Prima conferenza internazionale contro le basi militari USA/NATO

Dublino, Irlanda – 16-18 novembre 2018

Il 16 gennaio 2018, la Conferenza contro le basi militari straniere statunitensi, tenutasi a Baltimora nel Maryland, USA, adottò una risoluzione che invocava l’avvio di una campagna globale contro tutte le basi USA e NATO nel mondo. La risoluzione chiedeva anche di convocare una conferenza internazionale contro le basi degli Stati Uniti e della NATO entro un anno.
In seguito all’adozione della risoluzione, il Collettivo contro le basi militari straniere statunitensi (che aveva organizzato la Conferenza di Baltimora) con l’Alleanza per la pace e la neutralità (PANA) irlandese e il Consiglio Mondiale della Pace, hanno redatto una dichiarazione di unità che è stata sottoposta a un gran numero di importanti organizzazioni per la pace, per la giustizia e l’ambiente di tutto il mondo, chiedendo il loro parere e sostegno.
Questa Dichiarazione di unità è stata firmata rapidamente da un vasto insieme di organizzazioni appartenenti a oltre 30 Paesi di ogni continente, ed è diventato il documento di lavoro della nuova campagna globale contro le basi militari USA/NATO. La Dichiarazione è stata finora approvata da oltre 600 organizzazioni e attivisti provenienti da una parte significativa del mondo.
L’elemento chiave della Dichiarazione di unità, che ha riunito per la prima volta un insieme così diversificato di organizzazioni, è stata l’intesa comune che: “Nonostante le eventuali divergenze su altre questioni, vi è pieno accordo a riguardo che le basi militari USA/NATO costituiscano i principali strumenti del dominio globale imperialista e la causa primaria di devastanti impatti ambientali e sanitari attraverso le guerre di aggressione e occupazione, e che la chiusura delle basi militari USA/NATO è uno dei primi passi necessari verso un mondo giusto, pacifico e sostenibile”. È sulla base di questa comune intesa che si riunirà la Prima Conferenza internazionale contro le basi militari USA/NATO.
Questa Conferenza vedrà la partecipazione di personalità provenienti da una vasta serie di organizzazioni di tutti i continenti del mondo in veste di relatori, tra cui spicca come principale Aleida Guevara (figlia del Che). Interverranno anche membri del Parlamento irlandese, Premi Nobel per la pace e leader di organizzazioni per la pace di varie parti del mondo, tra cui Cuba, Brasile, Argentina, Regno Unito, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Palestina, Israele, Filippine, Okinawa, Australia e molti altri Paesi.
Questa Conferenza è un evento storico del tutto inedito su scala globale che non sarebbe stato possibile senza l’aiuto e il sostegno profuso dalle principali organizzazioni per la pace e la giustizia, così come numerose persone amanti della pace che hanno contribuito finanziariamente a coprire le enormi spese di questo Conferenza.
Tuttavia, il nostro compito non è ancora finito. Abbiamo ancora bisogno del vostro costante sostegno attivo per promuovere la Conferenza, esortando le persone a registrarsi per partecipare, fare donazioni, appoggiare la conferenza, inviare messaggi di solidarietà da iscrivere nel Libro di resoconto dei lavori e, ultimo ma non meno importante, firmare la dichiarazione di unità della campagna globale e aderire al nostro sforzo globale per chiudere tutte le basi militari USA/NATO come primo passo verso la smilitarizzazione del nostro pianeta.
Esortiamo tutte le persone amanti della pace del mondo, in particolare tutte le organizzazioni affiliate al Consiglio Mondiale della Pace – World Peace Council, ad aiutarci per rendere storica in ogni modo possibile questa Conferenza.
Invitiamo a visitare il sito della Global Campaign all’indirizzo: NoUSNATOBases.org per informazioni sul programma della Conferenza, l’elenco degli interventi, le informazioni sugli hotel a Dublino e i modi in cui è possibile aiutare a promuovere e finanziare la Conferenza.
Lavoriamo insieme per mettere fine a questa follia militare USA/NATO!
Bahman Azad
(Segretario organizzativo del Consiglio della Pace USA)

Fonte

La video-documentazione delle tre giornate:

16 novembre

17 novembre

18 novembre

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La vera storia di John McCain

John McCain ha costruito la sua intera carriera politica sull’immagine di eroe di guerra del Vietnam.
Ma c’è anche qualcuno che invece di considerarlo un eroe lo ha definito un traditore.
A cura di Massimo Mazzucco.

Cosa succederebbe se il mondo iniziasse ad usare la logica degli USA nelle sue relazioni con l’America?

