Giacomo Gabellini: Ucraina

Occulto, miei cari amici, non è solo ciò che riguarda i mondi superiori – inizialmente questi sono certo nascosti, occulti per tutti gli uomini. Ma per molti uomini è già occulto anche quello che avviene nel mondo fisico! E vogliamo augurarci che molto di ciò che è nascosto qui da noi diventi visibile! Che così tanti fatti rimangano nascosti a così tanta gente, costituisce una delle fonti della miseria in cui viviamo.
Rudolf Steiner

Il video della conferenza, svoltasi a Bologna lo scorso 14 maggio.

Lettera aperta ai ciarlatani della rivoluzione siriana

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Nel momento preciso in cui un dirigente storico della resistenza araba libanese, in Siria, è appena spirato sotto i colpi dell’esercito sionista [qui l’autore si riferisce alla morte di Mustafa Badreddine, avvenuta per mano delle milizie antigovernative, inizialmente attribuita ad una incursione aerea israeliana – ndr], indirizzo questa lettera aperta agli intellettuali e militanti di “sinistra” che hanno preso partito per la ribellione siriana e credono allo stesso tempo di difendere la causa palestinese, mentre sognano tutti presi la caduta di Damasco.
Ci dicevate nella primavera del 2011, che le rivoluzioni arabe rappresentavano una speranza senza precedenti per popoli che subivano il giogo di despoti sanguinari. In un eccesso di ottimismo, noi vi abbiamo ascoltato, sensibili ai vostri argomenti su questa democrazia che nasceva miracolosamente e a tutti i vostri proclami sui diritti umani. Siete riusciti quasi a persuaderci che questa protesta popolare che si è portata via i dittatori di Tunisia ed Egitto avrebbe spazzato via la tirannia ovunque e in ogni altra parte del mondo arabo, sia in Libia che in Siria, nello Yemen come nel Bahrain, e chi sa dove altro ancora.
Ma questo bello svolazzo lirico ha lasciato apparire rapidamente qualche falla. La prima, tanto grande da rimanere a bocca aperta, è apparsa riguardo la Libia. Quando, adottata dal Consiglio di Sicurezza per soccorrere le popolazioni civili minacciate, una risoluzione ONU si trasformò in un assegno in bianco per la destituzione manu militari di un capo di Stato divenuto ingombrante per i suoi partner occidentali. Degna dei peggiori momenti dell’era neo-conservatrice, questa operazione di “regime change” compiuta per conto degli USA da due potenze europee con mire di affermazione neo-imperiale è sfociata in un disastro di cui la sfortunata Libia continua oggi a pagare il caro prezzo. Infatti il collasso di questo giovane Stato unitario portò il Paese alla mercé delle ambizioni sfrenate delle sue tribù, sapientemente incoraggiate alle ostilità dalle bramosie petroliere dei carognoni occidentali.
C’erano anche anime belle comunque, tra di voi, tanto per accordare delle circostanze attenuanti a questa operazione, così come ce n’erano, inoltre, in primo piano per esigere che un trattamento analogo fosse inflitto al regime di Damasco. Questo perché il vento della rivolta che soffiava allora in Siria sembrava convalidare la vostra interpretazione degli eventi e sembrava dare una giustificazione a posteriori al bellicismo umanitario già scatenato contro il potentato di Tripoli. Eppure, lontano dai media di “mainstream”, alcuni analisti ci fecero osservare che il popolo siriano era lontano dall’essere unanime nella protesta e che le manifestazioni anti-governative avevano luogo soprattutto in alcune città, bastioni tradizionali dell’opposizione islamista, e che quel febbricitante ambito sociale, composto dalle classi impoverite dalla crisi, non avrebbe mai portato masse di persone alla causa per contribuire alla caduta del governo siriano.
