David Rossi, MPS e la Siria

David Rossi, il responsabile della comunicazione presso il Monte dei Paschi di Siena, procacciava.
Non tanto dolci compagnie per i notabili locali quanto, molto più probabilmente, lucrosi affari per i produttori e commercianti di armi da destinare ai “ribelli” siriani.
Ma un giorno qualcosa deve essere andato storto e…

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La foglia di fico

Il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman ha affermato ieri che Israele non rispetterà alcun divieto e violerà lo spazio aereo siriano ogni qual volta lo riterrà necessario.
“We will maintain total freedom of action. We will not accept any limitation when it comes to the defense of our security interests.”
Solo alcuni giorni prima Nikki Haley, ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite, affermava con arroganza nel corso di un Consiglio di Sicurezza che gli Stati Uniti avrebbero ignorato le decisioni dell’ONU se contrarie ai propri intenti, riducendo di fatto a carta straccia lo statuto delle Nazioni Unite ed il diritto internazionale.
“The US will act against the Syrian government with or without a UN blessing”.
Sono forse i due interventi che mi hanno maggiormente fatto riflettere in questi giorni, più ancora delle false flag, dei lanci di missili su palazzi inutilizzati, della retorica roboante delle cancellerie europee, delle giravolte dei servi sciocchi, dei tweet deliranti di Trump.
Perché di specchietti per allodole come questi è ricca la storia sia recente che antica.
Ogni impero, da che mondo è mondo, ha sempre rispettato solo la legge del più forte, aggredendo, invadendo, distruggendo chiunque gli si parasse davanti, cogliendo al volo ogni occasione o creandola se necessario.
Ignorando o aggirando accordi e trattati e svilendo le costituzioni vigenti.
Ma sempre nascondendo la menzogna, la truffa, l’inganno sotto una misericordiosa foglia di fico ad uso e consumo di chi ancora non sa che ogni impero si regge sulla violenza e la sopraffazione.
Sempre usando la neo-lingua, vale a dire utilizzando definizioni etiche per giustificare l’aggressione (intervento umanitario, difesa delle minoranze, favorire la democrazia etc.).
“Quando si vuole ottenere un determinato risultato nel mondo, risultato che deve rappresentare l’opposto della regolare direzione dell’evoluzione dell’umanità, ebbene, allora gli si dà, per così dire, un nome che significa il contrario. L’umanità deve imparare a non credere ciecamente ai nomi”. (Rudolf Steiner)
Diceva già sei secoli or sono il grande Niccolò Machiavelli: “Sono tanto semplici li uomini, e tanto obediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare” ma almeno si salvavano le apparenze.
Persino a seguito della spregevole messa in scena delle (inesistenti) armi di distruzione di massa di Saddam Hussein con un Colin Powell che agitava una provetta piena verosimilmente di borotalco all’Assemblea delle Nazioni Unite si ritenne necessario ottenere il via libera dell’ONU – con la vergognosa Risoluzione 1441- all’aggressione ad uno Stato sovrano come l’Iraq.
Ma ora sembra che della foglia di fico l’impero possa fare a meno, tanta è la pervasività della propaganda e del lavaggio accurato dei cervelli che ha messo in campo.
Affermazioni come quelle di Lieberman e della Haley che, sino a pochi anni or sono, sarebbero apparse quello che sono, vale a dire l’espressione della spietata hybris del potere, oggi vengono accolte con indifferenza, quasi come qualcosa di scontato, cui si è ormai rassegnati.
Ecco, questo a mio avviso è l’aspetto più inquietante del momento attuale.
Come ben sintetizzava Rudolf Steiner cent’anni fa: “Sulle onde della civiltà presente galleggia non solo la mistificazione delle frasi fatte, ma la menzogna vera e propria. Si riversa nella vita – e, come menzogna, intacca la vita”.
Piero Cammerinesi

