Portella della Ginestra strage fascista?

“La riflessione prende spunto da un articolo di Simona Zecchi, nel quale la bravissima giornalista ricorda con lucidità e aderenza alla verità la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947.
Simona Zecchi, nel suo articolo, denuncia che a distanza di 70 anni dal fatto, lo Stato italiano non ha ancora reso pubblici tutti i documenti che ad esso si riferiscono.
C’è da aggiungere che è stato un governo italiano di centrosinistra a chiedere a quello americano di non rendere pubblici i documenti della CIA di quel periodo, in particolare quelli riferiti alle elezioni politiche del 1948.
Si devono piangere i morti ma non si deve dire perché sono morti e, soprattutto, chi li ha fatti morire.
La storia di Salvatore Giuliano è quella di un giovane mafioso che è stato usato dalla politica e dalle forze di sicurezza dell’epoca (servizi segreti, carabinieri e polizia) per contenere l’avanzata elettorale dei Partiti comunista e socialista.
La Sicilia e la Sardegna, difatti, dovevano servire come base per l’eventuale riconquista del territorio peninsulare se fosse caduto nelle mani dei comunisti sostenuti dall’Unione Sovietica e dalla Jugoslavia.
Bloccare i comunisti e i socialisti loro alleati in Sicilia non era, quindi, solo un problema politico ma anche militare.
Il compito di controllare il territorio, mantenere l’ordine pubblico, contrastare il comunismo, Alcide De Gasperi in nome dello Stato italiano lo ha affidato, con la benedizione del Vaticano, alla mafia.
Non a caso la prima base della cosiddetta “Gladio” in Sicilia è stata costituita nel 1987. A svolgere il ruolo ed assolvere i compiti dei “gladiatori” in Sicilia fino a quel momento era stato la mafia.
Portella della Ginestra è stata, di conseguenza, la prima strage di Stato compiuta per finalità esclusivamente politiche, a vantaggio della Democrazia Cristiana e dei suoi alleati.
Questa è la verità.
Non bisogna farsi confondere dal numero degli attori che hanno partecipato ai fatti, perché si rischia di attribuire ad altri le responsabilità che sono esclusivamente governative.
L’ispettore generale di PS Ciro Verdiani, che è stato in contatto con Salvatore Giuliano fino al giorno primo della sua morte per indurlo ad abbandonare la Sicilia e rifugiarsi all’estero, al processo di Viterbo ha dichiarato di aver sempre tenuto informato l’allora ministro degli Interni Mario Scelba.
Non è stato smentito.
Il libro di Casarrubea e Cereghino, giustamente citato da Simone Zecchi, è però fuorviante anche nel titolo, “Lupara nera”, perché attribuisce agli uomini della Decima Mas, considerati “neofascisti”, un ruolo che, se ricoperto, rispondeva alle esigenze di un regime e di uno Stato che erano ormai antifascisti.
È sbagliato considerare tutti coloro che hanno aderito alla Repubblica Sociale Italiana come “fascisti”.
Tanti vi hanno aderito solo perché si trovavano al di qua della Linea Gotica, tanti per opportunismo, tanti per condurre il doppio-gioco, tanti hanno trovato comodo tradire man mano che si delineava la vittoria alleata.
Il reparto della divisione “Decima”, preposto all’addestramento dei sabotatori ed al loro invio dietro le linee alleate, quello di cui avrebbero fatto parte i “gladiatori” ante litteram della Decima, il battaglione “Vega”, era diretto dal capitano di vascello Mario Rossi, imposto al comando dal principe Junio Valerio Borghese, che lavorava per l’OSS e per James Jesus Angleton.
Il 25 aprile 1945, Mario Rossi se ne andò a casa propria, e Genova, e nessuno è mai andato a cercarlo.
Decima o non Decima, lupara rimane bianca, se si vuole affermare la verità.
Spacciare Portella della Ginestra come strage “fascista” vuole dire favorire l’impunità dei mandanti che fascisti non erano.
Prova ne sia che la verità ancora non si conosce per scelta di governi di centro, di centro-destra, di centro-sinistra all’interno dei quali non risulta che abbiano mai ricoperto incarichi fascisti o presunti tali.
Se leggiamo i fatti per come si sono svolti, la tattica tanto cara ai politici italiani dei “chiagne e fotte” non darà più risultati.
E sarà un bene, per i vivi e per i morti.”

Da “Chiagne e fotte” di Vincenzo Vinciguerra.

