La strategia del terrore

terroristCome ho già scritto in un precedente commento, la strategia del terrorismo non coinvolge un nemico da abbattere, ma una popolazione da atterrire; così è stato. A Parigi domina la paura, mista ad un senso di impotenza come se una resa senza condizioni avesse imposto un fatalismo ancestrale.
· Hanno paura i comuni cittadini che, adesso, cercano di evitare i luoghi popolosi, come supermercati, locali di intrattenimento, banche, e altri luoghi di aggregazione.
· Hanno paura i cattolici che disertano le Chiese.
· Hanno paura gli ebrei che si sentono nel mirino, tant’è che nel solo 2014 ben 7.000 ebrei, nella sola Parigi, sono riparati in Israele ad ingrossare le fila del sionismo; anche loro hanno deciso di rinunziare alla preghiera comune rituale.
· Hanno paura i musulmani della banlieue, guardati con odio, come se fossero corresponsabili del terrorismo, oppure additati come se tra di loro si nascondessero potenziali terroristi pronti anche al sacrificio pur di colpire e atterrire.
· Hanno paura gli atei, gli agnostici e proprio perché atei e agnostici.
Il panico sfugge alle regole della logica, quando assale contagia e coinvolge, rendendo irrazionale ogni comportamento.
Pochi uomini, decisi a morire, hanno avuto il potere di atterrire una città, una nazione, l’intera Europa, coinvolgendo anche l’intero pianeta, perché potrebbe diventare, in ogni momento, platea di una ripetitiva aggressione incontrollabile.
I servizi dei media, oltre a mostrarci la diffusione del panico e l’orrore della strage, ci hanno mostrato scene di addestramento degli aspiranti terroristi; è stato impressionante vedere tanti giovani armati di moderni strumenti di morte e ci viene spontanea la domanda. “Chi li ha armati?”. “Chi ha speculato fornendo armi a questo nemico invisibile, ben sapendo contro chi avrebbero puntato le loro armi?”
Testate giornalistiche di ogni parte del mondo hanno sottolineato uno “stato di guerra”, ma non è così.
Le guerre si fanno in due ed hanno una specificità nella loro funzione, potendo essere guerre interne di difesa o guerre esterne di conquista. Tertium non datur.
Ma l’Occidente ne ha inventato una terza, terribile, ed è la guerra preventiva, che diventa guerra esterna di difesa, quando l’ipocrisia non arriva a identificarle come “missione di pace”, pur se le regole di ingaggio parlano di Codice militare di guerra; in pratica certezza di una guerra per evitare l’ipotesi di una guerra, con al centro il lucrosissimo commercio di armi.
La guerra esterna di difesa diventa una aggressione mascherata, perché utilizza gli stessi metodi che, reattivamente, saranno utilizzati da chi ha subito, subito identificati come terroristi per giustificare l’incremento aggressivo.
Ora che la paura ha coinvolto città, nazioni e continenti, ci si chiede “come” contrastare tali pericoli che, ormai, sono ovunque incombenti.
Ma nulla cambia; mentre milioni di ettari di terreni fertili vengono abbandonati e la fame aggredisce miliardi di persone, l’opulento Occidente continua a costruire carri armati al posto di trattori, lanciamissili al posto di mietitrebbiatrici, mine anti-uomo al posto di diserbanti ecologici.
Si uccide per il petrolio, scatenando reazioni terroristiche; si uccide per l’occupazione abusiva di territori da sottrarre ai legittimi abitanti; se ne uccidono mille per condizionarne 100.000.
L’uccisione pianificata segue logiche perverse: i Talebani vennero armati in funzione anti-sovietica, poi si rivoltarono contro accendendo una guerra, servendosi delle medesime armi ricevute prima.
L’Irak venne armato in funzione anti Iran, cosa che provocò una guerra tribale, dove la presenza del petrolio fornì l’occasione di intervento, mascherato dalla menzogna sostenuta di volere eliminare armi di distruzione di massa, di cui non si trovò traccia, ma vennero annientati eserciti in fuga, aviazione inesistente, flotta che non avrebbe potuto essere utilizzata neanche per la pesca d’altura; vennero bombardate moschee nel giorno sacro della preghiera, mercati rionali, autobus carichi di studenti, banchetti di nozze, tutto definito come “effetti collaterali”.
Il panorama che ci viene offerto è quello di un pianeta impazzito, dove un manipolo di finanzieri specula sulla vita stessa del pianeta, che sembra volersi avviare ad un suicidio apocalittico.
Rosario Amico Roxas

