Vicenza libera dalle servitù militari!

volantinoa5_fronte_2lug2013-01Quando migliaia di persone scendono in strada e riempono le piazza di una città, ci possono essere due ragioni: o c’è una festa, o c’è un problema.
Quando migliaia di persone manifestano, si mobilitano, dedicano del tempo a una causa, non c’è mai in gioco una mera questione materiale, ma un sogno.
Nel nostro caso, quel sogno è vedere Vicenza libera dalle servitù militari. Ed è a coltivare questo sogno che, da sette anni, in tante e tanti ci dedichiamo.
Per questo, nella giornata in cui gli statunitensi inaugurano il Dal Molin, noi torneremo in piazza per aprire la campagna che, fino al Festival NoDalMolin, porterà ancora in piazza la nostra indignazione.
Vicenza libera dalle servitù militari ha significato, in questi anni, il Parco della Pace, strappato ai reticolati con i quali gli statunitensi avevano progettato di circondare quel grande fazzoletto verde. Ma, anche, il congelamento di un nuovo progetto di espansione statunitense a Site Pluto, dove sarebbe dovuto sorgere un nuovo complesso per l’addestramento alla guerra.
Vicenza libera dalle servitù militari significa, nel nostro domani, lavorare per il futuro dei propri figli e non per coloro che vanno in giro per il mondo a uccidere i figli altrui; conoscere i malanni della propria terra – e poterli prevenire – e non subire la sorpresa dell’ennesima alluvione; investire le nostre risorse comuni in scuola, sanità, servizi agli anziani, welfare, e non nella costruzione di infrastrutture necessarie agli eserciti stranieri.
Vicenza libera dalle servitù militari significa poter attraversare ogni angolo della propria terra, senza un filo spinato che lo possa impedire; significa decidere che fare e che costruire nel luogo che si vive; significa difendere e valorizzare i beni comuni per migliorare la qualità della nostra quotidianità.
Il 2 luglio si svolge la cerimonia inaugurale della nuova base USA al Dal Molin. Gli statunitensi hanno scelto un profilo basso, una data infrasettimanale, un momento lavorativo dopo la magra figura rimediata lo scorso 4 maggio quando, di fronte alla mobilitazione cittadina, hanno preferito annullare l’annunciato open day.
Non ci interessa issare una bandiera, vogliamo continuare a mettere mattoncini per costruire il nostro sogno. Per questo, non inseguiremo le cerimonie statunitensi, ma torneremo nel centro della città, con una fiaccolata, come sempre abbiamo fatto nei momenti più forti della nostra mobilitazione. Per dire che, al Dal Molin ci torneremo ancora, in tante e tanti, durante il prossimo Festival NoDalMolin, con una giornata di mobilitazione collettiva che vogliamo costruire insieme in quella che sarà la nostra ottava “campagna d’estate”.
Una campagna caratterizzata da tre punti:
– la richiesta di riconversione immediata di Site Pluto, Fontega e Santa Tecla a usi civili, visto che si tratta di aree militarizzate che gli statunitensi sostengono di non utilizzare;
– la richiesta di desecretazione immediata degli accordi bilaterali del 1954 che regolano la presenza di basi militari USA in Italia e che, in barba alla democrazia e alla trasparenza, non possono essere letti da alcuno;
– la richiesta di costituire un osservatorio cittadino sulle conseguenze della militarizzazione in città che studi le ricadute sanitarie, oncologiche, epidiemoboliche, ambientali, sociali, urbanistiche ed economiche della presenza militare a Vicenza.
Tre mattoncini per un grande sogno che abbiamo appena abozzato, in questi sette anni: Vicenza libera dalle servitù militari. La rotta è chiara, gli strumenti possono cambiare: ma nessuno di noi tornerà a rinchiudersi nelle proprie case.
Martedì 2 luglio, 20.30 Piazza Castello FIACCOLATA. Passa parola.

Fonte
(grassetto nostro)

Via le basi da Vicenza!