Questi ammonimenti nostri sull’utilizzare il buon senso nella comprensione, voi li avete ignorati, così come i fatti che non corrispondevano alla vostra narrazione, voi li avete filtrati come vi è sembrato meglio. Li dove degli osservatori imparziali vedevano una divisione in poli della società siriana, voi avete voluto vedere un tiranno sanguinario che assassinava il suo popolo. Li dove uno sguardo spassionato permetteva di discernere le debolezze, ma anche i punti di forza dello Stato siriano, voi avete abusato di una retorica moralizzante per istruire a carico di un governo, che era molto distante dall’essere l’unico responsabile delle violenze, un processo sommario.
Voi avete visto le numerose manifestazioni contro Bashar Al Assad, ma non avete mai guardato i giganteschi raduni di sostegno al governo e alle riforme, che riempirono le vie di Damasco, di Aleppo e Tartous. Voi avete stilato la contabilità macabra delle vittime del governo, ma avete dimenticato quella delle vittime dell’opposizione armata. Ai vostri occhi c’erano vittime buone e vittime cattive, alcune che si meritavano di essere menzionate ed altre di cui non si vuole sentire neanche parlare. Deliberatamente voi avete visto le prime, bendandovi gli occhi per rendervi ciechi di fronte alle seconde.
E allo stesso tempo, questo governo francese, del quale criticate volentieri la politica interna per mantenere l’illusione della vostra indipendenza intellettuale, vi ha dato ragione su tutta la linea. Curiosamente, la narrazione del dramma siriano che era la vostra, coincideva con la politica estera del signor Laurent Fabius, un capolavoro di servilismo che mescolava l’appoggio incondizionato alla guerra israeliana contro i Palestinesi, l’allineamento pavloviano con la leadership americana e la solita minestra riscaldata di ostilità nei confronti della resistenza araba. Ma il vostro apparente matrimonio con la Quai d’Orsay non è mai sembrato darvi troppo fastidio. Voi difendevate i Palestinesi nel cortile mentre cenavate con i loro assassini in giardino. Vi capitava anche di accompagnare i dirigenti francesi in visita di Stato a Israele. Eccovi quindi intruppati e complici, assistere allo spettacolo di un presidente che dichiara pubblicamente che a lui “piaceranno sempre i dirigenti israeliani”. Ma ci voleva molto di più per scandalizzarvi e quindi vi siete imbarcati una nuova volta con il Presidente, come tutti d’altronde.
Avete a giusto titolo condannato l’intervento militare americano in Iraq nel 2003. La virtù rigenerante dei bombardamenti per la democrazia non vi scalfiva, e dubitavate delle virtù pedagogiche delle operazioni belliche chirurgiche. Ma la vostra indignazione nei confronti di questa politica della cannoniera in versione “high tech” si dimostrò stranamente selettiva. Poiché reclamavate a tutti i costi contro Damasco, nel 2013, ciò che giudicavate intollerabile dieci anni prima contro Baghdad.
Un solo decennio è bastato per rendervi così malleabili, tanto da vedere ormai la salvezza del popolo siriano in una pioggia incrociata di missili su questo Paese che non vi ha fatto nulla di male. Rinnegando le vostre convinzioni anti-imperialiste, voi avete sposato con entusiasmo l’agenda di Washington. Mentre senza vergogna non soltanto applaudivate in anticipo i B 52, ma riprendevate la propaganda più becera e grottesca degli Stati Uniti, da cui il precedente iracheno e le sue menzogne memorabili dell’era Bush avrebbero dovuto immunizzarvi.
