Il ministro Brunetta nel mirino di Al Qaeda

Sono passati soltanto pochi giorni dalla diffusione del video in cui “Azzam l’americano” parla di Silvio Berlusconi quale facile bersaglio ed ora è il turno di Renato Brunetta.
Quanto successo l’altro ieri, in occasione del Convegno Nazionale dell’Innovazione svoltosi a Roma, è sotto gli occhi di tutti.
Assai meno noto è il fatto che, secondo fonti ben informate dell’intelligence, a voler interloquire con il Ministro non fossero semplici lavoratori precari ma piuttosto pericolosi estremisti, profondi conoscitori delle tecniche terroristiche, in cerca della stabilizzazione con un impiego a tempo indeterminato presso una delle scuole di guerra atlantiche finanziate dal governo cui Brunetta appartiene: il CoEspu di Vicenza, la NATO CIS School di Latina e il Defense College di Roma.
Che bravata!

[E ricordiamoci bene che “per quanto attiene la Libia (…) gli impegni internazionalmente assunti dall’Italia – e solennemente messi per iscritto in un Consiglio di Difesa al Quirinale quasi su dettatura di Giorgio Napolitano -” non possono essere piegati “a questa o quella convenienza politica”!]

Cinepanettone di Stato

Le contradditorie dichiarazioni del ministro della “Difesa” Ignazio La Russa relativamente alla morte di Matteo Miotto squalificano le istituzioni, la politica e le forze armate.