L’apertura della base Fontega per permettere ai militari statunitensi di fuggire dalle basi militari vicentine si inserisce nella campagna per rimpatriare i soldati lanciata giovedì scorso dal Presidio Permanente NoDalMolin. Un centinaio di attivisti ha aperto quest’oggi un varco di 40 metri nelle recinzioni di base Fontega dopo che, giovedì scorso, erano state distribuite agli statunitensi le valigie.
Base Fontega è situata nel cuore dei colli berici ed è un’installazione militare che gli statunitensi sostengono di utilizzare come deposito per vecchie munizioni. Se questo è vero, è giunto il momento di smilitarizzare boschi e prati per restituire l’area alle comunità locali; se questo non avviene, i militari devono spiegare ai vicentini quali segreti nascondono al di là delle recinzioni. Per esempio, devono spiegare perché hanno appena restaurato un bunker e decine di mezzi entrano ed escono quotidianamente dall’area, mentre proseguono i cantieri e l’installazione è sottoposta alla sorveglianza militare. O, forse, gli statunitensi spendono milioni di euro per ammirare piante e fiori dei colli berici senza il disturbo dei passeggiatori vicentini?
Abbiamo capito che i soldati statunitensi sono chiusi, a migliaia, nei recinti delle basi militari statunitensi; abbiamo intuito il loro desiderio di tornare dalle proprie famiglie, lasciando ai vicentini il territorio berico; per queste ragioni, gli abbiamo fornito le valigie e, quest’oggi, gli abbiamo aperto un varco.
La prossima iniziativa sarà il 21 ottobre a Site Pluto, con una passeggiata intorno alle recinzioni dell’installazione militare. Sarà una giornata per famiglie, una scampagnata sugli splendidi colli berici intorno alle recinzioni di un territorio nel quale vige il mistero e il segreto militare. Un’iniziativa alla vigilia della riunione del Comipar durante la quale quest’ultimo deve esprimersi sui nuovi progetti statunitensi che il Consiglio Regionale ha recentemente dichiarato irricevibili, impegnando il Presidente Zaia a sostenere la posizione di migliaia di vicentini contrari alle servitù militari statunitensi. L’iniziativa inizierà alle 12.00 con una polentata di fronte agli ingressi di Site Pluto.

Fonte

Tra boschi e caverne, il covo di Plutone

“Per decenni è stata la punta avanzata della follia strategica USA e NATO che ritenevano possibile una guerra nucleare “limitata” per contenere l’avanzata delle truppe sovietiche nel nord-est d’Italia. A Site Pluto, installazione militare top secret, occultata tra le caverne carsiche e i boschi del comune di Longare (Vicenza) sono state immagazzinate le testate nucleari del tipo W-79 con una potenza tra i 5 e i 10 kiloton e W-82 da 2 kiloton, destinate agli obici a corto raggio M-109 e M-110 dell’esercito USA e ai missili Nike Hercules della vicina base dell’Aeronautica italiana di San Rocco. Poi Longare è caduta in sonno per risvegliarsi all’alba delle nuove campagne militari del Pentagono in terra d’Africa. Adesso che i lavori di costruzione della megainstallazione della 173^ Brigata aviotrasportata volgono al termine nell’ex aeroporto Dal Molin e il comando di US Army Africa è pienamente operativo, servono nuovi poligoni per addestrare i reparti di Vicenza. E Site Pluto, con chissà quante altre aree demaniali in Veneto e Friuli, è pronto a fare la sua parte.”

Pluto Longare Vicenza alle guerre in Africa, di Antonio Mazzeo continua qui.

