Una storia di asservimento ma non solo

L’Espresso e Repubblica mantengono da tempo un archivio on line di documenti segreti o riservati “spifferati” da Wikileaks e che riguardano l’Italia. Si tratta per la maggior parte di cablogrammi dell’ambasciata americana. In questo archivio si trova di tutto: dal caso Calipari ai tentativi italiani di salvare gli USA dalle inchieste della corte dell’Aia al rapimento di Abu Omar. Emerge un ritratto a tinte fosche dei protagonisti della storia recente, specie a confronto con le immaginette oleografiche proposte dalla stampa nostrana.
Purtroppo, non tutti i documenti sono tradotti. In questo articolo ne presento tre. Mi sembrano utili per affrontare il problema della sovranità nazionale e del patriottismo da un punto di vista che – è bene che lo dichiari subito – è quella di un uomo della sinistra. Dai documenti che ho scelto emerge con chiarezza come alcuni personaggi-chiave della politica italiana recente abbiano svolto il ruolo di rappresentante degli interessi statunitensi in Italia, tanto nei governi di centrosinistra quanto in quelli di centrodestra. E’ anche molto chiaro come l’interesse nazionale italiano sia stato spesso sacrificato sull’altare dell’amicizia nei confronti dello scomodo alleato.”

Wikileaks rivela i garanti politici degli interessi USA in Italia di Francesco Galofaro continua qui.
La lettura integrale dell’articolo è vivamente consigliata!

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“Succede quando ci sono di mezzo gli Americani”

Forse non sapremo mai cosa successe quella notte. La morte di Nicola [Calipari – n.d.c.], che conoscevo da appena venti minuti e che si è sacrificato buttandosi addosso a me per salvarmi la vita, resterà uno dei tanti misteri italiani come Ustica e il Cermis. Succede quando ci sono di mezzo gli Americani.
Giuliana Sgrena

(Fonte: Gazzetta di Parma, edizione cartacea del 28 giugno 2018)

Calipari misteri irrisolti

Libia oggi

Che il governo italiano in carica voglia ripristinare un rapporto di collaborazione strategica con la Libia, in qualche modo rifacendosi alla politica -peraltro bipartisan- applicata prima dell’aggressione NATO del 2011 e che era culminata nella firma del Trattato di Amicizia a Bengasi nel 2008, è cosa buona e giusta, non solo nell’intento di cercare una soluzione alla questione migratoria.
In questo senso, è comprensibile l’odierno viaggio del ministro dell’interno Matteo Salvini a Tripoli per incontrare le locali autorità, ma proprio qui sta il problema visto che il governo libico di Fayez Al-Sarraj sostenuto dall’ONU ha un controllo a dir poco parziale del territorio nazionale, e persino della stessa capitale, suddivisa fra le varie milizie.
In Cirenaica, frattanto, l’esercito nazionale libico del (mai defunto) generale Haftar è impegnato a sradicare le ultime resistenze islamiste nella città di Derna, dopo aver ripreso il controllo dei terminali petroliferi sulla costa. Ciò non senza l’aiuto, quantomeno diplomatico e finanziario, dell’alleato francese.
Molto probabilmente, quindi, le posizioni assunte dalla Francia del presidente Macron in queste ultime settimane sulla (asseritamente inesistente) crisi migratoria italiana vanno lette tenendo conto anche di questi fatti, e della competizione in corso per assicurarsi il controllo della situazione in Libia.
Con un terzo incomodo rappresentato dalle azioni USA/NATO, che dal 2016 hanno ripreso di buona lena l’attività dei velivoli senza pilota in partenza dalla base siciliana di Sigonella, indirizzata contro obiettivi terroristici in particolare nella città libica di Sirte, allora in mano a gruppi affiliati allo Stato Islamico.
Insomma, trattasi di una situazione altamente caotica che sarà difficile stabilizzare in breve tempo ma che merita di essere affrontata con decisa prontezza se l’Italia non vuole che il Mar Mediterraneo si trasformi in un pantano nel quale rischia seriamente di rimanere catturata.
Federico Roberti

