Alla scoperta dell’acqua bagnata…

Di Michel Raimbaud*

Oh stupore, oh meraviglia della libertà d’informazione, i media delle “grandi democrazie” occidentali hanno appena scoperto un argomento suscettibile di destare la compassione dei nostri focolai, dei nostri salotti e ambienti dove si pensa “bene”: dopo un’indagine dobbiamo credere molto difficile e una caccia spossante dato che avrebbe richiesto quasi sette anni, alcuni giornalisti d’inchiesta di canali TV “internazionali”, insieme a “grandi ONG” non meno “internazionali”, hanno stanato mercati degli schiavi, in pieno ventunesimo secolo…
È vero che gli schiavisti, venditori e compratori, non sono di casa nostra, e che schiavi in vendita per pochi centinaia di dollari al pezzo provengono da Niger, Nigeria, Mali, Costa d’Avorio e Africa sub-sahariana (come si dice). Pare non ci sia nessun Francese, né tra le vittime, né tra i colpevoli. È anche vero che la storia sta accadendo in Libia, dove ci eravamo abituati alle “maniere” di Gheddafi e alle stranezze della sua Jamahiriyya, che avrebbe potuto spiegare già tutto…
Il guaio – i nostri personaggi televisivi, tra microfoni e riviste patinate forse non lo sanno o l’hanno dimenticato – è che non è rimasto nessuno Stato libico e che i nostri Paesi sono direttamente responsabili della sua scomparsa e del “caos costruttore” che lo ha distrutto, per non parlare dell’assassinio del Colonnello ribelle che sfidava l’Occidente: è tutto così lontano nel tempo, sono già sette anni e fuori dalle nostre acque territoriali. I capi dell’Asse del Bene, tuttavia, si erano fatti in quattro per il popolo libico e per i suoi rivoluzionari improvvisati, a colpi di bombardamenti umanitari, di distruzione delle installazioni militari e civili, afferrando di passaggio “i miliardi di Gheddafi” per impedirgli di massacrare la sua gente. Che dolore per i nostri intellettuali o leader che hanno detto di essere “orgogliosi del bilancio della Francia in Libia…”.
“Confondete tutto”, e “Non capisco” mi diranno i nostri propagandisti e incondizionati dell’ideologia della stampa. Hanno ragione: la vendita di schiavi, non è la stessa cosa. E poi al limite i nostri media finiranno per dire che ogni persona normale e mediamente intelligente poteva saperlo. Bastava leggere o ascoltare: ascoltare dei “complottisti”? Non ci pensate, si scuseranno molti di loro per continuare ad essere ammessi al club dei falsari. Noi, quelli veri, abbiamo fiducia nella stampa del nostro Paese…
Non esigiamo troppo, nonostante la nostra indignazione di fronte all’ipocrisia, al cinismo e alla vigliaccheria. Rallegriamoci per questo risveglio quasi postumo. La massiva mobilitazione dei network dell’informazione si concentrerà presto sulla vendita degli schiavi di Raqqa in Siria, sotto l’egida del DAESH, protetto dai nostri amici Americani, e islamisti turchi e arabi ? Verrà denunciata l’esfiltrazione di terroristi dall’”Organizzazione dello Stato Islamico” alla luce e alla consapevolezza della “Coalizione internazionale” e dei suoi protetti? O le mortali distruzioni causate dai bombardamenti della stessa “coalizione” su Raqqa e Mosul in Iraq? Sarebbe finalmente ora di sollevare il muro d’omertà sul martirio del popolo dello Yemen dove tutto è andato distrutto e dove i Sauditi e i loro alleati si accaniscono su tutto ciò che si muove, gli Yemeniti essendo esposti a bombe, alla fame e al colera, in un silenzio siderale della “Comunità internazionale”.
Allora forza voi, uomini e donne dell’informazione, della politica e del pensiero, aprite gli occhi, aprite le orecchie, spremetevi le meningi, per dire finalmente la verità su queste azioni di morte prima che conducano a un esito che non avevate forse previsto. Nel disastro mediatico, intellettuale e politico, salvate almeno le apparenze e ciò che rimane dell’onore dei nostri Paesi. O presto non potrete proprio più guardarvi neppure allo specchio…

*Già ambasciatore di Francia in diversi Paesi, dopo il ritiro professionale si dedica alla scrittura.
L’ultima sua opera pubblicata è Tempête sur le Grand Moyen-Orient, Editions Ellipses, Parigi, 2017, seconda edizione arricchita e aggiornata.

