Disastro ambientale in Sardegna

“Il suo paesaggio da cartolina attira i turisti più fortunati. Le stelle del jet set vengono a bagnare gli yacht lungo le sue coste paradisiache. Ma la Sardegna nasconde una realtà davvero triste.
Sui bordi incantati del Mediterraneo, dietro la cortina invisibile delle radiazioni nucleari emesse dopo l’utilizzo di armi all’uranio, c’è un immenso paesaggio desolato, pieno di segreti maligni. Piantiamo lo scenario. È in Sardegna. Un territorio della superficie pari a 35.000 ettari è stato affittato alle installazioni militari. Sull’isola si trovano poligoni di tiro (Perdasdefogu), tratti di mare per le esercitazioni (capo Teulada), poligoni per le esercitazioni aeree (capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburante (nel cuore di Cagliari, alimentati da una conduttura che attraversa la città), senza contare le varie caserme e sedi di comando militare (Aeronautica, Marina). Si tratta di infrastrutture delle forze armate italiane e della NATO.
Alcune cifre: il poligono di Salto di Quirra – Perdasdefogu (Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i due poligoni italiani più estesi, mentre il poligono NATO di Capo Frasca (costa occidentale) è pari a 1.400 ettari. A questi si devono aggiungere l’ex base NATO sull’isola della Maddalena, per sempre inquinata. Durante le esercitazioni militari, viene vietata la navigazione e la pesca su una superficie marina superiore ai 20.000 chilometri quadrati, una superficie quasi uguale a quella della Sardegna.
Che cosa si scopre? La valle di Quirra, una delle zone più belle e ancora selvagge della Sardegna, è stata trasformata in una cassaforte di veleni a cielo aperto. Nel corso degli anni si è messo il coperchio sulla pentola delle “polveri di guerra” che ha decimato un numero di abitanti e di militari che vivevano e lavoravano nel poligono e nei villaggi limitrofi. Ma adesso, grazie a un Procuratore, Domenico Fiordalisi, che è determinato a dare voce alle lamentele delle numerose vittime, la verità comincia a venire alla superficie. I “segreti” vengono alla fine portati alla luce della giustizia.
Con l’accusa di “disastro ambientale”, tre generali che sono stati al comando del poligono di Quirra, due tecnici e un ricercatore universitario sono accusati dal procuratore che sta indagando, da parecchi mesi, sui decessi per cancro di parecchi abitanti della zona di Quirra e sulle delle malformazioni dei neonati e del bestiame. Ci possiamo aspettare altri capi di accusa, visto il disastro ambientale e umano che, da anni, colpisce la Sardegna.”

Sardegna, pattumiera della NATO e del complesso militare-industriale di Carla Goffi e Ria Verjauw continua qui.

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29 thoughts on “Disastro ambientale in Sardegna

  1. Ustica chiama Ramstein, rispondi Ramstein!

    PALERMO, 1 FEB – Una perizia disposta dall’Aeronautica militare tedesca dopo l’incidente accaduto nel 1988 a tre aerei delle Frecce Tricolori sui cieli di Ramstein, in Germania, durante un’esibizione acrobatica nella base Nato, proverebbe che il velivolo ‘solista’, schiantatosi contro quelli dei due colleghi sarebbe stato sabotato. Una circostanza emersa grazie alle indagini difensive condotte dall’avvocato Daniele Osnato nell’ambito della nuova indagine sulla strage di Ustica aperta, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga dai pm di Roma. Il legale assiste i familiari di alcune vittime dell’incidente disastro del Dc9.
    L’ipotesi del legale e’ che l’incidente di Ramstein, costato la vita ai militari Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, non fu determinato da un errore del pilota ‘solista’ – Nutarelli -, ma che invece il velivolo venne sabotato per impedire al tenente colonnello di testimoniare davanti al giudice istruttore Rosario Priore sulla strage di Ustica. Il militare, alzatosi in volo con Naldini il 27 giugno del 1980, la notte dell’incidente del Dc9, per un’esercitazione, lancio’ per due volte l’allarme generale in prossimita’ della rotta del velivolo dell’Itavia, prima di atterrare a Grosseto. Su questo anomalo comportamento il giudice avrebbe dovuto interrogare due settimane dopo la tragedia di Raimstein il pilota.
    Nutarelli, dice il legale, durante l’esibizione nei cieli tedeschi accortosi che qualcosa non andava nella strumentazione di bordo, che avrebbe segnalato altimetrie errate, tento’ di frenare tirando giu’ il carrello e il freno aerodinamico. Il tentativo di frenata emergerebbe dalla perizia tedesca, ma sarebbe stato scoperto dal legale che sta ritraducendo l’atto.
    ”Ho saputo da fonti di stampa – commenta Osnato – che l’Aeronautica militare avrebbe fatto una sua perizia su Ramstein. Noi non ne abbiamo mai avuto notizia. Se questo e’ vero la chiederemo e se non ce la daranno, chiederemo alla magistratura di fare un ordine di esibizione di atti all’Aeronautica”.
    (ANSA)

