L’Italia merita di più


Dunque, ricapitolando:
– (1) Come abbiamo sempre detto, gli eurobond sono fuori discussione: il ministro tedesco dell’Economia Altmeier ha affermato senza mezzi termini che «la discussione sugli eurobond è un dibattito sui fantasmi», mentre Otmar Issing, ex capo economista della BCE (ovviamente tedesco), ha ricordato che comunque sarebbero incostituzionali secondo la legge tedesca e la misura dovrebbe essere sottoposta a referendum popolare. Ma cos’altro devono fare i Tedeschi per farvelo capire? Invaderci e tatuarlo sulla fronte di ogni primogenito?
– (2) Come abbiamo sempre detto, il MES “senza condizionalità” non esiste, come hanno ribadito Germania e Olanda. Non solo è impensabile che questi Paesi accettino che questo finanziamento abbia il carattere di un trasferimento, come sarebbe necessario, e non di un prestito; ma è estremamente improbabile che accettino anche solo di aprire una linea di credito per l’Italia che non preveda almeno la possibilità di una futura ristrutturazione del debito (leggasi: mettere le mani direttamente nelle tasche degli Italiani). Eppure, nonostante ciò, è ormai chiaro che Conte e Gualtieri insistono comunque per l’attivazione di una linea di credito legata al MES.
– (3) Come abbiamo sempre detto, l’idea che l’Italia possa fare tutto il deficit che vuole adesso che è stato sospeso il Patto di stabilità è un’illusione: la BCE continua a non essere un garante di ultima istanza, come ha ricordato Isabel Schnabel, membro tedesco del Comitato esecutivo della BCE, che ha dichiarato che gli interventi decisi dalla BCE per affrontare l’emergenza coronavirus «naturalmente non sono» un piano di soccorso pensato per l’Italia. Tradotto: se l’Italia dovesse perdere l’accesso ai mercati o finire sotto attacco speculativo, la BCE potrebbe intervenire solo previa accettazione da parte dell’Italia delle clausole di condizionalità di cui sopra.
– (4) Ovviamente forme di monetizzazione diretta dei deficit nazionali da parte della BCE – come sono in procinto di fare tutte le altre banche centrali del mondo e come suggerito da Paul De Grauwe e altri – non sono neanche prese in considerazione.
Alla luce di quanto detto, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti – ma evidentemente non lo è – che nella cornice dell’euro non esistono soluzioni per uscire dalla crisi che non prevedano l’ulteriore impoverimento e deindustrializzazione del Paese e la sua definitiva subordinazione ai centri di comando europei.
Mattarella dice che dobbiamo essere «uniti come nel dopoguerra». Peccato che nel dopoguerra non ci siamo ancora: siamo ancora nel bel mezzo della guerra, una guerra che combattiamo allo stesso tempo sia contro il COVID-19 che contro le pulsioni imperialiste ed egemoniche, mai sopite, del potere tedesco. E che se ottant’anni fa il destino del Paese fosse stato in mano a persone come Mattarella, invece di combattere una guerra di liberazione l’Italia sarebbe probabilmente diventata un Länder tedesco.
L’Italia merita di più. L’Italia merita una classe politica che dica che è ignobile che il nostro Paese, mentre piange i suoi morti, sia costretto ad andare col cappello in mano ad elemosinare soldi ai nostri concorrenti commerciali; che dica che l’Italia in queste settimane sta dimostrando di avere tutta la fibra morale, la forza, il coraggio e lo spirito di solidarietà di cui ha bisogno per rimettersi in piedi da sola, a patto che sia messa nelle condizioni di farlo; che è arrivato il momento di porre fine a vent’anni di “amministrazione controllata” sotto il regime dell’euro, di riprenderci in mano il nostro destino e di tornare a camminare con le nostre gambe.
E invece. E invece abbiamo un ministro dell’Economia che da bravo quisling – a fronte di stime che parlano di una perdita potenziale del PIL di centinaia di miliardi, di migliaia di aziende che rischiano di chiudere, di centinaia di migliaia di persone che rischiano di ritrovarsi senza un lavoro – minimizza, dicendo che «nel 2020 l’Italia avrà una perdita del PIL di qualche punto percentuale, grave ma gestibile». Non ci sono parole per commentare.
Thomas Fazi

