Per la ridiscussione del riconoscimento dell’indipendenza dell’Autoproclamata Repubblica del Kosovo


Il Comitato Promotore della Petizione Popolare di Sensibilizzazione avente come oggetto la richiesta di ridiscussione in Parlamento del riconoscimento, da parte del Governo Italiano, dell’indipendenza dell’Autoproclamata Repubblica del Kosovo ha presentato nei giorni scorsi il testo della petizione, corredato da diverse migliaia di firme, al Governo e al Parlamento della Repubblica Italiana.
Dopo diversi anni di riflessioni su quanto accadde sia negli anni novanta (processo di dissoluzione della Jugoslavia e successiva crisi nella Provincia Autonoma di Kosovo e Metohia della Repubblica di Serbia), sia nel 2008 (proclamazione unilaterale di indipendenza da parte dei rappresentanti della comunità kosovaro-albanese della Provincia Autonoma di Kosovo e Metohia della Provincia di Serbia) una parte crescente dell’opinione pubblica italiana ha sentito il bisogno di sensibilizzare le istituzioni esecutive e legislative della Repubblica Italiana in ordine al carattere iniquo ed inappropriato del passo politico e diplomatico che Roma compì nel 2008, quando riconobbe l’esistenza di un nuovo Stato, sottratto in modo affrettato alla Serbia.
Il Comitato Promotore, argomentando le ragioni che motivano tale petizione, ha chiesto di valutare la ridiscussione parlamentare del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, anche per favorire una reale e duratura stabilizzazione della regione balcanica, basata sulla certezza del diritto e sulla cooperazione di tutte le parti in causa. Il Comitato Promotore (Stefano Pilotto, Stefano Vernole, Marilina Veca, Loreta Baggio, Federico Roberti, Andrea Turi, Alessandro Di Meo, Leandro Chiarelli, Stefano Pavesi, Stefano Bonilauri), composto da intellettuali, diplomatici, professionisti, scrittori e giornalisti, ritiene che il momento sia propizio per un riesame del problema, nella prospettiva di un rilancio efficace dell’integrazione europea e dell’allargamento delle istituzioni comunitarie alla regione balcanica in un contesto di pace e di cooperazione interetnica, che non pregiudichi il rispetto della sovranità degli Stati.

Enrico Mattei, fondatore dell’ENI – resoconto e video del convegno

L’incontro-dibattito dedicato a Enrico Mattei si è aperto con il saluto telefonico dell’ing. Franco Francescato, rappresentante dell’Associazione Pionieri e Veterani ENI nonché coordinatore del Comitato Promotore per il 50° Anniversario della scomparsa di Enrico Mattei.
L’ing. Francescato ha ricordato l’importanza dell’opera di Enrico Mattei e le iniziative che l’Associazione Pionieri e Veterani ENI metterà in campo quest’anno per ricordarlo e per trasmettere l’esempio del suo straordinario impegno alle giovani generazioni, anche quelle che lavorano in ENI, che purtroppo conoscono poco la storia di Mattei e il contributo da lui dato allo sviluppo dell’Italia.
L’ing. Francescato, dopo essersi espresso contrariamente allo scorporo di SNAM da ENI voluto dall’attuale governo, si è congratulato per l’iniziativa, auspicando future collaborazioni con l’Associazione Pionieri e Veterani ENI, soprattutto in un anno così importante come il 2012, cinquantesimo anniversario della tragica scomparsa di Mattei.