Sei stato sanzionato! Sei stato bombardato! Sei stato invaso! Gli USA hanno una sfilza di punizioni pronte per gli Stati che secondo loro si stanno comportando male. Ma cosa succederebbe se il resto del modo adottasse gli stessi metodi con gli Stati Uniti?

Lo scorso giovedì è stato un giorno abbastanza strano. Gli USA non hanno imposto nuove sanzioni a qualcuno. A meno che non me ne sia accorto mentre ero disteso sul divano con la tendinite (curata in un giorno, sono lieto di dirlo, da mia moglie con la chiropratica).
Allo stato attuale gli USA utilizzano programmi attivi di sanzioni contro quasi 20 Paesi: dalla Bielorussia allo Zimbabwe. E sapete cosa? In linea di massima le ragioni che gli USA adducono per sanzionare questi Paesi potrebbero essere quasi ugualmente usate per sanzionare gli stessi USA.
Guardiamo le sanzioni recentemente reimposte all’Iran, alcune delle quali sono entrate in vigore il 6 Agosto, con altre valide dal 4 Novembre. Le punizioni finanziarie non colpiscono solo l’Iran. Con una tattica bullista particolarmente odiosa, sullo stile dei campetti scolastici esse colpiscono anche Paesi ed istituzioni finanziarie straniere che commerciano con l’Iran. La Repubblica Islamica è accusata di “comportamento maligno”. Di essere il leader, chiedo scusa, “LO Stato leader mondiale quale sponsor del terrore”.
In verità il crimine di Teheran è stato l’aiutare a sconfiggere il terrorismo, eufemisticamente descritto come “attività ribelle”, sostenuto dagli USA e i suoi alleati regionali in Siria.
Se le sanzioni dovessero essere imposte per “comportamento maligno” e per essere uno “sponsor del terrore” allora sarebbero gli USA a dover essere sanzionati, e non l’Iran. Inoltre, se noi seguiamo la logica statunitense, anche i Paesi e le istituzioni finanziarie che fanno affari con l’America dovrebbero essere colpiti. Provate solo a immaginare le proteste di Washington se l’Iran avesse annunciato lo stesso tipo di misure complessive contro aziende e banche che fanno affari con gli USA che gli Stati Uniti hanno annunciato contro aziende e banche che fanno affari con Teheran. Ma esse sarebbero giustificate, se seguissimo il modo di ragionare del Dipartimento di Stato. Continua a leggere

Il carattere americano

“Il carattere americano è quello puritano storico, con gli scontati adattamenti ai tempi. Il tratto più caratteristico è la cupidigia. È un’avidità fine a se stessa: gli Americani non amano il danaro per ciò che può procurare di utile o piacevole – in effetti vivono come circa tutti sanno, con poche gioie e agi; lo ricercano solo per mostrare che lo hanno. Hanno dunque nella vita uno scopo, quello di arricchire. Sono perciò utilitaristi: programmano la vita nei suoi momenti nodali come matrimonio, lavoro, residenza, eccetera, in funzione del profitto materiale che ne può derivare. Sono quindi sentimentalmente aridi, poco emotivi, del tutto incapaci di slanci generosi. Caratteristica importante dell’utilitarismo americano è di essere miope: tendono a fare il loro tornaconto immediato trascurando le conseguenze negative che potrebbero esserci in futuro.
Gli Americani hanno una capacità di odiare decisamente abnorme. Ciò discende dal loro modo inconscio di interpretare i rapporti umani in termini di competizione: istintivamente il prossimo è per loro un potenziale concorrente e la reazione di fronte a un eventuale o presunto torto è esagerata, perché in qualche modo preconcetta. In sostanza manca loro il criterio di simmetria: non comprendono le motivazioni altrui, ma solo il danno venuto loro. Questa incapacità di capire gli altri li porta a una certa insensibilità, persino a una certa crudeltà. Così le hate campaigns sono una vera topica folkloristica della società americana. Possono avere per oggetto un individuo, una famiglia, un gruppo etnico, un popolo estero, e come motivazioni le più varie: il tratto distintivo è la convinta partecipazione dei soggetti attivi alla campagna d’odio. La capacità di odiare si porta dietro la vendicatività, e così gli Americani sono vendicativi. Non ci vuole molto per attirarsi il risentimento di un Americano; ad esempio, come notato anche da De Tocqueville, agli Americani non piace essere snobbati.
Il sociologo David Riesman (The Lonely Crowd del 1950; La folla solitaria) evidenziò un tratto rilevante della personalità americana, coniando un termine di successo: Other orientedness, etero orientamento. Gli Americani cioè hanno la tendenza ad assumere i ruoli che pensano gli altri si debbano aspettare da loro. È vero. In altre parole essi sono sempre “in posa”, sempre intenti a comunicare una certa voluta impressione di loro stessi. Così non sono mai spontanei, e anche sono formalisti, conformisti e moralisti. Il concetto di other orientedness non va confuso con l’estroversione. Gli Americani non sono affatto estroversi; al contrario sono tetri, proprio come i Puritani storici. Sembrano gioviali perché ridono spesso, ma il loro è – come definiscono – giusto un commercial smile (sorriso commerciale). Non sono gioviali. Del resto, l’other orientedness rende gli Americani degli attori naturali eccezionali: ecco perché Hollywood è negli USA.
Dal punto di vista intellettuale c’è da dire che gli Americani hanno una intelligenza ben oltre di quanto non venga loro generalmente riconosciuto. Ciò è perché non viene capita la logica nella quale si muovono. Però è una intelligenza di tipo superficiale, che rifugge alle analisi approfondite della realtà, il che spiega la singolare assenza nella storia americana di grandi filosofi, romanzieri, artisti, pensatori in genere. Inoltre gli Americani sono eccezionalmente astuti.”

