari nelle aree di operazioni. Nel 1993 il contingente italiano in Somalia istituì Radio Ibis che riusciva a coprire solo Mogadiscio e dintorni mentre dal 1999 venne realizzate a Pec, in Kosovo occidentale, l’emittente radiofonica Radio West.

Da Si chiama voce della libertà la radio italiana in Afghanistan, di Gianandrea Gaiani.

Cooperazione italiana in Afghanistan

Roma, 3 febbraio – Nei giorni scorsi, nell’ambito dei progetti di sviluppo nel settore della sicurezza, il Provincial Reconstruction Team italiano, che opera sotto il Regional Command West, il Comando ISAF a leadership italiana e su base Brigata ”Sassari”, ha inaugurato e completato due nuovi progetti nella provincia di Herat. Lo riferisce una nota del contingente italiano in Afghanistan.
Il primo progetto riguarda la realizzazione di una ‘training room” presso il comando regionale della ANP (Afghan National Police) di Herat, completa di tutte le dotazioni, degli arredi e degli equipaggiamenti necessari alla piena funzionalità della struttura. E’ stata inoltre effettuata la donazione di una consistente quantità di materiali e di attrezzature edili, per un totale di circa 6.000 euro, destinati a migliorare le infrastrutture che ospitano il comando regionale della ANP.
Il secondo progetto riguarda la posa della prima pietra del nuovo sistema di videosorveglianza del carcere di Herat, progetto del valore di circa 37 mila euro messi a disposizione dal Ministero della Difesa. L’impianto, composto da una sala di controllo interna dotata di monitor e di un sistema di registrazione delle immagini composto da diciannove telecamere esterne, servirà ad incrementare le misure di sicurezza e ad assicurare la sorveglianza dell’area perimetrale interna ed esterna della struttura.
(ASCA)

E vanno anche in giro a vantarsene…

Lince, la storia continua

lince

Roma, 15 ottobre – Un militare italiano è morto e altri due sono rimasti contusi questa notte nell’Afghanistan occidentale quando il veicolo blindato su cui viaggiavano è uscito di strada e si è ribaltato per cause ancora imprecisate. Lo ha riferito a Reuters un portavoce del contigente italiano da Herat.
“Stiamo ricostruendo la vicenda, è possibile che il veicolo, un Lince, abbia preso un dosso”, ha detto al telefono il maggiore Marco Amoriello, specificando che nell’incidente, avvenuto sulla strada che separa Herat da Shindad, non sono rimasti coinvolti altri veicoli.
Il militare morto, il cui nome non è ancora stato reso noto, apparteneva al Quarto Reggimento Alpini Paracadutisti.
(Reuters)

Herat, 15 ottobre – Un militare italiano è morto in Afghanistan in un incidente avvenuto nel corso di uno spostamento operativo dalla città di Herat a Shindad, nella parte occidentale del Paese. Secondo il Regional Command West di Herat, a guida italiana, l’incidente è avvenuto nella notte e ha coinvolto un mezzo blindato Lince, che è uscito di strada e precipitato in un dirupo. A perdere la vita è stato Rosario Ponziano, 25 anni, I caporal maggiore era in forza al 4° Reggimento Alpini Paracadutisti ‘Monte Cervino’.
Nell’incidente, che non ha coinvolto altri veicoli, sono rimasti contusi due soldati, che sono stati medicati e già dimessi dall’ospedale militare di Herat.
Ponziano era arrivato a Herat lo scorso 28 agosto. Il giovane era stato reclutato nella Brigata degli alpini paracadutisti nel 2003. Il padre, che era un maresciallo dei carabinieri, è morto da pochi anni, mentre la madre, che vive nei pressi di Monreale è casalinga. Il cognato della vittima è un carabiniere e presta servizio al Comando provinciale di Palermo.
(Adnkronos/Ign)

Roma, 15 ottobre – Il Consiglio dei ministri ha osservato un minuto di silenzio per commemorare la morte del caporal maggiore Rosario Ponziano, deceduto questa notte in Afghanistan, a causa del ribaltamento del mezzo su cui viaggiava, durante un’operazione di trasferimento. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, scendendo nella sala stampa di Palazzo Chigi. ”Il Consiglio dei ministri – ha detto La Russa – ha tenuto un minuto di silenzio per il caporal maggiore Rosario Ponziano”. Altri due militari, ha informato il ministro, sono rimasti leggermente feriti.
”Rivolgo alla famiglia – ha aggiunto il ministro – la più vicina e forte solidarietà e le condoglianze del Governo. Ancora una volta stiamo qui a piangere le sorti di un ragazzo morto comunque in modo violento”. Il ministro ha poi riferito che il mezzo su cui viaggiava il militare, un mezzo blindato ”Lince” aveva montata la vecchia torretta ”non il nuovo modello che può accentuare il pericolo di ribaltamento”.
(ASCA)

Inframmezzate dalle risposte alle bordate provenienti d’oltre Manica su presunti ammorbidimenti di capi talebani da parte dell’intelligence italiana, oggi le espressioni di cordoglio si sprecano.
Alcuni giorni di tempo, a funerali di Stato svolti, ed anche su questo ennesimo triste episodio dell’avventurismo bellico italiano in terra di Afghanistan scenderà una cappa di silenzio.
FIAT voluntas dei.

[Secondo APCom, al momento del fatale incidente il caporal maggiore Ponziano non sarebbe stato “fuori dal mezzo”, cioé l’uomo in ralla. Se a ciò aggiungiamo che degli altri tre occupanti del mezzo solo due sarebbero stati medicati e poi subito dimessi dall’ospedale del RC West di Herat mentre del terzo non si ha alcuna notizia, iniziano a sorgerci diversi dubbi sulla reale dinamica dell’incidente]