Un 5 per mille ben devoluto

Il contribuente italiano può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei sei appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’ obbligo di presentare la dichiarazione). È consentita una sola scelta di destinazione. Oltre alla firma, il contribuente indica il codice fiscale del singolo soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille.

Volti del Donbass e Bye Bye Uncle Sam segnalano ai loro lettori due Onlus di provata serietà che da oltre dieci anni costruiscono ponti di solidarietà fra l’Italia e due Paesi vittime dell’imperialismo occidentale: la ex Repubblica Federale di Jugoslavia (oggi Serbia) e la Russia. Queste associazioni sono Aiutateci a Salvare i Bambini e SOS Yugoslavia.
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Vi invitiamo a visitare i siti di queste associazioni per saperne di più, anticipandovi qui solo una breve descrizione delle loro attività:

SOS Yugoslavia: L’Associazione “SOS Yugoslavia” nasce durante i bombardamenti della NATO sul territorio della Repubblica Federale Jugoslava, in occasione dell’ultimo conflitto balcanico, la cosiddetta guerra del Kosovo; era la primavera del 1999, in continuità con la precedente esperienza del Comitato di Solidarietà con i popoli della ex Jugoslavia, attivo fin dall’ inizio delle guerre balcaniche dal 1992, su un terreno informativo. A fronte di quest’ennesima tragedia, la scelta solidaristica e di lavoro per la pace e contro le guerre, di un gruppo di persone già impegnate su tematiche sensibili, si unifica con una parte della Comunità slava della città, sviluppando un progetto d’aiuto concreto che ha per obiettivo l’invio di denaro e/o materiali umanitari nelle zone colpite, oltre ad un livello di produzione di materiali informativi, sia di attualità che storici e culturali. Segue

Aiutateci a Salvare i Bambini: L’Associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini Onlus” opera dal 2001 nella Federazione Russa in aiuto all’infanzia in difficoltà. L’Associazione, a carattere nazionale, ha sede a Rovereto (TN). E’ presente a Mosca presso la più importante clinica pediatrica federale RDKB – in partenariato con il Gruppo di Volontariato Padre Aleksandr Men’ -, nella città di Beslan, nella Regione di Archangel’sk ed in altre regioni della Federazione Russa. L’Associazione ha sviluppato innumerevoli iniziative che hanno aiutato l’infanzia russa in particolare difficoltà nei seguenti ambiti di intervento. SANITARIO PEDIATRICO: in molti ospedali pediatrici della Federazione Russa ed in particolare nei reparti oncologici; SOCIALE PSICOLOGICO: in favore delle vittime del terrorismo (Beslan) e delle guerre (Ucraina); IN FAVORE DEGLI ORFANI: dal 2005 opera il Progetto “Tu non sei solo! Orfani di Russia” programma di aiuto agli orfani. Il Bilancio economico finanziario dell’Associazione, anche se in regime di non obbligo, è sottoposto a revisione e certificazione da parte di un Revisore dei Conti iscritto all’Albo dei Revisori Contabili. Le spese per l’attività dell’Associazione mediamente non hanno mai superato il 6% del totale degli introiti. Il Presidente dell’Associazione è stato insignito del titolo “Operatore onorario della Clinica pediatrica RDKB di Mosca” e “Cittadino onorario della Città di Beslan”.

La fine dell’Ucraina unitaria

“Crediamo di avere dimostrato che è possibile leggere gli eventi del Maidan come una storia di dissoluzione di un unico centro istituzionale e di ricomposizione politica intorno ad una pluralità di centri.
Le conseguenze di una simile lettura sono facili da trarre. Se ci induciamo a riconoscere al potere di Kiev e a quelli di Donetsk e Lugansk (ma anche di Sebastopoli) una pari dignità istituzionale, otteniamo prima di tutto una lettura formale della crisi più aderente alla realtà di fatto di quanto non lo sia l’interpretazione, corrente in occidente, secondo cui l’Ucraina Nazionalista e quella Unitaria sono la stessa cosa, mentre la secessione della Crimea e quella di Donetsk e Lugansk sono mere espressioni di un separatismo illegittimo. Ottenuto questo risultato (e in politica il riconoscimento formale di una situazione di fatto avvicina sempre alla soluzione di un problema), si potrebbe passare ad esaminare con onestà il problema più spinoso oggi sul tavolo: la configurazione territoriale delle diverse entità eredi dello spazio ucraino. E’ palese, infatti, che l’attuale estensione territoriale della Novorussia non soddisfa pienamente i Russi e i Novorussi, che continueranno ad esercitare una pressione (anche violenta) sino ad ottenere un riconoscimento ragionevole delle proprie ragioni storiche, politiche, economiche e geografiche nella regione. Infine questo riconoscimento potrebbe giovare allo stato delle finanze nazionaliste, nel senso che sarebbe ragionevole ripartire fra i diversi stati successori i pesanti oneri di bilancio lasciati in eredità dallo Stato unitario.
Siamo consapevoli che la soluzione suggerita è ad oggi, quasi utopistica. Ma è senz’altro preferibile, a nostro avviso, al protrarsi del confronto militare, unica alternativa possibile in mancanza di un compromesso che riconosca pienamente le ragioni di tutti i soggetti coinvolti.”

Dalle “Conclusioni” di 21 Febbraio 2014: la fine dell’Ucraina unitaria, di Marco Bordoni, curatore del blog Volti del Donbass.
Lunga e dettagliata analisi degli eventi, nel primo anniversario di Euromaidan (in versione .pdf qui).