Fonte – traduzione di C. Palmacci

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Carthago intossicanda est

Il buon Trump qualche mese fa (nella notte fra il 6 e il 7 aprile, per la precisione) lavava l’onta dell’ennesimo attacco chimico del macellaio Assad deliziando il regno del male con un assaggio dei suoi “Tomauòc”, di cui peraltro una manciata raggiunse il bersaglio e il resto finì allegramente sparso nella sabbia del deserto circostante.
Giustificò poi questo attacco – con preavviso ai Russi per dar loro modo di sgomberare tutto meno che gli hangar – con un lungo spataffio presentato alle Nazioni Unite, al cui confronto sembravano verità rivelata i rapporti di Starsky & Hutch a fine puntata, col loro capo incazzato e con le bretelle fumanti che sempre chiosava, più sconsolato che perplesso: “E io mi devo bere tutto questo?” “Si, capo”.
Peccato che l’allegato 2, prova probante con nomi e cognomi registrati al pronto soccorso per intossicazione di gas chimico… smonta tutto l’impianto accusatorio.
Ammesso e non concesso che i Siriani bombardarono, ammesso e non concesso che lo fecero con armi chimiche, ammesso e non concesso ancora che il bombardamento iniziò alle 6:30 del mattino, come mai i poveri civili intossicati iniziarono a registrarsi al pronto soccorso già alle 6:00? E chi controllava all’epoca quel territorio, chi possedeva armi chimiche, chi ha rilasciato il gas PRIMA del bombardamento siriano?
Il buon Robert Parry chiude così il cerchio: “The JIM (Joint Investigative Mechanism) consigned the evidence of a staged atrocity, in which Al Qaeda operatives would have used sarin to kill innocent civilians and pin the blame on Assad” (vedi qui).
Conclude, a mio avviso, in maniera fin troppo benevola: “So, if it becomes clear that Al Qaeda tricked President Trump not only would he be responsible for violating international law and killing innocent people, but he and virtually the entire Western political establishment along with the major news media would look like Al Qaeda’s “useful idiots.”
Trump utile idiota di Al-Qaeda è come dire Messina Denaro utile idiota del primo picciotto ancora incensurato, a mio modesto parere.
E non si tratta neppure di un maldestro tentativo di infangare prove, come nel caso del funzionario russo che, qualche giorno fa, “sbagliò” a passare delle foto per la versione inglese ufficiale del Ministero della Difesa russo che denunciava la fuga di armi e munizioni di un’intera colonna in armi dell’ISIS da Albukamal verso ovest, in pieno territorio controllato dall’alto dalle forze aeree della “Coalizione” che, “inspiegabilmente”, si rifiutavano di bombardarle su segnalazione e richiesta russa perchè “prigionieri di guerra e quindi sotto la Convenzione di Ginevra”. Tutto documentato, stenogrammi e conversazioni registrate… peccato che il funzionario girava foto tratte da videogiochi (sic!) e filmati di anni precedenti. Peccato che appena un quarto d’ora dopo la messa in onda, si sarebbe detto un tempo, partiva la denuncia di “fake” con tutte le foto sbugiardate con relativi equivalenti, peccato che, non appena accortosi dell’errore, il Ministero provvedeva a diffondere sulla versione inglese le foto corrette (tutto ricostruito minuziosamente qui e qui). Nulla da fare, la macchina del fango era già partita… ma il tempo è galantuomo e i conti si faranno alla fine anche per questo (anzi, subito, nel caso del “collaboratore” che ha diffuso le foto e per cui penso che la mannaia sia calata in maniera non molto dissimile da qualche tempo fa, quando il Sette Novembre si festeggiava in maniera ufficiale).
Qui non siamo di fronte a un allegato sbagliato di fronte a una notizia giusta, ma al suo esatto contrario: un allegato giusto di fronte a una notizia sbagliata, una notizia per cui – come sottolinea Parry – non molto tempo fa partì la guerra di Bush; un costrutto falso, ma organicamente coerente di pagine e pagine messo in crisi da un semplice, inosservato dettaglio.
Carthago intossicanda est…
Paolo Selmi