Di fronte a una pressione congiunta

bin_laden_brzezinski

Nell’immagine qui sopra lo vedete in compagnia dell’allora amico Osama (Bin Laden), ai tempi in cui nel ruolo di Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter forniva i propri suggerimenti ai “combattenti per la libertà” afghani per cacciare i Sovietici.
Più tardì diventò pure consulente di un inesperto Obama, alle prese con la campagna elettorale per le presidenziali del 2008.
Zbigniew Brzezinski è e rimane l’autore di La Grande Scacchiera, testo fondamentale per comprendere le direttive geostrategiche della politica statunitense, pubblicato nel 1997, dal quale riportiamo la seguente breve citazione tratta da pagina 111:
“L’allargamento dell’Europa a est non può quindi prescindere da una stretta collaborazione tra America e Germania che dia vita a una leadership congiunta. La sua realizzazione avverrà, infatti, a patto che Stati Uniti e Germania incoraggino gli altri alleati della NATO ad accettarla. Quanto alla Russia, si tratta o di negoziare una sorta di accordo, sempre che questa sia disposta al compromesso, o di agire d’autorità, nella giusta convinzione che il compito di costruire l’Europa non possa essere subordinato alle riserve di Mosca. L’accordo unanime di tutti i membri della NATO richiederà, è vero, pressioni particolari da parte dell’America e della Germania, ma nessun membro sarà in grado di negare il proprio consenso di fronte a una pressione congiunta.”
Essa fa il paio con un’altra, tratta da un suo articolo coevo di non minore importanza, che riportavamo su questo blog nel 2008.
Profetico Zbig.

Perché dobbiamo uscire dalla NATO

no nato

Questo blog ha aderito alla “Campagna per l’uscita dell’Italia dalla NATO”.
A seguire, il relativo appello che invitiamo i lettori a sottoscrivere.

L’Italia, facendo parte della NATO, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa NATO, cifra in realtà superiore che il SIPRI quantifica in 72 milioni di euro al giorno.
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.
È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, che potrebbe essere fortemente ridotto se l’Italia uscisse dalla NATO.
L’Alleanza Atlantica persegue una strategia espansionistica e aggressiva.
Dopo la fine della guerra fredda, ha demolito con la guerra la Federazione Jugoslava; ha inglobato tutti i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre dell’ex URSS e due della ex Jugoslavia; ha occupato militarmente l’Afghanistan; ha demolito con la guerra la Libia e tentato di fare lo stesso con la Siria.
Ha addestrato forze neofasciste e neonaziste ucraine, organizzando il putsch di piazza Maidan che ha riportato l’Europa a una situazione analoga a quella della Guerra Fredda, provocando un nuovo pericoloso confronto con la Russia.
Ha iniziato a proiettare le sue forze militari nell’Oceano Indiano nel quadro di una strategia che mira alla regione Asia-Pacifico, provocando un confronto militare con la Cina.
In tale quadro, le forze armate italiane vengono proiettate in Paesi esterni all’area dell’Alleanza, per missioni internazionali che, anche quando vengono definite di «peacekeeping», sono guerre finalizzate alla demolizione di interi Stati (come già avvenuto con la Federazione Jugoslava e la Libia).
Uscendo dalla NATO, l’Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola la nostra Costituzione, in particolare l’Art. 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.
L’appartenenza alla NATO priva la Repubblica Italiana della capacità di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.
La più alta carica militare della NATO, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati Uniti. E anche gli altri comandi chiave della NATO sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La NATO è perciò, di fatto, sotto il comando degli Stati Uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.
L’appartenenza alla NATO rafforza quindi la sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti, esemplificata dalla rete di basi militari USA/NATO sul nostro territorio che ha trasformato il nostro Paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.
Particolarmente grave è il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato.
L’Italia, uscendo dalla NATO, riacquisterebbe la piena sovranità: sarebbe così in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.
Sostieni la campagna per l’uscita dell’Italia dalla NATO.
La pace ha bisogno anche di te.