Fonte

Uno scontro epocale, un momento pericoloso

Mentre tutti i giornali e le TV nostrane sono impegnati sulle modeste vicende politiche di casa nostra fatte di patteggiamenti di basso livello, veti incrociati, piccoli ricatti, false promesse, a molti sfugge la drammaticità del contesto internazionale dove assistiamo ad uno scontro epocale dai risvolti molto pericolosi.
Le potenze nord-atlantiche, guidate dagli USA, puntano in modo sempre più aggressivo sulla Russia di Putin, rea di non inchinarsi agli interessi imperiali statunitensi come ai bei vecchi tempi di Gorbaciov ed Eltsin. Contemporaneamente cercano di far fronte alla perdurante stagnazione economica occidentale, ed ai continui pericoli di nuove crisi, cercando di tamponare l’ascesa impetuosa di concorrenti politici ed economici, tra cui si distingue la Cina. Questo grande ex-Paese coloniale, un tempo preda privilegiata di imperialismi occidentali e giapponesi, non solo ha da tempo superato gli USA in termini di produzione globale (espressa in termini reali, cioè tenuto conto dei prezzi interni), ma ormai supera gli USA anche in settori tecnologici di avanguardia come quello dei supercomputer e della computazione quantistica.
Dopo le ridicole mai provate accuse lanciate agli hacker russi che avrebbero determinato la sconfitta della povera Clinton, ora la campagna denigratoria è stata lanciata dagli Inglesi, capeggiati dal borioso ministro degli Esteri Boris Johnson. Il cattivo Putin in persona è accusato di aver fatto avvelenare col gas Sarin (perbacco! Lo stesso che sarebbe stato usato anche in Siria!) una ex-spia di basso livello ormai in tranquilla pensione in Inghilterra da otto anni. Questa follia sarebbe stata commessa da Putin giusto alla vigilia delle elezioni presidenziali russe e dei Campionati di Calcio in Russia cui quel Paese teneva moltissimo come rilancio di immagine. Un vero autogol! Peccato che gli Inglesi, pur di fronte alle argomentate richieste russe, non abbiano fornito alcuna prova. Continua a leggere

L’errore principale dell’Occidente

“Viste in Russia, le elezioni sono ben diverse da come le hanno raccontate in Occidente. E’ una barriera culturale quella che impedisce di vedere con più oggettività quanto accade a Mosca: la democrazia russa si esprime nei modi, linguaggi e forme tipiche di una cultura diversa dalla nostra. L’errore principale che l’Occidente commette è quello di voler imporre al popolo russo il proprio punto di vista: dalla caduta del comunismo in poi, l’Occidente, talvolta in maniera inconsapevole, talaltra in maniera deliberata, motivi per urtare la suscettibilità russa non sono mancati e spesso il popolo russo ha sofferto come pesante umiliazione molti passaggi della politica occidentale ad iniziare dall’allargamento dell’ambito di influenza della NATO”. Così all’Adnkronos il presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti, appena rientrato dalla Russia dove ha svolto il ruolo di osservatore per conto dell OSCE commenta le reazioni in Occidente al risultato elettorale.
“Per noi italiani è difficile capire quale sia il sentimento che lega i cittadini alla Grande Madre Russia, immagine che risale all’epoca zarista ma che fu rilanciata dal Comunismo durante la Grande Guerra Patriottica, quella che per noi è la II Guerra Mondiale: me lo ha spiegato l’interprete ricordandomi che il popolo russo ha pagato il prezzo più alto in termini di morti e distruzioni per liberare l’Europa, -spiega Ciambetti- aggiungendomi poi che non c’è stato Piano Marshall per ricostruire il Paese, un Paese rinato con la propria forza e che ha ricostruito la propria identità puntando anche negli ultimi vent’anni a rilanciare il ruolo della Chiesa ortodossa, ruolo importantissimo soprattutto, ma non solo, nelle campagne”.
