Riconoscere l’albero

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere (Mt 7,15-20).

“La vicenda del passaporto verde e del suo intento sotteso, di «accelerare le vaccinazioni e farne fare di più» (così Paolo Mieli, tra i tanti), si presta molto bene alla prova evangelica perché il suo beneficio si declina nel tempo futuro della promessa, appunto di una «profezia» non ancora realizzata ma i cui frutti pendono già maturi dal ramo. Da questi ultimi si deve oggi riconoscere l’albero, se è buono o se va «tagliato e gettato nel fuoco». Proviamo a esaminarlo qui, ramo per ramo.

Primo ramo: la tutela della salute. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la salute è «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia» (Costituzione dell’OMS, 1946). Una discriminazione volta a limitare il godimento di alcuni diritti costituzionalmente ordinati, o una campagna denigratoria di vasta eco dove chi esprime una certa scelta diventa pubblicamente un «sorcio», un «pazzo» o un «criminale» sono evidentemente lesive del «benessere sociale», e quindi della salute. L’angoscia di chi ha perso o perderà il lavoro, lo stigma, la vergogna, il risentimento, l’emarginazione, il conflitto sono evidentemente lesivi del «benessere mentale», e quindi della salute. La mancanza di reddito e la crisi di alcuni settori economici sono evidentemente lesivi del «benessere fisico» se non proprio della sussistenza, e quindi della salute. La sospensione di migliaia di medici e di altri operatori sanitari mina proprio l’«assenza di malattia», e quindi la salute anche nella sua accezione più elementare. Quindi no, anche escludendo i danni più controversi, eventuali e specifici dei trattamenti prescritti, ciò che nuoce già così gravemente alla salute non la può anche tutelare.

Secondo ramo: ne vale la pena. Nei bollettini epidemiologici italiani si legge che da quando le coperture vaccinali hanno superato soglie significative, i decessi attribuiti alla malattia non sono diminuiti ma anzi aumentati rispetto allo stesso periodo del precedente anno «pandemico», pur caratterizzato da meno restrizioni e dall’assenza di vaccinazioni. Lo stesso nesso è stato osservato nella conta dei contagi su scala globale (cfr. l’ultimo studio di Subramanian e KumanEuropean Journal of Epidemiology). Senza trarre altre conclusioni, previsioni o interpretazioni, osserviamo galileianamente che la robustezza dei frutti promessi «nel mondo di carta» è assai lontana da quella dei frutti osservati nel «mondo sensibile».

Terzo ramola libertà. Che i provvedimenti in parola servano a ripristinare le libertà perdute negli ultimi mesi è fattualmente falso in senso assoluto, perché al contrario introducono limiti al godimento dei diritti sociali e civili. Ma lo è anche in senso relativo, perché i nuovi limiti non escludono né sostituiscono i precedenti. In questa torsione che tanto sembra parafrasare un celebre motto orwelliano, ricorre la solita fallacia discronica dell’albero della profezia (saremo più liberi) che produce frutti a sé opposti (siamo meno liberi).

Quarto ramo: un «atto d’amore». Così Papa Francesco ha definito la nuova vaccinazione, caricandola di un’aura anche spirituale. Il segretario generale della Fraternità San Pio X, roccaforte dell’ala tradizionalista cattolica, ha rilanciato l’idea in modo più contorto argomentando che sì, «le condizioni attuali possono essere considerate abusive, così come la pressione che viene esercitata per imporre la vaccinazione», ma proprio in virtù di queste condizioni «può accadere che l’obbligo di compiere un dovere di carità ci spinga ad accettare di essere vaccinati». È buffo osservare che tra i tanti frutti portati dall’albero di questi amorevoli precetti, i più evidenti siano invece proprio quelli dell’odio. Di un odio feroce come può esserlo quello che prepara le purghe e le guerre civili, che fa desiderare in pubblico l’annientamento dell’avversario.