Mentre inondavate la stampa esagonale delle vostre assurdità, fu proprio un giornalista americano d’investigazione d’eccezione, che sbriciolò la patetica “false flag” destinata a rendere Bashar Al Assad il responsabile di un attacco chimico di cui nessun organismo internazionale l’ha accusato, ma che gli esperti del Massachusetts Institute of Technology e l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, tuttavia, hanno attribuito alla parte avversa. Ignorando i fatti, travestendovi da qualcos’altro alla bisogna, voi avete recitato in questa occasione la vostra parte miserabile in questo melodramma cacofonico di menzogne. E quello che è ancora peggio, è che continuate a farlo. Anche quando lo stesso Obama lascia intendere che lui stesso non ci ha creduto, voi vi ostinate a reiterare queste stupidaggini, come dei cani da guardia che continuano ad abbaiare anche dopo il dileguarsi dell’intruso. E per quale motivo? Per giustificare il bombardamento, da parte del vostro governo, di un piccolo Stato sovrano, il cui torto maggiore è il suo rifiutare di sottostare all’ordine imperiale. E per cosa? Per venire in aiuto di una ribellione siriana di cui voi avete sapientemente mascherato il vero volto, accreditando il mito di un’opposizione democratica e laica che esiste soltanto nelle halls dei Grand Hotel di Doha, di Parigi o di Ankara.
Questa “rivoluzione siriana”, l’avete dunque esaltata, ma avete pudicamente voltato lo sguardo altrove quando si trattava invece di notare le sue pratiche mafiose, la sua ideologia settaria e i suoi finanziamenti dubbi e carichi di problematiche da porsi. Voi avete accuratamente occultato l’odio interconfessionale che la ispira, questa avversione morbida per gli altri credo direttamente ispirata al wahhabismo che ne è il pilastro ideologico. Voi sapevate bene che il regime baathista, in quanto laico e non settario in senso confessionale, costituiva un’assicurazione a vita per le minoranze religiose, ma non ve ne siete dati pena, arrivando addirittura a classificare come “cretini”, coloro che prendevano la difesa dei cristiani perseguitati. Ma non è tutto purtroppo. Arrivati alla resa dei conti, vi resterà appiccicata addosso anche questa ultima ignominia: voi avete fatto da garanti alla politica di un Laurent Fabius per il quale Al Nusra, ramo siriano di Al Qaida, “ fa un buon lavoro in Siria”. E chi se ne frega! Tanto peggio per i passanti sbrindellati nelle vie di Homs o per gli alauiti di Zahra assassinati dai ribelli, tanto, per i vostri occhi questi sono le ultime ruote del carro.
Tra il 2011 e il 2016 le maschere sono cadute. Fate appello al diritto internazionale mentre applaudite alla violazione dello stesso contro uno Stato sovrano. Pretendete di promuovere la democrazia per i Siriani diventando gli araldi del terrorismo che subiscono. Dite di difendere i Palestinesi, ma siete dalla stessa parte della barricata di Israele. Allora state tranquilli, perché quando un missile israeliano si abbatte sulla Siria non sarà mai che colpirà i vostri beniamini. Perché grazie a Israele e alla CIA, ma anche grazie a voi miei cari, questi coraggiosi ribelli continueranno a predisporre il futuro radioso della Siria sotto l’egida del takfirismo. Perché quel missile sionista, che si abbatterà sulla Siria, ucciderà sicuramente e solo uno dei leader di questa resistenza araba di cui cianciate, ma che voi avete tradito.
Bruno Guigue