(Fonte)

“Non mi stupirei se molti Italiani stessero già affilando i coltelli”

“Non si abbia timore a dirlo: i Tedeschi con le loro imposizioni sono direttamente responsabili di qualche migliaio di nostri morti che a causa dei tagli imposti non hanno potuto trovare posto negli ospedali mentre soffocavano. Qualche migliaio di morti tra i bambini lo avevano fatto anche in Grecia, ridotta alla fame dal loro commissariamento. Un’Unione che quando è scoppiata l’epidemia in Italia ha pensato bene di produrre filmati sulla pizza al catarro, a sequestrate le nostre forniture mediche e impedendo il sorvolo del territorio agli aerei militari russi con gli aiuti umanitari, mettendo contestualmente i puntini sulle i precisando che qualora avessimo ricevuto degli aiuti essi sarebbero stati solamente dei prestiti, da ripagare con gli interessi.
Un’Unione comandata da burocrati imbecilli che invece di pensare alle cose che contano come i piani di contenimento epidemiologico ha preferito trastullarsi con lo spread, il collare borchiato che ci hanno messo al collo costringendoci con l’Euro a sottoscrivere debito su debito mettendoci al contempo nella condizione di non poterlo mai ripagare a causa dei tagli imposti al nostro sviluppo economico. Questi euro burocrati ed euro governanti sono così stupidi che pur avendo sotto gli occhi l’errore clamoroso commesso dal governo italiano nel mettere in atto le misure di contenimento con gravissimo e colpevole ritardo, hanno finito per commettere lo stesso errore perché erano troppo impegnati a ridere di noi e a progettare sgradevoli sgambetti.
Se Conte avesse le palle e volesse dimostrare di non essere il lacchè degli euronazisti, dovrebbe andare in Europa non a chiedere flessibilità, ma ad informare per mera cortesia diplomatica che l’Italia prenderà anche in autonomia qualsiasi misura necessaria per risollevare la propria economia, in una logica nostrana del “whatever it takes”. Se Conte sotto la direzione europea dovesse accedere al MES per l’ottenimento degli aiuti a debito mentre il Parlamento nelle sue funzioni è de-facto sospeso e mentre la gente non avrebbe modo di scendere in strada a protestare perché agli arresti domiciliari, non solo sarebbe un vigliacco ma si meriterebbe che l’intero Paese venisse messo a ferro e fuoco dalla tanto odiata plebe. Lo scrivo in maiuscolo, conscio del rischio del reato di vilipendio: SAREBBE UN VIGLIACCO.
Perché diciamocelo chiaro e senza mezzi termini: le contromisure contenute nel decreto salva-Italia sono delle sonore prese per il culo, esse sono la radiografia di un governo schiavo delle regole tedesche anche in un momento critico come questo. Mentre gli altri Paesi stanziano centinaia di miliardi in helicopter money e sospensioni fiscali, Conte elargisce 600 euro una tantum solo a pochissime persone (che non possono ottenere perché il sito dell’INPS non funziona) e postpone il pagamento delle tasse di qualche giorno. Nel frattempo la sua incapace amministrazione non è ancora riuscita a distribuire le mascherine agli operatori sanitari, mentre lui cincischia su facebook in fascia notturna, CHE VERGOGNA! Quello che succederà nei prossimi giorni con Conte e l’Europa lo vedremo, nel frattempo non mi stupirei se molti Italiani stessero già affilando i coltelli, dopo tutto sono chiusi in casa e non avrebbero modo migliore per impiegare il proprio tempo.”

Da Coronavirus, UE totalmente inutile. MES, Conte stia attento ai forconi, di Roberto Preatoni.

