9 maggio 1978


Siamo stati noi a mettere il dito dei brigatisti sul grilletto della pistola. Le Brigate Rosse sono state manipolate in questa direzione, verso l’esecuzione di Moro. Non l’hanno mai capito o scoperto, ma è così che è andata.
(…) La trappola era che dovevano ucciderlo. Sono stati sopraffatti dalla loro stessa incapacità di capire ciò che davvero stava accadendo. Ancora una volta sono stati eccellenti sul piano tattico, ma strategicamente si sono fatti manovrare come degli ingenui.
(…) Li ho messi a tal punto con le spalle al muro che non gli restava altro da fare che uccidere il loro prigioniero. Si sono fatti manipolare fino a diventare i responsabili del loro stesso annientamento.
Steve Pieczenik

Da Abbiamo ucciso Aldo Moro, di Emmanuel Amara, Cooper, 2008, pp. 173-174.

Steve Pieczenik è uno psichiatra, scrittore di gialli psico-politici “acclamato dalla critica”, consulente del Dipartimento di Stato USA inviato in Italia in qualità di negoziatore, all’epoca del sequestro dell’esponente democristiano.
Dopo averlo insultato, egli si assume la responsabilità primaria della decisione del governo allora in carica di rifiutare qualsiasi negoziato con i sequestratori per il suo rilascio. Qui.

Steve Pieczenik, oggi:

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David Rossi, MPS e la Siria

David Rossi, il responsabile della comunicazione presso il Monte dei Paschi di Siena, procacciava.
Non tanto dolci compagnie per i notabili locali quanto, molto più probabilmente, lucrosi affari per i produttori e commercianti di armi da destinare ai “ribelli” siriani.
Ma un giorno qualcosa deve essere andato storto e…

Citizenfour

Citizenfour è un documentario del 2014 diretto da Laura Poitras, riguardante Edward Snowden e lo scandalo spionistico della NSA. Con la partecipazione di Glenn Greenwald, della stessa regista e di Snowden medesimo.
Ha vinto l’Oscar come miglior documentario nel 2015.

Gli stregoni della notizia (atto secondo)

I politici sono davvero succubi dei media in una società ossessionata dallo strapotere dell’informazione? In realtà i governi hanno imparato a usare a proprio vantaggio l’apparente supremazia della stampa grazie agli spin doctor, i moderni «stregoni della notizia». In questo appassionante saggio, Marcello Foa aggiorna e amplia il testo del 2006, divenuto ormai un classico della comunicazione. L’autore spiega come e perché sia possibile orientare e all’occorrenza manipolare l’informazione, spesso all’insaputa degli stessi giornalisti. Ricco di aneddoti e retroscena sui grandi fatti recenti – dalla guerra in Irak a quella in Siria, da Renzi a Macron fino alle fake news – svela con chiarezza le logiche, le tecniche, i trucchi usati dai grandi persuasori al servizio delle istituzioni.
Il libro ribalta con onestà intellettuale molti luoghi comuni sul Quarto Potere. Un testo indispensabile per chi vuol capire il ruolo e i misteri del mondo dell’informazione.

Gli stregoni della notizia. Atto II
Come si fabbrica informazione al servizio dei governi

di Marcello Foa
Guerini e Associati, pp. 296, € 21,50

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Gina Cheri Haspel, neodirettore della Central Intelligence Agency.

Polveri… sottili

Licenziata Dilyana Gaytandzhieva, la giornalista bulgara che sollevò il vespaio sulle forniture di armi USA ad Al Qaeda e ISIS


Dilyana Gaytandzhieva, nel dicembre 2016, testimonia il ritrovamento di nove magazzini sotterranei contenenti numerose casse di armi provenienti dalla Bulgaria, nel settore orientale della città di Aleppo prima occupato dai cosiddetti “ribelli siriani”

Dilyana Gaytandzhieva, la giornalista bulgara che sollevò il vespaio sulle forniture di armi USA ad Al Qaeda e ISIS, è stata appena licenziata dal giornale presso cui lavorava, Trud, per paura di ulteriori ritorsioni dopo che la stessa è stata “interrogata” dai servizi segreti di questo Paese NATO, libero, democratico, europeo.
Ovviamente, il suo pezzo da noi ha avuto pochissima risonanza, coinvolgendo la crema dei neoatlantici, facendo nomi e cognomi di chi caricava cosa su quei voli Silkway (compagnia statale azera) resi “diplomatici” per azzerare i controlli IATA e doganali, eliminando così qualsiasi restrizione dovuta a convenzioni internazionali ed embarghi.
In questo caso mi chiedo davvero se sia il caso, per chi possa ancora farlo, non solo di diffondere la notizia e denunciare l’accaduto, oltre che a dare doverosa visibilità a questa inchiesta, sia pur con mesi di ritardo, ma anche di dibattere la questione e portarla a casa nostra, circa il silenzio-assenso del nostro governo a (eventuali?) traffici analoghi di armi nel nostro Paese e, più in generale, a rinnovare con ulteriori, freschi, argomenti, la campagna contro la permanenza dell’Italia nel cosiddetto “patto atlantico”.
Paolo Selmi