Il senso politico ultimo della pandemia


All’incirca dal mese di novembre, sto scrivendo ripetutamente che il senso politico ultimo della pandemia si è ormai palesato, ch’è visibile a chiunque tranne alla massa di zombie assoggettati alla narrazione dominante.
La pandemia, ho scritto a più riprese, è il terreno su cui si sta giocando la partita dell’ingresso diretto delle multinazionali nella governance tanto globale quanto delle singole nazioni.
Non più influenza e potere d’indirizzo come nei decenni scorsi, ma diretta funzione amministrativa e normativa della sfera pubblica. Tutto questo è ravvisabile nelle trattative in corso fra Stati-nazione e corporation intorno ai vaccini, intorno al tracciamento biometrico, intorno ai social media.
Ed è riscontrabile, altresì e nella formulazione più esplicita possibile, in saggi teorico-strategici quali COVID 19 – The Great Reset di Klaus Schwab.
E questo – ho scritto sempre in questi mesi – è infine il motivo per cui le corporation, fin dall’inizio dell’emergenza ovvero da quasi un anno, stanno ripetendo in maniera martellante, tramite i loro opinion leader e tramite spot pubblicitari, che “non si tornerà più al mondo di prima”, ovvero che il distanziamento sociale rimarrà per sempre.
Infatti, tutte le trattative economico-normative fra governi nazionali e aziende multinazionali volte a far sì che le seconde possano amministrare la società attraverso i propri strumenti tecnologici, sono ancora aperte. Un’eventuale soluzione sanitaria dall’emergenza, manderebbe all’aria tutto.
La necessità di portare avanti la strategia d’ingresso diretto delle corporation nella governance della società, fa dunque sì che l’emergenza debba essere permanente. Questo obiettivo viene perseguito dalle èlite economiche attraverso tre strumenti:
a) attraverso il possesso dei media tradizionali, tutti allineati a costruire una narrazione altamente allarmistica, volta a minimizzare i costi sociali ed economici dei lockdown, impegnata nella criminalizzazione di ogni pensiero dissenziente bollato come “negazionismo”;
b) attraverso il possesso dei social media, volti a tenere sotto controllo e quando è il caso reprimere le posizioni avverse;
c) attraverso la casta dei tele-virologi, ovvero figure tecniche che, facendo da consulenti dei governi e avendo garantita una presenza onnipervasiva sui media, svolgono intermediazione a favore delle corporation e stimolano l’opinione pubblica ad accettare la prospettiva del distanziamento permanente.
Partecipando al World Economic Forum – una partecipazione peraltro anomala e il cui senso politico andrebbe quindi decifrato – Vladimir Putin ha esposto una lettura pressoché identica a quella sopra esposta.
“Ci sono alcuni giganti economici che sono già, de facto, in competizione con gli Stati. Dov’è il confine tra un business globale di successo, servizi richiesti e consolidamento dei big data – e tentativi di governare la società in modo aspro e unilaterale, sostituire istituzioni democratiche legittime, limitare il diritto naturale delle persone di decidere da soli come vivere, cosa scegliere? quale posizione esprimere liberamente?”
Oltre a mettere a fuoco il problema delle multinazionali, Putin ha altresì tracciato un quadro allarmante sostenendo di “sperare che una guerra mondiale non sia possibile in linea di principio” ma che i rischi di uso unilaterale della forza militare sono in aumento e che sussiste dunque il rischio di “un collasso dello sviluppo globale che potrebbe sfociare in una guerra di tutti contro tutti.”
Il discorso di Putin non esprime una prospettiva contro la globalizzazione in quanto tale o anti-liberista bensì manifesta, esattamente come nel caso di Trump, una visione politica che vorrebbe far ancora coesistere paradigma neoliberale e sovranità nazionali.
Il punto è che questa coesistenza, oggi, è probabilmente impossibile.
Per questo, a mio parere, figure come Trump o Putin possono essere ascoltate con interesse in quanto forze ostacolanti e rallentanti determinati processi del capitalismo globalista, ma non essere viste – come spesso accade – come i latori di un’autentica prospettiva di alternativa sociale e sistemica.
Ad ogni modo, un discorso così apertamente contrapposto alla narrazione dominante nei Paesi occidentali, fa inevitabilmente tornare alla memoria un’altra esternazione del presidente russo, ovvero quella pronunciata in occasione del Forum di Valdai nel settembre 2013. In quel contesto, infatti, Putin delineò una visione alternativa ai capisaldi del liberalismo occidentale quali multiculturalismo e superamento degli Stati-nazione.
Pochi mesi dopo quel discorso, gli Stati Uniti e l’Unione Europea promossero la sommossa anti-russa in Ucraina capeggiata dalle formazioni neonaziste e incrementarono i finanziamenti al terrorismo jihadista in Siria, facendo così tornare il mondo alla Guerra Fredda e al riarmo nucleare.
Pertanto, senza bisogno di pensare a una relazione diretta causa-effetto col discorso di Davos, è lecito supporre che, analogamente a quanto accaduto nel 2014, nei prossimi mesi vedremo incrementarsi la campagna dei media occidentali a favore del fascista xenofobo e antisemita Navalny e, soprattutto, assisteremo al preoccupante spettacolo delle fiamme della guerra in Siria che tornano a divampare.
Contrastare in tutti i modi la propaganda anti-russa dei governi e dei media occidentali, dunque, non implica considerare Putin e il sistema di governo russo come un modello da seguire (come invece pensano i cerebrolesi della sinistra o, per ragioni opposte, i rossobruni affascinati dall’autoritarismo).
Significa, invece, comprendere che le stesse èlite che vogliono sottomettere la nuda vita alla tecnologia e gettare fuori dal mercato del lavoro un terzo della popolazione, sono le stesse che vogliono incendiare il mondo con la guerra.
Il campo atlantista occidentale – e soprattutto la parte ideologicamente progressista di quest’ultimo – rappresenta la più grande minaccia per l’umanità dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
E spetta ai popoli che ci vivono – oggi tenuti reclusi e privati dei loro diritti costituzionali – il compito di abbatterlo.
Riccardo Paccosi

Le tensioni sociali secondo Klaus Schwab ed il Forum Economico Mondiale

Da Covid-19: the Great Reset, di Klaus Schwab e Thierry Malleret, Forum Publishing, pp. 65-68.

