Sport e politica

Scriveva un profetico John Kleeves (in “Orion” n. 192 del Settembre 2000, pp. 14-15), argomentando sulle ragioni della propaganda dietro gli eventi sportivi più seguiti:

“Non è un problema solo del calcio, naturalmente. E’ un problema di tutto lo sport. Lo sport è fatto di avvenimenti altamente pubblici, atti a convogliare messaggi a milioni o anche a decine di milioni di persone alla volta. Ovvio che la politica pensi di manipolarlo. Prendiamo il ciclismo, questo sport duro e puro, da ingenui faticatori popolani (da “forzati del pedale”, secondo una bella immagine dei tempi di Coppi, credo, non so pensata da chi). Credete lo abbiano lasciato in pace? Lo ha preso in considerazione addirittura l’US Government, il governo federale degli Stati Uniti, che ha sempre avvertito come dannoso per le proprie politiche il distacco “spirituale” che gli europei sentono per gli americani, visti estranei, con poco in comune. Henry Kissinger – che, ricordiamo, si occupava di grande politica – pensava che avrebbe aiutato se gli americani avessero giocato anche loro al calcio e fece inutili sforzi al riguardo (il Cosmos). Greg LeMond, il quale cominciando come gregario nella squadra francese di Hinault vinse tre Tour de France (1986, 1989, 1990), mostrò che anche il ciclismo poteva essere utile, se si aveva un campione che vinceva grandi corse in Europa*. Così, quando un nuovo ciclista americano promettente – Lance Armstrong – rimase senza squadra, perché abbandonato dalla Cofidis alla notizia che aveva un cancro testicolare (poi guarito), nel 1997 il governo federale creò una squadra apposta per lui, sponsorizzata dall’United States Postal Service. E’ una squadra di Stato, una squadra ufficiale degli Stati Uniti d’America, perché l’US Postal Service è un’Agenzia federale, con 800.000 dipendenti. Un’Agenzia federale, esattamente come la CIA.
Una clamorosa interferenza politica nello sport, ed è da notare come nessuno nell’ambiente abbia fiatato. Il comitato organizzatore del Tour ha accettato l’iscrizione del team US Postal Service e nessun giornalista o direttore sportivo o patron ha fatto notare l’incongruenza: il Tour, così come le altre corse ciclistiche in Europa e nel mondo, è riservato a squadre private (Polti, Mercatone Uno, Banesto eccetera) mentre qui si è presentato ufficialmente il governo di una Nazione. Non è una mera questione di forma: se io sono lo sponsor di una squadra, voglio che vinca e faccio al riguardo tutto ciò che posso impunemente fare, oltre ai danari che ho sganciato. E se sono l’US Government posso impunemente fare davvero molte cose, se voglio.
Ho dei sospetti sulle vittorie di Armstrong al Tour del 1999 e del 2000? Posso solo notare come le disavventure di Pantani gli abbiano fatto assai comodo, sia nel 1999 sia nel 2000. E posso notare come il governo statunitense abbia a disposizione i massimi esperti di droghe varie del mondo, con poche difficoltà nel creare “bombe” che non lascino tracce. Sembrerebbe di non dover andare tanto in là: se l’organizzazione del Tour è sensibile all’influenza dello Zio Sam – e lo ha dimostrato accettando l’iscrizione dell’US Postal Service come si fosse trattato del Pizza Hut – può favorire Armstrong semplicemente disegnandogli il Tour addosso come un vestito, con molte cronometro e con salite poco bestiali. Ma chissà se ciò era giudicato sufficiente in quelle afose giornate del 1999, quando Pantani massacrava a destra e a sinistra nel Giro d’Italia.
Se fossi in un qualunque ciclista europeo mi rifiuterei di gareggiare dove c’è la US Postal Service. Ma sono dei poveretti che hanno bisogno di mangiare. Per quanto riguarda gli altri, i dirigenti e gli intellettuali dell’ambiente (i patron, i direttori sportivi, gli organizzatori, i giornalisti eccetera), dovrebbero approfondire la loro conoscenza dell’entità “America”: si accorgerebbero che non è quel Paese ultra democratico, generoso e incapace di bassezze che credono; l’aspetto è suadente ma si tratta di una dittatura feroce, minuziosamente utilitarista e regolarmente sleale, che non partecipa certo al Tour de France per sport. Che guardino meno film di Hollywood e leggano di più.”

* Il quale LeMond, correndo in soccorso al collega in difficoltà, oggi scrive ai vertici mondiali del ciclismo chiedendone le dimissioni in quanto il vero problema sarebbe la corruzione, non le droghe!

