Parma alla guerra

Forse in provincia erano invidiosi del capoluogo regionale, che è primo in classifica, qualunque sia la nefandezza da commettere.
Fatto sta che all’Università di Parma hanno pensato bene che con la NATO vogliono limonare pure loro, e chi meglio del pomposo NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA), il cui comando ha sede a Solbiate Olona (Varese), per instaurare una bella liaison?
L’intesa prevede, tra le altre cose, “la partecipazione di studenti selezionati dell’Ateneo, sotto la supervisione accademica, alle attività di studio e approfondimento che l’NRDC-ITA conduce a scopo esercitativo, con particolare attenzione allo sviluppo e presentazione di analisi politiche, economiche, sociali, infrastrutturali e di informazione relative a scenari fittizi di esercizio; la partecipazione di personale militare del NRDC-ITA e dell’Università di Parma a conferenze, seminari, convegni su temi di interesse comune negli spazi dell’Ateneo o di NRDC-ITA; l’integrazione di studenti selezionati dell’Ateneo, sotto la supervisione accademica, nell’attività condotta da NRDC-ITA per una più appronfondita comprensione di situazioni politiche, economiche, sociali, infrastrutturali, informative e le cause della stabilità o dell’instabilità negli scenari di crisi del nostro tempo.
Il personale di NRDC-ITA fornirà orientamento, assistenza e consulenza, e avanzerà richieste specifiche di supporto per argomento e area geografica. Fornirà poi un feedback diretto, contribuirà all’analisi e individuerà le aree per indagini più approfondite, in modo che gli studenti possano apprezzare l’applicazione diretta dello studio accademico in situazioni pragmatiche e reali.”
Le attività oggetto dell’accordo si svolgeranno nell’anno accademico 2017-2018, a partire da ottobre 2017 e con una durata minima di un anno.
Come ti erudisco il pupo… a “missioni di pace” e guerre umanitarie.
Qualcosa da obiettare?
Federico Roberti

N.B.: occhio ai link! Per dare evidenza ai collegamenti inseriti, nell’occasione abbiamo messo in corsivo il relativo testo.

L’ultimo dei pataccati

Us_legion_of_merit_officerE’ il destino dei Capi di Stato Maggiore, non ultimo l’attuale ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.
Al generale Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, è stata conferita la “Legion of merit”, una delle massime decorazioni delle forze armate americane. A consegnare l’onorificenza, a nome del presidente Barack Obama, sarà lunedì prossimo il comandante dell’Esercito USA in Europa, il generale Donald M. Campbell.
Nella motivazione della decorazione si legge, tra l’altro, che il generale Graziano ha “introdotto nell’Esercito Italiano un cambio istituzionale, dinamico e strutturale che ha potenziato le capacità di intervento internazionale”. Inoltre, “la profonda consapevolezza del generale Graziano della continua esigenza di interoperabilità, preparazione delle missioni e supporto alle forze americane basate in Italia da parte dell’Esercito Italiano porterà fondamentalmente un positivo impatto sugli Stati Uniti, sulla NATO e sull’Italia”.
Non a caso, l’Italia è citata per ultima. Pare però che essa sia al centro dei pensieri dell’ufficiale neopataccato, il quale coltiva un’idea semplice e rivoluzionaria: sostituire le attuali 450 caserme con sole 15 basi, strutture moderne a ridosso dei poligoni per l’addestramento.
Alle prime sarebbe riservata la dismissione, calcolando un introito poco realistico se si pensa che le aste vanno regolarmente deserte, e che i palazzinari di turno non hanno fretta di aspettare che il cadavere dello Stato ultraindebitato passi nelle vicinanze.
Le seconde dovrebbero invece ospitare buona parte dei 90.000 militari che Graziano prevede di ruolo fra una decina di anni, con un taglio di circa 22.000 effettivi dovuto alla “spending review”, e con una quota non ben definibile di “meno giovani” trasferita presso altre amministrazioni dello Stato.
Le forze operative -al netto di quelli fatti transitare nelle mansioni civili del ministero della Difesa, in similitudine a quanto avviene al Pentagono…- sarebbero di 65.000 unità, di cui 40.000 giovani “idonei all’impiego”, addestrati alle “missioni di oggi e di domani”.
Ad esempio quella in Afghanistan, nell’ambito della quale lo scorso 10 gennaio il generale Graziano si trovava a salutare il personale del NATO Rapid Deployable Corps di Solbiate Olona, in partenza per Kabul.
Ecco perché Claudio Graziano piace tanto al di là dell’Atlantico.
Federico Roberti

Il sindaco amico della NATO

MELISE’ di qualche giorno fa il conferimento, da parte del sindaco Luigi Salvatore Melis, della cittadinanza onoraria deliberata dalla Giunta comunale lo scorso 23 Ottobre, al comando NATO di Solbiate Olona, dove ha sede il corpo di reazione rapida della NATO in Italia, NATO Rapid Deployable Corps-Italy (NRDC-ITA).
Il conferimento è avvenuto durante la cerimonia di saluto al contingente, in partenza per l’Afghanistan, dove a partire dai primi giorni del 2013 sarà operativo nell’ambito della “missione di pace” internazionalmente nota come ISAF.
“Non ci siamo mai sentiti i padroni di casa, anzi”, avrebbe fatto notare Melis.
Giustissimo, signor sindaco, sappiamo bene chi siano oggi i padroni a casa nostra.