Fonte

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Alain De Benoist presenta “Il trattato transatlantico”

Modena, 7 maggio 2016.
Il Centro Studi Eurasia-Mediterraneo (CeSEM), con il patrocinio del Comune di Modena e insieme all’associazione Le Stelle Danzanti, incontra Alain De Benoist, autore de Il trattato transatlantico. L’accordo commerciale USA-UE che condizionerà le nostre vite, pubblicato da Arianna Editrice.

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Parlamentari USA auspicano una agenzia federale per diluire la “propaganda” russa e cinese con “flussi di verità”

Al Congresso americano questa settimana è stata introdotta una nuova proposta di legge per la creazione di un’agenzia federale volta esclusivamente a contrastare la “propaganda” russa e cinese, che rappresenta una minaccia per gli interessi statunitensi in patria e in giro per il mondo.
La proposta H.R. 5181, “Atto per contrastare la propaganda e la disinformazione straniera” è aggregata alla proposta di legge S.2692 introdotta in marzo.
Secondo il membro del Congresso Adam Kinzinger (repubblicano dell’Illinois), cofirmatario della proposta assieme all’altro membro del Congresso Ted Lieu (democratico della California), questa proposta cerca di incarnare “un approccio di gestione totale, senza restrizioni burocratiche” che creerà nuove collaborazioni nella guerra dell’informazione con “organizzazioni che hanno esperienza nel contrastare la propaganda straniera”.
“Mentre la Russia continua a rigurgitare la sua disinformazione e a diffondere false versioni, essi minano gli Stati Uniti e i suoi interessi in luoghi come l’Ucraina, diffondendo inoltre ulteriore instabilità in questi Paesi” ha detto Kinzinger.
“In un momento in cui Paesi come la Russia e la Cina si stanno spendendo in una campagna di guerra ibrida, gli Stati Uniti hanno l’unica possibilità di rispondere alle manipolazioni straniere incoraggiando la libera diffusione di informazione veritiera. Ciò può ulteriormente prevenire conflitti e assicurare stabilità per il futuro” ha aggiunto il rappresentante al Congresso.
Il rappresentante al Congresso Lieu ha aggiunto che la necessità di creare un paradigma migliore nella sfera dell’informazione è di vitale importanza per gli interessi nazionali statunitensi in quanto la diffusione della sedicente informazione russa e cinese rende il mondo “meno sicuro”.
“Dall’Ucraina al Mar Cinese Meridionale, le campagne di disinformazione fanno di più che diffondere sentimenti anti-occidentali, esse manipolano la pubblica percezione per cambiare i fatti presenti sul terreno, sovvertire la democrazia e colpire gli interessi statunitensi. In breve, rendono il mondo meno sicuro” sostiene Lieu. “Questa Legge assicura che gli Stati Uniti usino tutti gli strumenti disponibili per distruggere queste campagne propagandistiche al vetriolo e far sì che tutti coloro i quali sono stati manipolati possano accedere a informazioni veritiere. La verità può essere un potente rimedio alla destabilizzazione e al conflitto e noi dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per far sì che arrivi al mondo intero”.
La Legge per contrastare la Guerra dell’Informazione del 2016, secondo i legislatori statunitensi, auspica di promuovere una “stampa indipendente” in Paesi che sono visti dagli Americani come vulnerabili alla disinformazione straniera.
Coloro che saranno selezionati per prestare servizio come agenti dell’informazione statunitensi saranno selezionati da liste di partecipanti a progetti di scambi didattici e culturali dai Paesi “considerati vulnerabili alle campagne di propaganda e di disinformazione straniera”.
Per combattere questa battaglia il Dipartimento di Stato sta cercando di fondare un Centro di Analisi e Intervento sull’Informazione che raccoglierà e analizzerà informazioni sugli sforzi relativi alla guerra dell’informazione. Al centro verrà anche chiesto di individuare e contrastare operazioni di informazione dirette contro gli interessi della sicurezza nazionale USA, producendo le proprie versioni dei fatti che supportino gli obiettivi degli Stati Uniti e dei propri alleati nella regione.