“Si tratta solo di complottismo”

“Fin dal suo erompere alla fine del 2019 nella città cinese di Wuhan e nella relativa provincia dell’Hubei, l’epidemia di Covid-19 ha portato al proliferare di voci non confermabili che, da un lato parlavano di una “fuga”, per errore umano, del virus dal laboratorio virologico della città-epicentro, noto come Istituto di Virologia di Wuahn dell’Accademia delle Scienze Cinese, in cinese Zhōngguó Kēxuéyuàn Wǔhàn Bìngdú Yánjiūsuǒ, che da anni è fra i principali centri di ricerca della Cina, dall’altro insinuavano che alla base dell’evento ci fosse stato un vero e proprio attacco di guerra biologica ai danni della Cina, poi sfuggito di mano e dilagato in tutto il mondo.
Voci che non meriterebbero più di tanto credito, se non fosse che il 12 marzo 2020 perfino un pezzo grosso del Ministero degli Esteri di Pechino ha accusato apertamente gli Americani di essere all’origine dell’epidemia. Zhao Lijian, portavoce del ministero e vicecapo del dipartimento informativo del medesimo, ha dichiarato pubblicamente su Twitter che “il virus potrebbe essere stato portato a Wuhan da un soldato americano durante i Giochi Militari”. E a ribadire un’origine statunitense del virus, postava un intervento video dello scienziato americano Robert Redfield, in cui egli sosteneva che alcune morti di polmonite verificatesi in America nelle settimane precedenti erano state a posteriori confermate esser dovute al Covid-19.
Zhao si riferiva a un preciso evento sportivo internazionale tenutosi proprio nella città-epicentro del morbo lo scorso autunno, ovvero la settima edizione dei Military World Games, che fra l’altro era ospitata per la prima volta dalla Cina.
I giochi si sono svolti dal 18 al 27 ottobre 2019 e hanno visto arrivare a Wuhan ben 9300 atleti militari da 140 nazioni diverse.
(…) La squadra degli atleti militari americani, composta da 300 elementi, è arrivata all’aeroporto Tianhe di Wuhan nell’arco di due giorni, fra il 15 e il 17 ottobre, andando ad alloggiare nell’attrezzato villaggio olimpico.
La presenza per diversi giorni di qualche centinaio di militari americani, ancorché in veste sportiva, in una città ospitante non solo i Giochi Militari, ma anche uno dei maggiori laboratori di virologia della Cina e del mondo, è sicuramente degna di nota, anche solo come curiosa coincidenza, se non di più, considerando poi l’apparire dell’epidemia.
E se l’evento sportivo può aver offerto una copertura perfetta a qualche operazione occulta, a voler dar retta alle accuse di Zhao Lijian, anche la concomitanza della presenza nella città dell’importante laboratorio rappresenta un ideale “alibi” consentendo di incolpare facilmente gli stessi scienziati cinesi per una (vera o presunta) negligenza.
(…) Anche a voler considerare una semplice casualità il passaggio in ottobre di militari stranieri per i giochi di Wuhan, v’è però da considerare un’altra inquietante coincidenza.
Esattamente un mese prima dell’inizio dei Giochi Militari, ovvero il 18 settembre 2019, l’aeroporto Tianhe di Wuhan è stato teatro di un’esercitazione di contenimento biomedico, riguardante, come ipotesi di lavoro, “l’arrivo di un passeggero affetto da coronavirus”.
La notizia di questa esercitazione è passata in sordina, ma fra le poche testimonianze reperibili in rete che la confermerebbero oltre a svariate immagini, c’è un resoconto di Hubei TV che narra: “Nel pomeriggio del 18 settembre le dogane del Wuhan Tianhe Airport hanno ricevuto un rapporto da una linea aerea secondo cui ‘un passeggero non si sentiva bene, avendo difficoltà a respirare, e i suoi parametri vitali erano instabili’.
Immediatamente, le dogane dell’aeroporto hanno iniziato un piano di contenimento e hanno iniziato a trasferire il passeggero in ospedale. Due ore più tardi, il Centro Medico di Wuhan ha reso noto che al passeggero è stata clinicamente diagnosticata una infezione da Coronavirus”.
