Papa Francesco attore della Nuova Guerra Fredda

Obama-Papa-640“Il pontefice cattolico diffonde nel mondo non soltanto le parole del Vaticano, ma anche il “vangelo” del nazionalismo e vittimismo ucraini. Francesco va in prima pagina quando afferma che le uccisioni di massa di gente di etnia armena avvenute negli ultimi giorni dell’Impero Ottomano, fu “il primo genocidio del 20° secolo”. In gran parte persa nel putiferio è la sua successiva affermazione che “i restanti due (genocidi) furono compiuti dal Nazismo e dallo Stalinismo”, la quale è una forte allusione alla decennale campagna dei nazionalisti ucraini per far riconoscere il Golodomor [NdT: in italiano] come genocidio, di cui il Vaticano ed in particolare Francesco stesso sono fervidi proponenti. Il Presidente Putin ha rimarcato nella sua annuale sessione di Domande & Risposte che “i tentativi di metterli [Nazismo e Stalinismo] nello stesso cesto sono del tutto privi di fondamento… Pur brutto come fu il regime stalinista, con tutte le sue repressioni e deportazioni etniche, non provò mai a estirpare [un gruppo etnico] completamente”, e sebbene le sue parole fossero in risposta alla recente legge ucraina che assimila i due regimi, i suoi commenti sono pertinenti al Papa così come lo sono a Poroshenko.
La parte I di questo articolo inizia con una rassegna sull’antagonismo storico e geopolitico del Vaticano contro la Russia ortodossa, incluso il ruolo giocato dal Cattolicesimo e dal suo delegato, il Commonwealth Polacco-Lituano, nella costruzione dall’esterno dello Stato ucraino. L’articolo poi esplora come e perché l’Ucraina è ancora un campo di battaglia in questa epica saga, e illustra i dettagli del disegno geopolitico statunitense per il Paese, nel tentativo di trasformarlo in una base avanzata contro la Russia. La parte II sfata il mito del “genocidio” che circonda il Golodomor e mostra come una manciata di stati estremisti hanno preso il controllo dell’argomento per portare avanti i loro obiettivi russofobici. Poi la serie raggiunge l’apice con un profondo esame della pretesa di Papa Francesco che il Golodomor è “genocidio” e le sue affermazioni di ipotetico sostegno all’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, entrambe funzionali ai fini del revisionismo storico anti-russo e rafforzanti l’ipotesi di un Papa Francesco destinato a diventare uno dei più noti attori della Nuova Guerra Fredda.”

Papa Francesco è l’agente del nazionalismo ucraino più influente al mondo continua qui.
La fondamentale analisi di Andrew Korybko sull’operato delle gerarchie vaticane, volto al contenimento geopolitico della Russia e alla frammentazione del continente eurasiatico.