NATO Rapid Deployable Corps – Italy

nrdc-it

Ritornano a Kabul i militari della base NATO di Solbiate Olona (Varese). Partiti a gennaio dall’aeroporto di Malpensa (su aerei dell’USAF), i 100 ufficiali di stanza al Comando di Reazione Rapida di Solbiate (uno dei cinque comandi di reazione rapida della NATO nel mondo), integrano il comando NATO delle operazioni militari in Afghanistan, basato a Kabul. Andranno a sostituire lo staff turco e resteranno al comando per i prossimi sei mesi. Il compito di comando dei militari della base “Ugo Mara” si era già avuto da agosto 2005 ad aprile 2006, con la responsabilità della spedizione militare “ISAF” (International Security Assistance Force) e l’assistenza a “Enduring Freedom” (“missione” composta di una coalizione a guida statunitense) sotto la guida del Generale Mauro Del Vecchio (ora parlamentare del Partito Democratico).
La “Ugo Mara”, al cui comando c’è il Generale Gian Marco Chiarini, è situata tra le città di Varese e Milano, a pochi chilometri dall’aeroporto di Malpensa (che è impiegato anche come aeroporto militare; ne sono un ultimo esempio le partenze dei militari, sopra descritte) e in un raggio di 15 chilometri dagli insediamenti a prevalente produzione bellica quali AgustaWestland ed Aermacchi. E’ attiva come base NATO a partire dal novembre 2001. Vi risiedono circa duemila soldati appartenenti a quindici Paesi: italiani, inglesi, statunitensi, tedeschi, ungheresi e greci i più presenti. Questo comando di reazione rapida è in grado di gestire quattro divisioni più alcune unità d’organizzazione e comando in aeree di conflitto, per un totale di 60mila militari coinvolti. La visione della base e le molteplici attività insite la connotano come un centro di comando predisposto ad attuare una sorta di ‘guerra informatica’. Infatti non vi è la presenza, nell’area della base, di carri armati, cannoni o altri grossi armamenti terrestri o aerei; oltre al campo per le esercitazioni, numerosi impianti con paraboliche e radar, semoventi o su strutture fisse. Inoltre è anche in corso un’ampia ristrutturazione che la porterà ad essere la prima base NATO in Italia con infrastrutture pari alle grandi basi USA ed europee. Infatti, è già in atto la costruzione di quello che è stato chiamato “Villaggio Monte Rosa”, un vero e proprio paese abitato dai militari e dalle loro famiglie, che prevede la costruzione di 227 palazzine, 448 uffici, 3 aree briefing, sale per congressi, impianti sportivi al coperto ed esterni, centri ricreativi, un centro medico, scuole, sportelli bancari, negozi. Il villaggio sorgerà su un’area di 35 ettari.

Da Varese, la base della “guerra informatica”, di Stefano Ferrario.

Aviano Italia: la basi NATO viste da vicino

Cosa vuol dire vivere accanto a una base militare? E’ davvero un vantaggio economico per la comunità? Qual’è l’impatto su ambiente e territorio?
Nel nuovo ciclo di Radio Rai 3, Aviano Italia, Carla Fioravanti racconta la vita intorno alle basi militari statunitensi e NATO in un itinerario sonoro che percorre l’Italia da nord a sud.
Dalle basi di San Vito dei Normanni e Taranto in Puglia, a Comiso e Sigonella in Sicilia. Dai poligoni militari di Quirra e Teulada alla base de La Maddalena in Sardegna. Le basi di Gaeta e Napoli e, ancora, Camp Darby in Toscana; Ghedi e Solbiate Olona in Lombardia. Infine Vicenza e Aviano, la base più grande e più nota.
Sorte prevalentemente alla fine della seconda guerra mondiale, le basi sul territorio italiano sono numerose e di importanza strategica per l’esercito americano.
L’extraterritorialità e la riservatezza che caratterizzano queste aree sottratte alla sovranità territoriale italiana innescano una serie di rapporti particolari con la comunità che vive nelle immediate vicinanze. Cosa vuol dire vivere accanto ad una base militare? Che impatto ha sulla popolazione la prossimità ad un deposito di armi nucleari?
Nelle oltre cento testimonianze raccolte, Carla Fioravanti traccia un quadro della storia delle basi, dell’indotto economico per la popolazione, dell’impatto ambientale e culturale che la presenza di un esercito straniero inevitabilmente produce.
Alla luce dei recenti avvenimenti di Vicenza, Aviano Italia si presenta come uno spaccato sociale di stringente attualità.

Carla Fioravanti è stata già autrice per Radio Rai 3 con Li chiamavamo liberatori, Come l’America, Io di notte volo .

Per riascoltare le venti puntate, trasmesse dal 7 gennaio all’1 febbraio ultimi scorsi, cliccare qui.