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  2. non m’interessa quello che pensi tu, ma t’informo che fiordaliso è proprio quello che nè ha ordinato il dissequestro, dopo che tutti gli esami hanno dato esito negativo…………. vi eravate scordati di scriverlo vero?

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  3. non pare proprio… leggere qua, commenti compresi: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/12/07/lo-strano-inquinamento-di-quirra-un-procuratore-scomodo-e-un-processo-che-si-avvicina/#more-2404
    da cui, fra le altre cose, risulta che l’indagine epidemiologica sulla «Sindrome di Quirra», sull’uranio impoverito, sugli altri poligoni, Teulada e Capo Frasca, sulla gente, sulle morti sospette e sui tumori indotti è cominciata a gennaio, ed entro il 2012 ci saranno le conclusioni. Il coordinamento è affidato all’Istituto superiore di sanità (fonte La Nuova Sardegna, 16 dicembre 2011).
    e, in merito al dissequestro del poligono di Salto di Quirra: “La domanda, in sostanza, è una sola: se il poligono non è più sotto sequestro della Procura di Lanusei, e se, come sta accadendo in queste ore, i fondali sono stati ripuliti e le aree inquinate sono state recintate, perché i pastori e i cittadini non possono comunque transitarvi e ad alcuni comuni, come Perdas, è stato negato il rinnovo delle concessioni per utilizzare quei terreni? Walter Mura (primo cittadino di Perdasdefogu – ndr), questa domanda, l’ha rivolta anche al ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola, al quale nei giorni scorsi ha inviato una lettera chiedendo un incontro urgente.”
    (fonte La Nuova Sardegna, 19 gennaio 2012)

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  4. …ma hai letto gli atti della procura??? Guarda che Francy ha ragione, puoi citare tutte le pagine web che ti pare, ma quello che conta sono i risultati delle indagini, non le tue se..e mentali!

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  5. Dal 2 al 31 maggio 2012 , nel salto di quirra riprenderanno le esercitazioni militari. Le notizie di oggi danno conferma della presenza di uranio, con 20 indagati dalla procura. Come possiamo fermarli?

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  6. Il Senato accelera sul caso uranio impoverito.
    La Commissione d’inchiesta pretende risposte immediate dal Ministero. La Difesa impugna la sentenza del caso Melis

