Amnesty per l’occupazione?

Ashley Smith spiega cosa c’è dietro le contorsioni politiche di Amnesty International

La maggior parte delle persone associa Amnesty International con la lotta alla tortura, la protesta contro la pena di morte e l’impegno per la liberazione dei prigionieri politici. Conosciuta per queste importanti campagne, nell’ultimo decennio Amnesty si è opposta alla guerra in Iraq e ha chiesto la chiusura del campo di reclusione americano presso la Baia di Guantanamo, a Cuba.
Pertanto, gli attivisti contro la guerra presenti a Chigago durante il vertice della NATO dello scorso Maggio sono stati scioccati dal vedere che Amnesty International USA ha ricoperto le fermate degli autobus cittadine con manifesti che recitavano: “Diritti Umani per le donne e le ragazze in Afghanistan: NATO, sostieni il progresso!”.
Ancora peggio, Amnesty USA ha organizzato di sua iniziativa un “vertice ombra” in contemporanea con quello della NATO, ospitando Madeleine Albright, il famigerato Segretario di Stato di Bill Clinton, che sarà sempre ricordata per la sua cinica risposta alla domanda – postale durante la trasmissione 60 Minutes – circa le sanzioni contro l’Iraq degli anni novanta. Il corrispondente Lesley Stahl chiese, “Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti. Sono ancora di più di quelli morti a Hiroshima. Ne valeva la pena?”, la Albright rispose “Penso sia stata una scelta molto difficile, ma crediamo ne valesse la pena”.
Con una vera e propria criminale di guerra quale sua relatrice speciale, il vertice ombra di Amnesty USA ha lanciato una campagna come se auspicasse una estensione dei “buoni lavori” della NATO in Afghanistan. I suoi relatori e i materiali promozionali riciclavano la giustificazione “femminista” dell’invasione e dell’occupazione militare tipica di George Bush – che la NATO avrebbe liberato le donne dall’oppressione dei Talebani.
Amnesty USA dice in una “Lettera aperta ai presidenti Obama e Karzai”: “Oggi, tre milioni di ragazze vanno a scuola, in confronto praticamente a nessuna sotto i Talebani. Le donne costituiscono il 20% dei laureati. La mortalità materna e quella infantile sono diminuite. Il 10% di giudici e procuratori sono donne, rispetto a nessuna durante il regime dei Talebani. Questo è ciò che intendiamo per progresso: i miglioramenti per i quali le donne hanno lottato durante l’ultimo decennio”.
Si faccia un confronto con la propaganda della NATO: “In dieci anni di collaborazione, le vite di uomini, donne e bambini afghani sono migliorate significativamente per quanto riguarda la sicurezza, l’educazione, la cura della salute, il benessere economico e il rispetto di diritti e libertà. C’è da fare di più, ma siamo determinati a lavorare insieme per assicurare il sostanziale progresso che abbiamo realizzato nel passato decennio”.
Semplicemente non c’è alcuna differenza.

La verità sulle donne durante l’occupazione della NATO
Queste affermazioni sono ridicole. L’occupazione NATO dell’Afghanistan ha sviluppato un regno del terrore nei confronti di tutta la popolazione del Paese, infliggendo repressione, attaccando le feste di matrimonio e appoggiando il Presidente burattino Hamid Karzai e il suo corrotto regime di signori della guerra.
Anche il New York Times ammette che non c’è stato praticamente alcun sviluppo. Un suo editoriale riporta: “Secondo la Banca Mondiale, circa il 97% del PIL dell’Afghanistan, pari a 15,7 miliardi di dollari, viene dall’aiuto internazionale militare e allo sviluppo e dalle spese effettuate nel Paese dalle truppe straniere.”
Ogni affermazione di funzionari statunitensi o della NATO circa il miglioramento delle condizioni degli afghani dovrebbe essere valutata con profondo sospetto. Nella più recente esposizione delle loro bugie circa lo sviluppo, un’ìnchiesta del Congresso ha rivelato che l’ospedale Dawood, finanziato dagli USA, ha imprigionato i suoi pazienti in “condizioni stile-Auschwitz”. Come ha riferito Democracy Now!: “Fonti anonime dell’Esercito hanno diffuso fotografie scattate nel 2010 che mostrano pazienti severamente trascurati, affamati all’ospedale Dawood, considerato il gioiello della corona del sistema sanitario afghano, dove è trattato il personale militare del Paese. Le foto mostrano pazienti molto emaciati, alcuni sofferenti di cancrena e ferite infestate da vermi”.
Le condizioni delle donne in Afghanistan non costituiscono un’eccezione a questo quadro generale. Né la NATO né il regime di Karzai hanno migliorato i diritti delle donne – Karzai ha firmato una normativa che conferisce ai mariti il potere di costringere a far sesso e privare di cibo le proprie mogli. Come Sonali Kolhatkar, fondatrice della Missione delle Donne Afghane, e Mariam Rawi, dell’Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan, hanno scritto: “Sotto i Talebani, le donne erano confinate nelle proprie case. Non veniva loro permesso di lavorare o frequentare la scuola. Erano povere e senza diritti. Non avevano accesso all’acqua pulita o alle cure mediche, ed erano costrette ai matrimoni, spesso ancora bambine. Oggi, nella maggior parte dell’Afghanistan le donne vivono nelle stesse precise condizioni, ma con una notevole differenza: sono circondate dalla guerra.”
Dopo più di un decennio di occupazione militare, l’aspettativa media di vita per le donne afghane è pari a 51 anni. Il Paese è ultimo al mondo nella classifica della mortalità sia materna che infantile. L’UNICEF riferisce che il 68% dei bambini con meno di cinque anni soffre di malnutrizione.
Con l’inizio delle operazioni di controguerriglia volute da Obama, le condizioni per le donne sono drammaticamente peggiorate, non migliorate. “Il conflitto alle soglie di casa” scrivono Kolhatkar e Rawi “mette in pericolo le loro vite e quelle delle loro famiglie. Non porta loro diritti nell’ambito domestico o nella vita pubblica, e le rinchiude ulteriormente nella prigione costituita dalle loro stesse abitazioni”.
Ecco perché Malalai Joya, ex membro del Parlamento afghano, presume che l’unica buona cosa che USA e NATO possano fare è andarsene dal suo Paese. In una dichiarazione durante la dimostrazione contro il vertice NATO, ella ha detto: “In Afghanistan abbiamo molti problemi – il fondamentalismo, i signori della guerra, i Talebani. Ma avremmo una migliore probabilità di risolverli se avessimo la nostra auto-determinazione, la nostra libertà, la nostra indipendenza. Le bombe della NATO non daranno mai democrazia e giustizia all’Afghanistan o a nessun altro Paese”.

