Primarie PD

Chi è il più servo del reame?

“Sarebbe molto pericoloso che qualcuno prenda a riferimento Putin.”
Michele Emiliano

“Io con la Russia ho lavorato affinché con l’Unione Europea dialogassero. Ma certo la libertà di stampa là, non è ai livelli UE.”
Matteo Renzi

“E’ pericoloso che anche solo lontanamente si prenda come esempio la Russia di Putin per la nostra democrazia.”
Andrea Orlando

Fonte: ANSA

Il filo dei giorni

Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei Carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato. Una giovane giornalista, grazie al suo intuito spregiudicato e alla sua ferrea logica, ricostruisce pezzo per pezzo quello che solo in apparenza è impossibile vedere.
La rivelazione di Gladio, gli omicidi della Uno Bianca, le bombe davanti alle chiese e ai musei; ma anche la trattativa con Cosa Nostra, i tentativi di golpe, i segreti di Stato. È una partita a scacchi, giocata senza esclusione di colpi, che finisce in stallo. I testimoni che raccontano la verità vengono fatti sparire, quelli che accettano di mentire vengono premiati. Tutto torna normale. Può nascere la Seconda Repubblica.
E i morti? Danni collaterali. È un romanzo, ovviamente…

Il filo dei giorni. 1991-1995: la resa dei conti
di Maurizio Torrealta
Imprimatur, pp. 252, € 16.50

Liberazione da chi?

Also, as you know, Mr. Prime Minister, we have more than 30,000 American servicemembers, families, and personnel who are stationed across your country. As we reaffirm our support for historic institutions, we must also reaffirm the requirement that everyone must pay their full and fair share for the cost of defense.
Donald Trump

(da Remarks by President Trump and Prime Minister Gentiloni of Italy in Joint Press Conference, Washington, 20 aprile 2017)

Ai confini della realtà

Riceviamo da un nostro lettore, cittadino russo residente in Italia fin dalla tenera età, questa testimonianza relativa alla sua esperienza da studente presso l’Università di Bologna, ed in particolare circa l’esito della laurea magistrale conseguita presso la facoltà di scienze politiche, sede di Forlì.

Ho deciso di raccontare cosa è successo lo scorso settembre durante la mia procedura di laurea. Sono passati sette mesi, ma se ci penso divento ancora realmente cattivo. In buona parte la cosa la si deve all’Ateneo, in piccola ma sostanziale parte alla locale Polizia. Nel settembre 2016, avrei dovuto conseguire la mia laurea magistrale presso la facoltá di scienze politiche dell’Universitá di Bologna (sede di Forlì), il giorno 21 ho sostenuto la discussione e il 23 sarebbe dovuta avvenire la proclamazione. Mi laureavo in Relazioni Internazionali (LM-52), corso di laurea internazionale, interamente in lingua inglese, il primo anno in Italia, il secondo all’estero. Faccio qualche precisazione tecnica per contestualizzare. La tesi è stata caricata sulla mia pagina personale nel sito dell’Ateneo il 24 agosto 2016, quando il termine di consegna era il 5 settembre. Lo stesso giorno, 24 agosto, la tesi è stata inviata al relatore (chiamato Supervisor), il quale l’ha approvata per e-mail il 29 successivo. Dal 5 al 21 settembre, giorno fissato per la discussione, l’Ateneo doveva inviarla al correlatore (chiamato Second Reader, e scelto liberamente dall’Ateneo). Il correlatore non si è mai messo in contatto con me né con il relatore in tutto il periodo, vi erano oltre 15 giorni dalla data di consegna al giorno della discussione e dubito (anche se al riguardo non ho certezza) che l’Ateneo abbia inviato al correlatore la tesi all’ultimo, inoltre dubito che il correlatore abbia letto la tesi il giorno prima o il giorno stesso della discussione. Infine la tesi stampata e rilegata, presentata il 21 alla Commissione durate la discussione, era la stessa inviata al relatore, e caricata sul sito dell’Ateneo. Io come studente ho quindi rispettato totalmente la parte tempistica e burocratica.
La tesi, già dal titolo – The New Silk Road in the Eurasian Integration, against the Western World Order. An analysis of possible future implications in international politics and economy – presenta una contrapposizione politica; a mio parere, è ovvio che una tesi di relazioni internazionali non possa mai essere oggettiva perché Relazioni Internazionali é una disciplina basata su politica, filosofia politica ad altre scienze sociali le quali non potrano mai essere totalmente oggettive come possono essere le materie scientifiche. La tesi, divisa cinque capitoli e relative conclusioni, vuole dimostrare che il processo di multipolarizzazione del mondo, di cui il progetto cinese “The New Silk Road” è parte, può porre fine al dominio unilaterale occidentale. Essa non si basa sul descrivere questo progetto, per ora non ancora realizzato, ma analizza lo scenario internazionale degli ultimi anni e spiega perché è auspicabile la multipolarizzazione in politica internazionale. Vi è quindi esposta una visione, una concezione politca delle relazioni internazionali antitetica a quella attuale, che puó non essere apprezzata o condivisa soprattutto in ambienti occidentali. Continua a leggere