Uno dei pericoli più profondi a cui si va incontro nell’era post-pandemia è l’agitazione sociale. In alcuni casi estremi, potrebbe condurre alla disintegrazione della società e al collasso politico. Innumerevoli studi, articoli e avvertimenti contengono l’evidenziazione di questo particolare rischio, basato sull’ovvia osservazione che quando la gente non ha lavoro, non ha reddito e non ha prospettive per una vita migliore, spesso ricorre alla violenza. La citazione a seguire cattura l’essenza di questo problema. Si applica agli USA, ma le sue conclusioni sono valide per la maggior parte dei Paesi in giro per il mondo:
“Quelli che sono lasciati senza speranza, senza lavoro, e senza beni potrebbero facilmente rivoltarsi contro quelli che stanno meglio. Già qualcosa come il 30% di Americani ha una ricchezza pari a zero o negativa. Se più gente emergerà dalla crisi corrente con né soldi, né posti di lavoro, né accesso alle cure sanitarie, e se questa gente diventa disperata e arrabbiata, scene tali come la recente fuga di prigionieri in Italia o i saccheggi che seguirono dopo l’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 potrebbero diventare accadimenti abituali. Se i governi dovranno ricorrere all’uso di forze paramilitari e militari per sedare, ad esempio, rivolte o attacchi alle proprietà, le società potrebbero cominciare a disintegrarsi.”
Ben prima che la pandemia avesse travolto il mondo, le agitazioni sociali erano state in aumento a livello globale, quindi il rischio non è nuovo ma è stato amplificato dal Covid-19. Ci sono differenti modi di definire cosa costituisce tensione sociale ma nel corso dei due anni passati più di 100 significative proteste antigovernative sono avvenute in giro per il mondo, dalle rivolte dei gilet gialli in Francia alle dimostrazioni contro gli uomini forti in Paesi come Bolivia, lran e Sudan. La maggior parte di queste proteste furono soppresse da brutali repressioni e molte sono andate in letargo (come l’economia globale) quando i governi hanno costretto le loro popolazioni a stare in isolamento per contenere la pandemia. Ma dopo che il blocco di riunirsi in gruppi e manifestare in strada sarà revocato, è difficile immaginare che le vecchie rimostranze e il malcontento sociale temporaneamente soppressi non esploderanno di nuovo, possibilmente con forza rinnovata. In questa era post-pandemia, i numeri dei disoccupati, preoccupati, tristi, risentiti, malati ed arrabbiati aumenteranno drammaticamente. Si accumuleranno tragedie personali, fomentando rabbia, risentimento ed esasperazione in diversi gruppi sociali, compresi i disoccupati, i poveri, gli immigrati, i detenuti, i senza tetto, tutti quelli lasciati fuori… Come potrebbe tutto questo non finire in un’esplosione? I fenomeni sociali spesso mostrano le stesse caratteristiche come le pandemie e, come osservato nelle pagine precedenti, i punti critici si applicano in entrambi i casi allo stesso modo. Quando la povertà, la sensazione di essere emarginati ed impotenti raggiungono certi punti critici, l’azione sociale dirompente spesso diventa l’opzione di ultima istanza.
Nei primi giorni della crisi, persone importanti hanno fatto eco a tali preoccupazioni e messo in allerta il mondo sul crescente rischio di agitazioni sociali. Jacob Wallenberg, l’industriale svedese, è uno di loro. Nel marzo del 2020, scrisse: “Se la crisi continuerà per lungo tempo, la disoccupazione potrebbe raggiungere il 20-30 per cento mentre le economie potrebbero contrarsi del 20-30 per cento… Non ci sarà ripresa. Ci saranno agitazioni sociali. Ci sarà violenza. Ci saranno conseguenze socioeconomiche: disoccupazione a livelli drammatici. I cittadini soffriranno drammaticamente: alcuni moriranno, altri si sentiranno malissimo.” Siamo ora oltre la soglia di ciò che Wallenberg considerava essere “preoccupante”, con un tasso di disoccupazione superiore del 20% fino ad arrivare oltre il 30% in molti Paesi del mondo e con la maggior parte delle economie che si sono contratte nel secondo trimestre del 2020 oltre a un livello che precedentemente era considerato un livello di preoccupazione. Come questo andrà a finire e dove i disordini sociali avverranno più probabilmente e in che misura?
(…)
È importante enfatizzare che nessuna situazione è scolpita nella pietra e che non ci sono cause scatenanti “meccaniche” per i disordini sociali – essi rimangono un’espressione di una dinamica umana di carattere collettivo e di uno stato d’animo che è dipendente da una moltitudine di fattori. Fedeli alle nozioni di interconnessione e complessità, le esplosioni di tensioni sociali sono tipici eventi non lineari che possono essere scatenati da un’ampia varietà di fattori politici, economici, sociali, tecnologici e ambientali. Variano da cose così diverse come gli shock economici, avversità causate da eventi atmosferici estremi, tensioni razziali, scarsità di cibo e persino sentimenti di ingiustizia. Tutti questi inneschi, e altri ancora, quasi sempre interagiscono l’uno con l’altro e creano effetti a cascata. Quindi, specifiche situazioni di tumulto non possono essere previste, ma possono, comunque, essere anticipate. Quali Paesi sono più suscettibili? A prima vista, i Paesi più poveri con nessuna rete di sicurezza e Paesi ricchi con deboli reti di sicurezza sono più a rischio perché non hanno nessuna o pochissime misure politiche come benefici per la disoccupazione per attenuare la perdita di reddito lavorativo. Per questa ragione, società fortemente individualistiche come gli USA potrebbero essere più a rischio rispetto a Paesi europei o asiatici che o hanno un grande senso di solidarietà (come nell’Europa meridionale) oppure hanno un migliore sistema sociale per assistere gli svantaggiati (come nell’Europa settentrionale). Alcune volte, le due cose avvengono assieme. Paesi come l’Italia, per esempio, posseggono sia una forte rete di sicurezza che un forte senso di solidarietà (particolarmente in termini intergenerazionali). In modo simile, il Confucianesimo prevalente in così tanti Paesi asiatici mette un senso del dovere e di solidarietà intergenerazionale prima dei diritti individuali; esso da anche grande valore alle misure e alle regole che beneficiano la comunità nel suo insieme, Naturalmente, tutto questo non vuol dire che i Paesi europei ed asiatici sono immuni dalle agitazioni sociali. Tutt’altro! Come il movimento dei gilet gialli ha dimostrato in Francia, forme violente e continue di tensioni sociali possono esplodere in Paesi dotati di una robusta rete di sicurezza sociale ma dove le aspettative sociali sono lasciate insoddisfatte.
L’agitazione sociale influenza negativamente il benessere sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale, ma è essenziale enfatizzare che non siamo impotenti di fronte a potenziali agitazioni sociali, per la semplice ragione che i governi e in minore misura le aziende od altre organizzazioni possono prepararsi per mitigare il rischio tramite l’attuazione di giuste politiche. La più grande causa sottostante delle agitazioni sociali è la disuguaglianza. Gli strumenti politici per combattere inaccettabili livelli di disuguaglianza esistono ed essi spesso risiedono nelle mani dei governi.