Per chi conosce l’inglese, la lettura può continuare qui.
Scoprirà, fra le altre cose, che lo scorso mese di Gennaio è stata designata quale nuovo direttore esecutivo di Amnesty International USA la signora Suzanne Nossel, fresca da un incarico al Dipartimento di Stato di Hillary Clinton, paladina dell'”interventismo umanitario” insieme a Samantha Power, Susan Rice e la stessa Clinton.
Non prima di essere stata assistente dell’ambasciatore USA presso l’ONU Richard Holbrooke ai tempi dei bombardamenti della NATO sull’ex Jugoslavia e direttore operativo di Human Rights Watch (HRW), nonché di aver inventato il termine “smart power”, assunto da Hillary Clinton quale parola d’ordine della politica estera a stelle e strisce durante l’amministrazione Obama.

Missione di Pace

mangusta

Italiani attaccano basi miliziani afghani
Un’operazione congiunta dei militari italiani con tutte le componenti della sicurezza afghana è stata condotta contro postazioni nemiche a Bala Morghab, nel nordovest del Paese.
Nell’azione, riferiscono fonti militari, sono stati impiegati elicotteri italiani che hanno bombardato e neutralizzato le postazioni degli insorti.
Mentre tra i miliziani attaccati vi sarebbero vittime, nessun militare italiano o afghano ha riportato ferite.
Televideo, 4 giugno 2009, ore 18:04:32

Herat, 10 giugno 2009- Scontro a fuoco intenso e prolungato oggi nella valle di Bala Murgab (in provincia di Badghis, 200 chilometri a nord di Herat) tra talebani e forze di sicurezza afghane, che con il supporto dei paracadutisti della Folgore hanno guadagnato il controllo di diverse aree strategicamente fondamentali per la sicurezza e la stabilità dell’area.
L’azione ha comportato l’intervento di quattro elicotteri Mangusta italiani, due dei quali sono stati raggiunti da colpi d’armi leggere. Nessun militare italiano è rimasto ferito, mentre sono stati uccisi due importanti capi talebani.
(Adnkronos)

Farah, 11 giugno 2009 – Tre militari italiani sono rimasti feriti, due in modo lieve e uno gravemente, in uno scontro a fuoco avvenuto poco fa a Farah, nell’ovest dell’Afghanistan. Il ferito grave è stato colpito sotto l’ascella, uno al piede e l’altro alla mano. I tre paracadutisti, della brigata Folgore, erano impegnati in un pattugliamento congiunto con i militari dell’esercito afgano.
E’ il secondo conflitto a fuoco che ha visto impegnati i soldati italiani nella zona da questa notte. Nella stessa zona di Farah, durante la notte, si è avuto un altro attacco ad una pattuglia di militari italiani, che hanno risposto al fuoco, senza riportare alcuna conseguenza.
La provincia di Farah si trova nella parte meridionale della Regione ovest, a comando italiano. E’ una zona tradizionalmente calda, così come lo è anche quella della provincia di Bala Morgab, che si trova invece nella parte nord dell’area di responsabilità italiana: proprio qui, ieri, si è verificata una dura battaglia durante la quale sono stati colpiti due elicotteri Mangusta, ma non ci sono stati feriti tra gli italiani. Ingenti, invece, le perdite tra gli insorti.
(La Repubblica)

folgore

Herat, 24 giugno 2009 – Questa mattina nella valle di Bala Murgab (provincia di Badghis 200 Km nord di Herat), nel corso di un’importante operazione congiunta, delle forze di sicurezza afgane e ISAF, volta ad eliminare ulteriori sacche di resistenza presenti nell’area, le nostre unità hanno subito un attacco. Nello scontro condotto con armi portatili e razzi contro carri RPG, è rimasto lievemente ferito uno dei Paracadutisti del 183esimo reggimento “Nembo”. Il militare italiano, non ha riportato conseguenze, è stato medicato sul posto e ha potuto proseguire l’attività. E’ invece deceduto un militare afgano e altri 4 sono rimasti feriti. Sono rimasti leggermente danneggiati 4 “lince” Italiani che comunque hanno potuto proseguire l’attività.
La manovra per ottenere il controllo di questa zona fondamentale è stata complessa e articolata, condotta con azioni tattiche di truppe sul terreno e con il fuoco combinato e coordinato, di armi a tiro teso, una coppia di elicotteri Mangusta e mortai, sia dei Paracadutisti italiani che dell’Esercito Afghano. Anche ieri a Sud, nell’area di Farah, i Paracadutisti del 187esimo reggimento Folgore erano intervenuti a supporto dell’esercito afghano a seguito di un attacco che era stato condotto contro una loro base e nel corso del quale erano rimasti uccisi due militari. Nel corso di un successivo controllo in un villaggio in quell’area, i militari italiani hanno rinvenuto un ingente quantitativo di esplosivo (più di 100 fra bombe e razzi ed oltre 80 spolette). Il materiale, perfettamente funzionante, era pronto per essere impiegato per la preparazione di attacchi con ordigni esplosivi.
(AGI)