Inviare le adesioni a: comitatononato@gmail.com

(Fonte)

“Solo un ostacolo può impedire a una palla di rotolare”

zinov'ev

Alexander Zinov’ev, nato nel 1922 nell’allora Unione Sovietica, è stato filosofo, logico e scrittore. Ha vissuto sulla propria pelle tutto l’arco storico che condusse il mondo dallo scontro frontale durante la Guerra Fredda alla fase della Russia eltsiniana nella quale il dominio unipolare degli Stati Uniti sembrava non avere rivali sul piano geopolitico planetario, fino alla rivincita nazional-sovranista iniziata con la comparsa del presidente Putin sulla scena politico-internazionale.
Fu espulso dall’URSS nel 1978, dopo la pubblicazione del romanzo Cime abissali.
Nei vent’anni trascorsi all’estero, rappresentò una delle figure di spicco della dissidenza sovietica, dedicandosi all’elaborazione di una critica radicale della società occidentale, percepita da lui come una minaccia senza precedenti per l’umanità. A questo periodo, risalgono i saggi Katastrojka: la perestrojka nel culo della Russia (1989) e La caduta dell’impero del male: saggio sulla tragedia della Russia (1994), nonché il romanzo L’umanaio globale (1998).
Morì a Mosca nel 2006.
A seguire, presentiamo alcuni estratti da un’intervista realizzata nel giugno del 1999, pochi giorni prima del suo ritorno definitivo in Russia.

“Contrariamente all’idea comunemente accettata, il comunismo non è crollato per ragioni interne. La sua caduta è stata la più grande vittoria della storia dell’Occidente. Una vittoria colossale che, lo ripeto, ha permesso l’instaurazione di un potere planetario. Ma la fine del comunismo ha anche significato la fine della democrazia, la nostra epoca, oggi, non è solo post-comunista, ma è anche post-democratica. Noi oggi assistiamo all’instaurazione di un totalitarismo democratico, o se preferite all’instaurazione della democrazia totalitaria.”

“I Paesi occidentali hanno conosciuto una vera democrazia all’epoca della Guerra Fredda. I partiti politici avevano delle vere differenze ideologiche e dei programmi politici diversi. Gli organi di stampa avevano anche loro delle marcate differenze. Tutto questo influenzava la vita delle persone, contribuiva al loro benessere. Ora è tutto finito. Perché il capitalismo democratico e prospero, quello delle leggi sociali e delle garanzie sul lavoro, doveva molto alla minaccia comunista. Il grande attacco ai diritti sociali nell’Ovest è cominciato con la caduta del comunismo all’Est. Oggi i socialisti al potere nella maggior parte dei Paesi europei svolgono una politica di smantellamento sociale di tutto ciò che c’era di giustamente socialista nei Paesi capitalisti. Non esistono più in Occidente delle forze politiche capaci di difendere gli umili. L’esistenza dei partiti politici è puramente formale. Le loro differenze spariscono ogni giorno. […] La democrazia tende a sparire dall’organizzazione sociale occidentale. Questa super-struttura non democratica dà gli ordini, sanziona, bombarda e affama. […] Il totalitarismo finanziario ha sottomesso i poteri politici. Il totalitarismo finanziario è freddo. Non conosce né la pietà né i sentimenti. Le dittature politiche fanno pena a confronto di questo totalitarismo. Una certa resistenza era possibile anche nelle più dure dittature, nessuna rivolta è possibile contro una banca.”