“Non ho mai visto in tv un Ministro della Difesa mimare come fa un attore in un film di ultima categoria“. Insomma, un La Russa che recita la parte del comico in un cinepanettone in programmazione tra San Silvestro e la Festa della Befana.
”Camporini ha detto la verità, è stato il titolare di Palazzo Baracchini a cambiare versione, le accuse che ha lanciato hanno un effetto negativo anche sulla situazione interna del Paese. Squalificano le istituzioni, la politica e le forze armate.
Si sta scardinando [intenzionalmente? – nda] il tessuto connettivo del Paese. Dopodiché non resta nulla.
I nostri sabotatori, gli incursori non dipendono dall’Esercito ma dalla NATO. Prendono ordini direttamente dal Comando Generale di Bruxelles. Scendono dagli elicotteri ed eliminano tutto quello che incontrano addentrandosi, anche di notte, in territorio “ostile“. Questa è guerra. Eliminare significa uccidere“.
Sono dichiarazioni rilasciate da Fabio Mini in questi giorni alle agenzie di stampa, che le hanno totalmente ignorate. Quello che ha detto il generale lo sapevamo e lo abbiamo scritto in più occasioni, dal 2009 in poi.
Sei parlamentari di Montecitorio hanno ripreso i contenuti dei nostri articoli sulla famigerata “Task Force 45“ per presentare delle interrogazioni a risposta scritta direttamente al Presidente del Consiglio piuttosto che rivolgersi al Ministro della Difesa od ai Sottosegretari Giuseppe Cossiga (!), figlio di Francesco, e Guido Crosetto, con l’intenzione di metterci allo scoperto piuttosto che di far sapere qualcosa in più agli italiani.
Ma c’è di peggio di un “malinteso“ o di una versione discordante sulla morte di Matteo Miotto tra il D’Annunzio del XXI° secolo ed il Capo di Stato Maggiore delle FF. AA..
Camporini andrà in pensione anticipata tra pochi giorni dopo aver accennato, ai margini della recente polemica sulla morte dell’Alpino del 7° Reggimento di Belluno della Brigata Julia, per la prima volta, a responsabilità esclusivamente politiche per la strage di… Ustica che si tirerà dietro quella di… Bologna.
Torniamo al titolare di Palazzo Baracchini.
La Russa racconta flagranti menzogne anche sui cacciabombardieri per l’attacco al suolo AMX-Acol in dotazione al PRT di Herat.
Ce li fa apparire come velivoli esclusivamente da ricognizione quando invece sono armatissimi e fanno decine di morti ammazzati a “strike“.
Se il Ministro mente e l’Aeronautica Militare dal canto suo nasconde il “lavoro“ tra le righe, salta immediatamente agli occhi la piena responsabilità politica dei Presidenti Napolitano e Berlusconi, del Sottosegretario Letta e dell’intero Esecutivo nella faccenda.
I vertici delle istituzioni e della politica sanno perfettamente quello che succede sul terreno nelle 4 province sotto (formale) controllo del contingente italiano in Afghanistan.
La Russa firma gli ordini esecutivi ma le decisioni collegiali vengono prese al Quirinale quando si riunisce il Consiglio Supremo di Difesa (CSD).
Entriamo nel merito.
Nel portale del Ministero della Difesa, Missioni Estere, Aeronautica Militare Italiana, si legge:
“… il personale navigante e specialista della Task Force “Black Cats“ proviene dai Gruppi di volo dell’A.M.I che hanno in dotazione il caccia AM-X: il 103° ed il 132° Gruppo del 51° stormo di Istrana, il 13° ed il 101° Gruppo del 32° stormo di Amendola”. Lo stesso, aggiungiamo noi, che effettuò per ordine dell’allora presidente del Consiglio D’Alema, consigliere militare Tricarico, ripetuti lanci di missili antiradiazione Harm sugli impianti radar del Montenegro nel 1999, in missione SEAD (Suppression of Enemy Air Defence), senza autorizzazione dell’ONU.
Abbiamo pubblicato a suo tempo anche i numeri degli oggettini indirizzati verso i targets in prossimità di alloggiamenti dei militari serbi.
Continuiamo a leggere quello che ci dice il portale.