“Putin ha saputo impersonificare questo processo interpretando il sentimento popolare e il bisogno di vedere riconosciuta l’anima e la ‘grandeur’ russa, che in verità si manifesta non solo nel ricordo di un passato epico, ma anche in un presente altrettanto importante: per le elezioni sono stato oltre che a Mosca anche in Crimea dove il voto a Putin è stato, non casualmente, plebiscitario -sottolinea-. Se l’ISIS ha perso più del 70 per cento del territorio che controllava, se ha visto tagliate le fonti del suo finanziamento, lo si deve anche all’esercito e all’aviazione russa che ha retto il peso della guerra a DAESH.” “Ma non solo: assieme a Cina, India, Brasile e Sud Africa la Russia con Putin ha dato vita al BRICS che chiaramente hanno come collante il risentimento verso l’Occidente, e gli USA in primo luogo, verso le regole e le istituzioni finanziarie globali ad iniziare dal FMI -spiega Ciambetti-. Queste grandi nazioni, che hanno interessi talvolta in conflitto tra loro, condividono l’essere “falchi della sovranità” e la volontà di tenere l’Occidente lontano dai loro affari interni. Non è casuale se USA e Gran Bretagna alimentino accuse contro Mosca o alzino barriere doganali verso la Cina dopo aver imposto sanzioni assurde alla Russia che hanno avuto l’esito da danneggiare la nostra economia: la posta in gioco è alta e in questo gioco i veleni sparsi sulle elezioni rientrano in una strategia di delegittimazione agli occhi dell’opinione pubblica occidentale”.
“Una strategia vissuta a Mosca come una provocazione che ha portato anche i più restii a compattarsi attorno a Putin al momento del voto -continua-. Tuttavia, vista dalla Russia la situazione è molto più delicata di quanto non si possa immaginare o forse di quanto non si capisca in Italia. Faccio solo un esempio: da noi hanno avuta scarsa eco le dichiarazioni del generale russo Sergei Rudskoy, Capo del Dipartimento Operazioni Principali della Stato Maggiore delle Forze Armate della Federazione russa, il quale sabato scorso ha spiegato che “gruppi navali di attacco alleati nel Mediterraneo orientale, Mar Rosso, Golfo Persico si preparano ad un attacco alla Siria. Verrà usato come pretesto un falso attacco chimico”. Un attacco, secondo i Russi, voluto dagli USA a preservare a l’enclave di Ghouta Est, attualmente in buona parte sotto il controllo dell’ISIS, indispensabile per il proseguimento del conflitto siriano e necessaria per impedire che le truppe di Assad, sostenute dai Russi, smantellino la rete jihadista”. “E’ vero, e più volte in queste ore me lo sono ripetuto: in diplomazia e per gli affari esteri non esiste tutto bianco e tutto nero, né si può dividere il mondo in buoni e cattivi pretendendo sempre di stare dalla parte giusta e gli altri tutti dalla parte sbagliata -spiega ancora-. Muoversi per le strade di Mosca come per Simferopoli serve a smontare tanti pregiudizi e aiuta a guardare oltre quella cortina dell’ignoranza che divide parte dell’Occidente dalla Russia e nella quale si possono coltivare tesi assurde. Ad iniziare dalla straordinaria capacità di Putin di influenzare le elezioni negli USA, il referendum Brexit voluto dai conservatori, e persino le elezioni politiche italiane”, conclude Ciambetti.