    di Matteo Mascia

    Nella serata di martedì il procuratore Domenico Fiordalisi (foto) è stato ascoltato dalla Commissione d’inchiesta del Senato che indaga sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale militare esposto all’uranio impiegato all’estero e sul territorio nazionale.
    La seduta è andata avanti per oltre due ore. L’inizio era fissato per le venti, il pm del tribunale di Lanusei ha spiegato per oltre due ore la sua posizione in merito alle attività militari svolte per decenni all’interno del poligono militare di Quirra. L’organismo inquirente di Palazzo Madama, presieduto dall’esponente del Pdl Rosario Costa, ha deciso di agire immediatamente dopo la deposizione del magistrato. Fiordalisi avrebbe infatti convinto della gravità della situazione la maggioranza dei componenti della Commissione. Tanto che nella giornata di ieri è stata direttamente interessata la presidenza del Senato.
    Atto necessario per sollecitare una rapida risposta del Parlamento dal punto di vista legislativo. Nello specifico, tutte le sigle politiche sono decise nel pretendere una rapida bonifica dei luoghi interessati dalle esercitazioni militari. Zone su cui era stato già vietato il pascolo ed il transito qualche mese fa. Una scelta radicale successivamente rivista dalla Procura. Aree che gli inquilini di Palazzo Madama conoscono molto bene. Da anni si ripetono infatti i sopralluoghi in terra sarda. Visite ed ispezioni del demanio militare utili a “toccare con mano” le leggerezze e le discutibili tecniche di smaltimento di pericolosi rifiuti speciali. Dodicimila ettari bisognosi di un deciso intervento da parte di aziende specializzate. Lavori che dovranno oltrepassare i confini della zona militare. Il territorio interessato comprende infatti anche Comuni molto lontani dal comando di Perdasdefogu. Undici amministrazioni particolarmente preoccupate per il futuro delle proprie comunità. Durante questa legislatura l’attività inquirente del Senato ha senza dubbio subito una netta accelerazione.
    La cautela e l’utilizzo degli argomenti difensivi fatti propri dalla Difesa per tanto tempo hanno lasciato spazio ad una verità: a Quirra si è fatto uso di munizioni realizzate con l’uranio impoverito. Un atteggiamento contrastante con le dichiarazioni che arrivavano a negare l’evidenza. Un velo di ipocrisia utile a fare da schermo alle patenti deficienze del Ministero. Mentre tra gli eserciti della Nato venivano diffuse brochure informative sulle tecniche di intervento nelle aree bombardate con questo tipo di munizionamento, da noi si dava libero sfogo all’improvvisazione. Per anni è mancato un addestramento specifico o un particolare protocollo di profilassi. Durante le indagini di Fiordalisi è poi emerso l’impiego e la presenza di un’altra sostanza radioattiva.
    La presenza di torio sarebbe particolarmente elevata nelle vicinanze del poligono e nelle ossa dei corpi dei pastori morti nel corso degli ultimi anni per aver sviluppato neoplasie e linfomi. Evidenze con cui si è legittimata la recente richiesta di rinvio a giudizio per venti indagati. Militari, amministratori e consulenti che daranno il via ad una vera guerra di perizie e controperizie di fronte al collegio giudicante. Rimanendo nelle aule dei tribunali isolani, il dicastero della Difesa ha deciso di appellare la sentenza in cui si obbliga l’amministrazione militare a risarcire con oltre mezzo milioni di euro la famiglia di Valery Melis. Sottufficiale di Quartu Sant’Elena colpito da un linfoma di Hodgkin al suo ritorno dalle missioni nei Balcani. La Corte d’Appello dovrà ora rinnovare il giudizio celebrato in primo grado.
    Il legale della famiglia Melis rimane comunque molto ottimista. Non ci sarebbero i margini per rivedere i profili di responsabilità delle Forze armate. I genitori del militare sono invece stati costretti ad un ennesimo confronto con lo Stato e la magistratura. Una lotta lunga ed estenuante iniziata subito dopo la morte di un giovane di ventisette anni. Sarebbe ora che la Difesa portasse avanti un severo esame di coscienza. Nascondersi dietro i tempi della giustizia civile non servirà ad eliminare i problemi. L’esposizione all’uranio impoverito ha coinvolto migliaia di militari.

    http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=14789#

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  7. Il poligono di Quirra potrebbe essere fermato dal Senato
    di Matteo Mascia