Oltre il canale

La Sicilia, le basi straniere e le guerre nel mondo islamico

Quello che abbiamo temuto, e denunciato, è avvenuto: la Sicilia è stata trasformata in una formidabile piattaforma militare, convenzionale e nucleare, in mano straniere, al servizio di progetti avventuristici e di dominio verso il mondo arabo e il Mediterraneo che nulla hanno a che fare con gli interessi veri dei Siciliani, anzi li danneggiano seriamente.
Storicamente, verso questo “mondo” la Sicilia, i suoi regnanti più illuminati, hanno tenuto un comportamento ispirato ai buoni rapporti, alla pace. Con risultati importanti per il bene dell’Isola e dell’Europa. Oggi, ci hanno arruolato in guerre, in pericolosi atti d’ingerenza in contrasto con il diritto internazionale vigente ed estranei alla nostra tradizione di Isola amante della pace e della cooperazione con i popoli del Mediterraneo e del mondo arabo. Tradizione rinverdita negli 70-80 del secolo trascorso, durante i quali abbiamo realizzato grandiosi progetti di cooperazione con il mondo arabo fra i quali ricordo: il metanodotto transmediterraneo Algeria, Tunisia, Sicilia, Italia (se volete vi spiego perché ho citato la Sicilia come un po’ a se stante) a quello con la Libia di Gheddafi, entrambi approdati sulle coste sud dell’Isola.
A proposito del “transmed” ricordo che, a un certo punto, a causa di pretese eccessive da parte tunisina, il progetto del metanodotto fu annullato. In quel caso, l’Italia non dichiarò guerra alla Tunisia che rifiutava il passaggio del “pipeline” sul suo territorio; non aprì le ostilità ma aprì una lunga e proficua trattativa (alla quale mi onoro di aver dato una mano, con alcuni deputati siciliani*) che portò a un accordo soddisfacente.
Oggi, la Siria è sotto attacco anche perché rifiuta di far passare, a certe condizioni, sul suo territorio alcuni oleodotti sauditi e degli emirati del Golfo Persico.
Questione di civiltà! Noi facemmo la trattativa, questi qui fanno la guerra!
Tutto ciò, conferma come la Sicilia, l’Italia con questi popoli desiderano convivere, lavorare, cooperare per far rinascere, in forme nuove e possibili, lo spirito della “civiltà mediterranea” (dai Greci ai Romani, dai Fenici agli Arabi, agli Egizi, ecc) che, per secoli, ha illuminato, illumina la “civiltà occidentale”.
Tale, forzato coinvolgimento, infatti, non solo contrasta col sentimento pacifista dei Siciliani, ma stride con una certa tradizione storica della Sicilia che, fin dall’antichità, quasi mai ha visto di buon occhio le guerre espansionistiche dell’Occidente contro i territori dell’Oriente islamico e ha fatto di tutto per evitare di parteciparvi.
Celebre è rimasto il comportamento, esemplare per saggezza e lungimiranza, di Federico II, re di Sicilia e imperatore del Sacro Romano Impero, il quale, inviato, suo malgrado, in Terra Santa (nel 1228) a capo della IX Crociata, “conquistò” Gerusalemme senza colpo ferire, sulla base di un accordo, lungamente e piacevolmente negoziato, con Malik al Kamil, sultano musulmano.
Addirittura, Qirtay Al-Izzi nel suo “Gotha” (manoscritto arabo del 1655) rileva che: “Quando l’imperatore, principe dei Franchi, aveva lasciato la Terra Santa e si era congedato da Al-Malik Al-Kamil ad Ascalona, i due monarchi si erano abbracciati promettendosi mutua amicizia, assistenza e fraternità”.
Prima di questo evento memorabile, accadde a Palermo un altro episodio di uguale valenza che vide protagonista un illustre avo del grande Federico, Ruggero I, il normanno, il quale riuscì a preservare la Sicilia dal coinvolgimento diretto nella prima Crociata, anche per non inimicarsi i vari regni del nord-Africa con i quali i Normanni intrattenevano ottime relazioni politiche ed economiche.
L’episodio è riportato nella cronaca musulmana della prima Crociata, dallo storico arabo Ibn Al-Athir che, nel suo “Kamil” (Edizione Torneberg), scrive, fra l’altro: “Nel 484/1091, i Franchi portarono a termine la conquista della Sicilia… Nel 490/1097, essi invasero la Siria ed eccone i motivi: il loro re Baldovino era imparentato con Ruggero il Franco (il normanno n.d.r.) che aveva conquistato la Sicilia, e gli mandò a dire che, avendo riunito un grande esercito, sarebbe venuto nel suo Paese e da là sarebbe poi passato in Africa (in Tunisia) per conquistarla…
Ruggero convocò i suoi fedeli e chiese loro consiglio in merito a questo problema…
“Per il Vangelo – risposero – ecco un’occasione eccellente per loro come per noi, l’Africa sarà terra cristiana…”
“Allora – annota lo storico arabo con disarmante naturalezza – Ruggero sollevò l’anca, fece un gran peto (sic!) e disse: Affè mia, questa è buona. Come? Se essi verranno dalle mie parti, andrò incontro a spese enormi per equipaggiare le navi…”
Quindi convocò l’ambasciatore di Baldovino per notificargli la sua contrarietà acché l’esercito crociato attraversasse la Sicilia per raggiungere l’Africa e gli disse le testuali parole: “Per quanto concerne l’Africa, tra me ed i suoi abitanti ci sono impegni di fiducia e trattati.”
Oggi, purtroppo non c’è un nuovo Ruggero!
Agostino Spataro