Il capitalismo speculativo anglo-americano contro l’Italia

Un’analisi dei dati di ciò che è accaduto a fine maggio, attraverso il metodo di studio delle operazioni di guerra convenzionali/non convenzionali.
E un monito…

“A febbraio, negli stessi giorni in cui Trump preannunciava la guerra dei dazi, che metteva in fibrillazione più che la Cina, l’intero sistema di scambi commerciali europei con l’ex padre padrone dello Zio Sam, tre colossi della speculazione finanziaria, il Bridgewater, forte dei suoi 160 miliardi di dollari gestiti, il già citato londinese Marshall Wallace forte di 30 miliardi di dollari amministrati e che ha sede nella City di una Inghilterra avviata nella Brexit e che ha tutto l’interesse di una svalutazione dell’Euro onde far pesare meno i costi della sua uscita dall’Unione Europea, ed un terzo super colosso della speculazione finanziaria, l’AQR, con sede negli Stati Uniti, Connecticut e amministrante ben 225 miliardi di dollari premeditavano una formidabile incursione sull’economia europea.
La strategia di attacco di questi tre gruppi era prevedere in una fase di forti attriti tra USA, Cina ed Europa, di puntare con opzioni ribassiste sugli anelli deboli del sistema finanziario della zona Euro, utilizzando una forza totale di capitali gestiti pari a quasi 500 miliardi di dollari, ovvero l’equivalente del finanziamento di dieci guerre del Golfo degli anni ’90.
Esattamente a 75 anni di distanza la potente macchina militare anglo-americana per distogliere truppe e armamenti germanici dal Vallo Atlantico, identificando il fianco sud dell’alleanza italo-germanica come l’anello debole del dispositivo militare italo-tedesco in Europa, lanciava l’operazione in codice Husky, con lo sbarco in Sicilia, determinando la caduta di Mussolini e mettendo in crisi il Patto d’Acciaio da lui stretto nel 1938 con la Germania di Hitler.
Nei primi mesi del 2018, con la stessa ottica, i colossi dell’accumulazione capitalista, fiduciosi della nuova politica aggressiva globale di Trump, preparavano una serie di attacchi speculativi, in coincidenza con le fibrillazioni che avrebbero scosso il sistema politico italiano nella fase post elettorale e i nervosismi dell’intero establishment europeo se da essa fosse scaturito un quadro di instabilità politica in Italia.
Attacchi che come un timer di un ordigno ad alto potenziale che si può riprogrammmare a distanza rinviando lo scoppio, sono stati messi in atto nelle fasi più convulse della trattativa di governo.
(…) Rifacendo i conti di questa opzione ribassista organizzata nel febbraio 2018, (un vero e proprio” Kill him!”, con il dito verso il basso lanciato contro il gladiatore giudicato perdente da parte ripetiamo non della “perfida Merkel”, ma bensì dai colossi speculativi che han sede nelle capitali finanziarie anglo-americane) constatiamo che è di 3 miliardi del Bridgewater, di 600 milioni del Marshall Wallace e di circa un altro miliardo da parte dell’AQR.
Una cifra enorme alla quale si sono aggiunti altri fondi speculativi che han costruito tutti insieme una Spada di Damocle di circa CINQUE MILIARDI DI DOLLARI sull’anello debole del sistema politico e finanziario della fortezza Europa, quello italiano.
Un timer che si è attivato automaticamente grazie agli algoritmi dei programmi che ho precedentemente citati allorchè le fibrillazioni del quadro politico italiano han raggiunto il parossismo. In pochi giorni, per non dire poche ore , il risultati delle puntate ribassiste speculative, che aveva fatto il Bridgewater sin dal febbbraio 2018 , han superato gli obbiettivi che si era prefissato e tutte le 18 banche italiane contro cui il fondo speculativo aveva puntato il dito con tre miliardi di dollari, l’equivalente di una incursione di migliaia di Fortezze Volanti B-17 scagliate sui gangli vitali della economia italiana.
Ecco un parziale elenco delle banche italiane su cui il Bridgewater in testa e poi gli altri fondi hanno lanciato a maggio 2018 l’attacco speculativo organizzato sin dal febbraio 2018: UniCredit, Bper e Banco BPM, Ubi Banca, Azimut, Mediobanca, Atlantia, Intesa SanPaolo.
(…) Ci saranno a breve altri e più forti attacchi speculativi? La risposta dei mercati è SI!
Sono cifre tratte direttamente da Piazza Affari , inconfutabili, ma che non rendono ancora l’idea di come quello che abbiamo assitito è solo l’assaggio del nuovo “sbarco in Sicilia” visto che di quella cifra potenziale di cinque miliardi di dollari, solo una piccolissima parte è stata realmente impiegata ( vi risparmio la trattazione del valore dei titoli trattati in quei giorni e il rapporto tra operazioni di vendita e quelle di acquisto) mentre il resto dopo aver incassato il surplus dell’attacco speculativo, viene tenuto pronto per il prossimo che oggi 5 giugno 2018, l’agenzia di informazioni finanziarie Bloomberg assicura essere in preparazione a breve con un’ altra opzione ribassista.
Le truppe scelte del Capitale han fatto un’ incursione per prendere prigionieri, distruggere importanti installazioni miltari, e creare delle teste di ponte sul mussoliniano bagnasciuga del suolo italico. Il cammino per risalire verso il cuore del birichino vecchio Continente che sognava di camminare con i propri piedi, e riportarlo sotto la tutela a stelle e strisce potrà essere più o meno lungo se a gettare la sponda ad Anzio e a Salerno non ci saranno i partigiani in nome della liberazione del proletariato, ma quella classe trasformista che oggi sta muovendo i suoi primi passi al governo, pronta a vendersi al caro vecchio Zio Sam pur di salvare se stessa, le posizioni acquisite e quella coalizione mafioso-clientelar-razzista serva del capitale più retrivo che mai ha abbandonato le redini del comando in questo Paese.”