Il reportage citava anche un secondo tema di esercitazione, che era “un eccesso di radiazioni” dovuto a un passeggero che tentava di trafugare “un minerale dalla Birmania”. E concludeva inquadrando l’esercitazione nella preparazione delle misure di sicurezza proprio in previsione dei Giochi Militari: “A 30 giorni dall’inizio dei giochi, le dogane di Wuhan hanno fatto ogni sforzo per garantire la sicurezza degli scali e salvaguardare i giochi”.
E’ legittima la domanda del perché i Cinesi possano aver pensato al rischio di un coronavirus proprio poche settimane prima dell’arrivo di militari stranieri, e nella fattispecie americani.
Ammesso, e non concesso, che i loro servizi segreti si aspettassero qualche contaminazione dall’esterno, potrebbero essere stati preavvertiti? Ed è forse per questo motivo che il governo cinese ha inizialmente tenuto una condotta riservata sull’esplodere dell’epidemia?
(…) Immaginiamo, pur senza dar loro eccessivo credito, che siano verosimili le accuse nei confronti dell’America. Se nel settembre 2019 i Cinesi già conducevano un’esercitazione per fermare un ipotetico contagio da “coronavirus” arrivato dall’esterno all’aeroporto di Wuhan, è probabile che si aspettassero qualcosa.
Qualcuno della loro fitta rete di spionaggio negli Stati Uniti potrebbe averli avvisati di un qualche piano per sconvolgere l’economia cinese proprio nel pieno della battaglia commerciale dei dazi.
(…) Per i Cinesi, cercare di far finta di nulla nei primi tempi del contagio potrebbe essere stato un modo di lasciare gli Americani nell’incertezza circa l’esito di una qualche operazione segreta. E il riserbo potrebbe anche essere dovuto alla cautela necessaria a non dare indizi che porterebbero allo scoperto preziosi informatori negli USA. Ricordate cosa avevamo scritto nelle prime righe di questo scritto, citando le parole di Chaunan?
“Anche quando sono molto inefficaci, con pochi morti, come nel caso delle lettere all’antrace negli USA, le armi biologiche sono considerabili come armi di ‘rottura’ di massa poiché possono gettare un’intera nazione nel caos. Le armi biologiche influenzeranno molti aspetti della nostra vita di routine, mandandoli fuori schema. Porteranno il terrorismo sulla soglia di casa di ognuno di noi”.
Detto in altri termini, seminare una forte polmonite in un Paese avversario può sconvolgere quel tanto che basta il tessuto socio-economico nemico, lasciando gli avversari in un eterno dubbio, se si sia trattato cioè di un evento di origine naturale oppure artificiale. Ben difficilmente ci potrà essere infatti una prova definitiva dell’origine di questo virus. Il fatto che la pandemia si sia poi diffusa in tutto il mondo e che stia facendo breccia anche negli Stati Uniti potrebbe essere la riprova che, in realtà, si tratta solo di complottismo.
E’ vero però che gli eventi di questi ultimi mesi stanno mettendo in ginocchio anche un altro importante concorrente economico degli USA, ovvero l’Unione Europea, i cui Paesi stanno andando in ordine sparso, rischiando peraltro di sovraccaricare la Banca Centrale Europea con richieste di liquidità d’emergenza. Quanto agli Stati Uniti, se anche la paura dilaga e si annuncia uno stato d’emergenza, non va dimenticato che oltreoceano la sanità pubblica è una chimera e la salute in senso generale tende a essere considerata un fatto più privato che collettivo.
Trattandosi di una influenza più aggressiva del normale, la cui mortalità non è catastrofica, potrebbe esistere la possibilità, per quanto remota, che le élites che governano gli Stati Uniti, per certi aspetti paragonabili al patriziato dell’Impero Romano, possano aver pensato che rischiare il trabocco del Covid-19 anche nei propri confini potesse essere un prezzo adeguato per azzoppare Cina e Unione Europea, contando sul diverso approccio, anche come mentalità, che Cinesi ed Europei hanno in relazione alla salute pubblica.”

