Le Lobby a Bruxelles: il grande imbroglio del neoliberismo

Come funziona l’Unione Europea? Qual è il peso delle lobby e delle grandi multinazionali sulle decisioni che vengono prese? E chi le prende? I deputati eletti dal popolo, gli Stati che negoziano fra loro, un ristretto manipolo di tecnocrati della Commissione Europea e della Banca Centrale, o dei soggetti privati privi di qualunque controllo? Il libro di Gabriel Amard pone queste domande, sentite oggi da milioni di persone in tutto il continente, e cerca di rispondere con i fatti, analizzando il modo in cui si è costruita l’Unione Europea, l’ideologia neoliberista che la guida, il contenuto dei Trattati, gli scandali di corruzione che hanno attraversato le istituzioni europee, le figure politiche che passano senza soluzione di continuità dagli organismi pubblici ai consigli di amministrazione di imprese e banche… Ma la denuncia si accompagna alla proposta, per cui il testo di Amard si trasforma via via in un manuale di disobbedienza a livello europeo, che entra nel merito di alcune rivendicazioni concrete e lancia un appello per costruire un’Europa dei popoli, per voltare pagina sia rispetto al “federalismo neoliberista”, sia al “nazional-sovranismo”.

Le Lobby a Bruxelles: il grande imbroglio del neoliberismo,
di Gabriel Amard
The Spark Press, pp. 178, € 14

A noi Orwell ci fa un baffo

Dati alla mano, in UE si formerà un governo fotocopia del precedente, solo un po’ più magro e incattivito, un governo formato da PPE, PSE + i liberaldemocratici di ALDE.
Sarà questa maggioranza che eleggerà il prossimo presidente della BCE, e visto lo scampato pericolo sarà finalmente uno deciso a mettere in riga i Paesi che turbano il guidatore – cioè il governo della finanza.
E, sappiatelo, ne ha tutti i mezzi, perché a quel signore eletto sostanzialmente dall’azionista di maggioranza (Germania) abbiamo consegnato il potere assoluto sui nostri conti pubblici, sui nostri investimenti, sulla nostra solvibilità.
A occhio e croce direi che la propaganda europeista ha vinto nei limiti in cui poteva vincere. Nelle salde mani dei ‘competenti’ l’Europa si avvia ad altri 5 anni di agonia, in cui qualunque iniziativa che non sia ‘market-friendly’ verrà bombardata come indecoroso populismo. In Italia ci verranno ripetute le solite incredibili idiozie sul debito pubblico come debito del ‘buon padre di famiglia’, della necessità di stringere ancora un po’ la cinghia, di svendere ancora quel po’ di patrimonio pubblico rimasto, e ci verrà soprattutto innestata ancora più in profondità l’idea che “non c’è alternativa”.
A chi vuole difendersi da tutto ciò non resterà che appellarsi a gente che brandisce rosari e invoca la flat tax. E ad opporsi a questi ultimi ci saranno le quinte colonne di Bruxelles, pronte a starnazzare al ‘fascismo’.
A noi Orwell ci fa un baffo.
Andrea Zhok

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Italia e UE votano per i missili USA in Europa

Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c’è una scultura metallica intitolata «il Bene sconfigge il Male», raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia.
Fu donata dall’URSS nel 1990 per celebrare il Trattato INF stipulato con gli USA nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in URSS).
Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all’Italia e agli altri Paesi dell’Unione Europea che, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla «Preservazione e osservanza del Trattato INF», respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni.
L‘Unione Europea – di cui 21 dei 27 membri fanno parte della NATO (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla UE) – si è così totalmente uniformata alla posizione della NATO, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati Uniti.
Prima l’amministrazione Obama, quindi l’amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di aver sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato INF.
Hanno contemporaneamente avviato un programma mirante a installare di nuovo in Europa contro la Russia missili nucleari, che sarebbero schierati anche nella regione Asia-Pacifico contro la Cina.
Il rappresentante russo all’ONU ha avvertito che «ciò costituisce l’inizio di una corsa agli armamenti a tutti gli effetti». In altre parole ha avvertito che, se gli USA installassero di nuovo in Europa missili nucleari puntati sulla Russia (come erano anche i Cruise schierati a Comiso negli anni Ottanta), la Russia installerebbe di nuovo sul proprio territorio missili analoghi puntati su obiettivi in Europa (ma non in grado di raggiungere gli Stati Uniti).
Ignorando tutto questo, il rappresentante UE all’ONU ha accusato la Russia di minare il Trattato INF e ha annunciato il voto contrario di tutti i Paesi dell’Unione perché «la risoluzione presentata dalla Russia devia dalla questione che si sta discutendo». Nella sostanza, quindi, l’Unione Europea ha dato luce verde alla possibile installazione di nuovi missili nucleari USA in Europa, Italia compresa.
Su una questione di tale importanza, il governo Conte, rinunciando come i precedenti a esercitare la sovranità nazionale, si è accodato alla UE che a sua volta si è accodata alla NATO sotto comando USA.
E dall’intero arco politico non si è levata una voce per richiedere che fosse il Parlamento a decidere come votare all’ONU. Né in Parlamento si leva alcuna voce per richiedere che l’Italia osservi il Trattato di Non-Proliferazione, imponendo agli USA di rimuovere dal nostro territorio nazionale le bombe nucleari B61 e di non installarvi, a partire dalla prima metà del 2020, le nuove e ancora più pericolose B61-12.
Viene così di nuovo violato il fondamentale principio costituzionale che «la sovranità appartiene al popolo». E poiché l’apparato politico-mediatico tiene gli Italiani volutamente all’oscuro su tali questioni di vitale importanza, viene violato il diritto all’informazione, nel senso non solo di libertà di informare ma di diritto ad essere informati.
O si fa ora o domani non ci sarà tempo per decidere: un missile balistico a raggio intermedio, per raggiungere e distruggere l’obiettivo con la sua testata nucleare, impiega 6-11 minuti.
Manlio Dinucci

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Uno scenario fantapolitico

10 dicembre 2018 – Due bombardieri strategici Tupolev Tu-160, preceduti da un aereo da trasporto militare pesante An-124 e un aereo a lungo raggio Ilyushin Il-62, hanno effettuato un volo dalla Russia fino alla base di Maiquetià nella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Ad accogliere lo staff militare russo il Ministro della Difesa del Venezuela il generale Vladimir Padrino Lopez, rappresentanti dell’ambasciata russa in Venezuela e plotoni di vari corpi militari del Paese latinoamericano.

L’esercito sovietico in Messico e una “Sesta Flotta” sovietica nel Mar dei Caraibi