“Il sistema occidentale consiste nel dividere per poter meglio imporre la propria legge a tutte le parti allo stesso tempo ed ergersi a giudice supremo.”

“La dominazione mondiale si esprime prima di tutto per i diktat intellettuali o culturali, se preferite. Ecco perché gli americani sono impegnati da decenni a far abbassare il livello culturale e intellettuale del mondo: vogliono sottometterlo al loro potere per poter esercitare i loro diktat.”

“Nella vita reale ci sono i Russi, i Cinesi, i Francesi, i Serbi, eccetera. Ora se le cose continuano come sono iniziate, i popoli che hanno fatto la nostra civilizzazione, e penso essenzialmente ai popoli latini, scompariranno. L’Europa occidentale è sommersa da una marea di stranieri e non è un caso. Non ne abbiamo ancora parlato ma questo non è stato il frutto del caso né il frutto di un movimento incontrollabile. Lo scopo è quello di creare una situazione simile a quella degli Stati Uniti.”

“I sistemi sociali non si autodistruggono. Solo una forza esteriore può sconfiggere un sistema sociale, come solo un ostacolo può impedire a una palla di rotolare.”

Pio XII “Coca Cola Pope”

avviso sacro

Scrive Andrea Turi (Docete Omnes Gentes. La geopolitica del Vaticano, in “Eurasia” n. 3/2014, pp. 164-165):
“La tradizione ecclesiastica era di non prendere iniziative volte a cambiare lo status delle relazioni esistenti tra potenze, ma in un discorso pronunciato nel settembre del 1944 da Pio XII – che sanciva il diritto inviolabile alla proprietà privata – si intravede un cambiamento di atteggiamento che porterà alla scomunica dei comunisti nel 1949. Con questo atto, la Santa Sede entra nella logica della Guerra Fredda: preoccupato dalle prospettive delineate dal riassetto delle forze sulla scacchiera internazionale, Papa Pacelli abbandona qualsiasi tentazione di avventura ‘terzaforzista’ e inserisce la Chiesa nella disputa bipolare compiendo una precisa e decisa scelta di campo, con la quale il Vaticano si adatta ai nuovi equilibri e stringe una sorta di alleanza tacita con il blocco occidentale contro il nemico comune bolscevico. Pio XII chiede agli Stati Uniti di rinunciare ad un ritorno all’isolazionismo e di accollarsi il ruolo di baluardo del mondo libero contro il fantasma del Comunismo che si sta aggirando per l’Europa Orientale e minaccia l’altra metà del continente. La Chiesa Cattolica diviene il miglior alleato del mondo capitalistico in forza della sua struttura centralizzata basata sul dogma dell’infallibilità del Papa, con una propria forza economica e ideologica e con una tradizione universalistica che interessa milioni di fedeli sparsi nel mondo.”

Sarà un caso che la scomunica di cui sopra giunse neanche tre mesi dopo la firma del Trattato di Washington (4 Aprile 1949), che sanciva il Patto Atlantico e la nascita della NATO?