“… Sabato 4 Dicembre ad Herat si è svolta la cerimonia del passaggio di consegne tra il magg. Nadir Ruzzon, comandante uscente e il magg. Michele Grassi, subentrante.
Nel periodo di comando del maggiore Ruzzon i 4 AM-X Acol (acronimo di Aggiornamento capacità operativa e logistica) hanno portato a termine con successo numerose missioni operative. Negli ultimi mesi sono state effettuate più di 300 ore di volo in 140 sortite [attenzione qui – nda] tra attività di supporto aereo ravvicinato, appoggio tattico alle truppe in operazioni di Close Air Support e ricognizione aerea per esigenze di intelligence, sorveglianza e ricognizione ISR“. In realtà le ore effettive di volo degli AMX dal 9 Novembre 2009, giorno del loro primo impiego in Afghanistan, ad oggi sono 2300. L’A.M.I azzera le ore di volo a fine anno per ricominciare la conta. Il perché è semplice: nasconde intenzionalmente l’entità del suo “impegno” aria-terra nelle province ovest di Herat, Farah, Bagdis e Ghor contro nuclei di combattenti pashtun.
Per non dare interpretazioni errate o di parte abbiamo usato Wikipedia. Ecco cosa riporta.
Close Air Support (CAS) è un termine utilizzato in gergo militare per indicare appoggio tattico fornito da velivoli ad ala fissa contro obbiettivi nemici in prossimità di forze amiche.
Il ruolo Close Air Support viene effettuato da aerei da attacco al suolo.
Per essere meno criptici, in soldoni, il Comando del PRT di Herat usa gli AMX che mitragliano e bombardano con armi a guida laser ed i Tornado IDS con missili e spezzoniere, per proteggere – si sostiene – il contingente italiano anche quando la minaccia sul terreno è pressoché inesistente o nulla.
La filosofia di impiego è fare terra bruciata, preventiva, per decine di chilometri di ampiezza intorno ai (nostri) capisaldi, controllando dall’aria ogni obbiettivo che si muova in maniera sospetta a piedi od in auto, fuoristrada e camion su percorsi asfaltati o strade di montagna, sia in prossimità di villaggi che di insediamenti agricoli od abitazioni isolate nelle vallate.
Il tutto a discrezione visiva (interpretativa) degli operatori alla consolle degli UAV Predator di Camp Arena.
Sentire in voce, in un filmato, un militare USA che… segnala ad un A-10 in volo due sospetti (terroristi) in prossimità di un argine che hanno in mano qualcosa che somiglia ad un lanciarazzi (pale, picconi?) ed autorizza il pilota a fare fuoco sui bersagli con i cannoni a tiro rapido da 30 mm, fa semplicemente rabbrividire.
Il portale dell’Aeronautica Militare non può dire esplicitamente quello che la Russa nega in pubblico ma si lascia una via di uscita per non caricarsi di responsabilità nell’ammazzare pashtun in quantità industriali, per decisioni di esclusiva responsabilità del Ministro della Difesa e del CSD.
La Russa, abbagliato da veline e gossip, che privatizza le FF. AA., che aliena per un tozzo di pane proprietà dello Stato, fari ed isole comprese, per reperire fondi per la Roma di Alemanno ed il sostegno armato al governo Karzai; capacissimo di licenziare, per sforamenti di bilancio, graduati e sottoufficiali, precari, ed ufficiali a ferma breve, in combutta con Brunetta e Tremonti, non può continuare a rappresentare lo strumento militare del Paese.
Abituato a mentire spudoratamente, può continuare meravigliosamente bene a fare il “politico” ma non certo il Ministro della Difesa. Non ne ha le capacità intellettuali né comportamentali. E’ una vajassa ed un debito elettorale per il PdL. Anche se non ce ne può fregare di meno. Fatti loro.
Il generale Mini ha detto in modo esplicito quello che si pensa unanimemente, tra gli organici di basso e medio livello delle forze armate e tra la gente perbene, dell’on. Ignazio La Russa.
Più buia la notte più luminosi i fuochi.
Giancarlo Chetoni