Da Coronavirus: natura, incidente o arma? di Mirko Molteni.

Nell’Europa chiusa per il virus la UE apre le porte all’esercito USA

I ministri della Difesa dei 27 Paesi della UE, 22 dei quali membri della NATO, si sono incontrati il 4-5 marzo a Zagabria in Croazia. Tema centrale della riunione (cui ha partecipato per l’Italia il ministro Guerini del PD) non è stato come affrontare la crisi da Coronavirus che blocca la mobilità civile, ma come incrementare la «mobilità militare».
Test decisivo è l’esercitazione Defender Europe 20 (Difensore dell’Europa 2020), in aprile e maggio. Il segretario generale della NATO Stoltenberg, che ha partecipato alla riunione UE, la definisce «il più grande spiegamento di forze USA in Europa dalla fine della Guerra Fredda».
Stanno arrivando dagli USA in Europa – comunica lo US Army Europe (Esercito USA in Europa) – i 20.000 soldati che. insieme ad altri 10.000 già presenti e a 7.000 di alleati NATO, «si spargeranno attraverso la regione europea».
Le forze USA portano con sé 33.000 pezzi di equipaggiamento militare, dagli armamenti personali ai carrarmati Abrams. Occorrono quindi adeguate infrastrutture per il loro trasporto.
C’è però un problema, evidenziato in un rapporto del Parlamento Europeo (febbraio 2020): «Dagli anni Novanta le infrastrutture europee sono state sviluppate puramente a scopi civili. La mobilità militare è però ritornata ad essere una questione chiave per la NATO. Poiché la NATO manca degli strumenti per migliorare la mobilità militare in Europa, l’Unione Europea, che ha gli strumenti legislativi e finanziari per farlo, svolge un ruolo indispensabile».
Il Piano d’azione sulla mobilità militare, presentato dalla Commissione Europea nel 2018, prevede di modificare «le infrastrutture non adatte al peso o alle dimensioni dei mezzi militari». Ad esempio, se un ponte non può reggere il peso di una colonna di carrarmati, deve essere rafforzato o ricostruito.
In base a tale criterio, la prova di carico del nuovo ponte, che a Genova sostituirà il ponte Morandi crollato, dovrebbe essere fatta con carrarmati Abrams da 70 tonnellate.
Tali modifiche, inutili per usi civili, comportano forti spese a carico dei Paesi membri, con un «possibile contributo finanziario UE». La Commissione Europea ha destinato a tale scopo un primo stanziamento di 30 miliardi di euro, denaro pubblico proveniente dalle nostre tasche.
Il Piano prevede inoltre di «semplificare le formalità doganali per le operazioni militari e il trasporto di merci pericolose di tipo militare». Lo US Army Europe ha richiesto l’istituzione di «un’Area Schengen militare», con la differenza che a circolare liberamente non sono persone ma carrarmati.
L’esercitazione Defender Europe 20 – è stato detto all’incontro di Zagabria – permetterà di «individuare nella mobilità militare qualsiasi strozzatura, che la UE dovrà rimuovere». La rete dei trasporti UE sarà quindi testata da 30.000 soldati USA, che «si spargeranno attraverso la regione europea», esentati dalle norme sul Coronavirus.
Lo conferma il video dello US Army Europe sull’arrivo in Baviera, il 6 marzo, dei primi 200 soldati USA: mentre in Lombardia, a poche centinaia di km di distanza, vigono le norme più severe, in Baviera – dove si è verificato il primo contagio europeo di Coronavirus – i soldati USA, scesi dall’aereo, stringono le mani delle autorità tedesche e abbracciano i commilitoni senza alcuna mascherina.
Sorge spontanea la domanda: forse sono già vaccinati contro il Coronavirus?
Ci si domanda inoltre che scopo abbia «il più grande spiegamento di forze USA in Europa dalla fine della Guerra Fredda», ufficialmente per «proteggere l’Europa da qualsiasi potenziale minaccia» (con chiaro riferimento alla «minaccia russa»), nel momento in cui l’Europa è in crisi per la minaccia del Coronavirus (c’è un caso perfino nel Quartier generale NATO a Bruxelles).
E poiché lo US Army Europe comunica che «movimenti di truppe ed equipaggiamenti in Europa dureranno fino a luglio», ci si domanda se tutti i 20.000 soldati USA ritorneranno in patria o se una parte resterà invece qui con i suoi armamenti.
Il Difensore non sarà mica l’Invasore dell’Europa?
Manlio Dinucci

(Fonte)

N.B: l’Italia, tramite il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, ha comunicato che non parteciperà all’esercitazione Defender Europe 20 perché “gli uomini e le donne della Difesa sono in campo senza sosta per fronteggiare, in questo delicato momento, l’emergenza sanitaria e per garantire l’attuazione delle importanti delibere decise del governo”.