tornado

Non c’è alcuna richiesta specifica, ma…
Roma, 8 luglio 2009 – Le altre nazioni impegnate militarmente in Afghanistan hanno ”un minimo di perplessità” per il fatto che i cacciabombardieri italiani non sono autorizzati a fornire un supporto di copertura alle truppe.
Lo ha fatto sapere il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel corso di un’audizione davanti alla commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato. ”I nostri soldati, in questa fase particolarmente delicata, hanno richiesto un supporto aereo di copertura”, ma i cacciabombardieri italiani, così come quelli tedeschi, ”sono autorizzati solo per il monitoraggio”, a differenza dei velivoli di Paesi come Stati Uniti o Olanda, ha detto La Russa, spiegando che il comando militare italiano ha segnalato che ”da parte delle altre nazioni c’è un minimo di perplessità su questa diversità”. ”Vi ho voluto segnalare che non c’è alcuna richiesta specifica, ma il comando militare mi ha riferito di questa argomentazione ripetuta e insistita fatta al contigente italiano”, ha aggiunto.
(ASCA)

Pace unica via di uscita? Allora aspettiamo un pezzo
Roma, 16 luglio 2009 – Il sacrificio del parà Alessandro Di Lisio in Afghanistan “non è stato invano”. Lo ha assicurato, in una lettera al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri, Franco Frattini secondo cui la “via di uscita” è una sola: la pace nel Paese che deve arrivare ad “autogovernarsi”.
Frattini nella lettera torna sulle ragioni dell’intervento in Afghanistan: “Difendere la sicurezza nazionale e la sicurezza dell’Occidente di fronte alla minaccia del terrorismo globale”. “Il terrorismo – ha detto Frattini – crea i propri santuari negli stati deboli dove le istituzioni locali non sono in grado di controllarne le azioni”. “Nessuno dei Paesi alleati – ha spiegato il ministro – intende rimanere in Afghanistan sine die”. Stiamo cercando, ha aggiunto il ministro “di rafforzare la responsabilità di autogoverno da parte delle autorità afghane. A partire dalla sicurezza attraverso la formazione dell’esercito e della polizia afghana dove i nostri Carabinieri stanno offrendo un contributo altamente apprezzato da tutti”.
(AGI)

la-russa

Le “novità” di Ignazio
Herat, 21 luglio 2009 – Più Predator, gli aerei da ricognizione senza pilota, più elicotteri per il controllo dello spazio aereo, aerei Tornado attrezzati anche con cannoncini sempre per garantire la sicurezza del contingente italiano. Sono queste le novità che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, annuncia al contingente italiano impegnato in Afghanistan nella missione ISAF. Inoltre, il ministro ha dato mandato per studiare come proteggere gli uomini che sono nella torretta del Lince, i più esposti agli attacchi.
La Russa ha incontrato una parte del contingente a Herat e ha parlato della “profonda consapevolezza degli italiani sull’importanza vitale del compito che i militari italiani stanno assolvendo”. Il ministro della Difesa ha ricordato il recente attacco contro una pattuglia della Folgore in cui ha perso la vita Alessandro Di Lisio ed ha voluto portare la solidarietà del popolo italiano a tutti i militari impegnati nella missione ISAF davanti ai quali il mondo ha più speranze di essere pacifico. Il ministro della Difesa ha inoltre assistito ad un briefing del generale Rosario Castellano, comandante del contingente italiano nella regione di Herat, il quale ha spiegato che l’obiettivo principale della missione è quello di rompere il rapporto tra la popolazione afghana e gli insorti.
(AGI)

castellano

La strategia “pagante” del generale Castellano
Farah, 25 luglio 2009 – Cinque militari italiani sono rimasti feriti, tutti in modo non grave, in due diversi attacchi avvenuti oggi a Herat e nell’area di Farah, in Afghanistan. Quattro soldati sono stati colpiti durante un attacco suicida contro una pattuglia di nostri militari, ad opera di un motociclista che si è fatto esplodere al passaggio di un mezzo blindato Lince vicino ad Herat, nell’ovest del Paese.
Mentre un altro militare, un bersagliere, è rimasto lievemente ferito in uno scontro a fuoco durato cinque ore, (tra le 9 e le 14 ora locale, tra le 6.30 e le 12.30 ora italiana). Lo hanno spiegato all’Adnkronos fonti militari del comando italiano di Herat. Il militare è stato immediatamente soccorso e trasferito in elicottero nell’ospedale militare di Farah.
Un’unità “complessa”, composta da personale del 187° Reggimento Folgore e del 1° Reggimento Bersaglieri, è stata attaccata nei pressi del villaggio di Bala Boluk, a circa 50 chilometri a nord di Farah, mentre svolgeva un’operazione congiunta con le forze di sicurezza afghane per il controllo del territorio.
La reazione dei nostri militari, spiegano dal comando di Herat, è stata immediata e nell’area sono stati anche inviati sia degli aerei della coalizione per il supporto ravvicinato che gli elicotteri italiani A 129 Mangusta. Data la tipologia dell’area, l’intervento degli aerei è stato evitato e si è preferito far intervenire gli elicotteri che hanno potuto supportare con le armi in dotazione l’azione dei nostri militari sul terreno, favorendo dopo circa cinque ore di scontri lo sganciamento delle nostre truppe, che hanno poi proseguito l’azione già pianificata con le forze afghane.
(Adnkronos/Ign)

Herat, 25 luglio 2009 – Gli attacchi di questi ultimi giorni in Afghanistan “possono essere interpretati come un segno di debolezza perché gli insorti si vedono negare aree che prima dominavano e che attualmente sono sotto il controllo del legittimo governo afghano: è lecito immaginarsi una escalation di tensione anche in vista delle prossime elezioni che rappresentano un passo determinante per la stabilità del Paese”. Lo ha dichiarato in una nota il generale Rosario Castellano, comandante del contingente italiano, dopo gli ultimi agguati in cui sono rimasti coinvolti militari italiani. “Gli attacchi contro la NATO”, si legge in una nota, “dimostrano come la strategia messa in atto dalla Coalizione Internazionale sia pagante”.
(AGI)