Fuori la Repubblica delle banane dall’Afghanistan. Alla svelta!

Il 13 Ottobre si è concluso il trasferimento ad Herat di tre elicotteri medio pesanti EH-101 Agusta Westland in dotazione alla Marina Militare, affittando come cargo un gigantesco C-17 Galaxy USA.
I nuovi arrivati ad ala rotante in aggiunta al già ingente e costosissimo apparato da trasporto logistico, evacuazione medica, ricognizione ed attacco a disposizione del Comando del PRT 11 di Herat si sarebbero resi necessari, a quanto dichiarato dal Capo di Stato Maggiore Vincenzo Camporini, per “incrementare sul terreno la capacità multifunzionale della componente aerea del contingente italiano“.
L’Italia ha allargato il suo sostegno militare nelle provincie ovest dell’Afghanistan alla coalizione ISAF-Enduring Freedom.
Dal canto suo il D’Annunzio del XXI° secolo come si è definito, ironicamente, nel frattempo si è diviso in quattro con giornali e televisioni per sostenere il contrario, ipotizzandone la riduzione entro il 2011 affidandosi ad una favoletta logora: il passaggio della “sicurezza“ nelle mani dell’esecutivo di Kabul.
Non sapete chi è il Vate? Rimediamo subito. Anche se ci viene una gran voglia di portare il dorso della mano alle labbra e soffiare forte, forte.
E’ il Ministro della Difesa. L’onorevole Ignazio La Russa.
Il titolare di Palazzo Baracchini, perfettamente consapevole che 2/3 degli italiani sono fermamente contrari alla guerra in Afghanistan, sta tentando senza troppa fantasia di mandar in scena nel Bel Paese la stessa farsa recitata dal premio Nobel Barack Obama per tacitare l’opinione pubblica USA stremata, come la nostra e più in generale quella europea, da una devastante crisi sociale.
Anche se la finanziaria di Dicembre si chiama ora legge di stabilità, non sarà qualche furbata semantica o peggio qualche annunciata menzogna contabile per difetto (750 milioni semestrali per le “missioni di pace“) a nascondere che l’avventurismo bellico della Repubblica delle banane, dal 2003 ad oggi, ha bruciato risorse pubbliche colossali che avrebbero potuto essere diversamente utilizzate per dare fiato a lavoro, ricerca, sanità, tutela ambientale e strutture pubbliche.
E qui ci vengono a mente anche i 15 miliardi di euro per un altro costosissimo ultra-bidone rifilatoci dal Pentagono, da D’Alema, Prodi, Berlusconi, Guarguaglini & soci in cambio di un men che niente, una sezione d’ala a Cameri: l’F-35. Continua a leggere

Sì, badrone!