La benedizione siriana

Di Michel Raimbaud*

Durante questi anni interminabili di nebbia e d’inferno che hanno attraversato la Siria, che sarebbe stata la vita senza la speranza? Pensiamo soprattutto al popolo siriano martoriato ed esposto ad un etnocidio, al suo esercito nazionale che avrà pagato un tributo così pesante all’aggressione barbara lanciata dal gruppo dei suoi “amici”, e ai responsabili che di fronte alla “comunità internazionale” hanno dovuto portare a forza di braccia lo Stato fatto oggetto di una congiura politica…
Pensiamo anche agli amici, difensori e partigiani della Siria legale, a tutti quelli che amavano questa società pluralista, tollerante, amichevole ed altamente civilizzata, e temevano che essa scomparisse per sempre.
Di certo, la fiamma non si è mai spenta, ma era permesso ai più ottimisti di interrogarsi talvolta o di dubitare del futuro di fronte agli assalti di una coalizione islamo-israelo-occidentale innaffiata di centinaia di miliardi di petrodollari e che pesca i suoi combattenti in un mare infinito di mercenari venuti da cento orizzonti. La Siria  ci sarebbe, di fronte alla massa feroce delle potenze imperiali – grandi, piccole o medie – dell’”Asse del Bene”, contro l’orda selvaggia dei jihadisti democratici, dei terroristi moderati, dei rivoluzionari travestiti da conigli? Resisterebbe alle coorti dei disertori, dei transfughi che si davano appuntamento dentro un “esercito libero” teleguidato dai suoi peggiori nemici, agli ordini e al soldo degli islamisti e dei loro sponsor, facendo la ruota per sedurre l’antico “nemico sionista”?
Come tutti i Paesi immersi in situazioni turbolente, la Siria ha sperimentato l’inevitabilità delle infedeltà, delle viltà, del compromesso, delle piccole o grandi corruzioni, ma il suo popolo, nel senso più nobile del termine, resisteva vigorosamente, le sue istituzioni rimasero salde e i suoi governanti hanno tenuto bene. Grazie alla sua incredibile resilienza, lo Stato siriano si è fatto solidi alleati dei quali ha saggiato la lealtà: la Russia e la Cina da un lato, l’Iran, Hezbollah e i suoi alleati dall’altro. Una realtà che stava per proibire la ripetizione nel “Paese di Cham” [nome antico della Siria – n.d.r.] di uno scenario iracheno, libico o yemenita.
Tuttavia, le “grandi democrazie” non potevano che rimanere cieche e sorde a queste realtà inquietanti e scomode, essendo la Siria dalla fine della Guerra Fredda un Paese da distruggere e da abbattere. Le élite acquisite ormai al neoconservatorismo non hanno trovato niente di meglio da fare che sottomettere le “opinioni” ad un martellamento mediatico senza precedenti andando di pari passo con un’ostinata omertà e ad uno stupefacente lavaggio del cervello. I media occidentali sul conflitto in Siria hanno speso solo una o due frasi lapidarie, simboli abbastanza desolanti della poca sensibilità dei nostri governanti, dei nostri analisti e dei nostri intellettuali, espressione dell’incorreggibile arroganza degli Occidentali. “Bashar deve andarsene”, “nessun posto per Bashar nel futuro della Siria”…