Da Divi di Stato. Il controllo politico su Hollywood, di John Kleeves, pp. 21-22.

Uno scontro epocale, un momento pericoloso

Mentre tutti i giornali e le TV nostrane sono impegnati sulle modeste vicende politiche di casa nostra fatte di patteggiamenti di basso livello, veti incrociati, piccoli ricatti, false promesse, a molti sfugge la drammaticità del contesto internazionale dove assistiamo ad uno scontro epocale dai risvolti molto pericolosi.
Le potenze nord-atlantiche, guidate dagli USA, puntano in modo sempre più aggressivo sulla Russia di Putin, rea di non inchinarsi agli interessi imperiali statunitensi come ai bei vecchi tempi di Gorbaciov ed Eltsin. Contemporaneamente cercano di far fronte alla perdurante stagnazione economica occidentale, ed ai continui pericoli di nuove crisi, cercando di tamponare l’ascesa impetuosa di concorrenti politici ed economici, tra cui si distingue la Cina. Questo grande ex-Paese coloniale, un tempo preda privilegiata di imperialismi occidentali e giapponesi, non solo ha da tempo superato gli USA in termini di produzione globale (espressa in termini reali, cioè tenuto conto dei prezzi interni), ma ormai supera gli USA anche in settori tecnologici di avanguardia come quello dei supercomputer e della computazione quantistica.
Dopo le ridicole mai provate accuse lanciate agli hacker russi che avrebbero determinato la sconfitta della povera Clinton, ora la campagna denigratoria è stata lanciata dagli Inglesi, capeggiati dal borioso ministro degli Esteri Boris Johnson. Il cattivo Putin in persona è accusato di aver fatto avvelenare col gas Sarin (perbacco! Lo stesso che sarebbe stato usato anche in Siria!) una ex-spia di basso livello ormai in tranquilla pensione in Inghilterra da otto anni. Questa follia sarebbe stata commessa da Putin giusto alla vigilia delle elezioni presidenziali russe e dei Campionati di Calcio in Russia cui quel Paese teneva moltissimo come rilancio di immagine. Un vero autogol! Peccato che gli Inglesi, pur di fronte alle argomentate richieste russe, non abbiano fornito alcuna prova. Continua a leggere

Le “Idi di Marzo” del Pentagono

Il mese migliore per andare in guerra
(pubblicato per la prima volta il 13 marzo 2013, aggiornato l’1 marzo 2018)

E’ una coincidenza?
Nella storia recente, dalla guerra del Vietnam al presente, il mese di marzo è stato scelto dal Pentagono e dai pianificatori militari della NATO come il “mese migliore” per andare alla guerra.
Con l’eccezione della Guerra in Afghanistan (Ottobre 2001) e della Prima Guerra del Golfo del 1990-1991, tutte le maggiori operazioni militari guidate dagli USA, dalla NATO e dai loro alleati in un periodo di più di mezzo secolo – fin dall’invasione del Vietnam da parte delle forze americane di terra l’8 marzo 1965 – sono state iniziate nel mese di marzo.
Le “Idi di Marzo” (Idus Martiae) è un giorno nel calendario Romano che approssimativamente corrisponde al 15 marzo. Le Idi di Marzo sono anche conosciute come il giorno in cui Giulio Cesare è stato assassinato nel 44 a.C..
Perchè non sia dimenticato, il mese di marzo (nel calendario Romano) è dedicato a Marte (Martius), il Dio Romano della Guerra. Per i Romani, il mese di marzo (martius) segnava “il momento di iniziare nuove campagne militari”.
Come nel periodo di massimo splendore dell’Impero Romano, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha il mandato di pianificare e attuare una “linea temporale” precisa delle operazioni militari.
Il mese di marzo – identificato dai Romani come un “buon momento” per avviare nuove iniziative militari – ha un’influenza sulla dottrina militare contemporanea?
Nel corso della storia, le stagioni, compresa la transizione dall’Inverno alla Primavera, hanno svolto un ruolo strategico nel calendario delle operazioni militari.
I pianificatori militari del Pentagono prediligono il mese di marzo?
Anche loro, in qualche modo misterioso, “idolatrano” Marte, il dio della guerra romano?
Il 23 marzo (che coincide con l’inizio della primavera) è stato il giorno in cui “i Romani celebravano l’inizio della campagna militare e della stagione bellica”.
“Fu reso omaggio a Marte il dio della guerra con feste e banchetti … Per i romani il 23 marzo era una grande festa conosciuta come Tubilustrium”.
Durante queste feste celebrative del dio della guerra romano, gran parte del mese di marzo “era dedicato alle parate ed alle esercitazioni militari”.