Impero e imperialismo

america-under-communism“Occorre innanzitutto distinguere nettamente tra le definizioni di “impero” e di “imperialismo”, che non sono sinonimi, contrariamente a quanto veicolato dalla vulgata mediatica russofobica corrente. L'”impero” è principalmente una categoria metafisica, un «servizio religioso», per citare le parole di Alain de Benoist. L'”impero” è, nel caso eurasiatico, l’epifania della “Terza Roma”, bizantina, ortodossa, profondamente influenzata dalla tradizione dei “popoli della steppa” (unni, tataro-mongoli), un ancestrale e non sempre lineare crogiuolo di identità tradizionali, popoli, culture, lingue, religioni e vissuto storico, unificato dalla comune consapevolezza di appartenere e votarsi a una “missione universale”.
La categoria di “impero” è ostile al particolarismo etnico dello Stato nazionale, al nazionalismo borghese, al razzismo, a ogni forma d’intolleranza religiosa. L'”impero” ha peculiarità geopolitiche tellurocratiche. Si configura, nell’ambito della geopolitica dei grandi spazi, o dei blocchi geopolitici continentali, in opposizione all’imperialismo, ossia alla strategia talassocratica anglosassone di compimento della teoria liberaldemocratica postmoderna della “fine capitalistica della Storia” e del trionfo illimitato della società tecno-mercantile dei consumi, dei desideri e dell’alienazione di massa. L’imperialismo utilizza i nazionalismi etnici e gli sciovinismi campanilistici per aprire delle fratture politiche all’interno delle singole unità statuali che vuole ricondurre al proprio dominio.
L’imperialismo è omologatore e tende allo scioglimento, nella postmoderna “società liquida”, delle identità collettive, riconvertite in tribalizzati atomi di consumo e desiderio capitalistico. L'”impero” è invece custode geloso di identità e culture premoderne. Quella russa è una «nazione costitutiva di impero» (cit. Alain de Benoist), gli USA non sono che una «democrazia imperialista». Naturalmente, non vedo incomponibilità tra l’idea moderna di Stato-Nazione e l’idea premoderna di “impero”, perché gli Stati possono sopravvivere, seppure ridimensionati rispetto ad alcune prerogative sovrane, come unità nazionali interne al summenzionato blocco continentale eurasiatico.
Il modello da seguire è, a mio avviso, quello della nascente Unione eurasiatica indicata da Putin. Per quel che riguarda i temuti “residui autocratici stalinisti” in Russia, credo che essi siano presenti più nella letteratura e nella pubblicistica scandalistica (infogossip politico) occidentali che non nella realtà delle cose. Oggi la Russia tende verso la concretizzazione di un sistema politico interno di «democrazia sovrana» nazionalmente orientata all’autonomia geopolitica ed economica, che ricorda più il gollismo francese o il neoperonismo argentino che non lo stalinismo. Il modello politico di «democrazia sovrana» dovrebbe essere guardato con particolare attenzione da chi, nei Paesi della UE, si oppone alla riduzione dell’Europa al rango di vassallo strategico degli USA per il tramite della NATO, del Trattato transatlantico di libero scambio e libero commercio (TTIP) e dell’invasività dei modelli consumistici, televisivi e mediatici più in generale, provenienti da Oltreoceano.”

Da Capire la Russia. Intervista a Paolo Borgognone, di Alberto Melotto.

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Come funziona la propaganda dominante

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Le reazioni platealmente diverse dei media occidentali agli omicidi di due esponenti dell’opposizione – il politico russo Nemtsov e il giornalista ucraino Buzina – è un caso da studio di giornalismo di parte.
Dopo l’uccisione di un noto esponente dell’opposizione russa Boris Nemtsov, i mezzi di informazione statunitensi hanno pubblicato oltre 100 articoli, saggi, trasmissioni in diretta e rapporti concernenti la relazione di Nemtsov con il Cremlino, il corso delle indagini, così come le dichiarazioni di funzionari pubblici russi e stranieri – tutto nello spazio di soli quattro giorni. La velocità con cui i pezzi sono stati pubblicati non faceva che aumentare al passare dei giorni. La cerimonia funebre di Nemtsov è stata ampiamente riportata da CNN, Fox News, CBS News e ABC.
Dopo l’uccisione di un noto esponente dell’opposizione ucraina Oles Buzina, i maggiori media statunitensi hanno pubblicato circa 20 articoli in quattro giorni, la maggior parte dei quali erano brevi note di agenzia. C’era anche una manciata di editoriali. Solo Radio Liberty ha deciso di riferire del funerale di Buzina il 19 aprile e anche ciò era minuscolo nel contenuto: un video di un minuto e qualche parola circa i sospetti di Kiev che la Russia sia dietro la sua morte!
È tutto abbastanza semplice e molto esemplificativo.
Possano entrambi riposare in pace. Vittime insensate di un mondo impazzito.
Margarita Simonyan

Fonte – traduzione di F. Roberti

Psicosi di massa in Ucraina

La testimonianza di Marcus Godwyn, docente inglese residente per dieci anni in Russia.

