Davanti al bivio greco

Creare le condizioni per la caduta del governo di A. Tsipras è il modo indiretto con cui Stati Uniti e UE preferiscono influenzare le rotte energetiche del futuro attraverso i Balcani…

“Anche se la crisi del debito è un problema da ben prima che il Balkan Stream fosse concepito, ora è intimamente intrecciata al dramma della nuova Guerra Fredda energetica nei Balcani. La Troika vuole costringere Tsipras a capitolare sull’accordo del debito impopolare che sicuramente comporterebbe la rapida fine della sua premiership. In questo momento, il principale fattore che lega il Balkan Stream alla Grecia è il governo Tsipras, ed è interesse di Russia e mondo multipolare vederlo rimanere al potere fin quando il gasdotto sarà fisicamente costruito. Qualsiasi cambiamento improvviso o inatteso della leadership in Grecia potrebbe facilmente mettere in pericolo la sostenibilità politica del Balkan Stream e costringere la Russia a fare affidamento sull’Eastring, ed è per queste ragioni che la Troika vuole imporre a Tsipras un dilemma inestricabile. Se accetta le condizioni attuali del debito, allora perderà l’appoggio della base e probabilmente inaugurerà elezioni anticipate o cadrà vittima di una rivolta nel suo stesso partito. Dall’altra parte, se rifiuta la proposta e permette il default della Grecia, allora la catastrofe economica risultante potrebbe por termine al supporto della base e por fine prematuramente alla sua carriera politica. Perciò la decisione del referendum nazionale sull’accordo del debito è una mossa geniale, perché assicura a Tsipras la possibilità di sopravvivere all’imminente tempesta politica-economica con risultati democraticamente ottenuti (che sembrano predire il rifiuto del debito e imminente default). Con il popolo dalla sua parte (non importa quanto ristretto), Tsipras potrà continuare a presiedere la Grecia attraversando il prossimo preoccupante periodo d’incertezza. Inoltre, la continua gestione del Paese e i rapporti personali con i leader dei BRICS (soprattutto Vladimir Putin) potrebbe portare ad estendere una qualche forma di assistenza economica (probabilmente dalla Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS da 100 miliardi di dollari o un’altrettanto grande riserva valutaria) alla Grecia dopo il prossimo vertice di Ufa ai primi di luglio, a condizione che possa continuare la leadership fino ad allora. Pertanto, il futuro della geopolitica energetica dei Balcani attualmente si riduce a ciò che accade in Grecia nel prossimo futuro. Mentre è possibile che un primo ministro greco diverso da Tsipras possa far progredire il Balkan Stream, la probabilità è significativamente inferiore a un Tsipras che rimane in carica. Creare le condizioni per la sua rimozione è il modo indiretto con cui Stati Uniti e UE preferiscono influenzare le rotte energetiche del futuro della Russia attraverso i Balcani, quindi ecco perché tale pressione su Tsipras in questo momento. La sua proposta di referendum chiaramente li ha colti di sorpresa, dato che la vera democrazia è praticamente sconosciuta nell’Europa di oggi, e nessuno si aspettava che si rivolgesse direttamente ai suoi elettori prima di prendere una delle decisioni più cruciali del Paese degli ultimi decenni. Attraverso questi mezzi, può sfuggire alla trappola da Comma-22 che la Troika gli ha teso e così salvare anche il futuro del Balkan Stream.
C’è di più nella proposta del gasdotto Eastring di quanto appaia, da qui la necessità di svelarne le motivazioni strategiche per comprenderne meglio l’impatto asimmetrico. E’ chiaro che Stati Uniti ed UE vogliono neutralizzare l’aspetto geopolitico che il Balkan Stream avrebbe ampliando la multipolarità nella regione, il che spiega il loro mutuo approccio nel tentativo di fermarlo. Gli Stati Uniti alimentano le fiamme della violenza nazionalista albanese in Macedonia ostacolando la prevista rotta del Balkan Stream, mentre l’UE comodamente propone una rotta alternativa attraverso i Balcani orientali unipolaristi quale predeterminata ‘via d’uscita’ alla Russia. Le forze euro-atlantiche cospirano nel tentativo di rovesciare indirettamente il governo greco attraverso un’elezione programmata o colpo di Stato per rimuovere Tsipras, sapendo che tale mossa infliggerebbe un colpo grave e immediato al Balkan Stream. Anche se non è chiaro cosa alla fine accadrà a Tsipras o ai piani dei gasdotti della Russia, in generale è inconfutabile che i Balcani siano diventati uno dei principali e reiterati focolai della nuova guerra fredda, e la concorrenza tra mondo unipolare e multipolare in questo teatro geostrategico è solo agli inizi.”

Da Eastring vs Balkan Stream: la battaglia per la Grecia, di Andrew Korybko.