Anche se noi ci crediamo assolti…

presentazionebreve_image001

“Com’è potuto accadere che tanta indifferenza, tanto silenzio, tanta volontaria o inconsapevole “ignoranza” abbiano pervaso la società da quando, negli anni ‘60 e ‘70, si radunavano folle di persone indignate per manifestare contro i crimini commessi in Vietnam, in Sud America, nei campi profughi palestinesi o contro il licenziamento di alcuni operai in FIAT? Di quali subdole armi ha potuto disporre il potere per stendere una spessa coltre sulla sensibilità e sulla capacità reattiva delle coscienze?
Privato della possibilità di immaginare il suo futuro prossimo e del senso di appartenenza al gruppo sociale, il comune cittadino, senza più riferimenti e impegnato in una lotta solitaria per una sopravvivenza dignitosa, si trasforma in facile preda del potere attraverso la manipolazione dell’informazione e la rappresentazione di una realtà spacciata per “obiettiva” e inconfutabile. Persino la storia può essere riscritta e i carnefici possono diventare le vittime. Impoverito nel suo senso critico e ricattato dal sistema economico globale, il singolo individuo diventa indifferente ai drammi e ai conflitti che lo circondano. Il suo silenzio, però, è un tacito consenso.
Il caso della Palestina è emblematico. La storia del dramma di quella terra è stata negata e stravolta. Da decenni, abdicando al suo ruolo, la cosiddetta “comunità internazionale” si è resa complice, se non parte attiva, dei crimini commessi. Chi ne ha riscritto la storia? E chi sono i complici?
Ho cominciato a scrivere le prime riflessioni per questo libro un anno dopo l’operazione militare israeliana ‘Piombo fuso’: si trattava, fino ad allora, di uno dei più atroci casi di sterminio di palestinesi, in grandissima parte civili, nella Striscia di Gaza, sostenuto da una massiccia campagna mediatica di capovolgimento della realtà. Nel contempo si stava avviando a conclusione una fase, iniziata nei primi anni ’90, in cui il cosiddetto terrorismo internazionale, di matrice mediorientale, prendeva a pieno titolo il posto dell’ ex Unione Sovietica nella casella del Male, del nemico n. 1 del mondo occidentale, una fase, anche qui, sostenuta da un’operazione globale mediatica di demonizzazione di una civiltà e dal conseguente dilagare di una islamofobia diffusa capillarmente.
La storia a volte si ripete. Un altro sterminio a Gaza, più devastante del precedente, con analoghe manovre di capovolgimento tra causa ed effetto e l’avvio di una nuova fase di campagna mediatica islamofobica, che si preannuncia meno semplice della prima, ma la cui funzione è sempre la stessa: legittimazione per nuove aggressioni militari.
Comprendere i meccanismi di manipolazione delle informazioni finalizzati a ottenere un consenso omologato, legato a quegli eventi e a quella fase storica, consente di riconoscere le stesse strategie di fondo messe in atto dal potere oggi.”
(Nota a cura dell’autore)

Anche se noi ci crediamo assolti…,
di Enrico Contenti
Zambon editore, pp. 336, € 12

Senza un cattivo, la NATO non esisterebbe

red-iceberg“Ora, la NATO è pronta ad aggiungere l’Ucraina, ma nessuno a Berlino, Washington, Parigi o Londra sembra porsi la domanda fondamentale: “Permettere a Kiev di entrare nella NATO rende i loro Paesi più sicuri?”.
Le alleanze militari non sono come locali notturni, dove un gestore può lasciare che un cliente passi la corda di velluto perché ha un aspetto piacente. Piuttosto, tali raggruppamenti sono destinati a rafforzare la sicurezza dei propri membri, di solito reciprocamente. Ad esempio, la NATO si è formata a causa di una minaccia sovietica post-bellica, che tutti i membri fondatori credevano di affrontare. Più tardi, l’avversario Patto di Varsavia aveva lo stesso obiettivo, tranne il nemico percepito che era costituito dagli Stati Uniti. Quando quella preoccupazione svanì, altrettanto fece il Patto. Ma quando l’Unione Sovietica si sciolse, la NATO non ebbe uguale destino. Ora si è giunti a una situazione in cui la NATO è fine a se stessa, non uno strumento per proteggere tutti i suoi membri da una minaccia chiara. Affinché la NATO rimanga rilevante e giustifichi il suo enorme bilancio e la burocrazia che sostiene, essa deve inventare pericoli. In altre parole, la leadership dell’Alleanza sta tutelando il proprio posto di lavoro. Senza un cattivo, la NATO non esisterebbe.”

Da Cosa guadagnano gli Stati Uniti col finanziare la sicurezza dell’Europa?, di Bryan MacDonald.