La fine di quella cooperazione, un fatto gravissimo

Dalla rubrica “Diario Strategico”, riportiamo integralmente l’articolo del generale Fabio Mini – apparso su la Repubblica di sabato 23 agosto – sulla fine della cooperazione fra la Russia e la NATO.

“La decisione della Russia di interrompere la cooperazione con la NATO è un evento gravissimo. Nell’ambito dell’Alleanza Atlantica soltanto il nostro ministero degli Esteri sembra aver colto la dimensione del dramma e giustamente auspica una riflessione russa. Tutti gli altri e soprattutto quei Paesi come la Polonia e le repubbliche baltiche ormai designati dagli USA a rompere la NATO e l’Europa dall’interno, sono rimasti alla dimensione della commedia. Stati Uniti e NATO sono riusciti a convincere l’Occidente che la Russia ha aggredito la Georgia, che la sua azione militare è stata sproporzionata e che la Georgia deve mantenere la sua integrità territoriale nonostante le spinte separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia. Tutti sembrano aver dimenticato i fatti dell’8 agosto, i cannoneggiamenti georgiani di edifici civili, le loro colonne di corazzati addestrati da americani, ucraini ed israeliani, le migliaia di vittime e gli attacchi alle forze russe che comunque presidiavano legalmente l’Ossezia del Sud. La Georgia ora passa per aver condotto un’azione legittima su una parte del suo territorio.
Quando Milosevic fece la stessa cosa in Kosovo fu identificato come criminale di guerra. Molti nella NATO dimenticano che quando la Serbia volle ribadire la propria sovranità fu bombardata per 78 giorni, poi il Kosovo le fu sottratto per 9 anni ed infine venne dichiarato indipendente. Nella vicenda georgiana la Russia ha commesso molti errori, speculari alle azioni che l’Occidente va conducendo da anni con l’etichetta della legalità. E oggi è ritenuto deprecabile che la Russia ripensi alla cooperazione con la NATO quando da essa riceve solo cattivi esempi, ultimatum ed insulti, specie all’intelligenza. Il dramma si consuma perché quella parvenza di cooperazione che la NATO aveva instaurato con la Russia negli ultimi dieci anni era l’unica cosa seria che avesse resistito alla paranoia neocon. Da oggi si dovranno rivedere i programmi di studio, gli scambi culturali, le riunioni congiunte, ma anche la limitazione degli armamenti e la stessa definizione del terrorismo. Si ripristineranno le sfere d’influenza non tanto in funzione di un mutato rapporto di forze, ma di un crollato rapporto di fiducia. I piani pacifici di allargamento della NATO e le operazioni in Afghanistan sono compromessi. Il ruolo in Medio Oriente e nei riguardi dell’Iran diventa velleitario. Al vertice di Bucarest la Russia aveva autorizzato il transito dei carburanti e viveri destinati alle truppe NATO in Afghanistan per i corridoi della Russia, del Kazakhistan e dell’Uzbekistan molto più sicuri di quelli pakistani normalmente usati e regolarmente attaccati dai taliban o dai predoni. Forse anche questo accordo simbolico salterà e sarà il fallimento politico e strategico di quella NATO che per il suo futuro aveva sognato un ruolo di stabilizzazione globale.”

(Grassetto nostro)

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