(…) Non c’è nulla di irrazionale nel dubitare della bontà di una cosa che fa male a così tanti livelli. Nulla di illogico nelle parole della consigliera veneta che valutava di vaccinarsi «ma l’aggressività e la coercizione che adottate sono così abnormi che ho deciso che non mi vaccinerò per nulla al mondo». O dell’insegnante altoatesino che rispondeva ai microfoni della televisione: «se mi costringono e dicono ah, io ti procuro la morte economica se non ti fai vaccinare, allora è un indizio che è sbagliata la tesi». Nulla di irragionevole nel diffidare di un’offerta che non si può rifiutare: è solo l’applicazione di un criterio naturale e anche divino. Assurda è piuttosto l’idea contraria, che sia scaltro respingere sempre e comunque le apparenze e che l’immaginazione conti più dell’esperienza, col risultato di rendere indifferentemente plausibile ogni cosa, anche che l’uva cresca dalle spine e i fichi sui rovi.

Triste è il destino di una civiltà che non crede più ai suoi occhi e alle sue orecchie, «ingiunzione essenziale e definitiva» del governo distopico e violento immaginato da George Orwell. Che baratta la propria autonomia cognitiva con la promessa pelosa di elevare i semplici sui semplici stipando loro la bocca di verità controintuitive, strategie di lungo termine, arcani retroscena, latinorum scientifici, false correlazioni, garbugli logici e ideologici. Un’equazione irrisolvibile ammette tutte le soluzioni e per un popolo che crede a tutto, tutto è lecito. Eccoci al punto di questo e di qualunque altro copione. Mettere insieme i frutti con l’albero pareva dunque ovvio, pareva non dovesse scomodarsi Nostro Signore per dircelo. Invece è l’unica rivoluzione utile, urgente, possibile.”

Da Dai frutti li riconoscerete, de Il Pedante.

La salute dei lavoratori interessa ai padroni?

La Confindustria e i governi dopo aver costretto a lavorare fianco a fianco per oltre un anno e mezzo i lavoratori in piena pandemia senza fornire adeguate misure di sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori dispositivi di protezione individuali e collettive sembrano diventati i primi difensori della salute degli operai.

Gli stessi che considerano “normale” che ci siano oltre 1400 morti sul lavoro (omicidi) decine di migliaia di morti per malattie professionali e invalidi causate dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro sembrano diventati improvvisamente anime candide, delle crocerossine che si preoccupano della salute dei lavoratori

In realtà ai padroni e ai governi di turno interessa che gli operai non si ammalino e muoiano, ma che non s’interrompa la produzione e la ripresa economica, cioè i loro profitti.

L’obbligo del Green Pass per lavorare, pena la sospensione del salario, che impongono, non è perché hanno a cuore la salute dei lavoratori e cittadini ma la produzione, lo sfruttamento che per loro é fonte di profitto.

Per raggiungere i loro obiettivi, i padroni e i governi hanno da sempre usato scienziati, medici di fabbrica sul loro libro paga, pagati lautamente per fare i loro interessi e non certo quello dei lavoratori. Questo si evidenzia ancora di più oggi con il covid19.

La medicina del padrone, del capitale che cura le malattie del lavoratore o sociali è funzionale unicamente al sistema produttivo per il profitto. Per il padrone il lavoratore è una cosa, una merce che può “guastarsi”, ammalarsi creando scompensi nel sistema produttivo. Non interrompere la produzione e la ripresa economica è il primo interesse del governo, dei padroni, di tutte le forze politiche parlamentari e dei sindacati confederali. L’ipocrisia del potere si nasconde dietro la maschera della difesa della salute dei lavoratori, quando il loro interesse primario è solo il profitto.

I responsabili di migliaia di omicidi sul lavoro, invalidi, malattie professionali oggi si ergono a paladini della salute pubblica imponendo regole e abolendo diritti costituzionali dopo averla distrutta a favore dei privati costringendo tutta la popolazione a fare quello che è interesse dei padroni.

Il covid19 è usato dagli imperialisti/capitalisti di tutto il mondo per portare avanti profonde ristrutturazioni nel sistema produttivo per cercare di contenere la crisi economica a scapito dei lavoratori e della parte più povera della popolazione.