*Su tale trattativa esistono ampi resoconti di stampa, documenti parlamentari e politici.

Fonte

Le due “Americhe”


“Non viene mai capito che in realtà esistono due “Americhe”: una le cui ricchezze sono più che raddoppiate attraverso l’aumento di valore della ricchezza – beni di proprietà e strumenti finanziari – e l’altra che ha sperimentato un piccolo aumento di ricchezza ma nel contempo ha sofferto in modo esorbitante i mali che egli [Nicholas Eberstadt – n.d.c.] elenca. Così, egli enuncia la seguente proposizione: “La possibilità delle diseguaglianze non preoccupa molto l’ordinario americano. La reale insicurezza dell’economia sì. Il Grande Ascensore Sociale Americano è rotto – e c’è un urgente bisogno che venga riparato.
Naturalmente la diseguaglianza importa alla gente. E’ per questo che esso è distante dai politici convenzionali. E’ per questo che ha una così bassa opinione di quasi tutte le istituzioni americane. E’ per questo che così molti hanno votato per Trump.
E per ciò che riguarda l’Ascensore Sociale, esso non è rotto perché la crescita è in declino o i lavoratori hanno troppi diritti (Eberstadt ha scritto un libro su questo “problema”), ma perché una classe sistematicamente ruba la ricchezza dalle altre ed ha ogni intenzione di continuare il furto.
A differenza di coloro che dibattono sull’ingerenza russa o sulle cospirazioni dell’estrema sinistra come cause della vittoria di Trump, Eberstadt è attento ai fattori reali ed oggettivi che hanno portato molti elettori a voltare la schiena ai programmi delle elites. Trump (e Sanders) derivano la loro popolarità dall’insoddisfazione delle masse nei confronti della politica convenzionale.
Con Trump, gli elettori hanno optato per il nebuloso, mitizzato e distorto ricordo di un’epoca d’oro del dopoguerra quando sembrava che il lavoro abbondasse, i salari crescessero con la produttività e i privilegi fossero relativamente generosi. Case di proprietà, beni di consumo e divertimento sembravano essere illimitati. Sfortunatamente, molti associano quell’epoca la supremazia bianca, alla dominazione maschilista e all’orgoglio nazionalista. Nonostante le promesse di Trump, quell’epoca non era né d’oro né è possibile riportarla in vita. Il suo tempo è passato. I compromessi della Guerra Fredda non sono più sull’agenda da molto.
E gli elettori di Sanders, in modo simile, esprimono il loro voto per una immaginaria socialdemocrazia che associano all’Europa – Stato assistenziale, sanità universale, istruzione alla portata di tutti, ecc. Ma la storia degli ultimi decenni dimostra che il capitalismo non può e non vuole oggi coesistere coi pur tiepidi programmi del centrosinistra. L’epoca “gloriosa” della socialdemocrazia europea è anch’essa una mera chimera, la quale può essere rivista solo in un viaggio nella memoria. Anche quel progetto sociale era una rimanenza del mondo bipolare quando la “minaccia” del Comunismo esigeva un capitalismo più gentile e mite.
Date le possibilità offerte, non è sorprendente che un elettorato arrabbiato si sia affidato alla demagogia e all’astrattezza. Il prossimo passo è quello di creare un nuovo apparato di istituzioni che sostituiscano quelle screditate, un nuovo apparato di istituzioni che servano il popolo. Ma a sbarrare il passo ci sono una finta democrazia e i monopoli del capitale.”

Da Una riflessione sobria sul trumpismo?, di Zoltan Zigedy.

San Pietroburgo, 3 aprile 2017

La Terza?!?

Esattamente a cento anni di distanza dal loro ingresso nella Prima Guerra Mondiale, gli Stati Uniti tentano di farne scoppiare una Terza.