A seguire, ha preso la parola il dott. Stefano Vernole, redattore di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici.
Facendo ampio ricorso ai documenti ufficiali delle ambasciate inglesi e del Governo di Sua Maestà riportati da Mario José Cereghino e Giovanni Fasanella nel loro libro “Il golpe inglese”, il dott. Vernole ha messo in evidenza la minaccia che Mattei rappresentava per gli interessi britannici e come l’Inghilterra, per tutelarli, sia ricorsa a tutti i mezzi a sua disposizione, compresa l’azione dei suoi servizi segreti. La minaccia più sentita da Gran Bretagna e Stati Uniti era costituita dai rapporti petroliferi e diplomatici che Mattei andò intrecciando con l’URSS e con la Cina maoista, spostando gradualmente l’Italia su posizioni neutraliste sempre più distanti dalla NATO, una deriva assolutamente intollerabile dal punto di vista anglo-statunitense.
Il dott. Vernole ha concluso il suo intervento evidenziando il persistere nel tempo dell’ostilità anglo-statunitense nei confronti dell’ENI, come dimostrano, tra gli altri, i messaggi confidenziali del 2008, recentemente rivelati da Wikileaks, dell’allora ambasciatore USA in Italia Ronald Spogli. Da questi emerge la contrarietà dell’amministrazione statunitense per i rapporti preferenziali coltivati con la Russia di Putin, che hanno permesso alla Gazprom di penetrare in Africa attraverso gli accordi dell’ENI con la Libia di Gheddafi e l’Algeria.
Pur essendo l’ENI di oggi lontano anni luce dal quel “Cane a sei zampe” sputafiamme, capace di sfidare le “Sette Sorelle” sotto l’audace guida del suo fondatore, essa continua a rappresentare una spina nel fianco per gli interessi anglo-statunitensi ogniqualvolta guarda a Est e a Sud in modo autonomo e conforme agli interessi nazionali.

A seguito dell’intervento del dott. Vernole, è stato proiettato un estratto video dello spettacolo teatrale dell’autore e attore Giorgio Felicetti “Mattei. Petrolio e fango”. Nell’introduzione all’incontro, i promotori avevano spiegato come nelle intenzioni originarie dell’associazione ci fosse quella di patrocinare l’allestimento dello spettacolo in questione presso un teatro cittadino ma, non avendo trovato la disponibilità in tal senso da parte di nessuno degli interlocutori interpellati, l’associazione si era decisa a organizzare comunque un’iniziativa per ricordare degnamente la figura di Enrico Mattei.
Particolarmente significativi sono i passaggi della rappresentazione teatrale che ricostruiscono magistralmente gli anni seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, durante i quali Mattei, contro tutti e tutto – i poteri forti internazionali come USA e Gran Bretagna e i poteri forti interni come Enrico Cuccia e le “sacre” famiglie del capitalismo italiano – ha caparbiamente operato per risollevare le sorti dell’AGIP e poi edificare con l’ENI la più grande azienda italiana, impegnata per lo sviluppo dell’Italia, del Vicino Oriente e del Nord Africa, dando vita a una forma di capitalismo compatibile con la solidarietà e l’anticolonialismo. Un video promozionale dello spettacolo di Giorgio Felicetti è consultabile su youtube.

Stante l’assenza dell’ultimo minuto del professor Nico Perrone, trattenuto a Bari da un forte attacco influenzale, è quindi intervenuto Claudio Moffa, docente presso l’Università di Teramo e direttore del “Master Enrico Mattei”. Il lungo e denso intervento del prof. Moffa, il quale ha toccato diversi aspetti della vita e dell’opera di Mattei, e il successivo botta e risposta con il pubblico sono disponibili integralmente sul canale video dell’associazione Eur-eka.

Enrico Mattei fondatore dell’ENI

Sabato 17 Marzo, dalle ore 16.00 presso la Sala dell’Angelo, in via San Mamolo 24 a Bologna,
in coincidenza con l’imminente anniversario della tragica scomparsa avvenuta nel 1962, verrà ricordata la figura di
Enrico Mattei fondatore dell’ENI. Una vita per l’indipendenza e lo sviluppo dell’Italia, del Vicino Oriente e dell’Africa

L’incontro-dibattito prevede la partecipazione degli storici Claudio Moffa, docente presso l’Università di Teramo e direttore del Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente, e Nico Perrone, giornalista e saggista, docente presso l’Università di Bari.
Introduce e modera Stefano Vernole, redattore di Eurasia rivista di studi geopolitici.

L’incontro è organizzato dall’associazione Eur-eka, con il patrocinio del Comune di Bologna – Quartiere Santo Stefano.
L’ingresso è libero e gratuito.