“I paraocchi mi erano finalmente caduti durante i mesi di Febbraio e Marzo 2014. La propaganda antirussa dei media principali aveva raggiunto dei livelli mai visti di isteria rabbiosa e razzista, fatta coincidere con i Giochi Olimpici Invernali di Sochi. Nello stesso momento a Kiev, Ucraina, dopo l’uccisione di numerosi manifestanti e poliziotti da parte di misteriosi cecchini, la folla prendeva possesso di Piazza Maidan, ribaltando un accordo ratificato solo il giorno prima, ed il presidente Yanukovich fuggiva per salvarsi la vita. Secondo alcuni, anche questo avvenimento era stato fatto coincidere con le Olimpiadi Invernali di Sochi.
Sono stato in mezzo ai russi per trent’anni e ho vissuto in Russia per dieci, sono stato per vent’anni anche con gli ucraini e conosco bene le tensioni e le divisioni interne insite in quella nazione fin dai tempi dell’Unione Sovietica. Conosco bene anche le caratteristiche del nazionalismo ucraino. In ogni modo, al principio avevo una certa simpatia per la protesta di Maidan, per le ragioni dette prima e poi perché gli amici ucraini mi avevano perfettamente informato degli incredibili livelli raggiunti qui dalla corruzione, anche se trovavo ridicolo da parte degli ucraini incolpare la Russia di tutti i loro problemi, argomentazione questa che ritenevo priva di ogni serietà. Magari l’Unione Sovietica, e di quei tempi poi, poteva avere qualche colpa, ma la Russia moderna non era l’Unione Sovietica ed ero preoccupato nel vedere come alcuni amici ucraini non facessero assolutamente distinzione fra Impero Russo, URSS e Federazione Russa. Secondo loro tutto si riduceva alla Russia e questo era stato, ed era, un male per l’Ucraina. Mi metteva poi sempre più a disagio il livello di sostegno politico che la protesta di Maidan andava ricevendo dai politici occidentali e dai leader, nominati ma non eletti, dell’Unione Europea, gente che non si era mai impressionata troppo per i disordini di piazza nei loro rispettivi Paesi. Non capivo perché l’UE stesse forzando l’Ucraina a fare una netta scelta di campo. Non mi sembrava scienza atomica lasciare gli europeisti ai loro interessi e affari con l’Occidente e permettere la stessa cosa a tutti quelli con interessi verso la Russia. Mi sembrava anche poco intelligente cercare di staccare completamente l’Ucraina dalla Russia, visti i profondi legami familiari, culturali, storici ed economici fra le due nazioni.
Ucraina e Russia sono molto più unite di quanto lo siano Scozia e Inghilterra, anche se alcuni nazionalisti ucraini occidentali rifiutano di accettare questo fatto solo perché questa non è la storia scritta da loro. Inoltre, le differenze visibili fra molti ucraini e russi sono molto meno marcate di quelle che ci possono essere fra gente dell’Essex e dello Yorkshire, per esempio.
“Se questa tensione continua, ci sarà una guerra civile!” Questo dicevo a volte a me stesso e agli altri. Sicuramente i nostri capi lo sanno. Hanno consiglieri ed esperti, o no? Mi ricordavo poi come nel 2008, al tempo della guerra in Georgia, avessi visto, incredulo, il Ministro degli Esteri inglese Milliband volare a Kiev per “creare un fronte antirusso”, come disse la BBC, nonostante il fatto che mezza Ucraina fosse ampiamente russofona e che la Russia non avesse fatto nulla per arrivare a quello stato di cose. In retrospettiva erano solo le prove generali di ciò che stava accadendo. Inoltre, in tutta l’Ucraina centrale e occidentale, gli edifici governativi, le stazioni di polizia e i depositi di armi venivano occupati, come potevo vedere online, da gruppi di nazionalisti bene armati e bene organizzati, anche se questi episodi non venivano mai riportati dai media occidentali. Sui social media notavo come amici russi ed ucraini cominciassero a dividersi in campi opposti, pro o anti Maidan, e non secondo la nazione di appartenenza.
Al cambio di regime a Kiev fece seguito la riunificazione della Crimea con la Russia e l’isterica canea da parte dei nuovi padroni di Kiev, Washington, Londra e Bruxelles. “Putin deve essere fermato”, “E’ il nuovo Hitler”, “Arriverà ai porti della Manica in qualche settimana, se non facciamo qualcosa”. Certo i resoconti delle proteste di Maidan sono stati di parte, ma non completamente. C’è stato “qualche” accenno al fatto che la metà della nazione che aveva votato per Yanukovich non voleva né l’UE, né la NATO e preferiva rimanere ancora di più nella sfera di influenza russa. C’è stata “qualche” allusione sul coinvolgimento di forze dell’ultradestra nelle proteste e anche di una interferenza da parte americana. Non è molto, ma è già qualcosa. Però, appena fu evidente che Russia e Crimea avrebbero negato l’accesso alla penisola alle formazioni paramilitari nazionalistiche ucraine, e che si stava organizzando un referendum lampo sul ritorno della Crimea in seno alla Russia, la stampa occidentale (personalmente seguivo quella inglese, americana e francese) e, per inciso, tutti i media occidentali, passarono in massa ed al momento giusto alla totale demonizzazione di Putin e della sua nazione ed a una egualmente totale adulazione del nuovo governo di Kiev, in vero stile totalitario. In massa! Come è possibile in nazioni libere, indipendenti e con dei mezzi di informazione che si suppone liberi? La brutale risposta a questa domanda è che, se questo è possibile , allora significa che non viviamo in nazioni libere ed indipendenti e che i nostri mezzi di informazione non sono liberi e indipendenti.
