Il Trattato Transatlantico

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Le ragioni di questo volume si colgono nella lettura degli argomenti portati autorevolmente da Alain de Benoist. Per noi, con quest’ultima pubblicazione, si porta a compimento una triade di titoli – Sull’orlo del baratro, La fine della sovranità e il libro in essere – che ha percorso l’intero svolgimento dell’attuale crisi economica e sociale, unita alla torsione epocale della globalizzazione e dell’occidentalizzazione del mondo.
Il trattato sul commercio transatlantico, tema qui affrontato, non è la scontata conseguenza dell’ampliamento del libero mercato su scala mondiale, quale metastasi nella fibra più profonda delle società; questi accordi, di fatto, vedranno il venire meno della sovranità degli Stati a favore delle multinazionali e delle corporation internazionali. Il potere di citare in giudizio l’autorità statuale fino a rovesciarne le leggi sovrane che regolamentano questioni di primaria importanza – come le relazioni nel mondo del lavoro, l’inquinamento, la sicurezza agroalimentare, gli organismi geneticamente modificati – renderanno norma la mercificazione dell’esistente.
Non è un caso, che i contenuti del mercato unico transatlantico e le sue motivazioni restino privi di trasparenza e discussione pubblica. Le tecnocrazie sulle due sponde dell’Atlantico, in simbiosi con le lobby del profitto, stanno codificando un modello di società a uso e consumo dell’avidità della speculazione finanziaria, nella connivenza della servile rappresentanza politica e della deliberata privazione della partecipazione e legittimazione popolare.

(Dalla prefazione)

Essere rivoluzionari

“La parola deve essere usata senza indulgere alla magniloquenza; essere rivoluzionari non significa cullarsi romanticamente o nostalgicamente in ricordi di barricate e di insurrezioni armate, ma alimentare in sé una disposizione di spirito, che sia totalmente estranea a quanto oggi trionfa nel mondo dell’inautentico e dell’alienazione e si metta alla prova in tal senso.
Il rivoluzionario agisce in un mondo al quale vuole essere completamente estraneo, perché lo trova abietto, ma che tuttavia conosce perfettamente. Questo è il consiglio che dava già a suo tempo Georges Sorel ai militanti sindacalisti rivoluzionari, nel suggerire loro di prendere come esempio i primi cristiani, i quali rifiutavano assolutamente il mondo che contestavano. L’atteggiamento necessario è quello della più completa radicalità critica.
La radicalità critica – che non è sinonimo di estremismo, bensì il suo contrario – si batte, certo, per la conservazione dei popoli e delle culture, ma anche per la conservazione di ciò che c’è di umano (e di specificamente umano) nell’umanità, sapendo che gli uomini appartengono appunto all’umanità in modo mediato, ossia attraverso l’intermediazione dei popoli e delle culture, di cui sono eredi e di cui spetta loro prolungarne, secondo le proprie esigenze, l’eterna narrazione storica.”

Da Sull’orlo del baratro. Il fallimento annunciato del sistema denaro, di Alain De Benoist, prefazione di Massimo Fini, Arianna editrice, pagg. 170-171 (per gentile concessione dell’editore).

Il libro verrà presentato in anteprima nazionale sabato 21 Aprile p.v., a Sassuolo (Modena).
I dettagli dell’iniziativa, che si svolgerà alla presenza dell’autore, sono qui.