    Il futuro prossimo del poligono militare del Salto di Quirra potrebbe essere definito entro la prossima settimana. La commissione d’inchiesta del Senato sullo sviluppo di patologie connesse all’esposizione all’uranio impoverito potrà infatti assumere provvedimenti in grado di mettere una seria ipoteca sulle esercitazioni in una delle basi sperimentali più importanti d’Europa.
    Martedì è prevista l’ultima audizione da parte dell’organo inquirente di Palazzo Madama. Sarà ascoltato il generale Maurizio Lodovisi, responsabile logistico dell’Aeronautica militare. Dopo l’acquisizione di questa deposizione, è stato deciso di convocare una seduta plenaria per il giorno successivo. Inizialmente, i senatori sembravano intenzionati a richiedere la messa in campo di un “valido progetto di bonifica rispondente a tutte le leggi in materia di prevenzione e tutela della salute pubblica”, una linea morbida abbandonata a favore di una posizione più netta e severa.
    In attesa della conclusione del processo di fronte al tribunale di Lanusei, si potrebbe infatti pretendere dal ministero della Difesa di svolgere solo una “attività leggera”. Il provvedimento della Commissione potrebbe poi incrociarsi con il cammino di una mozione presentata dal senatore del Pd Gian Piero Scanu. Il testo depositato dall’ex sindaco di Olbia – firmato da centoventi colleghi – prevede infatti una netta rivisitazione dell’estensione delle servitù militari gravanti sul territorio sardo. Il procuratore del tribunale ogliastrino, Domenico Fiordalisi, ha raccontato di fronte ai parlamentari le evidenze emerse durante l’attività investigativa.
    Il magistrato ha consegnato alla Commissione degli elementi di sicura importanza. Per anni ed anni, oltre alle normali esercitazioni militari, sarebbe stato portato avanti uno smaltimento illecito di quanto contenuto negli arsenali delle Forze armate italiane. L’attenzione del pm si è concentrata soprattutto sul missile filoguidato “Milan”, armamento in dotazione ad Italia, Francia, Germania e Regno Unito prodotto sino al 1999. All’interno del poligono di Quirra sarebbero stati fatti esplodere 1.187 missili di questo tipo. Fiordalisi ha spiegato come venissero organizzati dal personale militare dei “fornelli” in cui venivano fatte detonare queste armi. Operazioni andate avanti presumibilmente sino al 2008. Una quantità ingente di materiale che ha fortemente inquinato l’area del poligono ed i territori circostanti. La Procura ha focalizzato la propria attività sulla ricerca del torio, elemento radioattivo contenuto in questo tipo di missile.
    La sostanza è stata rinvenuta nel miele, nei formaggi, sul terreno e nelle tibie delle salme riesumate dai cimiteri della zona. Il torio presenta poi un decadimento “anomalo” rispetto alle altre sostanze radioattive. “Durante il decadimento il torio emette ovviamente delle particelle di tipo Alfa – ha spiegato Fiordalisi ai senatori – queste però, anziché diminuire col trascorrere del tempo, subiscono un picco intorno ai vent’anni dalla realizzazione delle armi o comunque dei manufatti contenenti questo elemento. Un fatto non trascurabile. Le particelle Alfa sono infatti responsabili di possibili danni al Dna”.
    Il magistrato ha poi messo l’accento sulla totale mancanza di analisi litologiche da parte dell’Amministrazione militare. Una verifica sulla composizione minerale del terreno e delle rocce avrebbe potuto convincere la Difesa ad evitare un certo tipo di attività. Le pietre della zona presenterebbero – naturalmente – una radioattività di base superiore al valore medio. La totale assenza di studi e valutazioni sull’impatto ambientale di “bombardamenti” e brillamenti è stata accompagnata con l’inesistenza di operazioni di bonifica. Manovre iniziate solo recentemente, dopo l’annullamento del sequestro preventivo disposto dal Gip di Lanusei. Intanto, il Gup del Tribunale sardo, ha fissato la prima udienza per il procedimento per disastro ambientale in seguito all’utilizzo di uranio impoverito nel poligono, per il 20 giugno prossimo. Sono previste udienze il 27 giugno e l’11 luglio prossimi. Le parti offese sono: lo Stato italiano rappresentato dai ministeri dell’Economia e della Difesa, la Regione Sardegna, le Provincie di Cagliari e dell’Ogliastra, i Comuni che ricadono nell’area: Armungia, Tertenia, Ulassai, Villaputzu, Arzana, Ballao, Jerzu, Lotzorai, Perdasdefogu, Villagrande Strisaili ed Escalaplano.

    http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=14845

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  8. Pingback: La Sardegna sotto il tallone della NATO | Informare per Resistere