Il ventunesimo secolo iniziò effettivamente a Kiev in una delle 48 ore che vanno dal 20 al 22 febbraio 2014, quando i cecchini cominciarono a sparare a Maidan causando poi il rovesciamento del governo ucraino. Esattamente cento anni dopo che il diciannovesimo secolo era scomparso nella deflagrazione della prima guerra mondiale e della rivoluzione, aprendo le porte al vero ventesimo secolo, nel 2014 abbiamo visto il nostro mondo andare a gambe all’aria quasi alla velocità della luce. Proprio come cento anni fa, i problemi e le motivazioni di questi avvenimenti esistevano e si erano incancreniti da lungo tempo. La loro improvvisa comparsa nel mondo reale sembra abbia colto di sorpresa molti di noi. Non so cosa ne pensiate voi, ma questo ventunesimo secolo di sicuro a me non piace!
In Ucraina stiamo assistendo al più grande episodio di psicosi di massa, proprio nel cuore dell’Europa, dalla morte di Stalin e dai raduni di Norimberga. Invece di cercare di circoscrivere quello che è un fenomeno di enorme potere distruttivo, gli USA, l’UE e la NATO hanno continuamente buttato benzina sul fuoco, hanno cinicamente alimentato le fiamme e usato l’inferno che ne è uscito per presentare una versione dei fatti completamente diversa da quelli che sono i veri interessi dell’Occidente. Stiamo parlando della radicalizzazione di centinaia di migliaia di ucraini, specialmente i giovani, proprio come succede con i fondamentalisti islamici, solo che questa volta vengono convertiti ad un nazionalismo totalmente russofobo. La causa può avere un nome diverso ma il processo mentale e psicologico è identico. Anche il risultato! Questo lo sanno bene i governi occidentali che sostengono Kiev. Come si riconosce un ucraino vittima della psicosi di massa? Questa è la cartina di tornasole: se cominciano a dire che “L’Ucraina è totalmente unita in un’unica nazione. Tutti quelli che si oppongono al nuovo governo scaturito dal Maidan non sono ucraini ma spie di Putin, effettivi delle forze speciali Specnaz, e combattenti russi infiltrati allo scopo di uccidere tutti gli ucraini.” Parlano di questi definendoli “aggressori”, ma in realtà si riferiscono alla Russia intera. Sono in preda ad una psicosi di massa. Non bisogna essere profondi conoscitori dell’Ucraina per capire la follia di tutto ciò. La tua stessa nazione è completamente unita? Lo è la tua città? La tua famiglia? Sei unito con te stesso? L’Ucraina, anche prima dell’indipendenza dall’URSS era una delle nazioni meno unite della Terra! Rimasi perplesso quando un amico ucraino me lo disse per la prima volta. Poi cominciai a sentirlo dire con sempre maggior regolarità da amici, conoscenti e da interviste sui media. La stessa identica frase, sempre pronunciata in fretta e ripetuta in continuazione. Se una situazione del genere la calassimo nella politica degli Stati Uniti, sarebbe come se il Partito Repubblicano improvvisamente incominciasse a dire che in America non ci sono i democratici. “L’America è totalmente unita con noi”. Infatti tutti i cosiddetti “democratici” sono in realtà spie e soldati cubani mandati oltre il confine ad uccidere tutti gli americani. I repubblicani potrebbero poi procedere con una “operazione antiterrorismo”, bombardando e cannoneggiando i distretti democratici nei vari stati allo scopo di assoggettarli o spazzarli via!
È veramente pauroso vedere persone intelligenti, ben istruite, finora lucide, alcune delle quali sono miei stretti amici, e con cui era possibile avere fino ad un anno fa una conversazione razionale sul futuro dell’Ucraina, spegnere una dopo l’altra la loro luce interiore volontariamente, o almeno così sembra, e saltare dentro il distorcente nero fossato dello stupore di massa.
Uno dei risultati più ovvi di tutto questo è che i politici ed i portavoce del regime di Kiev, sostenuto dagli Stati Uniti, sono bugiardi patologicamente illusi; eppure tutto quello che dicono è riportato dalla stampa occidentale come se fosse la verità rivelata, senza nessun esame dettagliato.
Questa è anche la ragione principale per cui l’esercito ucraino si è rivelato così inefficiente in battaglia. La loro intera ragion d’essere è basata su fondamenta totalmente false, su false credenze e su vuoti slogan, mentre i combattenti per l’autodifesa del Donbass, pur se alcuni sono attaccati alle vecchie illusioni della loro infanzia (l’ammirazione per Lenin e talvolta per Stalin, ecc.), rimangono lucidi sulla situazione attuale e sanno esattamente cosa stanno combattendo e perché.
Riportare indietro alla coscienza gli individui radicalizzati è un affare costoso, delicato, lungo e la storia recente mostra che non tutti riescono a tornare indietro. In questa situazione non riesco a vedere niente di buono uscir fuori dall’Ucraina per un periodo molto lungo, indipendentemente da ciò che succederà sul terreno.
Il nazionalismo estremo è semplicemente una ricetta per privazione, disintegrazione, povertà e, alla fine, distruzione e morte, dovunque nel mondo, in qualunque periodo storico. È stato sempre così, così sarà sempre.”

