“Vecchi trucchi” di J. Kleeves – nuova edizione

La politica estera degli USA obbedisce fin dalla fondazione di questo Stato ad alcune costanti operative, spesso controverse. In questo saggio l’Autore mette in luce gli obbiettivi fondamentali della politica estera degli USA fino ai giorni nostri, e ne illumina i metodi più shoccanti: l’uso disinvolto del denaro e l’utilizzo massiccio di una propaganda massmediale martellante; la programmazione scientifica dell’uso della violenza politica; l’utilizzo sistematico da parte dei Servizi Segreti dei proventi derivanti dallo spaccio internazionale di droga in tutto il mondo. Una serie di rivelazioni del tutto sconosciute in Europa, che si basano tuttavia su una immensa documentazione originale statunitense, frutto di un ampio dibattito sociale e politico a noi del tutto sconosciuto.
Ma questo saggio non si limita ad essere un j’accuse contro la politica globale statunitense; esso propone una chiave di lettura complessiva dell’evoluzione della scena politica planetaria che proprio oggi, nei giorni in cui le rivolte popolari scuotono le poltrone dei leader nordafricani, da decenni fidi custodi filo-occidentali dei propri territori, appare ancora più stimolante.

John Kleeves (pseudonimo di Stefano Anelli), ingegnere italo-americano, rifugiato in Italia dopo una lunga permanenza negli Stati Uniti d’America, autore di una monumentale opera di critica della civiltà e della mentalità collettiva statunitense.
Morto tragicamente nel settembre 2010 a Rimini. Qualcuno sostiene che sia stato ucciso per le sue idee.

Vecchi Trucchi, Il Cerchio, Rimini, pp. 314, € 22
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La NATO secondo John Kleeves

 

“Ha in realtà i seguenti obbiettivi:
1. Innanzitutto ristabilisce una parvenza di equilibrio di forze nell’Europa Continentale. Che cosa vogliono gli americani da un equilibrio di forze nell’Europa Continentale? Che gli europei non si possano occupare troppo del resto del mondo, in modo da non potersi permettere una politica estera di grande respiro. In poche parole essi vogliono neutralizzarli come concorrenti commerciali sui mercati mondiali. Gli europei continentali non spendono soldi per procurarsi e mantenere basi militari all’estero, vicino ai possibili punti d’intervento. Ciò è proprio quanto vogliono gli americani: il mondo deve essere sgombro soltanto per loro. Non vogliono liti per un mercato estero con Paesi europei che possano intervenire militarmente in loco con efficacia.
2. Il secondo scopo della NATO è il solito che gli americani si prefiggono di raggiungere con tutte le alleanze militari che hanno messo in piedi: il controllo politico ed eventualmente la sovversione violenta dei Paesi membri. Con la scusa dell’Alleanza, gli americani – militari e civili – sono presenti in massa in Europa. Per quanto riguarda i funzionari civili bisogna dire che la presenza di basi americane permette il mantenimento in Europa di larghe rappresentanze di veri e propri agenti della CIA che trovano facili coperture come dipendenti delle stesse. Questa massiccia presenza americana ha un effetto clamoroso sulla politica interna dei Paesi europei: con ogni probabilità, anziché essere sempre più simili alla Corea del Sud, come stanno diventando, questi Paesi sarebbero ora più simili alla Svezia, che non ha mai voluto far parte della NATO.
La loro presenza militare permette poi agli Stati Uniti di lucrare grandi ed insospettabili vantaggi anche su un piano industriale e commerciale, attraverso una potentissima rete di spionaggio. Gli scopi degli impianti d’ascolto della National Security Agency (NSA, il Servizio di informazioni delle Forze Armate americane) in Europa sono essenzialmente due (…). L’intercettazione delle comunicazioni commerciali è il suo settore tipico perché, a causa della loro enorme mole, esse richiedono impianti e capacità tecniche come solo la NSA possiede.
3. Perché gli americani insistono tanto nel voler tenere armi nucleari loro in Europa? Le armi nucleari americane in Europa non rispondono a nessun scopo militare: esse in effetti non difendono l’Europa. Gli americani non vogliono che un’Europa integra, o distrutta in modo “convenzionale”, cada nelle mani dei russi. Invece un’Europa distrutta in modo “nucleare” è l’unica che gli americani sono disposti a lasciare cadere nelle mani dei russi. Per gli americani essa avrebbe cessato per sempre di essere un concorrente sui mercati mondiali. Fu per questo che in Europa, alla fine, non furono stazionate le bombe ai neutroni, le Bombe N, dove la potenza termica ed esplosiva è sacrificata a favore di una altissima emissione di radiazioni mortali per gli esseri viventi. Esse sono così delle bombe che uccidono persone ma che non distruggono manufatti, non in modo rilevante.
In ogni caso ciò che conta è il fatto che una volta presenti armi nucleari americane in Europa, questa non è più padrona del suo destino; è un ostaggio degli americani, completamente nelle loro mani.”