Il calcolato snobismo del FMI verso l’Europa

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Patrick L. Young per rt.com

Il FMI che si allontana dalla Grecia mentre continua a sostenere l’Ucraina sull’orlo della bancarotta sottolinea il drammatico collasso del potere dell’Unione Europea.
Probabilmente perché esce meglio dalla punta della lingua. La frase “faccia da poker”, intendo. Le nuotatrici sincronizzate sono sicuramente i maggiori esponenti dell’arte del non far mai trasparire il minimo tic facciale. Hanno la capacità di fare dei sorrisi cangianti senza apparenti sforzi mentre emergono dalla piscina clorata. E’ in questo modo che il FMI ha un notevole vantaggio nello stressante mondo dei negoziati sul debito. La morbida eleganza di Christine Lagarde, ex nuotatrice sincronizzata, presiede una banca di sviluppo il cui esecutivo ribolle di frustrazione nei confronti di una ambigua politica nel passato.
Il capo economista del FMI, francese di nascita, Olivier Blanchard, ha rilevato la frustrazione da entrambi i lati della crisi della Grecia, e subito dopo ha annunciato il suo pensionamento. Il FMI ha un grattacapo, ossia l’eredità del precedente boss francese, Dominique Strauss Kahn. DSK era il socialista “champagne” che distingueva a fatica una donna nuda, e infatti ha avuto difficoltà con le autorità statunitensi per un eccesso legato al servizio in camera. Mentre si lasciava andare alle sue abitudini libertine, DSK aveva piegato il FMI alle sue regole in modo da salvare la Grecia nel 2010, salvataggio poi ripetuto nel 2012 (sotto Lagarde). Il FMI ipoteticamente non dovrebbe prestare denaro a nazioni con un debito insostenibile. Continua a leggere

“Voci”. Italia – Donbass

Sara Reginella, psicologa, psicoterapeuta e attivista per una informazione equilibrata sulla crisi ucraina, dopo averci raccontato quello che ha visto durante la sua visita nel Donbass offre al pubblico italiano uno straordinario documento, un corto dal titolo “Voci. Italia – Donbass”. Il filmato collega due narrazioni della guerra, due Voci: quella degli imprenditori italiani vittime delle sanzioni e quelle della gente del Donbass, vittima della violenza del governo di Kiev. L’impressione che si ricava da questo lavoro è che queste due comunità, tanto distanti, siano vittime della stessa violenza (quella violenza che Saker chiama “Impero”) e che la povera gente del Donbass sia, per sorte e per coraggio, una sorta di avanguardia, dietro alla quale si snoda un interminabile corteo di comunità grandi e piccole, ciascuna alla ricerca di una propria strada che le consenta di resistere all’assalto della globalizzazione a trazione atlantica. Tante voci che attendono una regia per formare un coro. Buona visione.
Marco Bordoni

Fonte

Lo Spazio Economico Comune contro il TTIP e il TPP

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Benvenuto in Italia, Vladimir V.!

“Gli USA vogliono essere loro il centro di gravità in Eurasia. Essi temono che la UE possa gravitare verso lo “Spazio di Mezzo” e integrarsi con la Russia e l’Unione Eurasiatica. È nel contesto degli avvertimenti geopolitici di Brzezinski e dell’integrazione eurasiatica, che Washington teme una Russia forte, l’eurasiatismo e l’Unione Eurasiatica.
Le tensioni geopolitiche che Washington sta deliberatamente creando in Europa sono un tentativo di allontanare l’UE da Mosca, al fine di consentire agli USA di costruire il loro dominio in Eurasia. È la versione odierna del “Great Game”. Anche il monito di Brzezinski circa la rinascita dello “Spazio di Mezzo” (cioè la Russia e lo spazio postsovietico) concerne un’area che, unificandosi, diventerebbe “un’unica entità autorevole” (“an assertive single entity”), non un’entità “aggressiva”, che sarebbe una minaccia militare alla pace mondiale.
Washington vuole che la periferia occidentale (euro-atlantica) e quella orientale (Asia-Pacifico) si integrino con gli USA attraverso il Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) e il Trans-Pacific Partnership (TPP). L’Unione Eurasiatica ed ogni progetto di Spazio Economico Comune sono una minaccia per la fusione di queste zone con gli Stati Uniti d’America. Ecco perché gli USA non possono tollerare uno “Spazio di Mezzo” indipendente ed autorevole. Ecco perché Russia e Cina vengono demonizzate e prese di mira: Mosca viene presa di mira mediante l’instabilità che Washington ha aiutato a creare in Ucraina (ed anche per mezzo di una nuova ondata di russofobia in Europa), mentre Pechino viene presa di mira attraverso il cosiddetto “Pivot to Asia” militare. Ciò è avvenuto mentre gli USA destabilizzavano il Vicino Oriente. Le sanzioni contro l’economia russa, la caduta dei prezzi del petrolio sul mercato internazionale e la diminuzione del valore del rublo fanno parte di questo cubo di Rubik.
Lo Spazio Economico Comune è un’aspirazione ad una zona di scambio eurasiatico. Mosca e i suoi alleati dell’Unione Eurasiatica vedono lo Spazio Economico Comune come una struttura atta ad incorporare gradualmente altre regioni o blocchi eurasiatici. Il viceministro degli Esteri russo Vasilij Nebenzja lo ha confermato alla TASS in un’intervista pubblicata il 31 dicembre 2014. Nebenzja ha detto alla TASS che il governo russo vede l’obiettivo a lungo termine della cooperazione tra UE ed Unione Eurasiatica come “la base di uno spazio economico comune dall’Atlantico al Pacifico”.
Lo Spazio Economico Comune avrebbe inizio con l’Unione Europea e l’Unione Eurasiatica. Esso sarebbe l’embrione di un’area di commercio più ampia, che avrebbe la possibilità di comprendere il Patto del Libero Commercio Centro-europeo (CEFTA), l’Associazione Sud-asiatica per la Cooperazione Regionale (SAARC) e l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN). Emergerebbe così un blocco sopranazionale strutturato per compartimenti.
Da un punto di vista russo, invece di assegnare priorità al TTIP con gli USA, ha più senso per la UE cercar di creare una struttura di cooperazione con l’Unione Eurasiatica. Questo punto di vista è stato espresso alla UE dall’ambasciatore russo Vladimir Cizhov, il quale, in un’intervista rilasciata all’EUobserver il 2 gennaio 2015, ha dichiarato che Mosca vorrebbe avviare contatti tra la UE e l’Unione Eurasiatica quanto prima possibile e che le sanzioni applicate dalla UE alla Russia non devono impedire il dialogo e il contatto fra i due blocchi. “Dovremmo pensare ad una zona di libero scambio che abbracci tutte le parti interessate in Eurasia”, ha detto l’ambasciatore, il quale ha anche detto che per la UE “il blocco guidato dalla Russia costituisce un interlocutore migliore degli USA”. La questione su cui la UE deve riflettere, secondo l’ambasciatore, è questa: “Credete che sia una cosa saggia spendere tanta energia politica per una zona di libero commercio con gli USA, quando avete accanto a voi, più vicini a casa vostra, degli alleati più naturali?””