Il 28 Ottobre, lo stesso giorno dell’oceanica manifestazione di protesta dei Cocer delle FF.AA e dell’intera galassia delle organizzazioni sindacali di Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Corpo Forestale dello Stato a Roma per protestare contro i pesantissimi tagli alla sicurezza pubblica, alle dotazioni ed agli organici, decisi da Tremonti e Brunetta, il Consiglio dei Ministri ha varato con quattro giorni di anticipo sulla scadenza la proroga trimestrale al 31 dicembre 2009 per le “missioni di pace” con uscite autorizzate che arriveranno a fine anno a 1 miliardo e 521 milioni di euro.
In realtà, il conto che la Repubblica delle Banane fa pagare alla gente per bene, che paga le tasse alla fonte, per le operazioni di “polizia internazionale“ sfiora i 2 miliardi e 335 milioni di euro compresi i “rilievi“ denunciati dalla Corte dei Conti che risultano omessi nella contabilità, ufficiale, di Palazzo Baracchini.
Il Ministero per lo Sviluppo Economico e l’Industria ha contribuito nel 2008 a finanziare la Difesa per 1.8 miliardi, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per 1 miliardo.
Con i “rientri“ di capitale dal gettito dello scudo fiscale La Russa prevede di incassare da Tremonti 1.1 miliardi dei 5 previsti con una destinazione di spesa di 480 milioni di euro per le “missioni di pace“ del 2010 che vedranno un ulteriore aumento di militari italiani impegnati in Afghanistan.
Quanti?
Per ora il Ministro della Difesa risponde così : “Le illazioni, i numeri e le date apparse sui giornali sono tutte ipotesi perché ho preso impegno con il ministro Frattini e con i Presidenti Napolitano e Berlusconi di fare il punto sulla situazione dopo l’incontro che il Ministro degli Esteri avrà negli Stati Uniti con il Segretario di Stato Clinton. Quello che è sicuro è che guardiamo con grande attenzione alla richiesta che viene dalla NATO e dagli Stati Uniti.
La decisione sul numero di uomini (da sbattere in Afghanistan… lo aggiungiamo noi) avverrà dopo quell’incontro”. C’è solo da sperare che Robert (Gates) e Hillary non ci appesantiscano troppo il conto da pagare.
Immaginarci un Frattini che punti a contestare platealmente al ribasso le decisioni dell’Amministrazione USA ci risulta difficilissimo. Andrà in scena, statene certi, il solito… sì, badrone! Questa volta a ruoli rovesciati perché alla Casa Bianca da dicembre 2008 c’è lo Zio Tom.
Vediamo allora di fare una carrellata sulle principali voci di uscita che Ignazio La Russa, con la complicità di “istituzioni, politica e informazione“ lascia senza copertura legislativa per tener bordone a USA, NATO ed ONU.
Liquidata nel 2007 in perdita con miliardi di euro e un bel carico di morti e feriti l’avventura in Iraq, restiamo impantanati dal 1999, in Kosovo, con KFOR ed EULEX, con 1.870 scarponi, 700 mezzi terrestri e 6 aeromobili; dal 2004, con Althea, in Bosnia Erzegovina con 280 effettivi e 113 tra veicoli da trasporto, ricognizione, blindati e 2 aeromobili; in Libano, dal 2007, con UNIFIL, con 2.080 militari, 854 tra blindo, trasporti truppa e controllo armato delle linee di confine con “Israele“, 7 aeromobili ed un’unità navale; in Afghanistan, dal 2002, con ISAF, con 3.227 militari dichiarati (in realtà sono 352 in più tra personale di volo, manutenzione e di sicurezza per Tornado e AMX più 12 “Grifo“ della GdF), 667 mezzi ruotati e cingolati, 30 tra elicotteri da combattimento, UAV e cacciabombardieri.
Solo per alimentare la guerra in questo Paese, l’Italietta di Napolitano & Soci fa spendere al contribuente “tricolore“ ogni tre mesi 145.3 milioni di euro anche se i resoconti del Ministero della Difesa sono misteriosamente fermi a 84.4 esclusi i costi di Active Endeavour ed Ocean Shield sostenuti dalla Marina Militare in missione “antipirateria“ nell’Oceano Indiano, mentre tra il Tigri e l’Eufrate, come abbiamo già detto, continuiamo a far guerra con l’unità NTM- I dell’Arma dei Carabinieri, 10 blindati… e così via.
Per comporre un elenco completo delle operazioni di “polizia internazionale“ a cui partecipa l’Italietta occorrerebbero intere pagine e altrettante ne servirebbero per elencare le colossali uscite erogate a fondo perduto dai titolari di Esteri e Difesa a “governi amici“ di USA, Europa e NATO.
La domanda a questo punto che possiamo farci è la seguente: cosa c’è dietro?
Abbiamo provato a darci delle risposte politiche, militari, tecnologiche, energetiche, finanziarie, commerciali ed industriali, che possano almeno compensare l’enormità delle risorse destinate ad alimentare l’avventurismo militare del Belpaese.
I ritorni, per quanto ne sappiamo, sono o modestissimi o addirittura inesistenti.
Per capire la portata del salasso che sopportiamo come comunità nazionale basterà dire che i contingenti “tricolori“ di terra, mare e cielo vanno avvicendati ogni 2-3-6 mesi nei Balcani, in Africa, Medio-Oriente, Asia e approvvigionati per l’intero ciclo annuale.
I materiali, per miliardi di dollari, che hanno in dotazione i militari italiani consumano milioni di litri di carburante, necessitano di costosissime manutenzioni, si usurano, vanno perduti e sostituiti a ritmi accelerati nell’impiego operativo fuori area.
Per incrementare i volumi di spesa per le “missioni di pace“ su input del Quirinale e del Consiglio Supremo di Difesa,  La Russa e Brunetta tagliano a livello nazionale sugli organici, sui costi di gestione e di specializzazione del personale, sull‘addestramento, sulle spese di esercizio, sugli acquisti logistici e sui sistemi d’arma destinati alle FF.AA. percepite come un complesso statuale parassitario, ormai inutilizzabile per le “proiezioni armate“ dell’“Occidente“ nelle aree regionali di crisi. Struttura da riciclare a funzioni equiparabili a “guardia nazionale“ utilizzabile per emergenze ambientali, per la vigilanza e la sicurezza del territorio compreso l’ordine pubblico.
Nel tentativo di arginare uscite sempre più ingenti per le operazioni di “polizia internazionale“, il nostro Ignazio intanto ha tirato fuori dal cilindro “Difesa-Servizi“ una società – per ora, ma solo per ora – a capitale interamente di Stato, per “attivare le procedure connesse alla valorizzazione ed alle dismissioni del patrimonio immobiliare non più utile ed allo sfruttamento commerciale affidato a gestione privata dei marchi (sentite, sentite…) delle Forze Armate a partire da quello delle Frecce Tricolori“.
Insomma, dopo le cartolarizzazioni di Tremonti arrivano quelle di La Russa.
Di quello che è successo al complesso della Scuola Ispettori della Guardia di Finanza di Coppito presso L’Aquila e ad altre migliaia di sedi ed immobili di proprietà dello Stato ne abbiamo già parlato. Ed ora la chicca!
Gli immobili ed i terreni delle FF.AA. censiti nell’area metropolitana di Roma per un valore di 500 milioni di euro verranno ceduti gratuitamente al Comune che a sua volta li metterà in vendita sul mercato (delle lobbies) per consentire al sindaco Alemanno di ripianare il deficit di bilancio lasciatogli in eredità dalla gestione Veltroni.
Vietato, per decreto Maroni, potersi sbellicare dalle risate.
Marrazzo chiede perdono a Benedetto XVI°, Berlusconi assolda i trans per il Grande Fratello.
Una goccia… una sola goccia di acqua pura, di imprevedibile.
Giancarlo Chetoni