L’illegale soggiorno americano in Siria

Non dovrebbe sorprendere nessuno che l’amministrazione di Donald Trump abbia recentemente affermato di avere il perfetto diritto legale di rimanere in Siria finché vuole perché combatte il terrorismo. L’argomento è più o meno questo: il Congresso ha approvato un disegno di legge che consente all’esercito statunitense di cercare e distruggere Al-Qaeda e gruppi associati ovunque si trovino. Fa parte di ciò che viene indicato come Autorizzazione all’Uso della Forza Militare (acronimo AUFM). Secondo la Casa Bianca, un gruppo associato, lo Stato Islamico in Siria (ISIS), rimane attualmente attivo in Siria e la presenza militare degli Stati Uniti è quindi legale fino a quando il gruppo non sarà completamente eliminato, non richiedendo ulteriori leggi o autorità per rimanere nella nazione siriana.
La conclusione legale di Trump è stata spiegata in due lettere diffuse dai sottosegretari per la politica presso i Dipartimenti di Stato e della Difesa. Erano in risposta alle richieste del senatore Time Kaine della Virginia, che per diversi anni ha chiesto alla Casa Bianca sotto Barack Obama e Donald Trump di chiarire quale autorità legale ha permesso loro di dispiegare 2.000 soldati americani in Siria senza alcuna dichiarazione di guerra, qualsiasi autorizzazione delle Nazioni Unite o qualsiasi invito da parte del governo legittimo di Bashar Al-Assad a Damasco. Kaine ha citato le restrizioni imposte dal War Powers Act del 1973, che consente a un presidente di usare la forza militare in una situazione di emergenza ma dopo 60 giorni è necessario andare al Congresso per l’approvazione.
La lettera del Dipartimento di Stato ha accentuato l’ambiguità della posizione degli Stati Uniti con la sua spiegazione che “gli Stati Uniti non cercano di combattere il governo della Siria o dell’Iran o gruppi sostenuti dall’Iran in Iraq o in Siria. Tuttavia, gli Stati Uniti non esiteranno a usare la forza necessaria e proporzionata per difendere gli Stati Uniti, la coalizione o le forze alleate…”.
Sorgono sono una serie di problemi con la giustificazione della Casa Bianca di rimanere in Siria, a cominciare dal fatto che Al-Qaeda e ISIS non sono in alcun modo associati e potrebbero essere meglio descritti come rivali o addirittura nemici, rendendo l’intero argomento AUFM irrilevante. Inoltre, la ragione per cui le forze americane si trovano in Siria è stata variamente descritta da alti funzionari dell’Amministrazione. Il Segretario di Stato Rex Tillerson è stato impegnato a sottolineare che è necessario un soggiorno prolungato per bloccare la rinascita dell’ISIS e anche per impedire al governo siriano di riconquistare le aree attualmente occupate da gruppi ribelli sostenuti dagli Stati Uniti. Descrive curiosamente tali aree fuori dal controllo del governo come “liberate”. Ha anche affermato che gli Stati Uniti rimarranno sul posto per fare pressione affinché Bashar Al-Assad si dimetta, cioè il cambio di regime.
Tillerson usa l’esempio della Libia per sostenere la sua tesi, osservando che la Libia non era occupata e “stabilizzata” dalle nazioni che si sono alleate per rovesciare il governo di Muammar Gheddafi. Ha anche citato la decisione del presidente Barack Obama di ritirare le forze statunitensi dall’Iraq come un fattore che contribuisce all’ascesa dell’ISIS, apparentemente inconsapevole che i militari americani sono stati costretti al ritiro dal governo iracheno.
Ma lo scorso venerdì il presidente Trump ha inviato un segnale diverso, affermando durante la conferenza stampa con il primo ministro australiano che “siamo lì per un motivo: mettere le mani sull’ISIS, sbarazzarsi dell’ISIS e andare a casa. Non siamo lì per nessun altro motivo e abbiamo ampiamente raggiunto il nostro obiettivo”. Questo rappresenta un notevole avvitamento da parte dell’Amministrazione a sostegno delle sue affermazioni. Ciononostante, si dovrebbe accettare che il regime siriano di Al-Assad è quasi universalmente riconosciuto come legittimo e sovrano nel proprio territorio, un fatto che è persino riconosciuto dagli Stati Uniti, che allo stesso tempo sostiene i ribelli che cercano di rovesciare quel governo. E l’intenzione degli Stati Uniti di mantenere una presenza costante al di fuori di ogni possibile minaccia di Al-Qaeda nel Paese è completamente illegale sia per il diritto interno sia per quello internazionale.
In breve, la continua presenza degli Stati Uniti in Siria reca tutti i tratti distintivi di un’altra politica statunitense avvolta in un’ambiguità di alto livello che è un fallimento ancora prima che inizi. Non solo illegale, è poco pratico, con 2.000 consiglieri statunitensi sparsi nel territorio e pochi sparuti sostenitori curdi che sono già fortemente impegnati a combattere i Turchi. Alla fine Washington stremata si stancherà e andrà via. Che quel giorno venga presto.
Philip M. Giraldi

Fonte – traduzione di C. Palmacci

Le “Idi di Marzo” del Pentagono

Il mese migliore per andare in guerra
(pubblicato per la prima volta il 13 marzo 2013, aggiornato l’1 marzo 2018)