Da La Verita’ su chi ha speculato scommettendo contro l’Italia e la falsità delle accuse sulla Germania, di Antonio Camuso.

La Via Yankee al Sovranismo

Le ambivalenze della emergente prospettiva sovranista analizzate relativamente al caso italiano.
Un contributo da leggere con attenzione.

Ho iniziato a parlare dell’esistenza di una Via Yankee al Sovranismo, più o meno da quando ho iniziato a identificarmi, da un punto di vista marxista, con tale categoria politica. Dunque, intorno al 2012.
Infatti, dall’avvento dell’austerity del Governo Monti nel 2011, si è immediatamente palesato che, a fronte della rigidità tedesca che indirizzava le posizioni dell’Unione Europea imponendo politiche di macelleria sociale a Grecia e Italia, da parte degli Stati Uniti vi era un atteggiamento decisamente più elastico nei confronti della spesa pubblica e del bilancio statale. La troika che impartiva ordine ai governi euro-mediterranei, in altre parole, risultava essere composta dal “poliziotto buono” FMI e dal “poliziotto cattivo” Commissione Europea.
Così, molte figure pubbliche che in quel periodo e a vario titolo si pronunciavano contro l’austerity – per esempio Paolo Barnard, ma anche Stefano Fassina – enunciavano altresì esplicitamente la necessità di cercare sponda politica negli Stati Uniti e nel Fondo Monetario per uscire dalla trappola mortale del fiscal compact e dal controllo tedesco sulla nostra economia.
Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti.
Otto anni di austerity hanno quasi del tutto eroso, presso l’opinione pubblica italiana ed europea, il preesistente sostegno alla prospettiva eurofederalista e hanno portato, quindi, il sovranismo al centro del dibattito politico e reso maggioranza parlamentare quelle forze politiche che, con varia gradazione, alle tematiche sovraniste sostengono di rifarsi.
Il punto è che a questa centralità dell’istanza sovranista, corrispondono manovre e strategie di carattere geopolitico da parte di forze straniere – in particolar modo gli Stati Uniti – per orientare a proprio vantaggio il ruolo dell’Italia nell’Europa che nascerà, dopo il probabile fallimento dell’Eurozona e dopo il possibile affossamento della prospettiva federalista.
A fronte di queste manovre, l’atteggiamento delle forze a vario titolo sovraniste (cioè i sovranisti-costituzionalisti, i marxisti critici dell’eurofederalismo e le forze più orientate a destra) è confuso, diviso, talora addirittura indifferente e comunque, all’atto pratico e a mio parere, inadeguato ad affrontare questo nodo strategico. Continua a leggere