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Frattini il guerriero ed un sussulto di buonsenso “padano”
26 luglio 2009 – Dopo che tre soldati italiani sono rimasti feriti, anche se non in modo grave, in nuovi attacchi ieri in Afghanistan, il ministro degli Esteri Franco Frattini parla di una visibile escalation di violenza, e annuncia un impiego dei Tornado non solo in funzione di ricognizione ma anche in azioni di combattimento.
“C’è visibilmente un’escalation, lo dimostrano gli attacchi di queste ore”, ha detto Frattini in un’intervista al Corriere della Sera. “Aumenteremo i Predator e la copertura dei Tornado, in funzione non solo di ricognizione, ma anche di vera e propria copertura. Rafforzeremo la blindatura dei Lince e poi aggiungeremo mezzi blindati di ultima generazione”.
Ieri, in una sola giornata, tre militari italiani sono rimasti feriti, anche se in modo lieve, in due attacchi avvenuti tutti nella zona ovest dell’Afghanistan, area assegnata dalla NATO alla responsabilità italiana.
(…)
Dopo la notizia degli attacchi, il ministro leghista delle Riforme Umberto Bossi ha commentato: “Io li porterei a casa tutti. La missione costa un sacco di soldi: visti i risultati e i costi ci penserei un po’”.
(Reuters)

calderoli

Slega la Lega!?!
Roma, 27 luglio 2009 – ”Prima o poi il mondo occidentale dovrà fare autocritica, perché la democrazia non si esporta e non si impone”. Ad affermarlo, a proposito della situazione in Afghanistan, è il leghista Roberto Calderoli. In un’intervista a ‘La Repubblica’, il ministro per la Semplificazione normativa torna poi sulle parole del suo leader (che ha lanciato l’ipotesi di un ritiro del nostro contingente), e dice:  ”Ci sono state polemiche strumentali. Sull’Afghanistan la stragrande maggioranza degli Italiani la pensa come Umberto Bossi”. Nell’aggiungere che, sulla missione, la Lega è stata sempre ”in linea con il Governo”, Calderoli si chiede tuttavia: ”Dovremo o no valutare ciò che è accaduto in questi anni? E’ possibile fare un bilancio dei risultati raggiunti?”.
(ASCA)

27 luglio 2009 – ”Il Libano e i Balcani intanto lasciamoli. E sull’Afghanistan ragioniamo. E’ sbagliato lasciare prima delle elezioni. Ma la testa alla gente non la cambi con il voto. E poi è la strada giusta? E’ una riflessione di pancia che il Paese fa”. Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativa, rilancia: ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan, come ha chiesto Umberto Bossi, ma anche da Beirut e dall’ex Jugoslavia: ”Io li riporterei tutti a casa”.
In un’intervista a Repubblica, il ministro della Lega Nord dice sulle parole di Bossi sono state fatte ”polemiche strumentali”, perché ”sull’Afghanistan la stragrande maggioranza degli italiani la pensa come Umberto Bossi. Prima o poi il mondo occidentale dovrà fare autocritica perché la democrazia non si esporta e non si impone”. Calderoli invita l’esecutivo a un ripensamento: ”Anch’io un tempo ero interventista. Poi ho fatto il mea culpa. Interroghiamoci: è migliorata la situazione in Afghanistan? Io sono arrivato alla conclusione che c’è una sfasatura temporale”. Ovvero: ”I tempi dell’emancipazione sono diversi. Non ce la fai a costruire la democrazia, il contesto culturale e storico è diverso dal nostro”. Insomma, ribadisce il ministro: ”L’Europa e l’occidente ripensino la strategia perché non credo che otterremo risultati. Andiamo avanti, fino alla fine. Non illudiamoci, però, che l’intervento sarà risolutivo”. E ancora: ”Mi arrabbio quando penso ai tanti casini che abbiamo creato in passato. E all’ipocrisia dell’occidente. Che guerre farebbero senza le nostre armi?”.
(…)
Parlando ieri sera a una festa leghista nel Cremonese, il leader del Carroccio [Umberto Bossi] è tornato sulla questione Afghanistan: ”Abbiamo un sacco di missioni all’estero dei nostri militari che ci costano troppo e i morti non piacciono a nessuno – ha detto – Faccio parte di una coalizione di governo e non posso decidere da solo. Ma dobbiamo incominciare a parlarne, a ragionarci sopra. Siamo in crisi economica e dobbiamo anche far quadrare i conti”.
(ANSA)

abecedario

Un nuovo codice militare, “né di pace né di guerra”, per l’Italietta con le pezze al sedere
10 agosto 2009 – In Afghanistan il codice penale militare di pace applicato ai nostri contingenti non basta più, vista la pericolosità della situazione, e per questo il governo sta predisponendo un apposito codice penale militare per le missioni all’estero.
Lo ha annunciato oggi il ministro della Difesa Ignazio La Russa in un’intervista, in cui chiede ai magistrati di togliere i sigilli ai blindati Lince danneggiati negli attentati contro gli italiani in Afghanistan.
“Io non me la sentivo di appoggiare un ritorno al codice militare di guerra… Nelle commissioni Difesa del Parlamento è possibilissima un’intesa con l’opposizione per un codice militare specifico per le missioni internazionali. Né di pace né di guerra”, ha detto La Russa in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera.
“Stiamo predisponendo il nuovo codice”, ha aggiunto La Russa, precisando che l’applicazione del codice militare penale di pace comporta che in caso di morti e feriti la magistratura metta i sigilli per tempi lunghi ai mezzi coinvolti.
E’ quello che è successo ad alcuni Lince, mezzi blindati che finora in Afghanistan hanno salvato la vita a molti militari in occasione degli attentati dei ribelli, sempre più frequenti anche in vista delle elezioni del 20 agosto.
“Rivolgo un appello ai magistrati affinché il tempo di sequestro dei Lince sia ridotto al minimo. Per la specificità della missione, e perché anche i blindati rotti ci servono” per i pezzi di ricambio, ha spiegato La Russa.
Attualmente sarebbero undici i Lince sotto sequestro perché coinvolti in attentati ai nostri militari.
Per l’Afghanistan – dove l’Italia partecipa alla missione di peacekeeping ISAF della NATO – il Parlamento ha optato per l’applicazione del codice penale militare di pace anziché per quello di guerra, impiegato invece in Iraq.
La Russa ha poi annunciato l’invio in Afghanistan di altri due Predator, aerei da perlustrazione con pilota a terra che nel Paese asiatico si stanno dimostrando molto utili, unitamente ad altri elicotteri.
“Per ora li raddoppiamo: altri due. Sarebbe bene averne di più, ma al momento abbiamo questi. Li manderemo insieme con altri elicotteri”.
Per quanto riguarda invece i cacciabombardieri Tornado, La Russa ha confermato che hanno già cominciato a dare copertura ai militari italiani sparando, quando necessario, coi cannoncini.
(Reuters)