Precario NATO

la maddalena

Si è tenuta oggi (26 ottobre u.s. – ndr) a Palazzo Vidoni una riunione sul tema dell’assunzione nelle amministrazioni pubbliche degli ex lavoratori della base militare dell’isola della Maddalena.
Oltre al Capo Dipartimento della Funzione pubblica vi hanno preso parte rappresentanti della Protezione civile e del Ministero dell’Economia e delle Finanze nonché il Sindaco del Comune della Maddalena e le organizzazioni sindacali. Dall’incontro è emerso che la disponibilità di posti sul territorio della Regione Sardegna – in particolare nell’isola della Maddalena e nei Comuni limitrofi – garantisce un’adeguata collocazione di tutti i lavoratori attualmente in mobilità.
E’ stato inoltre annunciato anche l’intervento della Regione Sardegna, che domani incontrerà il Capo Dipartimento della Funzione pubblica al fine di individuare, qualora fosse necessario, eventuali ulteriori disponibilità di posti. Il bando dei posti utili all’assunzione verrà definito in un prossimo incontro, già fissato per il 5 novembre.

Fonte: innovazione.gov.it

[Sulla base presso l’isola de La Maddalena si veda anche qui e qui.]

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Chiusa lo scorso 29 settembre 2007, lasciando una montagna di problemi sanitari e di inquinamento, probabilmente provocati dagli incidenti verificatisi ai sommergibili di passaggio (l’ultimo nel 2003 all’USS Hartford), la base navale USA/NATO sull’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago de La Maddalena in Sardegna – una delle aree naturalistiche più belle del mondo – impiegava anche cittadini di nazionalità italiana quali lavoratori in vesti civili.
Come di regola in tali casi, per i lavoratori (circa 160) è scattata una procedura di mobilità che soltanto in questi giorni il Dipartimento della Funzione Pubblica sotto l’egida del ministro Brunetta sta portando a compimento. Sul sito del Dipartimento è stato infatti pubblicato il bando che rende nota la disponibilità di 211 posti nelle amministrazioni locali del territorio gallurese  e di altri 196 tra la Sardegna ed altre regioni della Penisola, suddivisi questi ultimi fra Consiglio di Stato, Corte dei conti, Ministero della Giustizia, MIUR, Ministero dell’Interno, Ministero dello Sviluppo Economico ed Istituto Nazionale di Astrofisica.
Le fonti ministeriali tengono a sottolineare come la disponibilità dei posti superi abbondantemente il numero dei lavoratori da assumere e che quelli disponibili tra la Sardegna e la terraferma potranno essere utilizzati ove preferiti dai lavoratori non interessati a rimanere nel territorio gallurese.
Scorrendo il bando, è possibile individuare i presupposti normativi di tutta l’operazione.
A partire dalla legge n. 98 del 9 marzo 1971, il cui articolo 1, comma 4 prevede che l’inquadramento nei ruoli organici del personale dipendente da organismi militari operanti nel territorio nazionale nell’ambito della NATO possa avvenire in soprannumero in quanto occorra.
Continuando con la legge finanziaria 2008 (n. 244 del 24 dicembre 2007) il cui art. 2, comma 100 – al fine di favorire l’assunzione nelle pubbliche amministrazioni dei cittadini italiani che come personale civile abbiano prestato servizio continuativo per almeno un anno alle dipendenze di organismi militari della NATO, o di quelli dei singoli Stati esteri che ne fanno parte, operanti sul territorio nazionale (leggi: USA), che siano stati licenziati in conseguenza di provvedimenti di soppressione o riorganizzazione delle basi militari degli organismi medesimi – ha istituito uno specifico fondo con una dotazione di 7,25 milioni di euro.
Finendo con il decreto datato 22 maggio 2009 del Dipartimento della Funzione Pubblica (ora competente in materia), con il quale si è prevista la possibilità di inquadramento nelle amministrazioni pubbliche del personale civile licenziato in conseguenza di provvedimenti di soppressione o riorganizzazione delle basi militari.
E le altre migliaia di precari della P.A.?

I pubblici impiegati con referenze NATO, di Federico Roberti.

Scarronzoni per i “pappafichi”

