Inno dei vaccinisti

Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini colpiscono ancora… la narrazione mediatica della cosiddetta emergenza sanitaria.

“Andarsi a vaccinar, con Astra, Pfizer, forse Sputnik o Moderna!

Sperare di campar

Per inseguire il sogno della vita eterna.

Ecco qui il dono che verrà, un vaccino qui ed un altro là;

Per la vita finché durerà, ogni anno un vaccin ci salverà!”

A chi diamo i nostri dati sensibili?

“Dareste mai il consenso al trattamento dei vostri dati personali “sensibili” ad una società per azioni che ha come scopo sociale l’attrazione di capitali e lo sviluppo d’impresa? E lo fareste lo stesso se il suo amministratore delegato fosse stato rimosso dall’incarico di commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus e il presidente della suddetta società sedesse pure alla guida di aziende del complesso militare-industriale che esportano armi e tecnologie a regimi e dittature? Ebbene, lo avete fatto se in queste settimane avete deciso di vaccinarvi contro il Covid-19. Sì, perché avete firmato e consegnato un modulo (perlomeno in Calabria e in Sicilia) con cui avete acconsentito che un bel po’ dei vostri dati personali vengano “trattati in modalità informatica” per tracciare l’avvenuta somministrazione del vaccino e che gli stessi “potranno essere/saranno comunicati al Servizio Sanitario Nazionale e al Ministero della Salute” (potranno o saranno?), mentre i dati sanitari “potranno essere trattati da centri medici specializzati nel valutare l’idoneità alla vaccinazione”.

Quali siano questi centri medici specializzati e in che modo saranno fornite e impiegate le delicate informazioni non è dato sapere. Quello che si spiega invece è che il “trattamento riguarderà anche dati personali rientranti nel novero dei dati sensibili, vale a dire dati idonei a rivelare lo stato di salute del soggetto vaccinato” e che il responsabile del trattamento è INVITALIA S.p.A., cioè l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Certo, in teoria, si può sempre rifiutare di dare il proprio consenso ma – si sottolinea in calce – “il conferimento dei dati è OBBLIGATORIO per registrare l’avvenuta somministrazione del vaccino Anti-Covid 19 verso il Sistema Sanitario Nazionale e che l’eventuale rifiuto di fornire tali dati comporterebbe la mancata prosecuzione del rapporto”. Insomma se vuoi il vaccino dacci i dati! E si tratta davvero di una mole notevole nel caso in cui venissero utilizzate pure le schede anamnestiche compilate prima della somministrazione del vaccino: ovviamente oltre alle informazioni anagrafiche e quelle relative alla professione svolta, vengono richieste le condizioni di salute odierne e le eventuali malattie pregresse (patologie cardiocircolatorie e respiratorie, condizioni di compromissione del sistema umanitario – cancro, leucemia, linfoma, HIV/AIDS, trapianto); se si ha avuto attacchi di convulsioni o qualche problema al cervello o al sistema nervoso; l’esistenza di allergie; la tipologia dei farmaci, integratori naturali, vitamine, minerali o eventuali medicinali alternativi utilizzati; l’effettuazione di trasfusioni nell’ultimo anno; eventuali gravidanze in corso o se si sta pensando di rimanere incinta nel mese successivo alla prima o alla seconda somministrazione; la convivenza con soggetto ad alto rischio, contagi e/o risultati di eventuali test anti-Covid; finanche i viaggi internazionali effettuati nell’ultimo mese e la possibile frequenza di comunità…

Ci si aspetterebbe che il trattamento dei dati sensibili e il loro eventuale trasferimento a soggetti terzi per fini di ricerca venga attribuito al Sistema Sanitario Nazionale e invece proprio no. Il soggetto responsabile è INVITALIA S.p.A. (già Sviluppo Italia), istituita con decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999 (governo con premier Massimo D’Alema) per promuovere l’imprenditorialità giovanile e lo sviluppo di imprese turistiche e termali, “risanare” le industrie agro-alimentari e riassorbire le funzioni dell’ex Cassa del Mezzogiorno. Alla società a capitale pubblico è stata attribuita anche l’attrazione di investimenti esteri in Italia, la gestione di quasi tutte le agevolazioni dello Stato alle imprese e alle startup innovative, l’attuazione degli accordi di programma dei progetti finanziati dall’Unione Europea, il rilancio delle aree industriali in crisi (Napoli-Bagnoli, Taranto, Termini Imerese, ecc.), la valorizzazione dei beni culturali (area archeologica di Pompei).”

Invitalia, il grande fratello dei vaccini?, di Antonio Mazzeo continua qui.

La NATO dei vaccini

Una NATO​ dei vaccini​ contro Cina​ e Russia​: questi i due schieramenti che si oppongono in quella che lo storico e saggista Paolo Borgognone​ ha definito “una guerra geopolitica in corso”, nel corso di un seminario organizzato da “Liberiamo l’Italia”.