Cronologia degli interventi miliari di marzo (1965-2017)
La storia recente conferma che, con l’eccezione dell’Afghanistan (ottobre 2001) e della Guerra del Golfo del 1990-1991, tutte le principali operazioni militari guidate dagli Stati Uniti e della NATO per un periodo di quasi mezzo secolo, dall’invasione del Vietnam da parte delle forze di terra statunitensi l’8 marzo , 1965 – sono stati avviati nel mese di marzo.

La guerra del Vietnam
Il Congresso degli Stati Uniti adottò la Risoluzione del Golfo di Tonkino, che autorizzò il presidente Lyndon Johnson a inviare forze di terra in Vietnam l’8 marzo 1965.
L’8 marzo 1965, 3.500 marines statunitensi furono inviati nel Vietnam del Sud segnando l’inizio della “guerra di terra americana”.

La guerra della NATO contro la Jugoslavia
La guerra della NATO contro la Jugoslavia è stata lanciata il 24 marzo 1999.
Il bombardamento NATO della Jugoslavia, nome in codice dall’operazione statunitense “Noble Anvil”, è iniziato il 24 marzo 1999 e durato fino al 10 giugno 1999.

La guerra in Iraq
La guerra in Iraq è stata lanciata il 20 marzo 2003 (ora di Baghdad).
L’invasione dell’Iraq condotta dagli Stati Uniti e dalla NATO è iniziata il 20 marzo 2003 con il pretesto che l’Iraq possedeva armi di distruzione di massa.
(La guerra del Golfo del 1991 contro l’Iraq iniziò il 17 gennaio, tuttavia, dopo il 28 febbraio il cessate il fuoco fu approvato e firmato – a seguito del massacro di Bassora Road contro soldati in ritirata e civili in fuga del 26/27 febbraio – la 24ª divisione meccanizzata di fanteria americana trucidò migliaia di persone il 2 marzo.”)

La guerra segreta in Siria
La guerra segreta USA-NATO in Siria è stata avviata il 15 marzo 2011 con l’incursione di mercenari islamici e squadroni della morte nella città meridionale di Daraa, al confine con la Giordania. I terroristi sono stati coinvolti in atti di incendio doloso ed uccisioni di civili. Questa incursione di terroristi fu fin dall’inizio sostenuta segretamente dagli Stati Uniti, dalla NATO e dai suoi alleati del Golfo Persico: Arabia Saudita e Qatar.

La guerra “Umanitaria” R2P della NATO in Libia
La NATO ha iniziato il bombardamento della Libia il 19 marzo 2011. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione iniziale il 26 febbraio 2011 (risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1970, adottata all’unanimità).
Una successiva risoluzione n. 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stata adottata il 17 marzo 2011. Ha autorizzato l’istituzione di una “no-fly zone” sulla Libia e l’uso di “tutte le misure necessarie” “per proteggere la vita dei civili”.
La Libia è stata bombardata inesorabilmente dagli aerei della NATO a partire dal 19 marzo 2011 per un periodo di circa sette mesi.

Yemen
Il 25 marzo 2015, una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi nello Yemen.

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Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO, per non parlare di Israele, sono sul piede di guerra.
Diversi scenari militari sono attualmente sul tavolo del Pentagono, tra cui Libano, Corea del Nord e Iran.
Non possiamo tuttavia fare speculazioni sui piani di guerra di USA-NATO relativi alle idi di marzo 2018.
Ma per vostra informazione ecco l’ultima analisi “autorevole” del New York Times (27 febbraio) su come la Corea del Nord stia aiutando il governo siriano a condurre una guerra chimica contro il popolo siriano. Bello e non finto, puntuale (Idi di marzo) e, naturalmente, “accuratamente documentato” dal giornale di riferimento.
Michel Chossudovsky

Fonte