Traduzione a cura della redazione

 

Lode alla crisi

“Occorre impedire che l’umanità imbocchi questa strada, bisogna combattere l’ideologia dell’élite mondialista. Occorre farlo con ogni mezzo, occorre farlo sin da ora. Anzitutto smascherando il grande inganno della “pandemia”, contrastando l’uso biopolitico autoritario che ne viene fatto, quindi opponendo un’opposta visione della società e del mondo. Perderemmo la partita se spingessimo il nostro tecno-pessimismo fino ad abbracciare un’idea di società arcadica e agreste — equivarrebbe ad auto-esiliarci nella riserva indiana che lorsignori hanno già immaginato per quelli come noi. Non si può opporre un’utopia ad una distopia, nostalgie passatiste alla progressistica furia del dileguare.
Accettare davvero la sfida significa concepire un’idea opposta di progresso, in cui la scienza sia spodestata dal suo piedistallo e considerata una delle forme del sapere nient’affatto quella suprema, in cui la tecnica sia un mezzo per l’uomo e non viceversa, in cui le forze economiche siano sottoposte a controllo sociale. Infine, contro ogni irenismo, dobbiamo ribadire che il conflitto e la lotta sono la vera forza motrice della storia, che l’umano spirito di libertà, in ultima istanza, sempre prevarrà rispetto a quello della sottomissione e della servile obbedienza.
Occorre darsi una mossa poiché siamo molto indietro per quanto attiene ad un progetto fattibile di un’alternativa di società. Per questo occorre fare come Pollicino: dobbiamo rubare gli stivali all’orco per procedere spediti in una diversa direzione.
Occorre farlo ora che l’umanità è posta innanzi ad un bivio. Siamo appena entrati uno di quei passaggi storici in cui la bonaccia lascia il posto alla tempesta, alle porte di una rottura e di un brusco salto che deciderà del futuro della civiltà. L’élite ha drammatizzato la “pandemia” ed è riuscita così a trasformarla nell’evento scioccante per giustificare il salto sistemico. Invece di cadere preda dello sconforto, occorre avere l’audacia di utilizzare lo shock per utilizzarne la forza di spinta.
Lode dunque alle crisi! come sostenne Jakob Burckhardt:
«La crisi deve essere considerata come un nuovo nodo dello sviluppo […] Energie insospettate si risvegliano negli individui, nelle masse, e perfino il cielo ha un altro colore. Chi è qualcosa può farsi valere, perché le barriere sono state o vengono infrante».
Le vecchie barriere stanno in effetti cadendo. Sta a noi mostrare se siamo qualcosa, pensare e agire per farci valere.”

Da La sfida dell’avvenire, di Moreno Pasquinelli.

