Come si misura la sofferenza in Afghanistan?

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“Non esiste un dolorometro. La combinazione di macelleria-inferno – creata dalla NATO e dai talebani nel penultimo paese meno sviluppato del mondo, per la lotta tra i signori della guerra occidentali e quelli locali, l’inettitudine di un regime criminale formato da famiglie mafiose e protetto dalla NATO – ha strappato la vita a decine di migliaia di civili e costretto a fuggire dalle loro case milioni di loro.
Nell’Ospedale dei Bambini Indira Gandhi di Kabul il numero di bambini ricoverati per denutrizione severa si è quadruplicato dal 2012. Sono apparsi bimbi-vecchi, con la pelle che cade dal viso piena di rughe, a causa del marasma (Decadimento progressivo delle funzioni dell’organismo provocato da vecchiaia o da gravi malattie, n.d.t.), risultato di un forte deficit calorico.
Alle società occidentali che vivono dell’affare della guerra non importa neppure della morte di circa 3.400 soldati della NATO o lo sconvolgente dato che una media di 18 veterani delle guerre in Iraq e Afganistan si tolgano ogni giorno la vita. Alcuni, forse, per aver partecipato alla mattanza “per errore” di 16-23.000 afgani.
Il Nobel per la Pace Obama sostiene di essere l’artefice della “prima transizione democratica” afgana, una farsa dove la gente non potrà neppure scegliere tra un signore della guerra e l’altro; dalle urne uscirà quello deciso dallo Studio Ovale.”

Da Obama ha mentito: la NATO non se ne andrà dall’Afganistan, di Nazanín Armanian, politologa ispano-iraniana.

Più suicidi che morti ammazzati

Col proseguire dello sforzo bellico in Iraq ed Afghanistan, il numero dei militari statunitensi che si tolgono la vita ha raggiunto cifre mai toccate precedentemente. Alla fine di novembre 2009, si contavano 334 suicidi commessi da appartenenti alle Forze Armate, più dei 319 morti in Afghanistan o dei 150 in Iraq durante tutto l’anno. Il pedaggio pagato ai suicidi nel 2009 è il peggiore mai registrato da quando nel 1980 si è iniziato a tenerne la contabilità.
L’Esercito, la Guardia Nazionale e la Riserva hanno perso almeno 211 militari. Più della metà di coloro i quali si sono tolti la vita era stato impiegato in Iraq e/o in Afghanistan. Il tasso di suicidio per l’Esercito, pari a 20.2 ogni 100.000 unità di personale, è più alto di quello che si registra tra i maschi fra i 19 e 29 anni, la fascia statistica con il più alto tasso tra la popolazione complessiva. Prima del 2001, raramente l’Esercito aveva sofferto più di 10 suicidi ogni centomila membri.
Nel 2009, la Marina ha perso 47 militari, l’Aviazione 34 ed il corpo dei Marine – quello coinvolto nei combattimenti più cruenti in entrambi i teatri di guerra – 42. Il tasso di suicidio fra i Marine è cresciuto dal 12 ogni centomila militari del 2001 al 19.5 attuale.
Per ogni militare morto, almeno altri cinque membri delle Forze Armate hanno dovuto essere ricoverati in strutture ospedaliere in seguito al tentativo di suicidarsi. Secondo il Navy Times, che ha effettuato un sondaggio fra 28.536 militari appartenenti a tutte le specialità, il 2% di quelli dell’Esercito, il 2.3% dei Marines ed il 3% dei membri della Marina avrebbero almeno una volta tentato di togliersi la vita. D’altro canto, la “Ricerca della Difesa sui Comportamenti in tema di Salute” ha evidenziato “pericolosi livelli” nell’abuso di bevande alcooliche e l’uso illecito di droghe come rimedio nei confronti della sofferenza da parte del 12% del personale militare.
Una ricerca sui veterani afflitti da disturbo post traumatico da stress, pubblicata a fine agosto 2009 sul Giornale dello Stress Traumatico, evidenzia come il 47% del campione abbia coltivato tendenze suicide prima di ricorrere alle cure mediche e come il 3% abbia tentato di suicidarsi. Il Dipartimento USA per gli Affari dei Veterani è stato obbligato ad incrementare sostanzialmente il suo impegno al riguardo. Da quando nel luglio 2007 è stato, tardivamente, istituito il servizio di consulenza attivo ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, sono stati assistiti più di 185.000 fra militari e le loro famiglie, prevenendo almeno 5.000 suicidi. Il servizio adesso impiega più di 400 consulenti per la prevenzione del suicidio, benché lo stesso Pentagono ammetta che ne servirebbero molti di più.
I militari che sono stati impiegati in Iraq o in Afghanistan costituiscono una percentuale crescente dei 6.400 veterani che si stima siano autori di suicidio ogni anno. Una ricerca condotta dalla CBS nel 2007 calcola il tasso di suicido tra i veterani maschi aventi una età fra i 20 ed i 24 anni come quattro volte tanto la media nazionale, ossia superiore a 40 ogni centomila persone annualmente.
Le statistiche circa i suicidi non includono le centinaia di giovani veterani che muoiono ogni anno in incidenti automobilistici, molti dei quali sono causati da eccesso di velocità o per guida sotto l’effetto di sostanze. Nel 2008, i veterani impiegati in Iraq ed Afghanistan sono risultati soggetti, rispetto ai non-veterani, ad una maggiore probabilità di morire in un incidente d’auto per il 75%, in un incidente di moto per il 148%. Le medesime statistiche non tengono fra l’altro conto delle morti classificate come provocate da accidentali overdosi di droghe.