È allora che entra in gioco la “maledizione siriana” che ha sanzionato i decisori, gli opinionisti, tutti coloro che avevano perso l’opportunità di tacere. E’ lungo l’elenco di questi imprecatori che hanno mandato a morte Bashar Al Assad all’Aia, a Mosca, a sei metri sotto terra o altrove, e che hanno architettato piani sulla Siria, scrivendo un futuro che non vedrebbero mai. Quanti hanno ripetuto la canzone come pappagalli per anni prima di essere inviati dagli elettori, dalla provvidenza o dalla giustizia immanente al cestino dei rifiuti o all’oblio della storia. Ecco usciti fuori i numerosi buffoni e gli impostori “amici della Siria”.
Da parte sua, Bashar Al Assad è sempre lì, imprescindibile, popolare a casa sua come molti altri sognerebbero… La Siria, che sta andando verso una vittoria decretata “impensabile” contro tanti nemici così potenti, sta in piedi, mentre la discordia, frutto della sconfitta, si è instaurata dalla parte degli aggressori e il caos vi regna sovrano…
Non c’è bisogno affatto di credere nel cielo per ammettere che c’è una “maledizione siriana” che ha colpito e colpisce i nemici di questa “terra santa” che “Dio protegge” (Allah hami-ha), ma in ogni caso, è necessario parlare di una benedizione siriana. Quello che sta accadendo è logico e giusto, ma l’esito previsto di questa guerra universale è una sorta di miracolo e soprattutto per coloro che hanno fede nel futuro.
Questa vittoria, la Siria l’avrà ampiamente meritata! Malgrado tutto quello che diranno gli uccelli del malaugurio, che ammirabile gente, quale esercito di eccezione! E cederemo alla tentazione di dire: se c’è un uomo di Stato che merita di essere sulla terra, è questo Presidente che avrà saputo incarnare la speranza, avrà saputo rimanere fedele alle sue alleanze e guidare il suo Paese alla vittoria.
La Siria, secondo tutti gli auspici, ha vinto la guerra. Non gli resta che conquistare la pace. Ma il coraggioso Paese che ha combattuto per noi ha sicuramente tutte le capacità necessarie per raccogliere con successo questa nuova sfida in modo che questa guerra non sia stata “una guerra inutile”. Ciò che a Dio non piace! Sarà una ricompensa che, molto meglio della vendetta, pagherà il sacrificio delle innumerevoli vittime, dei morti come dei vivi.