Il contro-discorso di fine 2020 di Roberto Quaglia

F-A-V-O-L-O-S-O

La pandemia falsa per realizzare una dittatura vera


“Cari medici, che state avallando una psicopandemia finalizzata ad accelerare la Quarta Rivoluzione Industriale e con essa una dittatura che intenderebbe essere globale e che non avrebbe nulla da invidiare al nazismo (non avrebbe da invidiare nemmeno l’eugenetica implicita nella ricerca con brevetti sulla sintesi del genoma umano), sappiate che nel progetto di Quarta Rivoluzione Industriale, che prevede di eliminare ottocento milioni di lavoratori, non c’è posto nemmeno per voi. Siete tra quegli ottocento milioni che saranno eliminati dalla cibernetica, cioè dalle tecniche digitali. “Sanità virtuale”, questo vogliono e stanno sviluppando, col vostro inconsapevole ma colpevole aiuto, i capitalisti globali. Ne parlano apertamente, dicono che “per gli operatori sanitari, un paziente connesso virtualmente permette trattamenti più sostenibili anche a casa, riducendo i costi…”, e “nuove opportunità emergono dal digitale, dalla spedizione di telemedicine alle prescrizioni digitali…” (WEF Reimagining Digital Identity: a Strategic Imperative). Intanto che i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, pasticciano con cellule e DNA, illudendosi di creare materia vivente sintetica e creando invece nuove, terribili malattie, le multinazionali-finanziarie globali, loro padrone, progettano e prospettano la sanità farmaceutico-cibernetica, le diagnosi fatte da una applicazione su cellulare, le prescrizioni date da un computer intelligente, i farmaci consegnati da un drone.
Sono decenni che voi, quella parte di medici-traditori, nutrite il corpaccione ipertrofico di Big Pharma, rendendo il mercato sanitario tra i più appetibili per i globalcapitalisti. Sono decenni che vi siete ridotti a distributori automatici di farmaci, che passate gran parte del tempo a ricevere i piazzisti delle multinazionali farmaceutiche, erroneamente detti “informatori scientifici”, invece che a visitare e curare i vostri pazienti. Perché quei piazzisti di farmaci sono latori di regali e prebende, stimoli e incentivi da parte di chi vi governa davvero e ha “modellato, plasmato” la vostra cultura e conoscenza.
Questa parola, “modellare, plasmare”, piace moltissimo agli psicopatici del Forum Economico Mondiale (WEF), che hanno inventato una pandemia falsa per realizzare una dittatura vera, che si considerano semidei e credono di poter creare di sana pianta un’umanità e una società secondo i loro disegni e interessi.
Mentre, in fondo, sono questa società e questa umanità che hanno creato loro e i loro sogni di onnipotenza. Ed è giunto ormai il momento di disfarli, il loro sistema e i loro sogni, prima che distruggano l’umanità e il pianeta.
Siete stati plasmati per essere gli strumenti di poteri economici senza volto e vocazione; avete ascoltato le loro indicazioni, applicato i loro “protocolli”, consegnato la medicina e i vostri pazienti alla cieca avidità del capitalismo farmaceutico-sanitario. Prescrivete farmaci dei quali non leggete nemmeno le schede tecniche, e li prescrivete spesso senza neanche visitare i vostri pazienti e interrogarli, senza verificare se possano giovarsene o venirne danneggiati. Avete gettato a mare, come un’inutile zavorra, il motto fondamentale della vostra professione “primo, non nuocere”. Grazie ai medicinali biochimicosintetici che sono, insieme agli armamenti, il più ricco mercato dei tempi in cui viviamo, avete creato più malattie di quelle che avete curato, ma in questo modo avete fornito alle multinazionali del farmaco quei clienti affezionati, perché ammalati cronici, che servivano all’ipertrofica industria chimico-biotecnologica-farmaceutica.
Siete stati plasmati dal capitalismo globale, che sui farmaci ha puntato le sue carte, contando su di voi.
(…) Un pugno di multinazionali, attraverso la psicopandemia e con la complicità di alcuni governi, tutti i media mainstream e parte di medici spergiuri, vuole plasmare una società e un’umanità nuova, una società a misura dei loro deliri di rapace onnipotenza. Ma in quella società, secondo i loro progetti, non ci sarà più posto nemmeno per quelli che li hanno fedelmente serviti.
Un servo umano è pur sempre inaffidabile, può avere improvvisamente degli scrupoli e dei dubbi; un colpevole può sentire la necessità di confessarsi, magari all’autorità giudiziaria, e redimersi; uno stupido conformista e ambizioso può aprire gli occhi e rendersi conto dell’enormità delle proprie malefatte.
Così come i droni-bombardieri sono più affidabili di un pilota umano, un’applicazione digitale, un programma computerizzato sono più affidabili di un medico, per i mercanti di farmaci e prodotti “terapeutici”. Non ci credete? Fate male.
(…) Resteranno gli “apprendisti stregoni”, che pasticciano nei laboratori di ricerca delle suddette multinazionali e delle loro appendici universitarie per creare prodotti sempre più tossici che, alleviando in parte una malattia, ne creeranno un’altra o più altre, bisognose di altri prodotti tossici per essere soltanto alleviate. Tutto grasso che cola per i loro padroni. Resteranno quelli che pasticciano con la vita, credendo di poterla riprodurre o migliorare e riuscendo soltanto a storpiarla; credendosi semidei ed essendo invece asini che camminano con i paraocchi e vedono come orizzonte solo una strada stretta e infinita e nulla di ciò che li circonda.
Questo prevede la Quarta Rivoluzione Industriale: che centinaia di milioni di esseri umani diventino “inutili”. Anche voi.
Prevede che tutto sia in mano a una piccola élite, denaro e potere. E quel denaro prevede che sia anch’esso virtuale, e dunque incontrollabile da coloro che non avranno il potere, e saranno invece in questo modo controllati e costretti anche nelle loro scelte di spesa. Prevede che il sogno del capitale, di essere finalmente indipendente dal lavoro e dai lavoratori, si avveri. E che quei pochi che resteranno, per esempio i biotecnici, detti erroneamente “medici” e “scienziati”, facciano parte del “capitale”: saranno cioè tra i padroni-azionisti delle aziende per cui lavorano.
Ma voi non ci sarete.
Vi resterà la soddisfazione, o il rimorso, di essere stati tra gli ignari realizzatori di questo progetto.
Oppure potrete, come molti di noi, aprire gli occhi e opporvi. Non è mai troppo tardi per tornare ad essere medici veri e rispettare il giuramento sacro che avete prestato:
“di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione… di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza nel rispetto della dignità e della libertà della persona… di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione preliminare al consenso, comprensibile e completa”.
“E a me, dunque, che adempio tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato dagli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro”.