“Basta ipocrisie!”
Roma, 11 agosto 2009 – ”Adattare le regole del codice militare di pace alla partecipazione del contingente italiano in Afghanistan è sbagliato, perché pace non c’è”. E’ quanto afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, dopo che ieri il suo collega della Difesa, Ignazio La Russa, ha sottolineato che occorre individuare una via di mezzo fra l’applicazione del codice militare di guerra e quello di pace, un nuovo ”codice per le missioni internazionali sul quale è possibilissima un’intesa con l’opposizione”. ”Basta ipocrisie, qui non si tratta di esercitazioni”, osserva il responsabile della Farnesina in un’intervista con il Corriere della Sera, riconoscendo che per alcuni luoghi nei quali l’Italia manda soldati ”parlare di una situazione di pace è come nascondersi dietro un dito”.
Per quanto riguarda l’aumento degli attacchi ai militari italiani in Afghanistan, Frattini fa notare che le pattuglie italiane ”subiscono delle perdite, ma i talebani ne subiscono di più”. Frattini è insomma favorevole a varare, così come proposto da La Russa, un codice militare specifico per le missioni internazionali dei soldati italiani, adesso sottoposti al codice militare di pace e non a quello di guerra.
(ASCA)

fuochi

A Ferragosto… “voglia di scherzare”!
Kabul, 15 agosto 2009 – Lanciati alcuni razzi vicino la base di Camp Arena, a Herat in Afghanistan, dove si trova il contingente multinazionale con comando italiano. Per la base è il secondo attacco in meno di una settimana, anche stavolta senza danni. ”Ieri 4 razzi sono esplosi vicino la pista, senza colpire alcunché”, dice il maggiore Amoriello. Nella base ci sono anche militari spagnoli, albanesi e di altri paesi NATO che hanno la missione di bonificare la zona dai talebani, ritenuti autori dell’attacco.
(ANSA)

Kabul, 15 agosto 2009 – Un militare italiano dell’ISAF è rimasto leggermente ferito nell’attentato suicida avvenuto oggi a Kabul. ‘Si tratta di ferite veramente molto leggere – ha detto all’ANSA il capitano Vincenzo Lipari della Folgore – e diciamo che è come se fosse caduto dalla bicicletta’. L’identità del militare, forse un carabiniere, non è nota. ‘La famiglia è stata avvertita – ha aggiunto Lipari – è in camera sereno, in piedi e con voglia di scherzare’.
(ANSA)

Libere e pacifiche elezioni
Herat, 20 agosto 2009 – Nelle ultime ore almeno 22 attacchi e scontri a fuoco di varia entità si sono registrati nella zona del Regional Command West, nella parte occidentale dell’Afghanistan, dove sono dispiegati circa 2.500 soldati italiani.
Nella notte prima del voto odierno per le presidenziali e le provinciali si sono registrati almeno sette attacchi, che si aggiungono ai 15 di oggi.
(Adnkronos/Aki)

pettine

Lisciata di pelo
Herat, 22 agosto 2009 – “Il ruolo dei soldati italiani in Afghanistan è meraviglioso”. Parola dell’inviato speciale americano per l’Afghanistan ed il Pakistan, Richard Holbrooke.
Parlando con i giornalisti italiani al termine della sua visita a Camp Arena, sede del Regional Command West di Herat, nell’Afghanistan occidentale, Holbrooke sottolinea che gli Stati Uniti sono grati all’Italia per aver assunto la responsabilità del Comando Ovest”, guidato dal generale Rosario Castellano, comandante della Brigata Folgore e di RC-West.

A10

Herat, 24 settembre 2009 – Questa mattina, nel distretto di Shindad, militari italiani sono stati attaccati da insorti, mentre stavano effettuando una attività mirata alla distribuzione di aiuti umanitari e di assistenza medica alla popolazione, richiesta dagli stessi anziani dei villaggi dell’area. L’attacco è stato condotto dagli insorti con armi portatili e contro carri. I Paracadutisti – spiega una nota del contingente italiano – hanno immediatamente risposto al fuoco neutralizzando una consistente parte della minaccia.
Nell’area, a supporto delle truppe sul terreno è intervenuta anche una coppia di cacciabombardieri A10, che ha garantito la copertura aerea. Nello scontro sono rimasti lievemente feriti due militari italiani, di cui uno alla mano, ed un altro al collo. Entrambi i miliari non sono in pericolo di vita ed in questo momento sono ricoverati presso l’ospedale militare di Herat.
Nell’area di Shindand – si legge nella nota del maggiore Marco Amoriello -, gli insorti ancora presenti, grazie all’aumento dell’attività delle forze di sicurezza afghane, stanno perdendo il controllo di gran parte del territorio, e, cosa ancora più importante, stanno rimanendo privi dell’auspicato supporto e consenso da parte della popolazione locale che è ormai nettamente schierata a favore delle Forze Afghane e di ISAF.
(AGI)
Maggiore Amoriello, avete per caso svolto un sondaggio d’opinione?
Sarebbe il primo caso al mondo di popolazione locale felice di subire gli effetti collaterali derivanti dall'”intervento di supporto” dei cacciabombardieri A10.