  9. la decrescita del sistema militare sardo

    “Alla luce di tali novità [le elezioni amministrative, a giugno di quest’anno, hanno determinato il rinnovo di molte amministrazioni locali della Sardegna e pochi giorni prima, il 30 maggio, la “Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito” ha approvato all’unanimità la “Relazione intermedia sulla situazione dei poligoni di tiro”, con la quale si è inteso sintetizzare i dati raccolti fino a quella data – ndr], era sembrato opportuno proporre un confronto con tutti i sindaci dei comuni nei cui territori sono insediati i poligoni di tiro, anche al fine di conoscere il loro avviso circa i contenuti della Relazione varata dalla Commissione.
    Il senatore Scanu ricorda quindi di avere aperto l’incontro con i sindaci, ripercorrendo tali contenuti e in particolare sottolineando che le proposte compendiate al termine della Relazione costituiscono una traccia che può essere riempita di contenuti ed articolata ulteriormente solo con il concorso di tutti gli attori interessati: sul versante dell’amministrazione statale, la Difesa e l’Ambiente, e, soprattutto, sul versante delle autonomie, la regione, le province ed i comuni, il cui ruolo centrale discende dall’impostazione che la Commissione ha inteso dare alla Relazione, volta a valorizzare l’intero sistema delle autonomie.
    Ciò in quanto la decrescita del sistema militare sardo, quale viene configurata nella Relazione con la chiusura di due poligoni di tiro Capo Frasca e Capo Teulada e il ridimensionamento e la ristrutturazione di Salto di Quirra, risponde in primo luogo alle esigenze delle comunità locali, come è stato evidenziato, la scorsa settimana, dall’audizione del sindaco di Villaputzu, ma costituisce anche un’occasione di snellimento e razionalizzazione delle Forze Armate, che deve essere contestualizzato ed aggiornato sia in rapporto alle esigenze di contenimento e ottimizzazione della spesa pubblica, secondo il criterio della spending review sia in relazione all’auspicabile sviluppo di un sistema europeo di difesa.
    All’incontro erano presenti o rappresentati da membri della giunta o del consiglio comunale, i sindaci di Arbus, Ballao, Escalaplano, Jerzu, Muravera, Perdasdefogu, Sant’Anna Arresi, Teulada, Tertenia, Ulassai e Villaputzu. Erano assenti, ancorché invitati, i sindaci di Arzana, Lotzorai e Osini.
    La quasi totalità dei sindaci presenti – prosegue il senatore Scanu – ha espresso un sentimento di viva condivisione dei contenuti della Relazione intermedia sulla situazione dei poligoni di tiro, ma ha anche segnalato l’esigenza di passare al più presto dal progetto alla realizzazione di esso, a partire in primo luogo dalle bonifiche.
    La messa in sicurezza del territorio e la bonifiche delle aree ad elevata intensità militare sono considerate dai sindaci un passaggio di estrema importanza, poiché prospettano un recupero del territorio stesso nel senso della sua salvaguardia ambientale e del perseguimento di un modello di sviluppo alternativo rispetto a quello finora conosciuto e praticato; inoltre esse possono costituire il volano di comportamenti virtuosi per tutti i soggetti in campo: l’amministrazione della Difesa, che, nelle parti del territorio poste ancora sotto la sua giurisdizione, dovrà comunque astenersi dallo svolgimento di attività di cui sia provata o anche solo fondatamente sospettata la pericolosità per l’ambiente e per la salute umana ed animale – e ciò può avere ricadute interessanti anche in termini di adozione di tecnologie innovative nella sfera dell’addestramento e delle esercitazioni -; la regione e le amministrazioni locali, che devono assicurare il loro controllo sull’efficacia delle bonifiche ed al tempo stesso programmare, insieme agli altri soggetti pubblici e privati, una riconversione del territorio che non comporti la perdita di posti di lavoro, ma anzi ampli le occasioni di occupazione, salvaguardando al tempo stesso le attività “identitarie” dell’allevamento e dell’agricoltura; il sistema delle imprese, in primo luogo le imprese locali, che devono essere coinvolte nella transizione dall’uso militare del territorio all’insediamento di attività rivolte alla ricerca e all’innovazione tecnologica e produttiva, in ambito sia civile sia dual use. Tutti i sindaci hanno sottolineato l’importanza di un impegno del Ministero della Difesa per le bonifiche delle aree contaminate dei poligoni: nel caso della chiusura o del ridimensionamento di questi ultimi, infatti, devono essere restituite alla giurisdizione delle amministrazioni elettive aree completamente risanate, e riutilizzabili a fini civili senza rischi per la popolazione. Si vuole evitare – hanno sostenuto i sindaci – la replica di quanto avvenne con la chiusura delle miniere, quando l’ENI, società concessionaria, si ritirò senza avere provveduto al risanamento delle zone interessate, lasciando il relativo onere alle comunità locali, prive delle risorse necessarie a compiere opere di risanamento.”