Da Ma voi non ci sarete. Lettera aperta a quei medici che ogni giorno tradiscono il giuramento d’Ippocrate, di Sonia Savioli.

Covid-19: la Grande Risistemazione – rivisitata


Minacce spaventose, ricompense per l’ubbidienza…
E’ adesso il momento di resistere

Di Peter Koenig per Global Research
Del medesimo autore abbiamo pubblicato La Risistemazione Globale, dove potete leggere anche una sua breve nota biografica. Quello a seguire è un aggiornamento davvero importante.

Covid-19: la Grande Risistemazione è il titolo del libro di Klaus Schwab, Presidente Esecutivo del WEF (World Economic Forum = Forum Economico Mondiale), e di Thierry Malleret che ricopre la carica di Direttore Senior del Network sul Rischio Globale presso lo stesso Forum Economico Mondiale.
La presente analisi è basata sulla recensione del libro scritta da Steven Guinness, del 4 settembre 2020.

“Questa importante recensione a cura di Steven Guinness (Regno Unito) rivela lo stesso vecchio linguaggio di “interdipendenza”, collaborazione e cooperazione che si era sentito da parte della Commissione Trilaterale nel 1973. Allora come ora l’obiettivo è lo Sviluppo Sostenibile, ovvero la Tecnocrazia, e il risultato sarà la più grande predazione di risorse nella storia del mondo”. Commento a cura dell’editore di Technocracy News.

Il libro presenta uno scenario “bastone e carota”; uno per le spaventose minacce e l’altra riguardante le ricompense per l’ubbidienza. Schwab e Malleret offrono The Brave New World [Il Mondo Nuovo descritto da Aldous Huxley nell’omonimo romanzo – n.d.c.] come il “Nuovo Paradiso” dopo la Grande Risistemazione.
I Poteri Forti che stanno dietro alla Grande Risistemazione , abilmente lavorano con due invisibili armi che sono:
1) un virus probabilmente artificiale, ora chiamato Covid-19 che nessuno vede ma che la propaganda unificata ci fa credere sia spaventoso e mortale – la paura è l’arma associata, e
2) il 5G (e successivamente il 6G, già in preparazione ), un forte campo magnetico mai sperimentato prima, di cui non si è parlato, non nel libro del Forum Economico Mondiale, non nei media ufficiali, ma che sta per essere lanciato in tutto il mondo, coprendo ogni centimetro quadrato della superficie terrestre, irradiato da centinaia di migliaia di satelliti a bassa quota.
Quest’arma elettro-magnetica che probabilmente infliggerà danni a lungo termine, includendo possibilmente danni mortali, è stata studiata da centinaia di scienziati il cui lavoro non è stato mai ufficialmente pubblicato ma resta nascosto. Noi, il Popolo, siamo tenuti all’oscuro. Qui un video di otto minuti sul 5G come arma.
Il libro Covid-19: la Grande Risistemazione è pieno di previsioni di cose che accadranno e che potrebbero accadere, come “il mondo non sarà mai più lo stesso” e “siamo solo all’inizio della Risistemazione, il peggio deve ancora avvenire” – ovvero la “Grande Trasformazione” come il Fondo Monetario Internazionale chiama ciò che sta per avvenire. Continua a leggere

Pandemia, pandemia, per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia

Di Sonia Savioli (autrice di ONG. Il cavallo di Troia del capitalismo globale)

Crisi, ultimo atto. C’è troppo debito nel mondo, ammonta a tre volte il PIL mondiale. Nel terzo trimestre del 2018 era arrivato a 244.000 miliardi di dollari. Nel 2019 ha toccato i 253.000 miliardi. Erano 173.000 nel 2008, anno della crisi anch’essa innescata dal debito: dai crediti inesigibili, dai debiti non pagati.
Nel 2018 il mondo della finanza multinazionale comincia ad essere preoccupato. Sono passati 10 anni dalla crisi del 2008, dieci anni di economia spensierata, fondata sul debito: sugli investimenti con denaro preso a prestito e spesso senza nessuna garanzia, poiché i padroni delle banche erano anche i padroni delle grandi industrie a cui i soldi venivano prestati; fondato sui consumi smodati spinti da un apparato mediatico-pubblicitario gonfiato a dismisura, sulle sovvenzioni degli Stati che s’indebitano per foraggiare le grandi industrie multinazionali di ogni tipo. Il debito è stato il motore dell’economia globale negli ultimi 10 anni, e ora si prevede il crack, il fallimento globale.
Anche i “profeti” della finanza mettono in guardia: avverrà nel 2020. Sono le previsioni delle finanziarie globali-agenzie di rating Moody’s, JPMorgan, Forbes.
Il bengodi è finito e c’è un’altra, più spaventosa minaccia che incombe anche sui loro profitti: la catastrofe climatica e ambientale in corso. Perché la consapevolezza ormai diffusa di tale minaccia mette a rischio il mercato dei combustibili fossili e crea opposizione al mercato delle grandi opere e allo sfruttamento illimitato delle risorse; perché il marasma climatico colpisce anche i profitti della grande agroindustria; perché le sempre più frequenti alluvioni, siccità, incendi mettono a rischio i profitti delle compagnie di assicurazione. Tutti soldi che si perdono, e diventa sempre più difficile succhiare il sangue di Stati già svenati da tutte le sovvenzioni e le regalie già estorte dai loro burattinai.
3 settembre 2019, l’ONU si preoccupa: “C’è un serio pericolo di recessione globale”. Ci siamo.
“Cosa facciamo adesso, Prof?”
“Quello che abbiamo sempre fatto, Mignolo: cerchiamo di conquistare il mondo”. Continua a leggere

Davos: dove parlare di “diseguaglianza” è conveniente, ma un hamburger in piatto costa 59 dollari