Alla Pfizer non importa un fico secco della salute della gente

“Gli Americani, che di soldi se ne intendono parecchio, dicono che l’Amministratore Delegato della migliore società quotata al Nasdaq vede a 18 mesi di distanza il proprio fallimento. Già, perché l’innovazione è diventata così veloce che ci vuole davvero poco per essere scavalcati e triturati dalla concorrenza, in una gara al massacro, una corsa ad eliminazione in cui sopravvive solo il più forte finché riesce a mantenersi tale. Insomma, il sistema economico e finanziario segue pedissequamente la legge della jungla, nella quale sopravvive il più forte e il più furbo e gli altri sono destinati a soccombere. Prendete ad esempio, la Pfizer: l’azienda farmaceutica americana ha conseguito nel 2019 un fatturato di 51,75 miliardi di dollari e un utile netto di 16,27 miliardi, pari al 31,4% del fatturato. Difficile fare meglio, ma anche difficile ripetere questa performance. E dato che sono diversi anni che la multinazionale americana del farmaco si colloca a questi livelli, più o meno come la sua consorella Novartis, multinazionale e svizzera di origine, i commerciali della società devono essere particolarmente bravi per riuscire a vendere tutte queste pillole agli abitanti della Terra.
Se andiamo a leggere la storia della Pfizer, ci accorgiamo che le dirigenze che si sono succedute alla sua guida, hanno cercato con ogni mezzo di mantenere ad altissimi livelli il fatturato dell’azienda e anche di incrementare i ricavi a fatturato costante. Questa ultima operazione, ha comportato la chiusura di diversi stabilimenti di produzione, non perché generassero perdite, ma perché non davano abbastanza utili rispetto ad altre strutture della società e quindi la loro chiusura avrebbe incrementato il margine di profitto del gruppo. Politica intelligente e giustissima, se non fosse per il piccolo particolare che la chiusura di uno stabilimento comporta la perdita di decine, centinaia, migliaia di posti di lavoro con relativi drammi dei lavoratori e delle loro famiglie, buttati in strada da un momento all’altro. Insomma, il rispetto dell’etica sociale non è una priorità per la nostra multinazionale del farmaco né tanto meno per le altre multinazionali. Ora, capisco se uno stabilimento è divenuto obsoleto, deve essere completamente rifatto, così com’è produce in perdita, e quindi deve essere chiuso. Ma qui si tratta solo di incrementare artificialmente i profitti del gruppo, sulle spalle di lavoratori dello stabilimento oggetto della chiusura, delle loro famiglie e del contesto in cui vivono, che pure andrà a soffrire per questa chiusura.
Beh, va beh – si dirà – però queste politiche, per quanto dolorose dal punto di vista sociale, hanno consentito alla multinazionale di prosperare e continuare a produrre medicinali utili per salvare l’umanità da numerose gravi malattie. In altri termini, l’etica sociale è stata sacrificata per la superiore necessità di salvaguardare la salute pubblica degli abitanti della Terra. In realtà poi, non è affatto, così.”

Patologia del potere, di Domenico De Simone, continua qui.

Il paziente inglese

In amore non ci sono confini, recitava quella vecchia locandina che sembra anticipare l’attualità su un altro piano.
E nella frode medica non ci sono limiti, se non quelli che porremo con un vigoroso esercizio delle nostra libera e consapevole scelta.

Siamo in piena fraudocrazia: dove chi comanda inganna i sudditi, a fini di sfruttamento. La medicina, l’appello alla tutela della salute e alla ”scienza” ne sono lo strumento. Che viene usato in due modi:
a) come mascheramento per una tirannia politica. Sospensione della Costituzione, limitazioni della libertà personale, rimaneggiamento economico, sociale, culturale, demografico. In nome della salute, presentando un quadro apocalittico con inganni amplificati a catena: il bombardamento mediatico diffonde statistiche ad effetto, costruite su manipolazioni materiali e false interpretazioni, come i tamponi PCR tarati sulla falsa positività, la positività in asintomatici fatta passare per pericolo grave, il falsificare le cause di morte attribuendole al Covid.
b) per lo sfruttamento, incrementando, con la paura e la coercizione, le grandi frodi strutturali della medicina, dotate ormai del potere dello Stato. Come la vaccinazione di massa con preparati tirati fuori dal cilindro, dalla appropriatezza, efficacia e sicurezza proclamate ma non adeguatamente verificate, o la pressione per la telemedicina, la medicina a distanza, che abbatte i costi e aumenta le entrate – e le occasioni di frode – a danno del paziente.
I due modi sono connessi e interagiscono. Es. le misure costrittive e i loro giri di vite, o di corda, spingono le persone ad accettare le vaccinazioni nel tentativo di liberarsi dall’incubo. La forma punitiva che in Italia è stata data al Natale trova le sue motivazioni anche nell’incipiente campagna vaccinatoria.
Francesco Pansera