    dalla Relazione del senatore Scanu sulla missione in Sardegna,
    “Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso dell’uranio impoverito”,
    Resoconto sommario n. 83 del 01/08/2012
    http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=00676183&part=doc_dc-sedetit_rdsssmis-intervento_scanupd&parse=no&stampa=si&toc=no

    il 31 Ottobre la prossima udienza del processo a Lanusei, finisce a giudizio anche il Ministero della Difesa: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/08/11/news/quirra-in-giudizio-il-ministero-della-difesa-1.5533260

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  10. Veleni di Quirra, Fiordalisi chiede 20 rinvii a giudizio
    15/11/2012
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/11/15/news/veleni-di-quirra-fiordalisi-chiede-20-rinvii-a-giudizio-1.6035336

    Quirra: l’archivio NATO resterà top secret.
    Nessun documento (fra quelli con i quali il ministero della Difesa assegnava l’appalto alla NATO per gestire il monitoraggio del poligono) potrà essere aggiunto nel fascicolo del processo sul poligono in corso a Lanusei
    13/12/2012
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2012/12/13/news/quirra-l-archivio-nato-restera-top-secret-1.6186579

    il 20 Febbraio le repliche finali…

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  11. Il giudice Clivio nell’udienza 11/03/ 2013 è riuscito a scansare la patata bollente e a rimandare la scomoda decisione del rinvio a giudizio degli imputati eccellenti. Lo stratagemma è il solito: l’ennesima puntata della telenovela “Ricerca scientifica infinita” in auge dal lontano 2001. Ha scelto come protagonista Mario Mariani, docente del Politecnico di Milano, gli ha dato l’incarico di svolgere la solita indagine geochimica al solito “ scopo di verificare se l’area del poligono sia o sia stata contaminata dalle sostanze chimiche tossiche e dalle sostanze radioattive (..) e se eventuali valori superiori alla norma potevano essere conseguenza dello svolgimento delle attività militari”.

    Gli avvocati degli accusati esultano e inneggiano alla “significativa vittoria”. Rimarcano che “il gup ha evidentemente ritenuto di non condividere le conclusioni del pm Fiordalisi e dei suoi consulenti”, “ha ritenuto le carte dell’accusa insufficienti per i rinvii a giudizio”

    La decisione del giudice Clivio comporta:
    1 Il non accoglimento, non solo delle “perizie di parte” della Procura, ma anche dell’indagine super partes dell’Arpas che la contaminazione l’ha rilevata e misurata.

    2 Dilazione all’infinito dei tempi . Il gup ha concesso al perito sei mesi e il perito, a ragione, ha già ventilato la proroga, infatti, deve rifare le indagini svolte dall’Università di Siena e dalla SGS (messe sotto accusa) e l’indagine dell’Arpas. Ciascuna delle tre ha richiesto un tempo tecnico di oltre due anni.
    Se il perito individuerà la contaminazione la telenovela avrà un’ulteriore puntata centrata sull’aspetto sanitario. Il giudice nominerà un altro perito per accertare il nesso tra sostanze rintracciate – patologie – decessi ….e cosi via scientificamente indagando fino al secolo venturo.

    3 Prescrizione più che probabile di vari reati e conseguente proscioglimento o alleggerimento dei capi d’accusa. Fin da ora, Codice alla mano, si possono fare sicuri pronostici su generali e imputati eccellenti che la faranno franca.

    4 Riproposizione di una metodologia di ricerca che si è rivelata da tempo poco adeguata, la stessa usata nel 2001 dall’UNEP (United Nations Environment Program) in Kosovo dove sono state sparate dieci tonnellate di uranio impoverito, stando alle documentazioni Nato corredate dalle mappe dei punti d’impatto. La “classica” analisi geochimica delle matrici ambientali (suolo, acqua, aria ecc. ) ha rilevato: “Non esiste alcuna contaminazione diffusa e misurabile”. L’UNEP, però, ha concluso con l’ ammissione di avere usato una metodologia non idonea e ha indicato metodologie più consone.
    Le valutazioni che hanno portato Gettiamo le Basi a rigettare formalmente, come componente del Comitato Territoriale d’Indirizzo Politico istituito dal ministro della Difesa, sia il Capitolato Tecnico del Piano di Monitoraggio (marzo 2008), sia i risultati presentati a febbraio e luglio 2011, includono la valutazione di inadeguatezza, fondata anche sulle argomentazioni dell’UNEP, del lotto più nevralgico affidato dalla Nato alla SGS. A riprova: il consulente tecnico della Procura, prof. Lodi Rizzini, ha cercato le sostanze radioattive dove e come andavano cercate, nelle ossa degli uccisi ha trovato le “introvabili” sostanze radioattive, il torio, molto più pericoloso del più chiacchierato uranio.

