Il politico e la guerra. Maschera e volto dell’Occidente

Come e perché la società del capitale fabbrica guerra e falsa opposizione.
Una introduzione

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Come e perché la società del capitale fabbrica guerra e falsa opposizione

Nella società del capitale, sin dai suoi esordi, fabbricare guerra e falsa opposizione non è mai stato una semplice opzione: ha significato e significa (forse oggi più di prima) formare – non a caso da dentro la sua “anima” meglio riposta, là dove alberga il suo principio determinante – due fra le articolazioni principali che ne promuovono l’incessante riproduzione; tanto “in profondità”, nell’immaginario e nei rapporti sociali, quanto nello spazio, ormai esteso senza distinzione a tutte le aree del pianeta.
Se nel caso della guerra ciò che occupa senz’altro il davanti della scena è la secolare dimensione geopolitica ed economica dei conflitti, con la creazione di falsa opposizione siamo di fronte – a partire quanto meno dalla rivoluzione francese – alla dimensione delle strategie propriamente ideologiche che mediante dissimulazione via via più sottile mirano a porre l’establishment in una condizione di immunità invero permanente, in quanto per nulla incrinabile da forme di critica e contestazione rivelatesi “in matrice” fedeli ai suoi dettami cognitivi e “valoriali”.
Nel corso dei quattro incontri, cercheremo di vedere come queste due dimensioni fabbricate dai dominanti vengano da essi agite in effettiva, stretta simbiosi: nel confronto, incerto e non ancora dispiegato, fra la potenza egemone unipolare e gli aspiranti protagonisti del mondo multipolare; in due dei più atroci laboratori “a piaghe aperte” del Nuovo Ordine Mondiale, le guerre in Afghanistan e in Ucraina; nelle tante stanze del castello di false piste costruito, per lunghi decenni, incastonando l’ideologia della (fu) sinistra nell’anima più oscura della mondializzazione.

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Per l’avvio di un programma di ricerca collettiva: note per il primo seminario di approfondimento e formazione comune

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A cura di Emanuele Montagna, autore della Proposta minima per una comunità di ricerca.
Per contatti, scrivere a byebyeunclesam@gmail.com Continua a leggere

Per l’avvio di un programma di ricerca collettiva

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L’élite mondialista è terrorista e “demoniaca”. Come e perché?

Juan Alberto Guerrero Della Malta, alias Emanuele Montagna, membro fondatore di Faremondo lancia una proposta minima per una comunità di ricerca, rivolta a coloro che hanno condiviso interesse verso le recenti iniziative pubbliche realizzate a Bologna.
I contenuti di questa proposta saranno sviluppati anche qui.

Premessa
Dopo i recenti fatti parigini credo non ci sia più bisogno di portare ulteriori argomenti a sostegno delle idee intorno alla natura criminale e “demoniaca” dell’élite mondialista che domina l’attuale Occidente e un pianeta ormai quasi completamente intossicato dai suoi nefasti maneggi.
Se ad un discreto numero di “attivisti” e “uomini di scienza” le innumerevoli, probanti conferme che al riguardo si sono accumulate dall’11 settembre ad oggi non sono ancora bastate a far sorgere una chiara consapevolezza di questa cosa, vuol dire, con tutta probabilità, che nelle loro teste operano alcuni potenti “sbarramenti” psicologici ed ideologici aventi quanto meno un’intima valenza omeostatica. Se è così, con queste persone non c’è niente da fare, almeno in questa fase: l’opera di una loro paziente “rieducazione” dovrà purtroppo aspettare tempi migliori.
Con questo scritto non intendo quindi rivolgermi a questo genere di persone. Mi rivolgo invece a quanti, a partire da una certa consapevolezza di base della natura specifica dell’élite mondialista, sono disposti a farsi ulteriori e più appropriate domande. Continua a leggere

L’espansione NATO trascina l’Europa alla guerra

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Comunicato del Comitato No guerra No NATO