[il volantino promozionale, da stampare e/o diffondere]

Enrico Mattei nasce nel 1906 ad Acqualagna, un povero paese delle Marche, da Angela Galvani e da Antonio, brigadiere dei Carabinieri.
Inizia a lavorare giovanissimo e a vent’anni è già direttore di una conceria locale. Alla chiusura della fabbrica, Mattei contro la volontà del padre decide di trasferirsi a Milano, dove, dopo pochi anni di lavoro quale rappresentante di commercio, decide di aprire la sua prima azienda, un piccolo laboratorio di olii emulsionanti.
Nel 1936 si sposa con Greta Paulas, ballerina viennese, e inizia a frequentare gli esponenti dell’antifascismo milanese. Durante la guerra ha modo di diplomarsi come ragioniere, le sue doti organizzative più che militari lo portano a diventare uno degli esponenti di spicco della Resistenza animata dalla Democrazia Cristiana, superando la diffidenza per la sua antica adesione al fascismo.
Finita la guerra, Mattei, industriale affermato, titolare dell’Industria Chimica Lombarda Grassi e Saponi, viene nominato “commissario straordinario” dell’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli fondata da Mussolini nel 1926, divenendone di lì a poco vicepresidente.
Grazie ai consigli del suo predecessore, il “repubblichino” Carlo Zanmatti col quale aveva mantenuto i contatti, e alla scoperta del giacimento petrolifero di Caviaga, Mattei riesce a fermare la liquidazione dell’AGIP. La battaglia fra i liberali, fautori dello smantellamento e/o della privatizzazione dell’ente, e i cosiddetti “statalisti” è comunque molto accesa: rimarrà famoso il discorso con il quale, il 26 Ottobre 1949, il deputato Enrico Mattei di fronte ai colleghi della Camera si erge “contro l’arrembaggio al metano e al petrolio” da parte di privati e stranieri.
Con l’approvazione, il 21 Gennaio 1953, della legge istitutiva dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI) Mattei, che fin da subito ne è il presidente, inizia un’intensa attività all’estero volta ad instaurare legami con i Paesi produttori di petrolio, Unione Sovietica compresa.
In un contesto internazionale in cui le famigerate “Sette Sorelle”, le principali società petrolifere mondiali di cui cinque statunitensi, una inglese e una anglo-olandese, detenevano oltre il 90% delle riserve accertate fuori dagli Stati Uniti, Mattei riesce a stringere una lunga serie di accordi economici e commerciali sulla base della formula, da lui inventata, della divisione a metà degli utili (“fifty-fifty”), arrivando nel caso dell’Iran, nel 1957, a riconoscere il 75% sullo sfruttamento di alcuni giacimenti. Rendere i Paesi amici partecipi, inoltre, della determinazione dei volumi di produzione e dei prezzi di vendita rappresenta una vera e propria sfida lanciata alle “Sette Sorelle” e al governo USA che ne era il tutore politico e militare.
Il 27 Ottobre 1962, in piena “crisi dei missili sovietici a Cuba”, con il presidente Kennedy impegnato a valutare una possibile ritorsione armata, Enrico Mattei è in Sicilia, a Gagliano Castelferrato in provincia di Enna, per celebrare con la popolazione locale la scoperta di un giacimento di metano.
Alla fine della giornata, egli decolla da Catania con il suo aereo privato, un “Morane Saulnier 760” guidato dal pilota Irnerio Bertuzzi, insieme al giornalista William McHale. I tre uomini non arriveranno mai a destinazione poiché, poco prima dell’atterraggio previsto a Linate, l’aereo precipita schiantandosi in un campo nei pressi di Bascapé.
Un altro protagonista della politica euromediterranea dell’Italia del dopoguerra, Amintore Fanfani, ebbe a dire nel 1986 che forse “l’abbattimento” dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico di una piaga che ha perseguitato per lungo tempo il nostro Paese. Certamente, quale che sia stata l’esatta dinamica dei fatti, ancora oggi discussa, “una pesante minaccia alla stabilità economica e politica dell’Italia” – come un documento dell’intelligence USA dell’epoca descriveva il potere d’influenza esercitato da Mattei – era cessata.
Oggi che l’ENI è una società per azioni quotata in borsa, con quasi 80.000 dipendenti dei quali più di metà all’estero e operativa in 79 Paesi nei cinque continenti, ma ormai in mano privata per circa il 70% del suo capitale sociale – salva un’ulteriore ondata privatizzatrice che l’esecutivo Monti non nasconde di auspicare – vogliamo chiederci quale sia l’eredità lasciata da un uomo visionario che ha contribuito in maniera decisiva a trasformare una nazione sconfitta e ancora prevalentemente contadina in un Paese avanzato con una forte industria energetica.
”I tesori non sono i quintali di monete d’oro, ma le risorse che possono essere messe a disposizione del lavoro umano”.
Con queste parole, Enrico Mattei salutava la festante folla di Gagliano poche ore prima della sua tragica scomparsa.