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Stato, mafia e Gladio

Il giornalista Maurizio Torrealta risponde a una domanda in merito al processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, affermando che in realtà i soggetti coinvolti erano (sono?) tre, non due: Stato, mafia e servizi segreti atlantici, cioè Gladio-Stay Behind, impropriamente detti “servizi deviati”.
E cita un episodio, un convegno a Courmayer, dove il figlio di William Colby, ex capo della CIA per molti anni, gli disse che Cosa Nostra era tutta “arruolata”…

E annessione sia!

city lights

Caro presidente, Se non vi disturbo e se il mio messaggio non vi trova mal disposto, vogliate accettare l’umile appello di un giovane che è molto lontano dall’America e vi chiede aiuto per la realizzazione di un sogno che fino ad oggi non è riuscito ad avverare. Permettete che mi presenti. Il mio nome è Salvatore (….). Sono stato annessionista fin dalla fanciullezza (…) [ma] non ho potuto mostrare palesemente i miei sentimenti (…) seguivo da vicino la libertà politica portata dagli americani, (….) Ci occorre la cosa più essenziale; il vostro appoggio morale. Voi potreste, ed a ragione, chiedere: “Qual’è il fattore più importante che vi spinge a questa lotta per la separazione dall’Italia?” (…) Perché in anni di unità nazionale, o, per essere esatti, in anni di schiavitù all’Italia, siamo stati depredati e trattati come una misera colonia. Per queste ragioni noi vogliamo unirci agli Stati Uniti d’America (…). Signore, vi preghiamo di ricordare che centinaia di migliaia di uomini aspettano d’essere liberati.
È una lettera all’allora presidente Harry Truman di Salvatore Giuliano (1922-1950), notissimo bandito e indipendentista palermitano negli anni dopo la seconda guerra mondiale. All’epoca la Sicilia aveva un suo partitino che sognava la pura e semplice annessione dell’isola a Washington. E Giuliano, bandito per lo Stato, era addirittura “colonnello” nei ranghi dell’EVIS (Esercito Volontario per l’Indipendenza Siciliana): un misterioso crogiuolo di umori secessionistici locali, connessioni con i servizi segreti americani, contiguità ad ambienti fascisti ma anche socialisti. Ma che c’entra il bandito Giuliano con noi? Beh, le analogie con la situazione vicentina non mancano. Con lo Stato italiano, e Roma capitale, il Veneto ha ormai – si sa – un rapporto conflittuale. Ci sentiamo guardati con sufficienza e disprezzo. La locomotiva economica del paese tira, s’ingegna, lavora, dà moltissimo al paese, mentre Roma – come la cicala della favola – sperpera. Dai oggi, dai domani, viene da pensare, prima o poi qualcosa ci restituiranno. Macchè. Chiedi la TAV, e non ci sono i soldi (ma per il ponte sullo Stretto di Messina, che avrebbe fatto inorridire il bandito Giuliano, sì). Chiedi di tenere un po’ di tasse prodotte sul territorio, e ti guardano come fossi matto. E quando Roma si ricorda di noi, è ancora per chiedere: ci serve fare un’altra base militare, ci date il vostro aeroporto?
A questo punto, guardiamo ai fatti. Vicenza è già oggi la città più americana d’Italia. Con la nuova base lo sarà ancora di più. Per popolazione, numero di installazioni militari (abbiamo perso il conto), presenza abitativa sul territorio. Abbiamo dato i natali ad Amy Adams (diva hollywodiana in irresistibile ascesa, guardatela sculettare bellissima in “La guerra di Charlie Wilson”). Abbiamo stregato il Comandante Petraeus (astro degli alti comandi militari a stelle e strisce), diplomato Sharon Tate, ospitato valanghe di soldati in partenza per la guerra. Abbiamo perfino un vino (il clinto) che si chiama quasi come uno degli ultimi presidenti americani. E se guardate bene la copertina un po’ provocatoria di questo mese, vedrete come si sposano l’architettura vicentina a quella d’oltreoceano: non a caso, si sa, il disegno della Casa Bianca deriva dall’influenza palladiana. E allora, cosa aspettiamo? Fatto 30, facciamo 31: torniamo alla vera madrepatria, assimilata fin da bambini a suon di film e telefilm. Si, chiediamo l’anschluss allo Zio Sam anche noi. Sai i vantaggi poi! Per il popolo delle partite IVA il sistema delle tasse americano sarebbe una manna. Gli hamburger ai vicentini già piacciono e molto. E non sarebbe bellissimo avere al liceo la squadra di football con le majorette e il ballo di fine anno? Attendiamo solo il nostro Salvatore che prenda carta e penna, e scriva: Caro presidente Obama…

[Lettera al presidente degli Stati Uniti di America pubblicata nel numero estivo di CityLights]