ISAF soldiers spinning

Per capire le motivazioni ed il significato profondo delle dichiarazioni rilasciate di recente da La Russa a Massimo Caprara sul Corriere della Sera in cui chiede una revisione del codice militare di pace attualmente cogente in Afghanistan per i militari italiani, servirà ricorrere più avanti a Wikipedia ed al “caso“ Calipari. Il nesso tra il funzionario del SISMI ucciso da un marine USA a Baghdad ed il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio morto a luglio per un esplosione che ha coinvolto il Lince su cui prestava servizio in Afghanistan, si presta a più di una similitudine.
Il Ministro della Difesa non ha detto esplicitamente di volere l’introduzione di un codice militare di guerra ma ha fatto capire che quello di pace è di intralcio. Di intralcio a chi? Ce lo faccia capire senza manfrine.
Intervistato da Sky Tg24, La Russa ha fatto sapere all’opinione pubblica del Bel Paese che serve una “terza via“ ed il dissequestro urgente disposto dalla Procura di Roma di tre, dicasi 3, Lince. Volete sapere quanti LMV “bidone“ erano in forza, a gennaio 2009, al Comando Regionale di Herat? Duecentoquarantanove (249). Proprio così. Avete letto giusto.
In Italia, come abbiamo già detto, a disposizione delle Forze Armate ce ne sono la bellezza di 1.270. Con un C-130, in otto-dieci ore, se ne possono far arrivare ad Herat due. Perdiamo efficienza sul terreno avendone operativi da quelle parti 246 anziché 249? Macchè. E allora?
Dal 2002 al 2009, abbiamo movimentato Italia-Afghanistan e ritorno 29.000 tonnellate di logistica e materiali militari; 15, all’ingrosso, in più per rimpiazzare i LMV distrutti che differenza fanno? Semplicemente nessuna.
Il nostro signor Auricchio, quello “piccante“, nasconde altri obbiettivi, anche economici, che potrebbero danneggiare la FIAT Iveco? Non è affatto escluso, anzi, a dirla tutta…
A ben vedere potrebbero esserci profili penali. Che la FIAT Iveco possa vendere ad Inghilterra, Belgio, Croazia, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria degli scarronzoni ed a che costo unitario non è affare che riguarda la Procura di Roma, ma se i Lince rappresentano un pericolo per l’incolumità dei militari italiani la magistratura ha pieni titoli per accertarne i limiti operativi e la pericolosità per chi li ha in dotazione.
O no?
Se la magistratura lo dovesse accertare, gli affaroni della famiglia Elkann subirebbero una battuta d’arresto. E’ questo che non si vuole? A naso sembrerebbe proprio di sì.
La Russa e Cossiga (Giuseppe, figlio di Francesco) sono del mazzo? Mai dire mai. L’ ISTRID non lavora forse per lobby?
Il ministrone auspica, inoltre, un nuovo codice che non sia di pace né di guerra, da rimaneggiare, per azzerare – questo lo diciamo noi con la certezza che questa sia la finalità che si prefigge di raggiungere il Governo – i poteri di indagine della magistratura italiana nel Paese delle Montagne.
Governo e Difesa non tollerano, di fatto, occhi indiscreti sulla “missione di pace“? La risposta anche in questo caso è affermativa. Vogliono conquistarsi forse gli stessi poteri di veto che servirono al Ministro della Giustizia dell’amministrazione Bush per mettere a pagliolo le rogatorie internazionali dei pm Franco Ionta e Pietro Saviotti?
Angelino Alfano non ha forse annunciato che, a settembre, prenderà il via il ridimensionamento per legge dei poteri di indagine della magistratura inquirente? La Russa è uno dei colonnelli di Berlusconi. Allineato e coperto.
Facciamo ora entrare in campo l’enciclopedia abbastanza “libera“ del web, la più affermata e conosciuta per la distribuzione di contenuti su internet, per quel che riguarda il funzionaro del SISMI ucciso dal marine Mario Lozano.
“ …negli Stati Uniti è stata istituita una commissione d’inchiesta ai cui lavori sono stati ammessi osservatori italiani (nessun inquirente legale – nda) nominati dal Governo in carica di centrodestra. In Italia la magistratura ha incontrato impedimenti e difficoltà (eufemismo – nda) nelle svolgimento degli accertamenti a causa del particolare status in cui si sono svolti i fatti che risultava essere territorio dell’Iraq sottoposto a controllo del codice militare USA ed a sovranità, di fatto, assegnata al Segretario alla Difesa; negato anche il permesso di far analizzare a magistrati e tecnici della polizia scientifica italiana il veicolo su cui viaggiava Calipari. I giudici italiani hanno dovuto attendere la conclusione dell’inchiesta USA. Il diniego motivato da esigenze di natura militare ha di fatto provocato lo scadimento del valore probatorio del reperto (leggasi manomissione intenzionale della Toyota Corolla – nda).”

La Procura di Roma dopo la morte del mitragliere Di Lisio ha sequestrato tre Lince per capire come stavano le cose.
Il 9 agosto, il Cocer Esercito ha chiesto per bocca del generale Domenico Rossi – mai fidarsi degli altri gradi! -che i magistrati della Procura di Roma facciano con urgenza sopralluoghi in Afghanistan e tolgano i “sigilli“, senza cercare il pelo nell’uovo. Bel sindacalista, questo signore! Anche lui, come la Russa, chiede un intervento urgente di dissequestro degli Iveco perché servono i “pezzi di ricambio“.
Si potrebbe fare, volendo, le pulci anche a lui.
La sicurezza chi ci sta dentro interessa o no a questo signore? Sembrerebbe poco o nulla. Brunetta il nano cattivo ha previsto di tagliare dall’organico dell’Esercito 50.000 militari definendoli con disprezzo “pappafichi” e “pancioni in esubero”. La guerra della Repubblica Italiana delle Banane in Afghanistan costa sempre di più.
Quanto?
Ne riparleremo.
Giancarlo Chetoni