Oggi assistiamo a uso politico della pandemia per colpire i diritti dei lavoratori. Il covid ha oscurato e fatto dimenticare tutte le altre malattie professionali creando a fianco delle vecchie nuove nocività.

Oggi più di ieri i padroni parlano unicamente di covid, di obbligo di Green Pass nascondendo le malattie professionali e ambientali degli esseri umani dividendo i proletari come degli animali.

In Italia per ischemie, infarti, malattie del cuore e cerebrovascolari muoiono 230mila persone l’anno (630 il giorno), In seconda posizione troviamo i tumori, che causano la morte di 180mila persone (circa 500 ogni giorno). Altre 60 mila persone ogni anno muoiono per l’inquinamento atmosferico, ma queste morti non interessano gli industriali e il governo.

La storia della difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio è quella della lotta di classe.

Nessun vaccino, nessuna cura può salvaguardare la nostra salute finché non si distrugge il virus più pericoloso di tutti; il sistema capitalista che distrugge gli esseri umani e la natura.

Michele Michelino

(Fonte)

Alla Pfizer non importa un fico secco della salute della gente

“Gli Americani, che di soldi se ne intendono parecchio, dicono che l’Amministratore Delegato della migliore società quotata al Nasdaq vede a 18 mesi di distanza il proprio fallimento. Già, perché l’innovazione è diventata così veloce che ci vuole davvero poco per essere scavalcati e triturati dalla concorrenza, in una gara al massacro, una corsa ad eliminazione in cui sopravvive solo il più forte finché riesce a mantenersi tale. Insomma, il sistema economico e finanziario segue pedissequamente la legge della jungla, nella quale sopravvive il più forte e il più furbo e gli altri sono destinati a soccombere. Prendete ad esempio, la Pfizer: l’azienda farmaceutica americana ha conseguito nel 2019 un fatturato di 51,75 miliardi di dollari e un utile netto di 16,27 miliardi, pari al 31,4% del fatturato. Difficile fare meglio, ma anche difficile ripetere questa performance. E dato che sono diversi anni che la multinazionale americana del farmaco si colloca a questi livelli, più o meno come la sua consorella Novartis, multinazionale e svizzera di origine, i commerciali della società devono essere particolarmente bravi per riuscire a vendere tutte queste pillole agli abitanti della Terra.
Se andiamo a leggere la storia della Pfizer, ci accorgiamo che le dirigenze che si sono succedute alla sua guida, hanno cercato con ogni mezzo di mantenere ad altissimi livelli il fatturato dell’azienda e anche di incrementare i ricavi a fatturato costante. Questa ultima operazione, ha comportato la chiusura di diversi stabilimenti di produzione, non perché generassero perdite, ma perché non davano abbastanza utili rispetto ad altre strutture della società e quindi la loro chiusura avrebbe incrementato il margine di profitto del gruppo. Politica intelligente e giustissima, se non fosse per il piccolo particolare che la chiusura di uno stabilimento comporta la perdita di decine, centinaia, migliaia di posti di lavoro con relativi drammi dei lavoratori e delle loro famiglie, buttati in strada da un momento all’altro. Insomma, il rispetto dell’etica sociale non è una priorità per la nostra multinazionale del farmaco né tanto meno per le altre multinazionali. Ora, capisco se uno stabilimento è divenuto obsoleto, deve essere completamente rifatto, così com’è produce in perdita, e quindi deve essere chiuso. Ma qui si tratta solo di incrementare artificialmente i profitti del gruppo, sulle spalle di lavoratori dello stabilimento oggetto della chiusura, delle loro famiglie e del contesto in cui vivono, che pure andrà a soffrire per questa chiusura.
Beh, va beh – si dirà – però queste politiche, per quanto dolorose dal punto di vista sociale, hanno consentito alla multinazionale di prosperare e continuare a produrre medicinali utili per salvare l’umanità da numerose gravi malattie. In altri termini, l’etica sociale è stata sacrificata per la superiore necessità di salvaguardare la salute pubblica degli abitanti della Terra. In realtà poi, non è affatto, così.”

Patologia del potere, di Domenico De Simone, continua qui.