*Già ambasciatore di Francia in diversi Paesi, dopo il ritiro professionale si dedica alla scrittura.
L’ultima sua opera pubblicata è Tempête sur le Grand Moyen-Orient, Editions Ellipses, Parigi, 2017, seconda edizione arricchita e aggiornata.

Fonte – traduzione di C. Palmacci

USA… fronte e retro

Deir ez-Zor è Siria!

Issam Zahreddine è morto stamane a causa di una mina che ha colpito il convoglio su cui viaggiava, nei pressi di Deir Ez-zor, del cui territorio stava guidando la completa liberazione.
Da lassù, riderà delle Vostre misere sanzioni e umane miserie…

Bye Bye Uncle Sam

Gloria eterna ai suoi eroici combattenti, protagonisti di una difesa durata quattro anni.
Lunga vita al Maggior Generale della Guardia Repubblicana Issam Zahreddine, comandante della 104ª Brigata Paracadutisti, distintasi per l’accanita resistenza opposta ai settari provenienti da ogni parte del mondo che hanno tenuto sotto scacco la città.
Colui il quale l’Unione Europea ha avuto l’ardire di sanzionare, lo scorso luglio, ritenendolo corresponsabile di presunti attacchi chimici.

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Impressioni d’inizio autunno: dalla liberazione di Deir Ez-zor a quella di Al Mayadin

Di quest’ultimo mese si ricorderà l’accelerazione impressa agli eventi da parte della cosiddetta “Coalizione”, capitanata dagli USA e, come ormai alla luce del sole e oltre ogni minimo accenno di pudore, composta di un esercito di manodopera di riserva estremamente variegato, tipico della guerra ibrida in corso, e che va dalle milizie curde ai terroristi dell’ISIS.
Il tentativo era abbastanza evidente e, come vedremo, prevedibile: colpire il nemico – che, a scanso di equivoci, era ed è Assad e alleati – su più fronti, simultaneamente, efficacemente, per frantumarne le linee di difesa, affondare i colpi e seminare il panico fra le retroguardie di colpo proiettate in prima linea, tagliare i canali di comunicazione e approvvigionamento, obbligare le forze di élite dell’esercito siriano a ripiegare per ripristinare confini e mettere in sicurezza situazioni altrimenti compromesse. Ripiegare da dove? Ma da Deir Ez-zor, dove simultaneamente i Curdi avanzavano senza sparare un colpo, pappandosi fette di territorio sempre maggiori, allungando linee di fronte di decine di chilometri lungo sottili lingue di terra che sfidavano ogni logica di tattica e strategia militare (prima fra tutte, il consolidamento della linea di fronte per evitare contrattacchi fatali sulle retrovie lasciate scoperte e la conseguente formazione di sacche in cui circondare e chiudere le avanguardie), lasciando soltanto come unica ipotesi quella infima, meschina, della combine. Ebbene, la strategia americana verteva su queste due leve: da una parte bloccare (o fatalmente rallentare) l’avanzata siriana nella provincia dei pozzi, dall’altra occupare per prima il ricco Eldorado.
Ci eravamo lasciati con prodromi di questa strategia, ma mai ci saremmo aspettati che si sviluppasse fino a questi livelli. Quanto accaduto in questi trenta giorni circa ha dell’incredibile, e quanto è riuscita a fare l’alleanza Russia-Siria-Iran ha ancora più dell’incredibile, fino al risultato di oggi: la liberazione di Al Mayadin. Ma andiamo con ordine e, per farlo, ci serviamo di un’ottima sintesi a opera del buon Colonel Cassad. Continua a leggere

In memoria di Mohsen

Il Martire Mohsen Hojaji apparteneva ai Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniana e, al pari di molti altri musulmani, si era volonariamente recato in Siria per combattere contro i terroristi di DAESH (ISIS) e di altri gruppi takfiri che – sostenuti da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e altri Paesi europei e arabi – si sono resi autori di efferati e inumani crimini contro la popolazione siriana e irachena (a prescindere da quale fosse la loro confessione religiosa), di barbare distruzioni e della dissacrazione di numerosi luoghi santi.
Il venticinquenne combattente iraniano è stato catturato dai terroristi dell’ISIS il 7 settembre scorso al confine tra Siria e Iraq e il 9 settembre è stato decapitato. La foto e il video della sua cattura, nei quali il giovane appare con un volto calmo, sereno e risoluto, sono diventati l’emblema dell’amore puro, della fede sincera, del coraggio, della fedeltà, del sacrificio e del martirio, tanto in Iran quanto in molti altri Paesi islamici. Il martirio di Mohsen Hojaji ha letteralmente scosso la sua patria, suscitando un’ondata di emozione, rispetto e ammirazione di rara estensione e profondità. Poche ore prima di essere catturato dai terroristi il Martire ha inviato due messaggi audio a sua moglie, uno rivolto al figlio Ali di 2 anni e uno proprio alla sua consorte. Quella che segue è la traduzione integrale del messaggio rivolto al piccolo Ali.

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Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