Fonte – traduzione di M. Janigro

Se lo dice Tricarico…

fbe137ef-c974-41c8-bb24-c3b6c06c752d“Se non sapessimo davvero quali e dove sono le vere minacce alla sicurezza e alla stabilità dell’area euro-atlantica, ci sarebbe da sorridere. È uno strano comportamento quello tenuto dagli USA negli ultimi sei o sette anni.
Da un lato – osserva Tricarico nella sua analisi per Askanews – non perdono occasione per manifestare fin troppo esplicitamente insofferenza per l’iniqua ripartizione degli oneri nella NATO, che secondo loro graverebbe sulle spalle del contribuente statunitense in misura sproporzionata.
Ma dall’altro accentuano, in maniera ormai inaccettabile, le pressioni sugli alleati affinché siano strumento di una politica che odora di stantio: scenari da Guerra Fredda di volta in volta riproposti facendo ricorso a una posizione dominante ancora indiscussa”. Quindi, una NATO che resta ancorata a uno scenario da Guerra Fredda?
“Si tratta solo dell’ultima puntata di un copione che viene da lontano, una sorta di sordo richiamo della foresta in cui l’orso russo è il nemico numero uno, verso cui va non va mai abbassata la guardia. Una politica che trova orecchie particolarmente sensibili (o forse origina?) nei Paesi già appartenuti all’Unione Sovietica e ancora sospettosi, quando non ostili, nei confronti di Mosca.
In questo quadro nascono vere e proprie provocazioni, che solo per fortuna non hanno ancora innescato una vera escalation ma che hanno gravi conseguenze nel confuso, e quello sì serio, scenario internazionale”. Con quali ricadute? “In primo luogo, la NATO presta scarsa attenzione al terrorismo. Eppure non avevano gli USA aderito al Consiglio NATO-Russia di Pratica di Mare (nel 2002), istituito proprio per combattere insieme il terrorismo?
Oggi, evidentemente lontani dal 2001 non solo in senso cronologico, – prosegue Tricarico – fanno di tutto per irritare il partner russo, del quale hanno disperato bisogno su altri tavoli negoziali tanto da dovervisi ultimamente rivolgere ingoiando giganteschi rospi”.
“Di fronte a tutto questo – osserva Tricarico – viene da chiedersi quale sia la politica italiana all’interno dell’Alleanza. Il silenzio di fronte alle ultime sortite statunitensi parrebbe un assenso alla linea da essi indicata, imperniata sul rafforzamento del fianco nord-occidentale a contenimento di un Putin sempre più minaccioso.
Ma davvero questa è la visione italiana? O non bisogna dire agli USA, una volta per tutte, che se vogliono dislocare loro truppe in un Paese nordico impaurito e compiacente cerchino le risorse a casa propria senza mettere in mezzo la NATO? Non è l’ora di chiudere le porte a nuove iniziative soprattutto quelle che Putin percepisce come una minaccia alla sua sicurezza?”.
“Non è giunta l’ora che la NATO cominci a pensare seriamente a irrobustire le sue capacità per battere il terrorismo, a mettersi a disposizione della comunità internazionale per frenare la follia stragista anziché far credere al mondo che il nemico sia la Russia? Salvo poi vedere il suo membro più influente, gli USA, costretto a chiedere aiuto per togliere dal fuoco le castagne più scottanti, come è già più volte successo?
Questa volta non serve una politica europea per fare inceppare il meccanismo di un’Europa del nord a influenza statunitense e di un dialogo nord-sud dell’Alleanza sempre inascoltato.
Basterebbe che alla prossima ministeriale NATO un solo Paese chiedesse ad alta voce di ristabilire gli equilibri in un’Europa che, anche se disunita, non ha bisogno di condizionamenti esterni né di relegare in un angolo la Russia, con la quale vogliamo misurarci con le nostre forze, le nostre valutazioni ed i nostri interessi.
È troppo sperare che l’Italia lo faccia con lo stesso vigore con cui si sta battendo per cause altrettanto importanti come l’emergenza immigrazione e gli investimenti per l’occupazione?”

Così afferma il generale Leonardo Tricarico, in una analisi sul futuro della NATO.
Egli è stato comandante della Quinta Forza Aerea Tattica Alleata della NATO di stanza a Vicenza e durante la guerra in Kosovo del 1999 ha assunto gli incarichi di comandante operativo delle Forze Aeree Italiane e di Vice Comandante della Forza Multinazionale impiegata nel conflitto. Già Consigliere Militare di tre presidenti del Consiglio (D’Alema, Amato e Berlusconi), Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare dal 2004 al 2006, è l’attuale presidente della Fondazione ICSA.

Fonte