Neil Clark per rt.com

La località svizzera di Chateaux-d’Oex è nota per le sue mongolfiere. La località svizzera di Davos è conosciuta per l’aria fritta. O almeno per una settimana all’anno, quando alcuni dei più grandi chiacchieroni del mondo si incontrano per discutere di questioni “significative”.
Quest’anno, la cosa interessante e di tendenza circa la quale esprimere preoccupazione per il World Economic Forum è (stata) la “disuguaglianza”. Ok, yes? Tutti sembravano d’accordo sul fatto che bisognava fare qualcosa per restringere lo “sconcertante” divario tra ricchi e poveri – per ripetere la frase usata dal Primo Ministro liberale hipster canadese Justin Trudeau, l’uomo con quei graziosi calzini gialli e viola.
Il presidente francese Emmanuel Macron, che ci è stato detto essere stato salutato come una “rockstar”, ha dichiarato: “Nel processo globale, il capitalismo è diventato un capitalismo di superstar, la diffusione del valore (a quelli più in basso della scala) non è più equa.”
Ma le soluzioni che avrebbero effettivamente ridotto la disuguaglianza erano meno imminenti. Mi ha ricordato le espressioni annuali di “preoccupazione” quando gli aumenti delle tariffe dei treni al di sopra dell’inflazione  sono annunciati in Gran Bretagna, il Paese con le tariffe più alte in Europa. I politici che sostengono il governo dicono che “questo è deludente” – e indovinate un po’ – l’anno prossimo le tariffe saliranno di nuovo. Nessuno vuole essere citato per dire che sono favorevoli al fatto che l’82% della ricchezza è goduto dall’1% più ricco, ma allo stesso tempo non sono disposti a prendere i provvedimenti che renderebbero ciò impossibile.
Questo l’estratto dal discorso del Primo Ministro britannico Theresa May: “Dobbiamo fare di più per aiutare la nostra gente nella mutevole economia globale, per ricostruire la loro fiducia nella tecnologia come motore del progresso e garantire che nessuno rimanga indietro mentre facciamo il prossimo salto in avanti… Dobbiamo ricordare che i rischi e le sfide che affrontiamo non superano le opportunità. E nel cercare di aggiornare le regole per affrontare le sfide di oggi, non dobbiamo perdere quelle di domani”.
Qualcuno sa capire di cosa stesse effettivamente parlando la May? C’era verbosità in abbondanza nel suo discorso, ma soluzioni pratiche?
È la cosa più facile del mondo affermare che “dobbiamo fare in modo che nessuno resti indietro mentre facciamo il prossimo salto in avanti”, ma farlo è tutta un’altra cosa.
In un certo senso, Davos ci fa rimpiangere i tosti thatcheriani del passato che, almeno, erano onesti riguardo a ciò che speravano di ottenere. Ora abbiamo dei thatcheriani mascherati da “centristi” sdolcinati in una stazione alpina del jet set dove il costo di un hamburger in piatto ha raggiunto i 59 dollari americani e una camera d’albergo oltre i 500 dollari a notte – e ciò non sembra giusto. Continua a leggere

La FED è finita? Cento anni di manipolazioni del dollaro americano

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Di Adrian Salbuchi per rt.com

Lunedì 23 Dicembre [2013 – ndt] segna il centesimo anniversario della creazione del Federal Reserve System – la banca centrale degli Stati Uniti d’America.
I media mainstream tengono un atteggiamento prudente a riguardo di questo traguardo chiave.
Senza dubbio, essi sanno solo troppo bene che a milioni sempre più lavoratori dentro e fuori gli USA stanno comprendendo che un secolo di gestione monopolistica della banca centrale nelle mani di un ristretto gruppo privato di banksters usurai è abbastanza. Più che abbastanza!

“Era la notte prima di Natale…
… quando in tutta la casa, non si sentiva alcuna creatura, neanche un topo”. Queste parole scritte dal poeta americano del diciannovesimo secolo, Clement Clarke Moore, descrivono adeguatamente la scena di un centinaio di anni fa quando il Federal Reserve Act fu con discrezione emanato dal Congresso statunitense: davvero, difficilmente un topo poteva farsi sentire sia alla Camera che al Senato… Ma i grandi ratti erano certamente là per votare la loro legge!
1913: Woodrow Wilson era Presidente degli Stati Uniti ; la Prima Guerra Mondiale otto mesi di là da venire; e tre anni prima un incontro molto riservato si era tenuto presso la residenza privata del mega-banchiere John Pierpont Morgan sull’isola di Jekyll, al largo della Georgia.
Bloomberg News lo ha descritto in un articolo del 15 Febbraio 2012 come “un incontro segreto che lanciò la Federal Reserve Bank. Nel Novembre 1910, un gruppo di pezzi grossi del governo e del mondo degli affari tratteggiò un nuovo potente sistema finanziario che è durato un secolo, attraverso due guerre mondiali, una Grande Depressione e molte recessioni”.
Questa la versione di Bloomberg. L’amara verità è forse esattamente l’opposto: nel Novembre 1910 un gruppo di esponenti di punta del governo, del mondo bancario e degli affari disegnò un nuovo potente sistema finanziario che ha determinato, promosso e imposto un secolo di conflitti e genocidi, incluse due guerre mondiali, una Grande Depressione, molte recessioni e sistematici salvataggi dei mega-banchieri utilizzando i soldi dei contribuenti.
Nel 1995, lo scrittore e ricercatore americano G. Edward Griffin pubblicò quello che è ritenuto sicuramente il più pregevole libro sulla “FED” – come è generalmente chiamata nei circoli finanziari e dai media mainstream la banca centrale statunitense – intitolato “La creatura dell’isola di Jekyll”.
Il libro di Griffin descrive come avvenne una cospirazione segretissima – scusate, non posso pensare a una definizione migliore – di banchieri, funzionari governativi e agenti stranieri, molto potenti, per pianificare la presa in possesso di economia, finanza e valuta nazionale americana, il dollaro, per poi intraprendere guerre globali di conquista.
Bloomberg proseguiva descrivendo come il senatore del Rhode Island, Nelson Aldrich, la cui figlia sposò John. D. Rockfeller Jr., “invitò uomini conosciuti e fidati, o almeno uomini influenti che egli pensava potessero lavorare insieme: Abram Piatt Andrew, assistente segretario al Tesoro; Henry P. Davidson, un socio d’affari di JP Morgan; Charles D. Norton, presidente della First National Bank di New York; Benjamin Strong, un altro amico di Morgan e capo del Bankers Trust; Frank A. Vanderlip, presidente della National City Bank; e Paul M. Warburg, cittadino tedesco, socio di Kuhn, Loeb & Co.”
Paul Warburg fu il vero artefice della FED. E’ interessante che il suo socio principale presso Kuhn, Loeb & Co., Jakob Shiff, aveva appena finanziato la guerra del Giappone contro la Russia zarista; successivamente egli ebbe a inviare per il tramite di un esule russo che viveva a Brooklyn, dal nome di Lev Davidovich Bronstein (meglio conosciuto come Leon Trotsky), 20 milioni di dollari per assicurare la vittoria della Rivoluzione Bolscevica nel 1917.