La decisione del Consiglio Nord Atlantico di invitare il Montenegro a iniziare i colloqui di accesso per divenire il 29° membro dell’Alleanza, getta benzina su una situazione già incandescente. Tale decisione conferma che la strategia USA/NATO mira all’accerchiamento della Russia.
Il Montenegro, l’ultimo degli Stati nati dallo smantellamento della Federazione Jugoslava con la guerra NATO del 1999, ha, nonostante le sue piccole dimensioni, un importante ruolo geostrategico nel Balcani. Possiede porti utilizzabili a scopo militare nel Mediterraneo e grandi bunker sotterranei che, ammodernati, permettono alla NATO di stoccare enormi quantità di munizioni, comprese armi nucleari.
Il Montenegro è anche candidato a entrare nell’Unione Europea, dove già 22 dei 28 membri appartengono alla NATO sotto comando USA. Nonostante che perfino l’Europol (l’Ufficio di polizia della UE) abbia messo sotto inchiesta il governo di Milo Djukanovic, perché il Montenegro è divenuto il crocevia del traffico di droga dall’Afghanistan all’Europa e il più importante centro di riciclaggio di denaro sporco.
Dopo aver inglobato dal 1999 al 2009 tutti i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, tre della ex Unione Sovietica e due della ex Federazione Jugoslava, la NATO vuole ora impadronirsi del Montenegro per trasformarlo in base della sua strategia aggressiva. Si avvale a tal fine della complicità del governo Djukanovic, che all’interno reprime duramente la forte opposizione democratica all’entrata del Montenegro nella NATO.
La NATO mira oltre. Si prepara ad annettere Macedonia, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Ucraina e altri Paesi, per espandersi, con le sue basi e forze militari comprese quelle nucleari, sempre più a ridosso della Russia.
In questa gravissima situazione, in cui l’Europa viene trascinata nella via senza uscita della guerra, il Comitato No Guerra No NATO

  • chiama alla più ampia mobilitazione per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per un’Italia neutrale e sovrana che si attenga all’Art. 11 della Costituzione;
  • chiama i movimenti europei anti-NATO a unire le forze in questa battaglia decisiva per il futuro dell’Europa;
  • esprime la sua solidarietà ai movimenti e alle persone (politici, giornalisti e altri) che, in Montenegro, si battono coraggiosamente contro la NATO per la sovranità nazionale.

Catania, 5 dicembre 2015

Sanzioni alla NATO?

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“I leader e gli intellettuali europei, di fronte alla strage NATO [in Afghanistan, presso l’ospedale di MSF a Kunduz – ndr]  sono in rigoroso silenzio, quello che non ebbero di fronte alla tragedia nei cieli dell’Ucraina.
Una settimana dopo l’abbattimento del Boeing malese, l’Unione Europea, su pressione della Casa Bianca, inasprì le sanzioni commerciali contro la Russia, estendendole non solo alle aziende ma anche ai cittadini.
E adesso che gli aerei americani hanno volontariamente colpito un ospedale uccidendo civili, l’Unione Europea che farà? Voterà le sanzioni commerciali contro l’America? O le voterà contro se stessa, visto che il bombardamento era sotto egida NATO (di cui molti Paesi europei fanno parte)?
Di fronte al mondo, l’Occidente sta perdendo la sua battaglia più importante che non è economica o militare: ma morale.
L’uso della menzogna, la criminalizzazione ideologica dell’avversario, la riduzione della complessità della storia in una lotta tra bene e male (in cui gli altri sono sempre il male), l’applicazione di un diritto dei “due pesi e due misure” mettono in discussione i valori fondanti di ogni democrazia e le avvicinano a quei regimi che essa pretende di combattere.
L’Occidente rappresentato da Obama o da questa Europa di tecnocrati e leader mediocri, ha cessato di essere la parte migliore del mondo; in compenso è la più ipocrita.”

Da Strage NATO: e adesso le sanzioni a chi le mettiamo?, di Giampaolo Rossi.