START 2, più fumo che arrosto

L’ultimo livello è quello costituito dagli Stati impegnati nel gioco della potenza. E’ il livello dove la spinta che conta non è, semplicemente e riduttivamente, quello del profitto economico, ma quella delle ambizioni di potenza di una entità statale, intesa come sua capacità di egemonizzare le relazioni internazionali, di influenzare l’ambiente globale secondo una sempre crescente imposizione della propria volontà e dei propri interessi, Combinando il “gioco diplomatico delle alleanze” con la minaccia e l’uso funzionali della forza distruttiva organizzata.
Il massimo della forza distruttiva oggi giocabile sta nell’armamento nucleare (inteso come sistema complesso della cosiddetta “deterrenza”, che include gli “scudi antimissile”). Di qui la spinta per ogni Stato che voglia accrescere, conservare ed acquisire uno status ed un ruolo di “potenza” che conta a diventare “Stato atomico”, al limite nella forma di “potenza nucleare latente”, rivelata ad esempio da Paul Wolfowitz, il capo dei neocon, ex vicesegretario di Stato sotto la presidenza Bush, nell’articolo tradotto sul Sole 24 Ore (24 settembre 2009) in cui critica il “sogno pericoloso del disarmo” prospettato da Obama.
Quando cresce la concorrenza e la conflittualità tra Stati cresce la spinta al riarmo e quindi l’esigenza degli stessi a diventare “atomici”, come ricorda Giulietto Chiesa nel passo de “La menzogna nucleare” che spesso cito.
Una volta stabilita la complessità delle coordinate sopra esposte, si può arrivare a concepire la spinta fortissima al nucleare civile da parte degli USA, al di là ed oltre il legame diretto civile-militare.
Questo è un Paese che non ha certo bisogno di Plutonio perchè ne ha fabbricato ed immagazzinato talmente tanto da poter sterminare, senza nemmeno farlo esplodere, ma solo con gli effetti cancerogeni della radioattività, decine di migliaia di volte tutti gli abitanti di questo Pianeta (1g ottimalmente distribuito = 18 milioni di tumori al polmone)!
Ma il rilancio del nucleare che in esso si profila sta sia negli interessi economici del MIEC [Military Industrial Energetic Complex – ndr] (che non coincidono con la “convenienza economica” comunemente intesa) come nelle esigenze di potenza imperiali…
Non si tratta di “pressioni dei militari” – intesi come personale graduato in divisa – ma di logica di una infrastruttura che potremmo definire di “militarismo”, integrata nella logica della “guerra permanente”.
Agli USA il Plutonio, con 1700 tonnellate, gli esce letteralmente dalle orecchie. Quindi, bontà loro, non riprocessano quello delle loro centrali e propongono “altruisticamente” che tutto il resto del mondo non ne produca più.
E’ la linea della priorità del passo FMCT (proibire la produzione di materiale fissile per le armi nucleari) nelle trattative per la revisione del Trattato di Non Proliferazione – TNP: della serie io mi tengo la potenza distruttiva che ho accumulato e ordino a voi di non fare quello che invece ho già realizzato…
Ecco perchè anche la prossima Conferenza TNP di New York [svoltasi lo scorso aprile – ndr] con ogni probabilità, come le precedenti, fallirà, nonostante il tentativo di Obama di presentare lo START 2 con la Russia come una inversione di tendenza: “Vedete che stiamo disarmando? Ora posso chiedervi di non arricchire l’uranio né di estrarre il Plutonio…”
Ma questo START 2 – è stato ampiamente spiegato – è più fumo che arrosto ed è percepito come tale anche dalla più ampia opinione pubblica…

Da Sulla simbiosi esistente tra nucleare civile e nucleare militare, di Alfonso Navarra.