sarissa

Roma, 9 ottobre 2009 – Un capo talebano, Ghoam Yahya, e 25 suoi affiliati sono stati neutralizzati oggi nel corso di un’operazione congiunta tra militari italiani e militari degli Stati Uniti. L’episodio è avvenuto 20 km a sud-est di Herat nella zona sotto il controllo dei militari italiani. Secondo quanto si apprende la Task Force 45, tutta italiana, seguiva il gruppo di insorti già da ieri ed oggi è entrata in azione.
Appresa la notizia dell’operazione il ministro della Difesa Ignazio La Russa si è subito complimentato con il capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini e con il comandante delle forze italiane nella provincia di Herat, generale Rosario Castellano.
(AGI)

larussa

Ignazio, cambia spacciatore! (e studia la storia)
Roma, 5 novembre 2009 – C’è un ”parallelismo” tra le missioni di pace che vedono oggi impegnati i militari italiani in Afghanistan, Libano e Balcani e la spedizione in Crimea di metà Ottocento voluta da uno dei ”principali padri della Patria” come Camillo Benso conte di Cavour.
A sottolinearlo è stato stamane il ministro della Difesa, Ignazio La Russa nel corso del suo intervento nell’ambito dei lavori del Convegno della Commissione italiana di storia militare che si svolge nella sede del CASD (Centro Alti Studi Difesa) a Roma. Ricordando la figura di Cavour, il ministro ha detto che ”la qualità del grande uomo politico si misura dalla sua visione lungimirante, ma anche dalla capacità realizzativa. Questo – ha spiegato – è un concetto valido in ogni tempo, e per ogni nazione; è un principio che anche oggi dovremmo tenere a mente”. E questi pregi politici furono propri dell’allora premier che seppe ”cogliere l’essenza del proprio tempo, e interpretare correttamente quanto stava accadendo, sapendo dirigere verso un obiettivo alto quei cambiamenti sociali e politici che sarebbero comunque occorsi, ma che avrebbero probabilmente assunto una forma caotica e inconcludente”.
(ASCA)

Se il ministro sapesse interpretare correttamente quanto sta accadendo, coglierebbe che l’essenza del nostro tempo consiste nel declino progressivo ma inarrestabile di quella Potenza a cui egli ed i suoi sodali atlantici, di qualsiasi colore ed indirizzo politico, restano cocciutamente al traino.
Finendo probabilmente per esserne delle vittime sacrificali, con i popoli tutti da essi indegnamente rappresentati.

MAROOFI

Aspetta e spera
Roma, 12 novembre 2009 – Con i talebani l’unica opzione possibile è quella di “una vittoria militare”. Lo ha affermato l’ambasciatore afghano a Roma, Musa Maroofi ospite oggi alla Farnesina per partecipare ad un dibattito, coordinato dal portavoce del ministero Maurizio Massari, insieme all’inviato speciale per l’Afghanistan ed il Pakistan, Massimo Iannucci.
“I talebani – ha spiegato l’ambasciatore – sono il principale problema dell’Afghanistan. Se eliminiamo quel problema eliminiamo il 75% dei problemi del Paese”. “Alla vittoria militare – ha aggiunto – non c’è quindi alternativa”.
(AGI)

Alleati
Roma, 29 dicembre 2009 – Due militari italiani sono stati lievemente feriti a Bala Morghab, in Afghanistan, da colpi che sarebbero stati esplosi da un militare afghano. Nello stesso episodio, verificatosi durante lo scarico di materiali da un elicottero e le cui modalità sono ancora da chiarire, sarebbe anche rimasto ucciso un militare statunitense. I due militari italiani sono già stati medicati nell’infermeria della base.
(Adnkronos)

Ossimori 2010:
“Mirate incursioni aeree… con il completo sostegno della popolazione civile; il pieno appoggio all’intervento militare… per portare sviluppo, assistenza e speranza”

Roma, 2 gennaio 2010 – Settandadue ore di scontri, per i militari italiani e di ISAF, in Afghanistan. E’ quanto si apprende dal comando di Herat, secondo cui ”nei giorni scorsi”, nel corso di un’operazione congiunta per il controllo di alcuni avamposti strategici nei pressi di Bala Morghab, nell’ovest del Paese, ”militari delle forze di sicurezza afghane e di ISAF, tra i quali i soldati del contingente italiano, sono stati fatti oggetto di ripetuti attacchi con colpi d’arma da fuoco e di razzi controcarro da parte di oltre 60 insorti”.
Dal comando di Herat, dove non si parla di feriti tra gli italiani, sottolineano che ”l’efficacia della reazione, frutto del coordinamento tra le forze in campo, ha consentito di rispondere al fuoco degli insorti e, grazie a mirate incursioni aeree alleate ed al fuoco delle armi a tiro curvo, garantire in tempi successivi la totale libertà di movimento per le truppe ed il pieno controllo dell’area”.
Gli scontri, ”protrattisi con brevi intervalli per più di 72 ore, si sono verificati a Bala Morghab”, localita’ in cui sorge la base operativa avanzata che ospita, insieme ad unità dell’esercito afghano e statunitense, i militari italiani della Task Force North su base 151/o reggimento della Brigata Sassari. La stessa base dove l’altro giorno un militare afgano ha sparato, uccidendo un soldato USA e ferendo due italiani.
L’intervento delle forze NATO a Bala Morghab, secondo il comando del contingente italiano, si è concluso con ”la neutralizzazione della minaccia ed il completo sostegno della popolazione civile”: gli stessi responsabili delle forze di sicurezza del distretto ”hanno assistito dal posto comando ad ogni istante dell’operazione coadiuvandola molto attivamente”. Nel corso delle ‘shure’ che si sono tenute nei giorni delle operazioni militari – cui hanno preso parte, come di consueto, anche i comandanti italiani e americani – gli anziani del villaggio hanno manifestato il loro ”pieno appoggio all’intervento militare” ed hanno ringraziato i responsabili dei contingenti di ISAF impegnati nell’ovest dell’Afghanistan, ”a portare – ha detto il mullah più anziano del villaggio – sviluppo, assistenza e speranza”.
La situazione, dicono dal comando di Herat, ”è tuttora in bilico per il perdurare di pur minime reazioni da parte degli insorti ancora presenti nell’area”: quando si sarà stabilizzata del tutto, i militari di ISAF ”riprenderanno l’opera di ricostruzione e sviluppo garantendo, fra l’altro, la distribuzione di aiuti umanitari, l’assistenza medica alla popolazione e tutte quelle iniziative già intraprese, con successo, a novembre e dicembre”.
(ANSA*)