9 maggio 1978


Siamo stati noi a mettere il dito dei brigatisti sul grilletto della pistola. Le Brigate Rosse sono state manipolate in questa direzione, verso l’esecuzione di Moro. Non l’hanno mai capito o scoperto, ma è così che è andata.
(…) La trappola era che dovevano ucciderlo. Sono stati sopraffatti dalla loro stessa incapacità di capire ciò che davvero stava accadendo. Ancora una volta sono stati eccellenti sul piano tattico, ma strategicamente si sono fatti manovrare come degli ingenui.
(…) Li ho messi a tal punto con le spalle al muro che non gli restava altro da fare che uccidere il loro prigioniero. Si sono fatti manipolare fino a diventare i responsabili del loro stesso annientamento.
Steve Pieczenik

Da Abbiamo ucciso Aldo Moro, di Emmanuel Amara, Cooper, 2008, pp. 173-174.

Steve Pieczenik è uno psichiatra, scrittore di gialli psico-politici “acclamato dalla critica”, consulente del Dipartimento di Stato USA inviato in Italia in qualità di negoziatore, all’epoca del sequestro dell’esponente democristiano.
Dopo averlo insultato, egli si assume la responsabilità primaria della decisione del governo allora in carica di rifiutare qualsiasi negoziato con i sequestratori per il suo rilascio. Qui.

Steve Pieczenik, oggi:

Putin e le stelle

Questo 7 di maggio è stato caratterizzato dalla cerimonia di insediamento di Vladimir Putin al Cremlino, per il suo quarto mandato presidenziale dopo quelli ottenuti nel 2000, 2004 e 2012.
Caso vuole che questa cerimonia sia avvenuta il 7 maggio, come in occasione del primo insediamento nel 2000.
Per qualcuno, però, non si tratterebbe di un caso fortuito ma del segno che il Presidente russo riceva da un astrologo suggerimenti circa le decisioni cruciali da prendere e il momento in cui prenderle. E’ la tesi di Claudia Bailetti, astrologa specializzata nell’indagine di eventi legati alla politica internazionale, che nell’ultimo numero del mensile Astra ritiene “probabile che Putin venga sfidato sul piano della reputazione e del valore identitario di sé ma soprattutto della sua nazione, il che potrebbe portarlo allo scontro”.
“Un periodo caldo per Putin sarà l’autunno 2018 quando potrebbe essere interessato da disordini interni o riferiti alla questione con l’Ucraina, che potrebbero portarlo a scontrarsi con i leader occidentali o nell’area mediorientale con i postumi della guerra in Sira dove potrebbero emergere sorprendenti notizie su attività e uso di armi tossiche o nucleari, tali da offuscare la personalità di Putin.”
“A fine 2018 e inizio 2019 – prosegue la Bailetti – si intravede nel Cielo una possibile tregua negli scontri bellici, forse solo per pianificare strategie mirate a un probabile riaccendersi dei conflitti. Tra fine 2018 e tutto il 2019 Putin godrà del sostegno di Giove che lo porterà a raggiungere importanti obiettivi e una momentanea supremazia sugli Stati Uniti, che dovranno scendere a patti con la Russia.”
Per quanto si possa essere scettici in materia (e personalmente lo siamo), le odierne dichiarazioni del Presidente russo inducono comunque a riflettere.
“Le prossime decisioni che dovremo prendere sono, senza esagerazione, storiche e determineranno il destino della patria per i decenni a venire”, ha infatti affermato Putin durante il discorso seguito al giuramento da Presidente. “Abbiamo bisogno di innovazione in tutti i settori della vita – ha poi aggiunto – sono profondamente convinto che una tale svolta è possibile solo con una società libera, che accoglie il nuovo e rifiuta l’ingiustizia, l’inerzia e il conservatorismo”, assicurando infine che lo scopo della sua vita e del suo lavoro rimarrà “servire il popolo e la patria. Per me, questo viene prima di tutto”.
Federico Roberti