Convitato di pietra

Gerusalemme, 9 aprile – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non parteciperà a Washington al vertice sulla sicurezza nucleare. Ad annunciarlo sono stati funzionari del governo israeliano, precisando che il capo del governo sarà sostituito dal ministro dell’Energia e responsabile dell’Intelligence, Dan Meridor.
La decisione è stata presa – spiegano i funzionari citati da ‘Haaretz’ – nel timore che un gruppo di Paesi guidati da Egitto e Turchia chieda che Israele aderisca al Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Israele “è deluso” dagli sviluppi in questa fase precedente l’avvio della conferenza, ha affermato una fonte del governo citata dal quotidiano. “Il vertice sulla sicurezza nucleare dovrebbe affrontare la questione del pericolo del terrorismo nucleare. Israele partecipa a questi sforzi ed ha risposto positivamente all’invito alla conferenza del presidente Obama”. “Detto questo – ha poi spiegato – negli ultimi giorni siamo stati informati dell’intenzione di diversi stati partecipanti di deviare dal tema principale della lotta al terrorismo e usare l’evento per pungolare Israele sul TNP”.
Gli Usa hanno accettato la marcia indietro di Netanyahu con una breve dichiarazione. “Siamo stati informati della decisione israeliana – ha detto a Washington il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Mike Hammer – diamo il benevenuto alla partecipazione del vice primo ministro Dan Meridor alla conferenza. Israele è uno stretto alleato e intendiamo continuare a lavorare assieme strettamente su questioni relative alla sicurezza nucleare”.
Alla conferenza di Washington partecipano oltre 40 Paesi e non era stato previsto nessun incontro bilaterale fra Obama e Netanyahu, che si sono già visti il 23 marzo alla Casa Bianca. La mancata partecipazione di ‘Bibi’ alla conferenza nucleare giunge dopo le recenti tensioni fra Washington e Israele sugli insediamenti a Gerusalemme est. E forse, in questo contesto, gli israeliani non si sono sentiti sicuri di venir spalleggiati dagli USA. Secondo il Jerusalem Post, Israele aveva ricevuto assicurazioni dagli Stati Uniti che la questione della sua adesione al TNP non avrebbe preso il sopravvento nella conferenza.
Sono 189 i paesi che aderiscono al TNP e fra questi vi sono tutti i Paesi arabi. Solo Israele, India, Pakistan e Corea del Nord non ne fanno parte. Secondo le stime di GlobalSecurity.org, Israele possiede fra 250 e 500 armi nucleari. Lo Stato ebraico non ha mai confermato né smentito di possederle, limitandosi a dichiarare che non sarà mai il primo Paese ad usare queste armi in Medio Oriente. Un’adesione al TNP comporterebbe ispezioni internazionali nei siti nucleari.
A New Orleans, dove sono riuniti esponenti del partito repubblicano, in occasione della Southern Republican Conference, ci sono stati applausi a Netanyahu per il suo rifiuto di venire a Washington. Liz Cheney, figlia dell’ex vice presidente Dick Cheney, ha accusato il presidente americano Barack Obama di agire in modo “sconsiderato” procedendo per la strada “della riduzione dei legami dell’America con Israele”.
(Adnkronos/Ign)

[grassetto nostro]

La famiglia nucleare

vengoanchio

Alla vigilia del G8 sull’energia, gli Stati Uniti hanno firmato un importante accordo con gli Emirati Arabi Uniti. Non per importare petrolio, di cui gli EAU sono terzo esportatore mondiale, ma per fornirgli altra energia. Nucleare. Con le tecnologie e il materiale fissile fornito dagli USA, gli Emirati disporranno di reattori nucleari entro dieci anni. L’accordo, stipulato dall’amministrazione Bush in gennaio, è stato approvato il 19 maggio dal presidente Obama, il quale garantisce che «non comporterà alcun rischio irragionevole, ma promuoverà la comune difesa e sicurezza». Ora dovrà essere approvato dal Congresso.
(…)
Esso frutterà almeno 40 miliardi di dollari, il grosso dei quali andrà alle multinazionali General Electric, Westinghouse, Bechtel e altre che costruiranno gli impianti nucleari negli Emirati. Accordi analoghi, stipulati con Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Marocco, Algeria, saranno certamente approvati dall’amministrazione Obama.
(…)
Ma perché un paese come gli Emirati, che possiede riserve di petrolio e gas sufficienti per oltre un secolo, vuole dotarsi di un’industria nucleare? Ufficialmente perché ha bisogno di produrre più elettricità. Per fornire energia pulita a una popolazione che non raggiunge i 5 milioni, basterebbe però sviluppare gli impianti solari che ha cominciato a costruire. Scopo della casa regnante è in realtà un altro: entrare nel club dei paesi nucleari acquisendo la capacità di poter un giorno costruire armi nucleari. Formalmente gli EAU e le altre monarchie del Golfo aderiscono al Trattato di Non-Proliferazione (TNP). Nessuno può sapere, però, quale sarà la loro decisione in futuro. Da parte loro, il governo USA e altri, mentre accusano l’Iran (che aderisce al TNP) di usare il nucleare civile per fini militari, aiutano Israele (che non aderisce al TNP) a potenziare il proprio arsenale nucleare, tacendo sul fatto che, essendo l’unico in Medio Oriente a possedere armi nucleari, spinge gli altri nella stessa direzione. Ora, per mantenere sotto la loro influenza quest’area strategica, gli USA aiutano le monarchie del petrolio a imboccare la via del nucleare.

Da Washington semina centrali nucleari tra le signorie arabe del Golfo, di Manlio Dinucci.
[grassetto nostro]