Qualcosa che non accadrà più

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Arlington, 11 novembre – ”I nostri veterani in Vietnam hanno servito il Paese con grande onore. Ma spesso al loro ritorno a casa non sono stati accolti con gratitudine e sostegno, ma con parole di condanna e di disprezzo. Questo è qualcosa che non accadrà più”.
La promessa, rivolta ai militari statunitensi attualmente impegnati nei conflitti in Iraq ed Afghanistan, è stata pronunciata dal presidente Barack Obama, che oggi al Cimitero Nazionale di Arlington ha presieduto le commemorazioni della Giornata dei Veterani. ”Se dobbiamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo ammettere che alcune volte come nazione abbiamo tradito la fiducia dei nostri soldati”, ha aggiunto Obama. ”Per generazioni i nostri uomini e le nostre donne in divisa hanno fatto il loro dovere e fino a che resterò il comandante in capo, l’America farà il suo dovere con loro”.
Accompagnato dalla moglie Michelle, Obama ha rivolto un pensiero a ”coloro che stanno svolgendo oggi il loro servizio in posti lontani: quando vedranno la nostra bandiera, quando torneranno a casa, capiranno che l’America è sempre qui con loro, così come loro sono andati laggiù per noi. Questa è la mia promessa, la promessa della nostra nazione”.
(ASCA-AFP)

E non dubitiamo che la manterrai, Barack.

L’Agente Arancio

Lo scorso 10 agosto, si è svolto in Vietnam il primo “Giorno Arancio” per ricordare le vittime dell’Agente Arancio e sottolineare il comune sentire al riguardo diffuso nel Paese. Un’attenta analisi dei documenti oggi accessibili ha rivelato che i responsabili dell’esposizione di cittadini vietnamiti e soldati statunitensi ai defolianti tacquero circa le loro conseguenze sulla salute, pur essendone a conoscenza.
Le aziende chimiche americane che producevano l’Agente Arancio e le autorità governative e militari che ordinarono di irrorarne il Vietnam erano consapevoli degli effetti devastanti che poteva avere sugli esseri umani. Ciò risulta appunto da una serie di documenti segreti vecchi di decenni, elaborati dalle stesse aziende ed autorità, ora resi pubblici.
Una lettera di V.K. Rowe a Ross Milholland, dirigente della Dow’s Biochemical, datata 24 giugno 1965, dimostra chiaramente che l’azienda sapeva che la diossina presente nei suoi prodotti – incluso l’Agente Arancio – poteva provocare danni alle persone.
Riferendosi al 2,4,5-triclorofenolo ed al 2,3,7,8-tetracloruro di benzodiossina (componenti dell’Agente Arancio), Rowe affermava: “Questo materiale è tossico in maniera eccezionale; possiede un tremendo potenziale di produrre cloracne e danni sistemici”.
Rowe era preoccupato delle conseguenze negative che l’azienda avrebbe potuto subire se la cosa fosse diventata di dominio pubblico: “L’intera industria del 2,4,5-T sarebbe colpita duramente e prevedo l’adozione di una legislazione restrittiva, che metta al bando la sostanza oppure imponga controlli molto rigidi”.
Così egli suggeriva di mantenere il riserbo sulla tossicità: “Non c’è ragione per non tenere questo problema sotto stretto controllo e quindi evitare auspicabilmente una legislazione restrittiva… Confido che tu sia molto giudizioso nell’uso di queste informazioni. Potrebbe essere piuttosto imbarazzante se esse venissero equivocate o mal utilizzate… P.S.: questa lettera non può essere riprodotta, mostrata o spedita ad alcuno al di fuori della Dow in nessun caso.”
La Dow giocò bene le sue carte, e non incorse mai in alcun problema. L’irrorazione dell’Agente Arancio in Vietnam proseguì per altri sei anni.