* in acerrima competizione con Rainews24 per la conquista del premio “Velina governativa”

Base operativa avanzata
Herat, 21 aprile 2010 – Razzi contro la base operativa avanzata di Bala Murghab, a nord di Herat. Sette in 48 ore, a cui ha fatto seguito la risposta dei militari italiani che, alle 12 ora locale, hanno sparato sei colpi di mortaio da 120mm contro il punto di lancio dei razzi, neutralizzando la minaccia.
Ne dà notizia il generale Claudio Berto, comandante della Brigata Taurinense e del Regional Command West di ISAF, la Regione Ovest dell’Afghanistan, posta sotto la responsabilità italiana. Nella base di Bala Murghab, sede della Task Force North, oltre alle forze italiane risiedono anche unità dell’esercito afghano e USA.
(Adnkronos)

“Bolla” di sicurezza
Roma, 26 maggio 2010 – Controffensiva italiana dalla base operativa avanzata di Bala Murghab. Nella mattinata di oggi, infatti, i mortai da 120 mm del 2° reggimento alpini inquadrati nella Task-Force North hanno sparato undici volte contro posizioni tenute da gruppi di insorti che avevano attaccato un avamposto delle forze afgane e del Regional Command West schierate a sud della base.
Al termine di scontri durati per diversi giorni, che hanno visto anche l’intervento ravvicinato da parte di velivoli ISAF, la minaccia sul versante meridionale di Bala Murghab, sostiene il Comando italiano, è stata neutralizzata e le forze di sicurezza afgane hanno consolidato la propria posizione avanzata, insieme ai militari alleati.
La zona è attualmente interessata dall’operazione denominata ‘Buongiorno’, che mira ad espandere la ‘bolla’ di sicurezza creata nelle precedenti settimane intorno alla base avanzata grazie all’avanzata del 2° kandak (battaglione) del 207° corpo dell’esercito afgano, sostenuto dagli alpini del 2° reggimento della Task Force North e dalla Task Force Fury statunitense.
(Adnkronos)

Roma, 22 giugno 2010 – L’elicottero ”Mangusta” supera quota 4000 ore di volo nei cieli dell’Afghanistan e riceve una ‘livrea’ speciale per l’occasione, festeggiata all’aeroporto di Herat dal colonnello Paolo Riccò e da tutti i militari dell’Aviation Battalion inquadrati nella Task-Force ‘Fenice’.
Queste le cifre che raccontano il Mangusta in azione nei cieli dell’Afghanistan dalla primavera del 2007 a oggi, in condizioni ambientali e climatiche molto severe per equipaggi e macchine: 3363 sortite di volo effettuate in più di 1336 missioni operative distinte, 40.000 ore di lavoro di manutenzione. L’A129 C, ha dato buona prova di sè in questi tre anni grazie anche a una manovrabilità fuori dal comune, una velocità massima di 156 nodi e una tecnologia che gli permette di sfruttare apparati di visione standard e all’infrarosso, entrambi collegati a un video registratore.
(ASCA)

“La dinamica degli eventi è al momento in via di chiarimento”
Roma, 16 luglio 2010 – Tre militari italiani sono stati feriti in uno scontro a fuoco in Afghanistan, nella regione a sud di Bala Morghab.
Il più grave dei tre, un ufficiale, “non versa in imminente pericolo di vita anche se la prognosi rimane riservata”, ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri.
Il militare è stato ferito “al torace, in particolare ai polmoni. Ora è ricoverato a Herat”, ha aggiunto La Russa.
Un altro militare ha riportato una lesione all’inguine e le sue condizioni sono considerate serie, mentre quelle del terzo non destano preoccupazioni.
Lo scontro a fuoco tra militari italiani e ribelli, in cui è rimasto lievemente danneggiato un elicottero, ha avuto luogo intorno alle 11 (le 8.30 in Italia) a sud di Bala Morghab.
“La dinamica degli eventi è al momento in via di chiarimento”, si legge in una nota del comando di Herat.
(Reuters)

La guerra nascosta degli italiani in Afghanistan secondo i rapporti di Wikileaks.
Di Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi per L’espresso del 21 ottobre 2010, pp. 36-46.

Facce di bronzo
Roma, 4 novembre 2010 – Il 4 Novembre, ‘Giorno dell’Unità nazionale’ e ‘Giornata delle Forze Armate’ è stata l’occasione per le più alte autorità dello Stato per riaffermare la validità delle missioni di pace.
Napolitano, che ha aperto le celebrazioni con la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria, si è soffermato sul dovere delle autorità politiche e militari di proteggere i contingenti militari e le popolazioni civili coinvolte nelle missioni di pace. Ha poi ribadito che ”l’intervento italiano in Afghanistan si realizza nel pieno rispetto dei principi della nostra Costituzione”.
Anche il presidente del Senato Schifani, parlando alla cerimonia al Sacrario dei Caduti Oltremare di Bari, ha insistito sul fatto che ”le missioni devono continuare” e ha aggiunto: ”In giornata come queste, il paese non può che essere unito nel ricordare con commozione il prezzo che i nostri eroi militari caduti per la pace, in missione per assicurare la pace nel mondo, hanno tributato”.
Il presidente della Camera, Fini, ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del Duca d’Aosta, nel sacrario di Redipuglia a ricordo dei Caduti di tutte le guerre.
”Nonostante i continui mutamenti strategici globali – ha detto invece il ministro della Difesa La Russa, nel suo intervento al Quirinale, durante la cerimonia di consegna delle decorazioni – alle nostre forze armate rimane comunque affidata la sicurezza del Paese. Una sicurezza che richiede la capacità di proiezione per assolvere compiti di stabilità internazionale, ovvero di operare in concorso alla comunità nazionale in caso di calamità naturali”.
(ANSA)