La fabbrica del consenso

usa colt

Nel data base dei contratti sottoscritti dall’US Army c’è un elemento emblematico. Il versamento a favore dell’Associazione degli Industriali di Vicenza, una delle più potenti d’Italia, di 17.117 dollari in cambio di una serie di misteriosi “servizi” offerti proprio quando sulla pelle dei vicentini c’è chi decide di convertire il vecchio scalo aeroportuale in base-residence per i militari della 173^ Brigata aviotrasportata. Sono sei i contratti a favore dell’Associazione Industriali. I primi due risalgono al 2004 (uno con la causale “Policy Review/Development Services”, valore 3.277 dollari e l’altro “Other Education and Training Services” per 300 dollari); uno è del 2005 (“Other Professional Services” per 3.277 dollari); un altro ancora del 2007 (“Technical Assistance” per 4.572 dollari); gli ultimi due per “servizi” non meglio specificati ed un valore complessivo di 5.691 dollari recano la data del 15 luglio 2008. Proprio singolare il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America con gli industriali vicentini. Anche perché non esistono altre associazioni di categoria in Italia o nel mondo che possano vantare un simile trattamento di favore.
Tra le società e le industrie di “peso” dell’Associazione industriale locale ci sono però alcuni dei contractor di fiducia del Pentagono in Italia. Prima fra tutte la Gemmo S.p .A., società leader nell’installazione elettrica e nella progettazione e costruzione d’impianti civili, porti, aeroporti, strade, autostrade e tunnel. Con sede centrale ad Arcugnano ed uffici di rappresentanza in tutto il paese e all’estero (Armenia, Romania, Russia, Libia, Egitto, Etiopia, Eritrea, Nigeria, Iraq ed Argentina), nel solo periodo compreso tra il 2000 e il 2007, la Gemmo ha eseguito per conto delle forze armate USA lavori per oltre 36.848.000 dollari. Settantatre i contratti sottoscritti per interventi che spaziano dalla realizzazione d’infrastrutture ed edifici per le truppe, alla manutenzione di piste aree, la riparazione di oleodotti, l’esecuzione di servizi vari come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la derattizzazione, ecc.. La Gemmo ha pure partecipato alla gara per i lavori di bonifica nell’area Dal Molin degli ordigni inesplosi della Seconda Guerra Mondiale. L’esito non è stato favorevole ma l’azienda si è prontamente rifatta in Sicilia, ottenendo in consorzio i lavori per l’installazione entro il 2010 di tre potentissime antenne radar del nuovo sistema satellitare a microonde MUOS nel Centro di trasmissione dell’US Navy di Niscemi (Caltanissetta).
(…)
Sedici contratti per un valore complessivo di 12.410.282 dollari è il bottino incamerato grazie alle basi USA dall’Impresa Costruzioni Maltauro, partner di Gemmo nei lavori di realizzazione della nuova Fiera di Vicenza. L’importante azienda ha costruito piste per il decollo dei cacciabombardieri, hangar e palazzine per le truppe, depositi munizioni ed impianti idrici. Nella Caserma Ederle di Vicenza di proprietà dell’US Army, la Maltauro ha realizzato un centro d’intrattenimento di 3.000 mq per i soldati e le famiglie statunitensi, dotato di 16 piste da bowling, due sale giochi, due sale meeting, una cucina con area self-service, un bar e diversi uffici amministrativi. Un altro complesso ricreativo è stato realizzato all’interno della base aerea di Aviano (Pordenone). Nell’ambito del cosiddetto “Piano Aviano 2000” avviato da Washington per potenziare le infrastrutture e le funzioni dello scalo friulano, la società vicentina sta realizzando un edificio di circa 1.000 mq per nuovi uffici operativi e ristrutturando tre aree destinate a parcheggio, ricovero ed officine dei cacciabombardieri a capacità nucleare dell’US Air Force. I lavori per un ammontare di 11.514.816,40 euro, sono iniziati nel gennaio 2007 e avranno una durata di circa quattro anni.