(Fonte)

Covid, il virus della paura

La fallimentare gestione dell’emergenza Covid ha creato in Italia milioni di ipocondriaci disposti a subire umilianti – nonché inutili da un punto di vista sanitario – vessazioni. Questo esercito verrà usato per tenere a bada i tanti gettati sul lastrico dal lockdown e altre follie, che scenderebbero in piazza se scoprissero quante menzogne ci sono state raccontate. Ad esempio, sul reale numero dei contagiati in Italia che, considerando i tentativi per nasconderlo, si direbbe quasi un Segreto di Stato. Basti pensare agli innumerevoli tamponi che, solo oggi, si stanno facendo, e che escono quasi tutti negativi; tamponi sbandierati da governatori-sceriffi per ergersi come salvatori della popolazione, avendo essi imposto vessatorie misure “profilattiche” che sarebbero riuscite a salvarla dal contagio. Non è così. Quei tamponi, non rivelando tracce del virus, attestano, invece, la “guarigione” da una infezione asintomatica per il 90% degli infettati. Per averne la controprova basterebbe effettuare test sierologici che identificano gli anticorpi al virus. Ma, guarda caso, all’Indagine Sierologica Nazionale – affidata alla Croce Rossa Italiana e che avrebbe dovuto interessare 150.000 persone – si direbbe non voglia aderire nessuno (solo il 2% delle persone contattate telefonicamente dalla CRI si è prenotato per il prelievo). Eppure sono moltissime, oggi, le persone che, pagando di tasca propria, stanno effettuando, presso laboratori privati, le stesse analisi sierologiche. E perché mai nessuno vuole fare con la CRI un esame, gratuito, che tanti stanno facendo a loro spese? Presto detto: le persone che, nello screening governativo, sono trovate con anticorpi al virus SARS-Cov-2 sono da ritenersi ufficialmente “positive” e, pertanto devono essere confinate in quarantena, finché non ci sarà un tampone negativo. Tampone per il quale si potrà aspettare anche un mese.
È con questi mezzucci e con l’ormai logoro circo mediatico, popolato da sempre meno autorevoli “esperti”, che si sta portando l’Italia alla rovina economica. Anche per questo, nella speranza di un risveglio delle coscienze – e per chiedere una Commissione parlamentare di inchiesta, degna di questo nome, sull’emergenza Covid-19 – ho scritto questo libro.
Giulio Tarro

(Fonte)

Pandemia, pandemia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia

Di Sonia Savioli (autrice di ONG. Il cavallo di Troia del capitalismo globale)

Crisi, ultimo atto. C’è troppo debito nel mondo, ammonta a tre volte il PIL mondiale. Nel terzo trimestre del 2018 era arrivato a 244.000 miliardi di dollari. Nel 2019 ha toccato i 253.000 miliardi. Erano 173.000 nel 2008, anno della crisi anch’essa innescata dal debito: dai crediti inesigibili, dai debiti non pagati.
Nel 2018 il mondo della finanza multinazionale comincia ad essere preoccupato. Sono passati 10 anni dalla crisi del 2008, dieci anni di economia spensierata, fondata sul debito: sugli investimenti con denaro preso a prestito e spesso senza nessuna garanzia, poiché i padroni delle banche erano anche i padroni delle grandi industrie a cui i soldi venivano prestati; fondato sui consumi smodati spinti da un apparato mediatico-pubblicitario gonfiato a dismisura, sulle sovvenzioni degli Stati che s’indebitano per foraggiare le grandi industrie multinazionali di ogni tipo. Il debito è stato il motore dell’economia globale negli ultimi 10 anni, e ora si prevede il crack, il fallimento globale.
Anche i “profeti” della finanza mettono in guardia: avverrà nel 2020. Sono le previsioni delle finanziarie globali-agenzie di rating Moody’s, JPMorgan, Forbes.
Il bengodi è finito e c’è un’altra, più spaventosa minaccia che incombe anche sui loro profitti: la catastrofe climatica e ambientale in corso. Perché la consapevolezza ormai diffusa di tale minaccia mette a rischio il mercato dei combustibili fossili e crea opposizione al mercato delle grandi opere e allo sfruttamento illimitato delle risorse; perché il marasma climatico colpisce anche i profitti della grande agroindustria; perché le sempre più frequenti alluvioni, siccità, incendi mettono a rischio i profitti delle compagnie di assicurazione. Tutti soldi che si perdono, e diventa sempre più difficile succhiare il sangue di Stati già svenati da tutte le sovvenzioni e le regalie già estorte dai loro burattinai.
3 settembre 2019, l’ONU si preoccupa: “C’è un serio pericolo di recessione globale”. Ci siamo.
“Cosa facciamo adesso, Prof?”
“Quello che abbiamo sempre fatto, Mignolo: cerchiamo di conquistare il mondo”. Continua a leggere