E’ una coincidenza?
Nella storia recente, dalla guerra del Vietnam al presente, il mese di marzo è stato scelto dal Pentagono e dai pianificatori militari della NATO come il “mese migliore” per andare alla guerra.
Con l’eccezione della Guerra in Afghanistan (Ottobre 2001) e della Prima Guerra del Golfo del 1990-1991, tutte le maggiori operazioni militari guidate dagli USA, dalla NATO e dai loro alleati in un periodo di più di mezzo secolo – fin dall’invasione del Vietnam da parte delle forze americane di terra l’8 marzo 1965 – sono state iniziate nel mese di marzo.
Le “Idi di Marzo” (Idus Martiae) è un giorno nel calendario Romano che approssimativamente corrisponde al 15 marzo. Le Idi di Marzo sono anche conosciute come il giorno in cui Giulio Cesare è stato assassinato nel 44 a.C..
Perchè non sia dimenticato, il mese di marzo (nel calendario Romano) è dedicato a Marte (Martius), il Dio Romano della Guerra. Per i Romani, il mese di marzo (martius) segnava “il momento di iniziare nuove campagne militari”.
Come nel periodo di massimo splendore dell’Impero Romano, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha il mandato di pianificare e attuare una “linea temporale” precisa delle operazioni militari.
Il mese di marzo – identificato dai Romani come un “buon momento” per avviare nuove iniziative militari – ha un’influenza sulla dottrina militare contemporanea?
Nel corso della storia, le stagioni, compresa la transizione dall’Inverno alla Primavera, hanno svolto un ruolo strategico nel calendario delle operazioni militari.
I pianificatori militari del Pentagono prediligono il mese di marzo?
Anche loro, in qualche modo misterioso, “idolatrano” Marte, il dio della guerra romano?
Il 23 marzo (che coincide con l’inizio della primavera) è stato il giorno in cui “i Romani celebravano l’inizio della campagna militare e della stagione bellica”.
“Fu reso omaggio a Marte il dio della guerra con feste e banchetti … Per i romani il 23 marzo era una grande festa conosciuta come Tubilustrium”.
Durante queste feste celebrative del dio della guerra romano, gran parte del mese di marzo “era dedicato alle parate ed alle esercitazioni militari”.

Cronologia degli interventi miliari di marzo (1965-2017)
La storia recente conferma che, con l’eccezione dell’Afghanistan (ottobre 2001) e della Guerra del Golfo del 1990-1991, tutte le principali operazioni militari guidate dagli Stati Uniti e della NATO per un periodo di quasi mezzo secolo, dall’invasione del Vietnam da parte delle forze di terra statunitensi l’8 marzo , 1965 – sono stati avviati nel mese di marzo.

La guerra del Vietnam
Il Congresso degli Stati Uniti adottò la Risoluzione del Golfo di Tonkino, che autorizzò il presidente Lyndon Johnson a inviare forze di terra in Vietnam l’8 marzo 1965.
L’8 marzo 1965, 3.500 marines statunitensi furono inviati nel Vietnam del Sud segnando l’inizio della “guerra di terra americana”.

La guerra della NATO contro la Jugoslavia
La guerra della NATO contro la Jugoslavia è stata lanciata il 24 marzo 1999.
Il bombardamento NATO della Jugoslavia, nome in codice dall’operazione statunitense “Noble Anvil”, è iniziato il 24 marzo 1999 e durato fino al 10 giugno 1999.

La guerra in Iraq
La guerra in Iraq è stata lanciata il 20 marzo 2003 (ora di Baghdad).
L’invasione dell’Iraq condotta dagli Stati Uniti e dalla NATO è iniziata il 20 marzo 2003 con il pretesto che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa.
(La guerra del Golfo del 1991 contro l’Iraq iniziò il 17 gennaio, tuttavia, dopo il 28 febbraio il cessate il fuoco fu approvato e firmato – a seguito del massacro di Bassora Road contro soldati in ritirata e civili in fuga del 26/27 febbraio – la 24ª divisione meccanizzata di fanteria americana trucidò migliaia di persone il 2 marzo.”)

La guerra segreta in Siria
La guerra segreta USA-NATO in Siria è stata avviata il 15 marzo 2011 con l’incursione di mercenari islamici e squadroni della morte nella città meridionale di Daraa, al confine con la Giordania. I terroristi sono stati coinvolti in atti di incendio doloso ed uccisioni di civili. Questa incursione di terroristi fu fin dall’inizio sostenuta segretamente dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai suoi alleati del Golfo Persico: Arabia Saudita e Qatar.

La guerra “Umanitaria” R2P della NATO in Libia
La NATO ha iniziato il bombardamento della Libia il 19 marzo 2011. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione iniziale il 26 febbraio 2011 (risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1970, adottata all’unanimità).
Una successiva risoluzione n. 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stata adottata il 17 marzo 2011. Ha autorizzato l’istituzione di una “no-fly zone” sulla Libia e l’uso di “tutte le misure necessarie” “per proteggere la vita dei civili”.
La Libia è stata bombardata inesorabilmente dagli aerei della NATO a partire dal 19 marzo 2011 per un periodo di circa sette mesi.