(…)
L’Impresa Costruzioni Maltauro ha pure tentato di sedersi al banchetto dei lavori per la nuova base al Dal Molin, ma l’appalto è stato assegnato alle due aziende leader della LegaCoop, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna e il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna.
Con l’arrivo a Vicenza dei 1.200 militari più familiari attualmente ospitati in Germania si aprono però enormi frontiere per il mercato immobiliare e speculativo. Fioccano così le presentazioni-approvazioni di varianti ai PRG per la costruzione di residence per il riposo dei nuovi guerrieri USA. Tra i progetti in pole position quello per centinaia di milioni di euro che la Maltauro sta eseguendo a Caldogno, comune che dista pochi chilometri dall’ex aeroscalo vicentino. I lavori, autorizzati dall’amministrazione locale il 3 dicembre 2007, prevedono la costruzione di due blocchi per 76 unità abitative di lusso, un grande centro commerciale, bar, ristoranti, negozi, centri fitness, impianti di calcetto e finanche una piscina olimpionica.
Ancora più ambizioso è il piano presentato dalla stessa società a Lentini, in Sicilia, per un “complesso insediativo chiuso ad uso collettivo”, destinato ad “esclusiva residenza temporanea dei militari americani della base US Navy di Sigonella”. In due terreni per complessivi 91,5 ettari , il cui cambio di destinazione d’uso è stato autorizzato dal Comune il 18 aprile 2006, la Maltauro intende realizzare “1.000 casette a schiera unifamiliari con annesso verde privato e parcheggi, un residence per la sistemazione temporanea per i militari in attesa dell’alloggio definitivo, attrezzature ad uso collettivo per l’istruzione, lo svago e il terziario, impianti sportivi, relative opere di urbanizzazione primaria e un sistema di guardiole per il presidio di controllo e sicurezza”. Si prevede un investimento per oltre 300 milioni di euro con l’insediamento di 6.800 abitanti e un volume complessivo di 670.000 metri cubi di costruzioni ed una superficie coperta di 195,000 mq..
(…)
Tra i contractor, pure qualche azienda o ente pubblico locale. L’AIM – Aziende Industriali Municipali, la società per azioni controllata dal Comune di Vicenza che gestisce reti idriche e fognarie, parcheggi, ecc., risulta aver ricevuto 739.654 dollari direttamente dall’US Army. Due i pagamenti contabilizzati, presumibilmente in cambio della fornitura di energia elettrica: il primo nel 2006 per soli 14.309 dollari, il secondo in data 10 dicembre 2007 per 725.345 dollari. Per la “raccolta e lo smaltimento di rifiuti solidi”, 40.753 dollari sono invece finiti direttamente nelle casse del Comune di Longare, il cui territorio ospita una base sotterranea delle forze armate USA, utilizzata come deposito di testate nucleari tattiche, che dopo essere stata parzialmente smantellata ma mai bonificata, è stata segretamente riattivata lo scorso anno. Infine l’Unità locale socio-sanitaria numero 6 di Vicenza che a partire dal 2004 ha ricevuto 4.146 dollari per la fornitura di prestazioni mediche e 2.504 dollari per ignoti “servizi di formazione e training”.
Gli alti strateghi di Washington si confermano acuti fabbricanti del consenso.