La mascherina sugli occhi

“Gli Stati Uniti hanno alzato l’allerta Coronavirus per l’Italia a livello 3 («evitare viaggi non essenziali»), portandolo a 4 per Lombardia e Veneto («non viaggiare»), lo stesso che per la Cina. Le American Airlines e le Delta Air Lines hanno sospeso tutti i voli tra New York e Milano. I cittadini USA che vanno in Germania, Polonia e altri Paesi europei, a livello 2 di allerta, devono «adottare accresciute precauzioni».
C’è però una categoria di cittadini USA esentata da tali norme: i 20.000 soldati che cominciano ad arrivare dagli Stati Uniti in porti e aeroporti europei per l’esercitazione Defender Europe 20 (Difensore dell’Europa 2020), il più grande spiegamento di truppe USA in Europa degli ultimi 25 anni. Compresi quelli già presenti, vi parteciperanno in aprile e maggio circa 30.000 soldati USA, affiancati da 7.000 di 17 Paesi membri e partner della NATO, tra cui l’Italia.
(…) La Defender Europe 20 viene effettuata per «accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati Uniti in Europa». Si svolge quindi con tempi e procedure che rendono praticamente impossibile sottoporre decine di migliaia di soldati alle norme sanitarie sul Coronavirus e impedire che, nei turni di riposo, entrino in contatto con gli abitanti.
Per di più la US Army Europe Rock Band terrà in Germania, Polonia e Lituania una serie di concerti a ingresso libero che attireranno un grande pubblico.
I 30.000 soldati USA, che «si spargeranno attraverso la regione europea», sono di fatto esentati dalle norme preventive sul Coronavirus che invece valgono per i civili. Basta l’assicurazione data dallo US Army Europe che «stiamo monitorando il Coronavirus» e che «le nostre forze sono in buona salute».
Viene allo stesso tempo ignorato l’impatto ambientale di una esercitazione militare di tale portata. Vi parteciperanno carrarmati USA Abrams, pesanti 70 tonnellate con corazze di uranio impoverito, che consumano 400 litri di carburante per 100 km producendo forte inquinamento per erogare la massima potenza.
In tale situazione, che cosa fanno le autorità UE e nazionali, che cosa fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Si mettono la mascherina, oltre che su bocca e naso, sugli occhi.”

Da 30mila soldati dagli USA in Europa senza mascherina, di Manlio Dinucci.

Brexit done! – il video

A seguire le immagini dell’incontro-dibattito svoltosi lo scorso 18 febbraio, dedicato a pro e contro l’uscita del Regno Unito dall’UE.
Con l’intervento di due esperti analisti e commentatori della vicenda: Gabriele Pastrello, ex docente di Economia Politica e Storia del Pensiero Economico presso l’Università di Trieste, autore di contributi su pubblicazioni nazionali ed internazionali, tra cui il Financial Times, e Federico Petroni, analista di Limes – Rivista italiana di geopolitica, membro dell’associazione Geopolis.
Buona visione!

Brexit done! – incontro/dibattito a Bologna

Dopo lo storico referendum del 2016, tre anni e mezzo di tese trattative con l’Unione Europea ed uno scontro politico interno durissimo, per il Regno Unito la Brexit è finalmente cosa fatta. A spiegare l’origine, la storia, i retroscena, il significato (coi suoi pro e contro) di questo evento storico della recente storia europea, nonché quello che può comportare per la UE e per l’Italia, saranno due esperti analisti e commentatori della vicenda: Gabriele Pastrello, ex docente di Economia Politica e Storia del Pensiero Economico presso l’Università di Trieste, autore di contributi su pubblicazioni nazionali ed internazionali, tra cui il Financial Times, e Federico Petroni, analista di Limes – Rivista italiana di geopolitica, membro dell’associazione Geopolis.