I RELATORI
Claudio Moffa è professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, dove insegna “Storia e Istituzioni dei Paesi dell’Africa e dell’Asia” e “Diritto e Istituzioni dell’Africa e dell’Asia”.
Come docente, oltre alla normale attività didattica presso l’Università di Teramo, ha svolto corsi di specializzazione presso Istituti vari – fra cui la SIOI di Roma – e fondato e diretto il Master “Enrico Mattei” in Vicino e Medio Oriente.
Ha inoltre scritto numerosi saggi su riviste specialistiche internazionali e italiane quali Politique Africaine, Le monde diplomatique, Limes, Studi Piacentini, Politica Internazionale, Africa, Africana, Estudia Africana, Rivista di Storia contemporanea, Giano, Marxismo oggi, Il Calendario del Popolo ed Eurasia. Quaderni internazionali (1987-1990) e La lente di Marx (1994-1997) sono invece le due riviste da lui stesso fondate e dirette.
E’ studioso di Enrico Mattei, sulla cui vicenda ha condotto ricerche preso l’Archivio ENI di Pomezia trovandovi importanti documenti che costringono a rivedere la storia e la fine del Presidente dell’ENI, e organizzato due convegni, “Enrico Mattei, il coraggio e la Storia” nel 2006 e “La straordinaria vicenda Mattei fra oblio e occultamento” nel 2008.

Nico Perrone è un saggista, storico, giornalista e docente universitario italiano. È autore di libri e saggi più brevi, apparsi in Italia, Danimarca e Stati Uniti d’America. Ha pubblicato inoltre un migliaio di editoriali e articoli su quotidiani e settimanali.
E’ professore di “Storia dell’America” e “Storia Contemporanea” presso l’Università di Bari (dal 1977).
Nel 1961 viene assunto all’ENI per studiare le normative straniere del lavoro. Il presidente, Enrico Mattei, lo designa quindi quale esperto nel gabinetto del Ministro per la Riforma della Pubblica Amministrazione Giuseppe Medici e membro di commissioni interministeriali di studio (1962-63).
Collaboratore della RAI dal 1982 al 2006, per RadioRai2 ha tenuto venti trasmissioni del programma Alle 8 della sera (24 aprile – 19 maggio 2006), dedicate a “Enrico Mattei stratega del petrolio”.

30 Agosto 2011 – il video

Gli interventi di Fernando Rossi, Joe Fallisi e Stefano Vernole durante il presidio contro l’aggressione atlantista alla Libia e per la sovranità politica, economica, culturale e militare dell’Italia, svoltosi a Roma di fronte al Ministero degli Affari Esteri.

L’Europa è in una posizione detestabile

S. V.: Cosa manca secondo lei all’Europa per rendersi autonoma dal controllo che gli Stati Uniti esercitano attraverso la NATO? Non sarebbe ora, approfittando della crisi economica statunitense e delle offerte russe di un nuovo assetto militare europeo, di sganciarsi definitivamente dalla tutela a stelle e strisce? Le difficoltà europee sono di tipo culturale o si può parlare di un vero e proprio tradimento delle sue classi dirigenti, come in occasione dell’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava?
A. de B.: Il realismo obbliga a riconoscere che non esiste attualmente alcuna volontà dell’Europa di rendersi autonoma. Se questa volontà esistesse, l’Europa probabilmente avrebbe i mezzi per raggiungerla. L’Europa potrebbe essere la prima potenza economica a livello mondiale, potrebbe rafforzare la complementarietà assolutamente naturale con la Russia, sia a livello industriale che tecnologico, con ovvie conseguenze sul piano geopolitico. Ma i dirigenti europei, visibilmente, non lo vogliono. Essi ripetono in continuazione che la questione della finalità della costruzione europea non è mai stata posta, perché non vi è accordo tra i vari governi nazionali dell’UE. La loro idea di Europa alternativa è molto semplice: un’Europa commerciale che costituisca un grande mercato transatlantico con gli Stati Uniti, con frontiere ed obiettivi geopolitici molto limitati a livello mondiale, mentre non vogliono un’Europa autonoma e potente che giochi un ruolo quale polo regolatore della globalizzazione. Si tratta di due finalità estremamente differenti e praticamente opposte. Un ruolo negativo nella mancanza di autonomia dell’Europa lo gioca l’ideologia dominante a livello mondiale, cioè la logica del profitto capitalista e sul piano civile l’ideologia dei “diritti umani”. La Francia, che pure manteneva qualche resistenza a queste influenze negative grazie all’eredità di De Gaulle, ha purtroppo cambiato registro in seguito all’ascesa di Nicholas Sarkozy, ed è divenuta grande alleata di Stati Uniti ed Israele, perciò la situazione è peggiore che mai. La Francia, con la Germania, ha giocato storicamente un ruolo motore nella costruzione dell’Europa, ma ora entrambe si trovano sotto l’influenza nordamericana. La Russia ha una posizione attendista, perché si trova in una situazione ambivalente, a causa della politica atlantista dei Paesi dell’Est, che sono un grande mercato per la Germania, mentre i Balcani si trovano sotto l’influenza francese. L’Europa, perciò, si trova oggi in una posizione detestabile.