Da La Vicenza connection delle basi militari USA in Italia, di Antonio Mazzeo.
[grassetti nostri]

Luce su Site Pluto

sole

La base USA di Site Pluto a Longare, con la collegata base della Fontega a Tormeno, è un centro della strategia bellica che l’amministrazione statunitense ha messo in atto in Irak ed in Afghanistan, indifferente al prezzo che pagano le popolazioni civili.
Dentro la base si studiano nuove guerre e Site Pluto-Fontega è l’arsenale d’armi della 173° brigata aviotrasportata di stanza alla Ederle (e nella nuova base prevista al Dal Molin).
Negli ultimi anni, dentro la base sono stati effettuati molti lavori di ristrutturazione e, da poco, l’amministrazione comunale ha concesso una seconda entrata in via dei Martinelli, a conferma dell’intensificarsi delle attività.
Oltre ad essere un avamposto di guerra, Site Pluto è un pericolo reale e incombente per la salute e la sicurezza delle persone che vivono in zona.

Affinché sia rispettato l’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”, senza farci complici di aggressioni, chiediamo la riconversione ad uso civile di questo sito e la bonifica dalle armi a garanzia della salute dei cittadini.
Per queste ragioni vi invitiamo a camminare insieme a noi di giorno per osservare e di notte per illuminare…

Domenica 7 dicembre 2008, ore 10.00
Ritrovo al parcheggio del campo sportivo di Longare per percorrere il sentiero che segue il perimetro di Site Pluto e la strada sterrata fino all’ingresso della base di San Rocco (ex Site Hawk, ora CoESPU).

Sabato 20 dicembre 2008, ore 17.00
Il medesimo percorso all’imbrunire e nella notte più lunga dell’anno, illuminata dalle torce elettriche e dal desiderio di pace e giustizia.

Organizzano: Gruppo Presenza LongareDonne in Rete per La Pace

Dal Molin: i numeri

Punto per punto ciò che servirebbe per la nuova base USA di Vicenza:

Elettricità: l’allacciamento della corrente elettrica costerebbe 9.360.000 euro, di cui poco più di un quindicesimo pagato dagli statunitensi, tutto il resto (8.730.000 euro) dall’AIM, ovvero dai vicentini. Inoltre, le basi USA acquistano l’energia elettrica in esenzione di tasse e con tariffe agevolate.
Fognature: l’allacciamento alla rete fognaria costerebbe ancora di più e sarebbe interamente a carico di AIM. In aggiunta, i costi per l’utilizzo del depuratore (oltre 500.000 euro annui) se li aggiudicherebbero i vicentini, di nuovo.
Acqua: la nuova base USA ha chiesto da un minimo di 60 ad un massimo di 260 litri/secondo. AIM oggi può servire 7 litri/secondo e con una nuova linea potrebbe arrivare a 30. La quantità d’acqua richiesta è troppo onerosa per la nostra falda acquifera. Senza contare che i costi, circa 350.000 euro, sarebbero sostenuti dai vicentini tramite AIM.
Gas: lo fornirebbero AIM-AMCPS, usando le tasse dei vicentini.
Telefonia: idem.
Immondizie: allo smaltimento di rifiuti e immondizie provvederebbe ancora AIM.
Strade: alla manutenzione delle strade ci penserebbe invece AMCPS, ma poco cambia perché la pagano sempre i vicentini con le tasse.
Spese di gestione: il 41% dei costi di gestione delle basi USA sono a carico del paese che le ospita. Solo per la Ederle l’Italia paga già 65 milioni di euro annui.
Affari: generalmente intorno alle basi USA, autosufficienti in tutto, non fioriscono attività commerciali.
Posti di lavoro: oggi circa 700 cittadini vicentini lavorano direttamente per gli statunitensi, con stipendi per 23 milioni di euro annui. Ma se i 65 milioni di euro/anno spesi per mantenere la Ederle venissero investiti in Sanità, Protezione Civile, Scuola ed altri servizi per la cittadinanza si creerebbero oltre 2.000 posti di lavoro.
Investimenti: dei 475 milioni di euro definitivamente destinati dal Congresso statunitense ad opere edili (tra cui costruzione della nuova base militare ed alloggi per le famiglie dei soldati, ristrutturazione Ederle e Site Pluto) solo 45 milioni li guadagnerebbero ditte vicentine, mentre il grosso del bottino, ben 430 milioni di euro, andrebbe a C.m.c. e Lega delle Cooperative, altre ditte non venete e ditte straniere.
Spese annuali sul territorio: attualmente, le entrate che la città registra grazie all’utilizzo di infrastrutture, beni e servizi ed agli affitti statunitensi sono pari a 127 milioni di euro. Dopo la realizzazione di nuovi villaggi, strutture ricreative ed altri aggiustamenti tecnici previsti, le spese statunitensi sul territorio si ridurrebbero da 127 a 50 milioni di euro/anno. Le 13.400 aziende che operano a Vicenza fatturano 7.000 milioni di euro/anno. Questi 50 milioni rappresenterebbero lo 0,7% dell’economia vicentina.