Benché vari rapporti indichino che aziende chimiche come la Dow e la Monsanto occultarono scientemente al governo l’evidenza delle conseguenze mediche relative alla diossina, il Rapporto Zumwait del 1990, ora declassificato, suggerisce che gli esperti militari statunitensi erano a conoscenza della pericolosità dell’Agente Arancio all’epoca del suo utilizzo.
Il rapporto cita una lettera del 1988 di James R. Clary, scienziato precedentemente impiegato nella ricerca governativa sulle armi chimiche, al senatore Tom Daschle. Clary, che si occupava di progettare la strumentazione per spargere erbicidi e defolianti in Vietnam, raccontava a Daschle: “Quando noi (scienziati militari) iniziammo il programma sugli erbicidi negli anni sessanta, eravamo consapevoli del potenziale di danno dovuto alla contaminazione da diossina negli erbicidi. Eravamo anche coscienti che la formulazione a scopi militari aveva una concentrazione di diossina più alta rispetto a quella per usi civili, a causa del minor costo e della velocità di produzione. Comunque, poiché la sostanza doveva essere usata sul “nemico”, nessuno di noi era eccessivamente preoccupato. Non considerammo mai uno scenario in cui il nostro personale potesse essere contaminato con gli erbicidi. E, se lo avessimo fatto, ci saremmo aspettati che il nostro governo avrebbe dato assistenza ai veterani così contaminati”.

I sostenitori dell’uso dell’Agente Arancio hanno sempre preferito chiamarlo un “programma erbicida” piuttosto che una guerra chimica. Ma i documenti ufficiali rivelano che il Senato USA conosceva la sua vera natura.
Nei registri congressionali del Senato, alla data dell’11 agosto 1969, una tavola presentata ai senatori dimostra che l’organo legislativo statunitense chiaramente classificò il 2,4-D ed il 2,4,5-T (principali componenti dell’Agente Arancio) nella categoria della Guerra Chimica e Biologica. La tavola include nella stessa categoria anche l’acido cacodilico, un componente importante dell’Agente Blu, un altro prodotto chimico irrorato in Vietnam per annientare la vegetazione. La tavola lo descrive come “un composto a base di arsenico… alte concentrazioni causeranno avvelenamento da arsenico negli essere umani. Ampiamente utilizzato in Vietnam. L’arsenico è presente nella percentuale del 54,29%”.
Come ha concisamente affermato lo studioso della guerra in Vietnam e veterano statunitense, W.D. Ehrhart, in un’intervista rilasciata al Thanh Nien Daily: “Sarebbe difficile descrivere l’Agente Arancio come qualcosa di diverso da un’arma chimica. La diossina è un prodotto chimico”.
Ed anche l’arsenico.

Postilla
A proposito di veterani di guerra. Le aziende chimiche produttrici non hanno mai realmente risarcito la grande maggioranze di loro. Nel 1984 venne trovato un accordo extragiudiziale al riguardo ma i risarcimenti furono effettuati solo nel 1994, e solamente circa 60.000 dei 2.400.000 soldati impegnati in Vietnam hanno ricevuto qualcosa.
L’ammontare dei risarcimenti era pressoché ridicolo: una volta sottratte le parcelle degli avvocati, il risarcimento variava fra i 256 ed i 12.800 dollari, con una media stimata di 4.000. Che anche nel 1984 erano ben poca cosa.