Da Intervista a Alain de Benoist, a cura di Stefano Vernole.

[Il mito dell”Europa]

Katastrofa – Catastrofe

L’Associazione Culturale “Strade d’Europa” di Trieste svolge da tempo iniziative finalizzate a far conoscere i drammi che ha vissuto negli ultimi 10 anni il popolo serbo e in particolare chi risiede nel Kosovo Metohija. L’anno scorso assieme alla Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste ha svolto un convegno in cui si è evidenziata l’illegittimità della dichiarazione unilaterale d’indipendenza della Provincia del Kosovo ed in seguito è stata elaborata dai relatori ed inviata al Ministero degli Affari Esteri italiano una lettera, corredata da molteplici firme a supporto, al fine di chiedere al Ministro Frattini da poco entrato in carica un’inversione di rotta rispetto al riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo attuato dal suo predecessore appunto.
Ricorrendo quest’anno il decennale dei bombardamenti della NATO che colpirono la Serbia e perdurando la pretesa secessionista da parte della componente albanese della Provincia del Kosovo Metohija, l’associazione ha deciso di promuovere ancora assieme alla comunità serbo-orotodossa triestina un’altra giornata di studio, nell’ambito della quale analizzare cause, sviluppi e conseguenze dell’aggressione patita dalla Serbia 10 anni or sono.
Sabato 9 maggio avrà quindi luogo a Trieste, presso la Sala Risto Skuljevic della Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa in via Genova 12, il convegno “Katastrofa – Catastrofe: Serbia e Kosovo a 10 anni dai bombardamenti della NATO”: l’evento è organizzato in collaborazione con la Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di Trieste, con il contributo dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Trieste, con il patrocinio del Coordinamento Progetto Eurasia e rientra nei Seminari 2009 di Eurasia, rivista di studi geopolitici.
Il convegno si articolerà in due sessioni: alle ore 11:00, assieme al al prof. Stefano Pilotto (docente di Storia dei Trattati e delle Relazioni Internazionali presso l’ateneo cittadino) ed a Lorenzo Salimbeni (collaboratore di Eurasia), interverrà il vescovo serbo-ortodosso del Kosovo Metohija Artemije per analizzare con l’aiuto della sua preziosa testimonianza l’attuale situazione nella provincia, il ruolo della missione EULEX e le decisioni che potrà prendere il Tribunale Internazionale de L’Aja, interpellato da Belgrado in merito alla legittimità del separatismo kosovaro.
Alle ore 18:00, verrà proiettato il documentario “Kosovo & Metohija Katastrofa” ed interverranno gli autori di alcune recenti pubblicazioni: Stefano Vernole con “La questione serba e la crisi del Kosovo” analizza le implicazioni geopolitiche dell’indipendenza unilateralmente proclamata da Prishtina; Maria Lina Veca, la quale è anche curatrice del suddetto documentario, in “Kosovo e Metohija, il ritorno impossibile” racconta il dramma che vivono quotidianamente le enclavi serbe ancora presenti; Michele Antonelli in “Canto d’amore per la Jugoslavia” svela gli interessi internazionali che hanno portato alla disintegrazione della Jugoslavia.

Il volantino dell’iniziativa è qui.