Da La guerra su più fronti contro il cuore dell’Eurasia, di Mahdi Darius Nazemroaya, in “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, n. 1/2015, pp. 15-16.

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Papa Francesco attore della Nuova Guerra Fredda

Obama-Papa-640“Il pontefice cattolico diffonde nel mondo non soltanto le parole del Vaticano, ma anche il “vangelo” del nazionalismo e vittimismo ucraini. Francesco va in prima pagina quando afferma che le uccisioni di massa di gente di etnia armena avvenute negli ultimi giorni dell’Impero Ottomano, fu “il primo genocidio del 20° secolo”. In gran parte persa nel putiferio è la sua successiva affermazione che “i restanti due (genocidi) furono compiuti dal Nazismo e dallo Stalinismo”, la quale è una forte allusione alla decennale campagna dei nazionalisti ucraini per far riconoscere il Golodomor [NdT: in italiano] come genocidio, di cui il Vaticano ed in particolare Francesco stesso sono fervidi proponenti. Il Presidente Putin ha rimarcato nella sua annuale sessione di Domande & Risposte che “i tentativi di metterli [Nazismo e Stalinismo] nello stesso cesto sono del tutto privi di fondamento… Pur brutto come fu il regime stalinista, con tutte le sue repressioni e deportazioni etniche, non provò mai a estirpare [un gruppo etnico] completamente”, e sebbene le sue parole fossero in risposta alla recente legge ucraina che assimila i due regimi, i suoi commenti sono pertinenti al Papa così come lo sono a Poroshenko.
La parte I di questo articolo inizia con una rassegna sull’antagonismo storico e geopolitico del Vaticano contro la Russia ortodossa, incluso il ruolo giocato dal Cattolicesimo e dal suo delegato, il Commonwealth Polacco-Lituano, nella costruzione dall’esterno dello Stato ucraino. L’articolo poi esplora come e perché l’Ucraina è ancora un campo di battaglia in questa epica saga, e illustra i dettagli del disegno geopolitico statunitense per il Paese, nel tentativo di trasformarlo in una base avanzata contro la Russia. La parte II sfata il mito del “genocidio” che circonda il Golodomor e mostra come una manciata di stati estremisti hanno preso il controllo dell’argomento per portare avanti i loro obiettivi russofobici. Poi la serie raggiunge l’apice con un profondo esame della pretesa di Papa Francesco che il Golodomor è “genocidio” e le sue affermazioni di ipotetico sostegno all’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, entrambe funzionali ai fini del revisionismo storico anti-russo e rafforzanti l’ipotesi di un Papa Francesco destinato a diventare uno dei più noti attori della Nuova Guerra Fredda.”

Papa Francesco è l’agente del nazionalismo ucraino più influente al mondo continua qui.
La fondamentale analisi di Andrew Korybko sull’operato delle gerarchie vaticane, volto al contenimento geopolitico della Russia e alla frammentazione del continente eurasiatico.