Yemen
Il 25 marzo 2015, una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi nello Yemen.

* * *

Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO, per non parlare di Israele, sono sul piede di guerra.
Diversi scenari militari sono attualmente sul tavolo del Pentagono, tra cui Libano, Corea del Nord e Iran.
Non possiamo tuttavia fare speculazioni sui piani di guerra di USA-NATO relativi alle idi di marzo 2018.
Ma per vostra informazione ecco l’ultima analisi “autorevole” del New York Times (27 febbraio) su come la Corea del Nord stia aiutando il governo siriano a condurre una guerra chimica contro il popolo siriano. Bello e non finto, puntuale (Idi di marzo) e, naturalmente, “accuratamente documentato” dal giornale di riferimento.
Michel Chossudovsky

Fonte

Guerra, dittatura, democrazia: cercate l’errore

“Col 40% del totale delle spese militari mondiali e 725 basi militari all’estero, gli USA difendono eroicamente la pace nel mondo. Con 4 basi militari all’estero e un budget militare che rappresenta 1/13 di quello degli USA, è evidente che la Russia prepari l’apocalisse. Se le manovre della NATO vengono fatte proprio alle frontiere occidentali della Russia, è per impedire a Mosca di fare lo stesso alla frontiera messicana. Se gli USA hanno 12 portaerei, è per difendere le loro frontiere, mentre l’unica portaerei russa, si sa bene, è ormeggiata davanti a Manhattan. Se Washington utilizza i terroristi in Siria, è per contribuire alla stabilità del Medio Oriente, mentre Mosca si propone solo di saccheggiare le risorse petrolifere della regione. Ecco, la messa è detta. Che il nostro analista de La Croix se rassicuri: “l’ordine mondiale liberale” caro al suo cuore è ben custodito.
Da mezzo secolo, Cubani, Vietnamiti, Cileni, Nicaraguensi, Somali, Sudanesi, Iracheni, Afghani, Libici, Venezuelani, Siriani e Yemeniti avrebbero volentieri fatto a meno della generosità dello zio Sam. Ma è più forte di lui. Il leader del “mondo libero” non può fare a meno di far loro assaporare le virtù pedagogiche del napalm, dell’agente Arancio, dei B-52, delle munizioni a uranio impoverito, degli embargo “per la pace” e dei bombardamenti “per la democrazia”, per non parlare delle orde di Al-Qaeda e dei suoi alter-ego lanciati come una nube di cavallette per seminare il “caos costruttivo” e preparare il “nuovo ordine mondiale”. Non ci riesce proprio. Di fronte a tali fuochi di artificio, due cose sono certe. Resi martiri dai loro “salvatori”, questi popoli sono stufi dei “valori universali” portati dall’Occidente, e sono favorevoli all’avvio di un inizio di “minaccia” russa o cinese.
Perché le “potenze revisioniste” hanno un orribile difetto: non si ingeriscono negli affari interni degli altri. La Cina, tanto quanto la Russia, non cerca di espandersi al di là della sua sfera di influenza naturale. Non pratica il “regime change” all’estero. A voi non piacerebbe vivere come i Cinesi? Nessun problema, non hanno alcuna intenzione di assimilarvi. L’Impero di Mezzo non fa proselitismo. Gli Occidentali vogliono esportare la democrazia per massimizzare i loro profitti, mentre i Cinesi vogliono massimizzare i loro profitti per sviluppare il loro Paese. Negli ultimi 30 anni, la Cina non ha fatto alcuna guerra ed ha moltiplicato il suo PIL per 17. Nello stesso periodo, gli USA hanno fatto una decina di guerre e aggravato il loro declino. I Cinesi hanno salvato 700 milioni di persone dalla povertà, mentre gli USA destabilizzano l’economia mondiale vivendo a credito. Il risultato è che, in Cina, la miseria diminuisce, mentre negli USA cresce. Gli USA sono una “democrazia”, ma vi rovinano la vita. La Cina è una “dittatura”, ma vi dà la pace. Alla fine, non è tutto così male nel “revisionismo”!”

Da Elogio delle Potenze non democratiche, di Bruno Guigue.