Né “Federale”, né “Riserva”, e neppure una “Banca”
Oggigiorno, è un “sistema”. Ufficialmente, il “Federal Reserve System” mantiene il pieno controllo del dollaro USA, non per servire il popolo americano ma, al contrario, gli interessi dei banchieri privati, che detengono le rispettive tipologie di titoli e partecipazioni.
In pratica, la FED è di proprietà privata per oltre il 95%, non è integrata nel governo statunitense, né sottoposta al controllo di alcun ramo di esso. In essa non c’è nulla di “Federale” in quanto sta del tutto al di fuori del sistema governativo di controlli e bilanciamenti.
Neppure fa da “Riserva” di qualcosa. Piuttosto essa stampa arbitrariamente tutto il denaro che i mega-banchieri e le élites del potere necessitano per mantenere il mondo “globalizzato” in movimento verso la direzione che auspicano e abbisognano. Ciò include cose come i “quantitative easings” per svariati trilioni di dollari per mantenere Goldman Sachs, Bank of America, CityCorp, Wachovia e JP Morgan Chase felici e “sani”; il finanziamento di operazioni clandestine e terroristiche per rovesciare i governi di Iran, Nicaragua, Argentina, Cuba, Cile, Siria, Libia, Vietnam e molti altri; intraprendere guerre decennali contro Afghanistan, Pakistan, Iraq, Africa e America Latina; sostenere risolutamente il genocidio in Palestina del “piccolo Israele” e il suo “democratico” programma nucleare forte di 400 testate; e mantenere Wall Street perennemente attaccato al respiratore.
Infine, non si tratta assolutamente di una “Banca” nel senso di una istituzione finanziaria che promuove le necessità di credito dell’economia reale a beneficio dei bisogni della vasta maggioranza della popolazione che lavora.
Piuttosto, la FED sostiene i bisogni finanziari del sistema della guerra globale, operazioni segrete, usura, trafficanti di droga, e gli speculatori globali.
La FED non rende conto a nessuno. Chiaramente essa non agisce a favore di “Noi il Popolo” degli Stati Uniti o di qualunque altro Paese. Il suo scopo è servire i circoli del potere globale, che si ritrovano a scadenze regolari per pianificare il governo del mondo tramite entità quali il Council of Foreign Relations, Trilateral Commission, Bilderberg, World Economic Forum e altre che formano parte della odierna, intricata rete planetaria del potere finanziario globale.

Direttamente dalla bocca del cavallo
In un’intervista durante il programma “News Hour” della PBS, trasmessa il 18 Settembre 2007, il giornalista statunitense Jim Lehrer ebbe il seguente botta e risposta con Alan Greenspan, già Presidente della FED per decenni (e funzionario di JP Morgan):
Jim Lehrer: “Quale è la relazione appropriata fra un presidente della FED e il Presidente degli Stati Uniti?”
Alan Greenspan: “Bene, prima di tutto, la Federal Reserve è un’agenzia indipendente, e ciò significa, fondamentalmente, che non c’è alcuna altra agenzia governativa che possa bloccare le azioni che intraprendiamo. Considerato che funziona così da tempo e che non esiste evidenza per cui l’amministrazione o il Congresso o alcun altro ci richieda di fare le cose diversamente da ciò che riteniamo la maniera appropriata, allora quale che siano tali relazioni francamente non ha importanza”.
Capito? Se sei un cittadino statunitense, dovresti rileggere quanto sopra un’altra volta o due.
dollaro_collassoIl Sistema FED è posto alla radice dello status di “superpotenza” degli Stati Uniti. Permettetemi di spiegare come la truffa FED funziona veramente dal punto di vista di uno che vive in Argentina – un Paese assai bistrattato al quale i circoli del potere globale hanno ripetutamente fatto mangiare la polvere mediante i loro agenti locali impostici attraverso la “democrazia” alimentata dal denaro.
Ogni volta che l’Argentina necessita di comprare petrolio, medicine o componenti tecnologiche, ad esempio, per un valore di 100 dollari, il popolo argentino deve lavorare per guadagnare quei 100 dollari attraverso le esportazioni e impegno genuino.
A confronto, ogni volta che il governo USA ha bisogno di acquistare 100 dollari di petrolio, medicine o qualsiasi altra cosa, tutto ciò che deve fare è dire alla FED di stampare 100 dollari ed è fatta. Mi si consenta di dire che ciò rende molto più facile essere una “superpotenza”.
Va bene, il meccanismo non è così semplice, ma questo di certo spiega schematicamente come funziona in verità l’intero sistema di potere del dollaro USA. Spiega anche perché le oligarchie non tollereranno che nessuno possa sfidare il dollaro.