“Immaginiamo adesso un rovesciamento teorico della situazione nel 1984. Gli USA sono una grande potenza continentale industriale, di filosofia biblica, dove la giornata lavorativa è di dieci ore e dove gli atei sono curati con scariche elettriche, quando li trovano. La diffusione dei libri di Darwin comporta l’internamento in un ospedale psichiatrico. Un’America biblica d’urto con un potente esercito terrestre. Il tema americano è la prosperità. La flotta americana tenta disperatamente di raggiungere il livello della flotta sovietica, che è sempre superiore.
L’Unione Sovietica difende il tema della pace. Le testate atomiche russe difendono la pace e le testate atomiche americane difendono la prosperità (e la Bibbia).
L’Unione Sovietica ha creato l’ODAC, ossia l’Organizzazione di Difesa dell’Atlantico Centrale. Nell’ODAC solo l’URSS detiene l’armamento atomico e può decidere di usarlo. Un potente esercito messicano di 400.000 uomini, il Bundes-Exercito, è ammassato ai confini della California. Un corpo di spedizione sovietico di 300.000 uomini ha la sua base in Messico. Nel Mar dei Caraibi la Sesta Flotta sovietica è dotata di numerose portaerei e non abbandona mai questo mare. L’alleato più sicuro dell’URSS è il piccolo Stato eroico di Cuba, il cui “piccolo popolo ha tanto sofferto”. Dopo 2000 anni di persecuzioni, gli atei disgustati hanno lasciato gli USA per tornare sulla terra dei loro antenati, a Cuba.
Fu a Cuba, infatti, che tremila anni fa apparve un profeta chiamato Castro, il quale ebbe il grande onore di conoscere personalmente Dioniso. Dopo 2000 anni di sofferenze e di pogrom, le vittime del razzismo antiateo hanno finalmente una loro patria. Come tutti sanno, Dioniso è apparso a Cuba. In questi tempi egli ha detto agli atei: “Voi siete il mio popolo eletto e regnerete sulla terra”. Il piccolo Stato eroico è il miglior alleato di Mosca. Le finanze di Cuba sono esauste a causa delle spese militari e dei frequenti baccanali.
Ma Mosca aiuta continuamente Cuba. A Mosca è impossibile fare carriera politica senza farsi preliminarmente incubanare. Essere incubanato significa mettersi incondizionatamente al servizio della politica paranoica e messianica di Cuba.
Nell’Armata sovietica ci sono numerosi sacerdoti e devoti di Dioniso. Recentemente Mosca ha sbarcato in Messico nuove testate atomiche di media gittata, gli americano-missili, capaci di raggiungere Dallas e Saint-Louis in quindici minuti. Ciò ha provocato le urla di Washington, che rifiuta ancora di discutere di disarmo a Ginevra. Queste urla non impressionano troppo Mosca, la quale si augura una guerra limitata al Messico settentrionale ed alla California meridionale. Nel 1945 la California era diventata un satellite degli USA.
La potenza dell’armata terrestre degli USA è temibile e il fanatismo biblico alimenta il morale dell’esercito di Geova. Mosca sa bene che se il Messico (400 milioni di abitanti con un’industria enorme) cadesse nelle mani di Washington, sarebbe la fine dell’egemonia sovietica sugli oceani. Così, tutti gli strateghi incubanati di Mosca hanno già previsto di distruggere il Messico, qualora dovessero ritirarsi. A Mosca, e più ancora all’Avana, hanno previsto la possibilità di ridurre il Messico a un deserto e ad un cimitero. Infatti gli USA, ingranditi dall’aggiunta del Messico, diventerebbero la prima potenza mondiale e l’URSS dovrebbe ripiegare su se stessa. A Cuba sono entusiasti di questa idea. Il loro solo obiettivo è la Grande Cuba, la rinascita dei templi di Dioniso dappertutto, in Florida e in Louisiana. All’Avana i sacerdoti di Dioniso dispongono già di una marionetta, un certo Bechira, che si dice biblico, ma in realtà è un burattino degli atei.
Mi si dirà che ho fatto della fantapolitica? Ma no, è il negativo di una fotografia. Qui tutti trovano normale che la flotta americana spadroneggi nel Mediterraneo, col pretesto di difenderci. Ma se, in una situazione inversa, la Flotta russa sfidasse gli USA navigando nei Caraibi, che cosa direbbero gli esangui Europei di Parigi, Bonn e Londra? Che cosa direbbe l’opinione europea manipolata, se domani il Messico ammassasse ottanta divisioni di carri armati vicino alla California? E se un corpo di spedizione sovietico di 400.000 uomini avesse la sua base in Messico?
Obiettivamente, una potente Sesta Flotta sovietica nel Mar dei Caraibi sarebbe semplicemente il negativo (l’inverso) della Sesta Flotta americana nel Mediterraneo. E un potente corpo di spedizione russo in Messico in che cosa sarebbe diverso dai 400.000 Americani in Germania? Per capire i Sovietici, bisogna cercare di mettersi per un istante nei loro panni. Bisogna cercare di immaginare che cosa penserebbero i generali del Pentagono, se dovessero far fronte ad un Messico potentemente armato dall’URSS e, inoltre, ad un consistente corpo di spedizione sovietico in Messico. Questi generali del Pentagono biblico sarebbero dei guerrafondai se prevedessero di dover parare i colpi o di dover rispondere?”

Da L’Impero Euro-sovietico da Vladivostok a Dublino, di Jean Thiriart, Edizioni all’insegna del Veltro, pp. 56-58.
Per gentile concessione dell’Editore.