Salam alaykum Ali Agha, Salam mio caro, salam figlio mio, vorrei rivolgerti qualche parola.
Perdonami se ti ho lasciato mentre eri molto piccolo. Se non ci fossimo recati in Siria, il Mausoleo della Nobile Zaynab (1) sarebbe stato dissacrato. Che Dio non voglia…nuovamente sarebbe stato distrutto il mausoleo della Nobile Ruqayya (2). Caro Ali, è mio desiderio diventare con il volto illuminato lungo questo sentiero e diventare martire su questa strada. Desidero diventare martire una volta prima della manifestazione dell’Imam del Tempo (l’Imam Mahdi) e una volta dopo la sua manifestazione. Questo, dal mio punto di vista, è essere furbi: diventare due volte martiri per l’Islam. Dio possa esaudirmi per il Suo compiacimento. Se diventerò martire, alhamdulillah; ma qualora ciò non fosse, o sarà perché non lo merito o perché il bene di Dio è in altro.
Caro Ali, il mondo diventa ogni giorno più insidioso. Il peccato si annida in ogni suo angolo. Rimanere puri in questa società è sempre più arduo. Più ci avviciniamo alla manifestazione dell’Imam del Tempo, più aumentano le sedizioni, i peccati, i pericoli e Satana diventa più potente. Devi aver cura non solo di te ma anche di tua madre e delle persone a te vicine.
Ti ho chiamato Ali affinché il tuo Mawla sia Ali, la tua Guida sia Ali e il tuo esempio e modello divenga Ali. Prendi sempre il Comandante dei Credenti (l’Imam Ali) come esempio e modello. Vorrei che vivessi come (l’Imam) Ali affinché tu possa godere del privilegio di diventare un soldato dell’Imam del Tempo (l’Imam Mahdi). Cerca di operare per questo sin da ora. Nello studio, nel lavoro, nelle scelte della vita, nei campi che vuoi scegliere, nella selezione degli amici, nella scelta del futuro che desideri, insomma devi lavorare molto su te stesso.
Sei sempre nei miei ricordi. Ti guarderò sempre. Se, a Dio piacendo, diventerò martire, verrò e sarò presente in ogni fase della tua vita. Non lascerò che tu patisca l’assenza di tuo padre.
Ho inciso queste parole affinché, se un giorno sentissi il bisogno di ascoltare la mia voce, tu possa avere almeno questo audio.
Devi sapere che ti amo molto, sia te che tua madre. Abbi cura di te stesso.
Alcune volte, separarsi dalle cose buone ti fa ottenere cose ancor migliori. Mi sono separato da te e da tua madre per poter diventare un servo della Nobile Zaynab (as). Spero che Dio in questo viaggio getti il Suo sguardo su di me. Ti amo molto, abbi molta cura di te.
Cerca di vivere così che Dio si innamori di te. Se Dio si innamora di te, ti comprerà per un prezzo alto. Abbi cura di te. Prega che il mio volto divenga illuminato (nel Giorno del Giudizio). Che Dio ti protegga.

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NOTE
1) Zaynab è la figlia dell’Imam Ali e di Fatima Zahra, nipote del Profeta dell’Islam e sorella dell’Imam Hasan e dell’Imam Husayn. La sua vita e grandezza è profondamente legata alla tragedia di Karbala, nella quale suo fratello Husayn, numerosi suoi parenti e diversi loro compagni vennero martirizzati dall’esercito del califfo usurpatore del tempo, Yazid. Portata insieme alle donne del campo dell’Imam Husayn come prigioniera dall’Iraq alla Siria dall’esercito di Yazid, dapprima nel corso del tragitto e poi alla corte del califfo illegittimo, la nobile Zaynab (as) con grande coraggio tenne vivo il messaggio dell’Imam Husayn (as) e infiammo’ i cuori dei presenti con i suoi sermoni e le sue parole. Il mausoleo che ospita la sua tomba si trova, secondo la maggior parte degli studiosi, a Damasco, in Siria, ed è stato ripetutamente minacciato dai gruppi takfiri, che hanno più volte provato ad attaccarlo e distruggerlo.
2) Secondo diversi storici e studiosi Ruqaya è la figlia dell’Imam Husayn. Dopo la battaglia di Karbala, le donne della famiglia dell’Imam Husayn insieme a suo figlio Zaynul al-Abidin (as), vennero fatti prigionieri e condotti dall’Iraq in Siria, a Damasco, dove risiedeva il califfo usurpatore Yazid. La piccola Ruqaya, che allora aveva quattro anni, mori’ nelle prigioni del califfo illegittimo. Al pari del mausoleo della nobile Zaynab, anche quello di Ruqaya è stato più volte minacciato e oggetto di attacchi terroristici da parte dei gruppi takfiri.

Fonte