Oh, when the FED… comes marchin’ in…
Prendiamo ad esempio il mercato mondiale del petrolio. Si tratta di un monopolio gestito da tre centrali commerciali globali situate a New York, Londra e Dubai. L’idea è di assicurare che i “petrodollari” viaggino per il mondo 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, e soltanto piccole somme dovrebbero accidentalmente rientrare nel sistema finanziario USA.
Questo spiega perché quando alla fine del 2002 Saddam Hussein decise che avrebbe realizzato il suo scambio commerciale con l’Occidente, autorizzato dall’ONU con la denominazione “Un miliardo di dollari di petrolio iracheno in cambio di cibo”, utilizzando l’euro invece del dollaro, gli fu velocemente fatta visita dal ramo militare della FED nel Marzo 2003.
Oppure prendiamo Muammar Gheddafi che nel 2011 stava per lanciare un programma per commercializzare il petrolio libico e nordafricano usando una nuova valuta con riserva aurea – il dinaro d’oro. Anche a lui fu fatta una piccola visita da parte di Barack il Premio per la Pace e di Babilonia Hillary. Iniziate a vedere il meccanismo?
Ma non pensiate che il sistema globale di asservimento finanziario della FED sia semplicemente indirizzato al di fuori degli Stati Uniti; ebbe inizio un secolo fa prima di tutto asservendo silenziosamente quel popolo americano che si supponeva dovesse servire.
Ecco come funziona: ogni volta che il governo statunitense decide di mettere in circolazione denaro – quelle banconote da 1, 5, 10, 20, 50, 100 dollari che noi tutti ben conosciamo – invece di chiedere alla zecca di Stato di stamparli al costo di un penny per carta e inchiostro, il governo chiede ai banksters privati presso la FED di stampare quelle banconote per il Tesoro, dando in cambio alla FED titoli del Tesoro statunitense produttivi di interesse , che si trasformano in trilioni di dollari in profitti incanalati verso i circoli finanziari privati per il mezzo della FED.
Era stato tutto così ben organizzato un centinaio di anni fa, che appena prima dell’approvazione del Federal Reserve Act il 23 Dicembre 1913, essi fecero anche in modo di chiudere questo cerchio parassitario, poiché se il governo USA intendeva compiere enormi pagamenti di interessi alla FED solo per la stampa del suo stesso denaro, da subito necessitava di avere pronto un sistema di entrate per mungere il contribuente americano: la Legge sulla Tassazione del Reddito!
Precisamente, si tratta del 16° Emendamento alla Costituzione americana approvata dal Congresso nel Luglio 1909, e promulgata come legge nel Febbraio 1913. Quindi i banksters internazionali da un secolo intero stanno prendendosi gioco degli Americani e usano l’America per combattere le guerre al loro posto, mentre la maggior parte della popolazione non ha una minima idea di quanto succede.
Ovviamente, la FED si trova così lontano sopra la Casa Bianca, il Congresso e la Corte Suprema statunitensi, che nessuno negli ultimi cinquanta anni è riuscito a realizzare un controllo approfondito dei suoi libri contabili e dei relativi numeri. Ehi, tu, Homer Simpsons!
Non che tu non sia stato avvisato. Nel 1923, il rappresentante del Minnesota, Charles Lindbergh, il padre del famoso aviatore, mandò un primo avvertimento: “Il sistema finanziario è finito sotto il controllo del Federal Reserve Board che amministra la finanza con l’autorità di un gruppo di semplici speculatori. Il sistema è privato, gestito con il solo scopo di ottenere i maggiori profitti possibili dall’uso del denaro di altre persone.”
dollaroNegli anni Sessanta, il senatore repubblicano e candidato presidenziale Barry Goldwater disse che “la maggior parte degli Americani non hanno reale comprensione di quanto fanno i prestatori di denaro internazionali; essi agiscono al di fuori del controllo del Congresso e manipolano il credito degli Stati Uniti.” Oggi, l’ex parlamentare Ron Paul manda lo stesso messaggio.
Anche il presidente John Kennedy lo comprese quando emise l’Ordine Esecutivo n. 11110 il 4 Giugno 1963, comandando al Tesoro USA di stampare denaro pubblico senza interessi al ritmo di 4,3 miliardi di dollari, aggirando completamente la FED. Ma anch’egli si mise in un guaio a Dallas soltanto cinque mesi dopo, il 22 Novembre.

Epilogo: la FED è finita?
Qualcuno penserebbe che qualcosa di importante come il continuare a permettere che la FED privata operi nel suo attuale formato, o riformarla, oppure anche farla finita con essa dopo un intero secolo, dovrebbe essere un argomento apertamente trattato sull’agenda pubblica americana e globale… magari!
Tutto ciò che abbiamo ancora è silenzio dal governo USA, dal Congresso e dalla politica; silenzio dai leader mondiali; silenzio totale dai media mainstream, e dal mondo accademico.
E così voi piccoli parassitari mega-banchieri che governate il pianeta Terra: ora che viene Lunedì 23 Dicembre potete stappare tutto lo champagne che volete e celebrare il vostro “Centesimo anniversario di Padroni Schiavizzatori dell’Universo”, festeggiando fino al giorno di Natale.
Quindi, da Giovedì 26, continuare a crocifiggere il mondo intero. Per voi si tratterà di affari come al solito.

[Traduzione di F. Roberti]