Il brano è tratto da Vecchi trucchi. Le strategie e la prassi della politica estera americana, pubblicato nel 1991: a quasi venti anni di distanza, queste affermazioni mantengono una notevole pertinenza.

 English version

NATO per restare ricchi (fra yankees)

 

PREMESSA:
scriveva John Kleeves, in “Vecchi trucchi”, un aureo libretto dedicato alle strategie ed alla prassi della politica estera statunitense pubblicato nell’ormai lontano 1991 ma ancora estremamente attuale:

La politica estera americana è determinata da due fattori: il modo in cui gli Stati Uniti sono organizzati politicamente all’interno, ed il carattere degli americani. Per quanto riguarda l’organizzazione politica interna c’è da dire che gli Stati Uniti sono un’oligarchia, e precisamente un’oligarchia basata sulla ricchezza. (…) Il secondo fattore… è il carattere degli americani. Ogni popolo ha nel carattere un elemento saliente, che domina su tutti gli altri e li condiziona. Questo elemento nel caso degli americani è chiarissimo: è l’ingordigia, l’avidità di cose materiali. Se fosse vero che l’uomo è un misto di materia e spirito, allora sarebbe giusto dire che gli americani sono fatti quasi esclusivamente della prima. Gli americani insomma adorano il denaro, che a loro non basta mai. Essi hanno come scopo nella vita quello di arricchire, uno scopo che in loro è del tutto fine a se stesso. (…)
Alla fine, visti l’organizzazione politica interna ed il carattere nazionale, gli Stati Uniti sono sinteticamente così descrivibili: un’oligarchia mercantile ossessivamente ed aggressivamente dedita ad aumentare la propria ricchezza. L’obiettivo della politica estera americana è così determinato: esso non può essere altro che quello di agevolare le attività economiche all’estero dei propri imprenditori in modo che siano le più proficue possibili. (…) Si comprende meglio la politica estera americana – la si capisce anzi perfettamente – se si pensa agli Stati Uniti non come ad un paese come un altro, ma come un’enorme impresa commerciale privata, con un bilancio aziendale pari ad un terzo del bilancio di tutti i paesi del mondo messi assieme, privata ma armata, dotata di un “esercito aziendale”…
Gli Stati Uniti dai loro rapporti col mondo vogliono dunque questo: esportarvi ed investirvi proficuamente, il più proficuamente possibile. Tali esigenze meramente economiche si trasformano rapidamente in precise esigenze politiche. (…)
Le esportazioni più proficue sono quelle che si rivolgono ad un paese ad economia di mercato, e dove il governo non pone tariffe o restrizioni di sorta alle importazioni. (…) Anche gli investimenti più proficui sono quelli fatti in un paese ad economia di mercato.

Estremista? Visionario?
Beh, portiamo un mattone a sostegno della tesi di Kleeves.
Il 24 aprile 1999, la NBC trasmise una puntata del programma di John McLaughlin, “One on One”, che vedeva la partecipazione di due ospiti: il generale William Odom ed il professor Harvey Sapolsky. Ci concentreremo su alcune affermazioni fatte dal generale Odom.
Egli fu presentato come un laureato di West Point con un dottorato conseguito alla Columbia University. Ha prestato servizio nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale del presidente Jimmy Carter e, durante l’amministrazione Reagan, nell’ufficio dei Capi di Stato Maggiore per l’intelligence ed al servizio del direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale (la NSA, il servizio informazioni delle Forze Armate). All’epoca della trasmissione era direttore degli Studi sulla Sicurezza Internazionale all’Hudson Institute ed insegnava Organizzazione e Sistema Politico al dipartimento di Scienze Politiche del prestigioso MIT, dove dirigeva anche il Programma di Sicurezza. Il generale Odom ha al suo attivo anche numerosi libri.
Quello che fosse (sia) il vero scopo della NATO è stato svelato proprio all’inizio dell’intervista con il generale Odom, realizzata nel corso della trasmissione televisiva.

Odom: “La NATO fu creata non come molti credono per difendere contro la minaccia militare sovietica. I francesi nella discussione non menzionarono neppure l’Unione Sovietica. Volevano che la NATO si occupasse della questione tedesca. I britannici volevano che la NATO mantenesse gli Stati Uniti in Europa”.
McLaughlin: “Saremo noi a dirigere l’Europa?
Odom: “Paga. Sì.
McLaughlin: “Perché paga?
Odom: “Oggi siamo più ricchi per questo. Siamo stati un’eternità in Corea, in Giappone ed in Germania, e ha pagato… se guarda al passato e vede cosa è successo negli anni, ci siamo arricchiti sempre più.
McLaughlin: “ Gli Stati Uniti possono difendere i propri interessi in Europa senza la NATO?
Odom: “No , perché in Europa realizziamo i nostri interessi, che consistono nel preservare sistemi democratici liberali con prospere economie di mercato. Quando succede, ci arricchiamo.

Elementare, Watson.