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9 thoughts on “Sport e politica

  1. JK resta sempre quello che li aveva capiti meglio. Tutti gli altri “critici dell’America” alla fine o ne perdono alcuni aspetti centrali o li giustificano implicitamente. Era talmente acuto, JK, che non cadeva nemmeno nel tranello della “lobby ebraica”, alimentato dagli stessi Wasp. Certo, essa esiste ed è potente, ma negli Usa “gli ebrei” non contano più di quello che gli stessi Wasp li vogliono far contare, e comunque non gli vien permesso di costruirsi delle “citadelle” esclusive come da noi.

  2. intanto, sua eccellenza l’ambasciatore ci comunica che…

    (AGI) – Roma, 31 ott. – Le riforme avviate dal governo Monti sono state ideate per ridare slancio all’economia del Paese ed e’ “vitale” che l’Italia continui su questa strada anche dopo le prossime elezioni: e’ quanto affermato dall’ambasciatore americano in Italia, David Thorne, nel suo intervento alla cerimonia di premiazione dei Best in Class Awards alla facolta’ di Economia alla Sapienza. Thorne ha espresso apprezzamento per “l’impegno di Monti e degli altri leader politici di mantenere la spinta per le riforme, anche dopo le elezioni della prossima primavera”.
    “Chiunque guidera’ l’Italia, e’ vitale che continui su questa strada”, ha aggiunto, sottolineando che “anche se i risultati” delle riforme “sono stati ammirevoli, vanno “rafforzati nel lungo periodo con misure aggiuntive e una decisa attuazione se si vuole che l’Italia riprenda il suo ruolo di economia vivace, in crescita e competitiva nel mondo”.

    AIUTO!!!

  3. “Era talmente acuto, JK, che non cadeva nemmeno nel tranello della “lobby ebraica”, alimentato dagli stessi Wasp. Certo, essa esiste ed è potente, ma negli Usa “gli ebrei” non contano più di quello che gli stessi Wasp li vogliono far contare….”

    Straquoto!!!

  4. Infatti l’anno fatto fuori con quell’omicidio-suicidio mal sceneggiato prima che partissero le “primavere arabe”. Un osservatore attento come lui (sopratutto dopo essere stato in audizione in Parlamento) avrebbe dato parecchio fastidio e magari ascoltato da qualche maintream in contrapposizione di poteri (leggi tv di Berlusconi).

  5. le agenzie di stampa riferiscono oggi che Lance Armstrong, il ciclista americano già vincitore di 7 Tour de France e reo confesso di utilizzo di sostanze dopanti, avrebbe offerto 5 milioni di dollari di risarcimento al… governo USA!

    il dipendente “infedele” che risarcisce il proprio datore di lavoro…

  6. “Infatti l’anno fatto fuori con quell’omicidio-suicidio mal sceneggiato prima che partissero le “primavere arabe”. ”
    Mah…..non lavoro nei servizi segreti, ma dubito che siano così stupidi da eliminare una mente scomoda nel modo più clamoroso possibile. Gli esperti del ramo sanno come si fa a inscenare una morte casuale che non dà adito a sospetti. Che ne so, un bell'”incidente stradale”, tipo questo: http://it.wikipedia.org/wiki/Anarchici_della_Baracca.

  7. Armstrong offriva 5 milioni quale risarcimento ma loro ne vogliono tanti di più…

    Washington – Gli Stati Uniti contro Lance Armstrong: la caduta di chi un tempo veniva ricevuto alla Casa Bianca come una gloria nazionale non ha ancora toccato il fondo. Frode, contratto non rispettato e illecito arricchimento: sono le accuse che il Dipartimento di Giustizia rivolge all’uomo che ha ricevuto denaro pubblico dallo Us Postal Service tra il 1998 e il 2004: 40 milioni di dollari perché il nome della compagnia americana finisse sulle maglie della squadra (“i postini”, li chiamavano, negli anni dell’invincibilità sul suolo francese) e 17,9 milioni a Lance che, dopo essere sceso nel girone infernale popolato dai più grandi squalificati della storia, rischia di diventare colui che dovrà pagare la più alta cifra per rifusione danni: tre volte rispetto a quanto ricevuto, tra i 150 e i 180 milioni di dollari. Dopo esser stato privato dei sette Tour conquistati a raffica tra il ’99 e il 2005, dopo aver perso gli sponsor che lo avevano accompagnato nella sua lunghissima cavalcata, il texano deve fortemente temere che quel che rimane del suo patrimonio venga spazzato via, consegnato a uno Stato che, quando si tratta di denaro pubblico, non scherza, non insabbia, non accantona.
    (…)

    da Gli Usa fanno causa a Lance Armstrong, di Giorgio Cimbrico
    http://www.ilsecoloxix.it/p/sport/2013/04/25/APnMOdMF-armstrong_lance_fanno.shtml

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