Roma, 13 dicembre 2010 – Un convoglio militare italiano è stato attaccato in Afghanistan a colpi di arma da fuoco: nessun ferito. Lo si apprende da fonti qualificate. Gli ‘insorti’ si sono allontanati anche per l’intervento di elicotteri Mangusta.
L’attacco, con armi leggere, è avvenuto a 6-7 km da Bala Murghab. I militari italiani, che hanno risposto al fuoco, sono stati supportati da due elicotteri italiani e da un aereo B1 USA. L’attacco mentre si cercava di allargare la ‘bolla di sicurezza’ attorno al villaggio.
(ANSA)

“Elementi ostili”
Roma, 18 dicembre 2010 – Scontri a fuoco oggi nell’area di Bala Murghab. Da settimane i militari italiani con i colleghi afghani stanno operando al fine di incrementare l’area sotto il controllo delle forze di sicurezza. L’azione congiunta degli alpini dell’ottavo e del 2* kandak dell’ANA si sta concentrando nell’area a nord della bolla di sicurezza che, nella provincia di Murghab, vede ormai migliaia di famiglie rientrare nelle proprie case.
In mattinata elementi ostili operanti in prossimità del margine settentrionale della bolla hanno cercato di contrastare l’azione delle forze della coalizione. Ne è nato uno scontro a fuoco che ha visto intervenire gli alpini, i militari afghani, ed elicotteri d’attacco. L’azione durata alcune ore, ha visto il ritiro degli elementi ostili.
L’operazione ”Bazar Arad” che da alcune settimane ha preso avvio in quell’area, prosegue in maniera congiunta, con diverse attività volte ad allargare verso nord la zona sicura per i civili.
(ASCA)

[E non finisce]

Consegnati gli ordini per la colonia Italia

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Washington, 27 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha cenato ieri sera a Washington con i principali responsabili della sicurezza USA. Frattini ha incontrato Janet Napolitano, responsabile del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, e Leon Panetta, direttore della CIA. Oggi Frattini ha in programma un colloquio col Segretario di Stato americano Hillary Clinton.
(ANSA)

Roma, 27 febbraio – Nel contesto del consolidato rapporto strategico che lega Italia e Stati Uniti, la visita del ministro degli Esteri Franco Frattini mira ad approfondire i contenuti della collaborazione fra i due Paesi nei principali dossier internazionali, con particolare riguardo all’Afghanistan, nel quadro delle priorità della Presidenza italiana del G8, e ad altri temi cruciali quali l’Iran, la situazione in Medio Oriente, i rapporti con la Russia e i Balcani.
Secondo quanto si legge in una nota della Farnesina, ampio spazio nell’agenda dei colloqui è dedicato alle prospettive della relazioni transatlantiche, alla crisi economica globale e ai temi della Presidenza italiana del G8, con speciale attenzione alle sfide della sicurezza globale: proliferazione delle armi di distruzione di massa, terrorismo, criminalità organizzata, sostegno alle attività di mantenimento e promozione della pace.
Ieri il ministro Frattini ha incontrato al Dipartimento di Stato l’ambasciatore Richard Holbrooke, inviato speciale per l’Afghanistan e il Pakistan. Poi il titolare della Farnesina ha visto il consigliere per la sicurezza nazionale James Jones. Frattini ha inoltre incontrato al Congresso la speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, con la quale ha discusso soprattutto dell’Afghanistan. Sempre al Congresso il ministro ha incontrato il presidente della Commissione Europa della Camera, Robert Wexler, per discutere di Medio Oriente. Oggi, alle 17.30 italiane, è previsto il colloquio con il Segretario di Stato Hillary Clinton, il primo tra i due ministri dall’insediamento dell’amministrazione Obama. Infine, prima del rientro in Italia, Frattini terrà una Public Lecture sul G8 alla Brookings Institution.
(ASCA)

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Washington, 27 febbraio – Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il segretario di Stato americano Hillary Clinton sono a colloquio al dipartimento di Stato per quello che è il momento culminante della visita del titolare della Farnesina negli Stati Uniti di Barack Obama. Incontrando brevemente i giornalisti Hillary Clinton, con accanto Frattini, ha detto che “è sempre un piacere ricevere un alleato affidabile” e riferendosi al ministro ha mostrato di apprezzare le posizioni espresse dall’Italia come “leader sui principali temi dell’ampia agenda internazionale”.
(Adnkronos)

Washington, 27 febbraio – Al termine dell’incontro al Dipartimento di Stato con il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, durato venti minuti, il ministro degli Esteri Franco Frattini parlando con i giornalisti all’ambasciata italiana si rallegra per la totale sintonia riscontrata su diversi temi, in particolare quello mediorientale. “Siamo sulla stessa linea e sono rimasto colpito dal fatto che ci si capisca al volo” ha affermato Frattini.
(Adnkronos)

Mi manda Picone
Washington, 27 febbraio – ‘Entro marzo’, il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini si recherà in missione a Teheran con la ‘benedizione’ degli USA. Frattini dovrà sondare la fattibilità della partecipazione iraniana alla conferenza regionale di stabilizzazione di Afghanistan e Pakistan, sotto la presidenza italiana del G8, in programma a giugno a Trieste. Su questo Frattini ha avuto oggi il via libera degli USA dopo l’incontro a Washington con il segretario di stato americano Hillary Clinton.
(Ansa)