In attesa della consultazione referendaria indetta dall’amministrazione comunale il prossimo 5 ottobre, con la quale la cittadinanza sarà invitata ad esprimere la volontà di acquisire al patrimonio dell’ente locale l’area destinata alla nuova base statunitense, e della pronuncia del TAR Veneto sul merito della questione (dopo che lo scorso giugno era stata resa quella sugli aspetti di principio).

Fonte: nodalmolin.it

Site Pluto. Ieri, oggi, domani

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“Nel gennaio del 1956 fu costituito a Vicenza il comando della SETAF (South European Task Force) era composto da due battaglioni di artiglieria americana in grado di utilizzare armi atomiche. La 559th compagnia di artiglieri americana aveva lo scopo di “provvedere alla consulenza ed assistenza dell’artiglieria italiana da campo e delle unità di difesa aerea”.
Gli americani posano subito l’occhio su un luogo già usato dai tedeschi durante il corso della seconda guerra mondiale. Il Nobiluomo proprietario della collina, fu in causa per decenni con il governo italiano ed americano per “essere stato estromesso di brutto dai suoi possedimenti”.
I più anziani di Longare ricordano l’imponente traffico di mezzi per adeguare a deposito di armi atomiche un sito naturalmente predisposto per la presenza di caverne e cunicoli sotterranei di origine carsica (scavati per milioni di anni dalle acque, ampliati dall’escavazione di pietra ed usufruiti dai tedeschi durante la guerra). La 69th Ordnance Company di stanza a Longare prese il compito di effettuare la manutenzione delle bombe atomiche. La difesa fisica delle bombe era affidata al 28th distaccamento di artiglieria da campo americano. Entrambe erano dipendenti dalla 559th.
Nel 1954 fu installato il “Site Pluto” il “Covo di Plutone” (il dio greco delle profondità terrestri, ma può essere intesa anche come abbreviazione di ‘plutonio’ una delle materie prime delle bombe atomiche).“Site Pluto” apparve collegato per via sotterranea a quello di Tormeno, quest’ultimo privo di armamenti atomici ma curato dal 22th distaccamento di artiglieria da campo americana e dalla 19th Explosive Ordnance. Quest’ultima aveva il compito della “distruzione delle armi nucleari o degli interventi di emergenza in caso di incidenti”. Il sito del Tormeno appariva come un sito di pronto intervento in caso di “evacuazione e autodistruzione”.
“Site Pluto” a noi oggi appare in stretto collegamento con il sito militare di San Rocco (situato anch’esso a Longare, al culmine della collina e sovrastante il “Site Pluto”), gestito dall’Esercito italiano, solo nella porzione perimetrale, mentre la zona interna era ad uso esclusivo degli americani. Il 1992 è un anno di svolta con la dissoluzione dell’U.R.S.S. e lo scioglimento del “Patto di Varsavia”. La cerimonia di chiusura di “Site Pluto” avviene giovedì 26 marzo 1992, ma rimane comunque attivo fino al 15 maggio 1992. Non è restituito all’Italia, pur essendo state trasferite altrove armi nucleari e missili. Questa, però, è solo la prima fase di vita del sito (1954-1992). Qualcosa deve essere successo, dal momento che, per lungo tempo rimane apparentemente abbandonato, dopo un paio di giorni di attivo via-vai di betoniere di cemento. È chiusa anche la base italiana di San Rocco, la vegetazione si riprende gradualmente il terreno all’interno del sito e le strutture visibili dall’esterno vanno in distruzione. Dopo anni l’attività riprende… ma questa è un’altra storia.”

La versione integrale del documento (file .pdf, 2.5 Mb), da cui è tratta la citazione, è qui.