Da La NATO attraverso lo specchio: un viaggio personale dall’ingenuità alla lucidità.

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La fine dell’Ucraina unitaria

“Crediamo di avere dimostrato che è possibile leggere gli eventi del Maidan come una storia di dissoluzione di un unico centro istituzionale e di ricomposizione politica intorno ad una pluralità di centri.
Le conseguenze di una simile lettura sono facili da trarre. Se ci induciamo a riconoscere al potere di Kiev e a quelli di Donetsk e Lugansk (ma anche di Sebastopoli) una pari dignità istituzionale, otteniamo prima di tutto una lettura formale della crisi più aderente alla realtà di fatto di quanto non lo sia l’interpretazione, corrente in occidente, secondo cui l’Ucraina Nazionalista e quella Unitaria sono la stessa cosa, mentre la secessione della Crimea e quella di Donetsk e Lugansk sono mere espressioni di un separatismo illegittimo. Ottenuto questo risultato (e in politica il riconoscimento formale di una situazione di fatto avvicina sempre alla soluzione di un problema), si potrebbe passare ad esaminare con onestà il problema più spinoso oggi sul tavolo: la configurazione territoriale delle diverse entità eredi dello spazio ucraino. E’ palese, infatti, che l’attuale estensione territoriale della Novorussia non soddisfa pienamente i Russi e i Novorussi, che continueranno ad esercitare una pressione (anche violenta) sino ad ottenere un riconoscimento ragionevole delle proprie ragioni storiche, politiche, economiche e geografiche nella regione. Infine questo riconoscimento potrebbe giovare allo stato delle finanze nazionaliste, nel senso che sarebbe ragionevole ripartire fra i diversi stati successori i pesanti oneri di bilancio lasciati in eredità dallo Stato unitario.
Siamo consapevoli che la soluzione suggerita è ad oggi, quasi utopistica. Ma è senz’altro preferibile, a nostro avviso, al protrarsi del confronto militare, unica alternativa possibile in mancanza di un compromesso che riconosca pienamente le ragioni di tutti i soggetti coinvolti.”

Dalle “Conclusioni” di 21 Febbraio 2014: la fine dell’Ucraina unitaria, di Marco Bordoni, curatore del blog Volti del Donbass.
Lunga e dettagliata analisi degli eventi, nel primo anniversario di Euromaidan (in versione .pdf qui).