    Scienza a parte, basta un briciolo di buon senso per capire che le sostanze radioattive e tossiche, se sparate o fatte brillare, si frantumano in un aerosol di polveri sottili e sottilissime, si disperdono a grandi distanze, non restano strette strette appollaiate su un albero o una roccia nel punto d’impatto, non resistono immobili per anni e anni alla forza dei venti, al dilavamento delle piogge, alla voracità di capre, api e pesci, in gran parte sono trasferite nel corpo di chi l’aerosol respirò, quel formaggio, quel miele, quel pesciolino mangiò e si ammalò.

    5 Non considerazione del nesso specifico tra i sistemi d’arma usati nel Pisq e i contaminanti (certificati!) che rilasciano nell’ambiente (esempio: missile Tow-amianto; propellenti aerospaziali-coktail di veleni dai nomi seducenti o impronunciabili). Le ditte produttrici di ordigni bellici, per obbligo di legge, informano la cittadinanza che vive nei pressi dello stabilimento dei contaminanti utilizzati e della classe di rischio. Paradossalmente nessuna informazione è dovuta alla popolazione che vive dove le sostanze tossiche e/o nocive sono sparate nell’ambiente e si degradano in altre più pericolose. Il rischio è ben più alto di quello legato alla manipolazione controllata dei singoli componenti e reattivi. Se non si acquisisce l’informazione, pubblica e facilmente accessibile, sulle sostanze tossiche e/o nocive contenute nei vari ordigni la “presunta” contaminazione del Pisq è desinata a restare nel regno del mistero.

    L’indagine epidemiologica . La Magistratura e il perito nominato dal tribunale terranno conto dello studio epidemiologico promosso da Regione e Commissione del Senato. I risultati sono previsti per il prossimo giugno. L’attesa però è superflua, anche in questo caso è sufficiente esaminare la metodologia di ricerca adottata per conoscere fin da ora le conclusioni: “Non si riscontrano eccedenze significative di patologie tumorali”. La strage, “l’epidemia” di tumori, leucemie, linfomi, alterazioni genetiche sarà “scientificamente” normalizzata e cancellata.

    Comitato sardo Gettiamo le Basi
    martedì 19 marzo 2013
    http://www.civg.it/index.php?option=com_content&view=article&id=142:processo-quirra-il-gup-nicola-clivio-riesce-a-schivare-la-patata-bollente&catid=20:italia-sociale&Itemid=101

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  12. promoveatur ut amoveatur?

    TEMPIO. Il nuovo capo della procura della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi, 53 anni di Cosenza, proveniente dalla Procura di Lanusei (dove ha firmato clamorose inchieste come quelle sul caso Barbagia Flores e sui veleni di Quirra), ieri ha preso formalmente possesso del suo nuovo ufficio. L’insediamento è avvenuto nell’aula penale dov’era riunito il tribunale presieduto dal magistrato più anziano in servizio, Marco Contu, dai giudici Vincenzo Cristiano e Alessandro Di Giacomo, mentre pubblico ministero era il sostituto procuratore Roberta Guido. All’insediamento erano presenti i vertici dell’Arma dei carabinieri provinciale e territoriale. Domenico Fiordalisi a Lanusei si è anche distinto nella sua intensa opera di tutela ambientale portando le ruspe della Procura ad abbattere diversi insediamenti abusivi sul litorale e all’interno del territorio ogliastrino. Questa sua attività gli ha procurato oneri e onori: il magistrato ha subìto, infatti, pesanti minacce personali.
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/08/21/news/fiordalisi-si-e-insediato-a-tempio-1.7613408

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  13. “…la legge 104 del 1990 ha imposto al ministero della Difesa l’obbligo di eliminare le situazioni di squilibrio tra le Regioni, cioè liberare la Sardegna dall’abnorme e iniquo surplus di gravami militari che la penalizza – il + 60% rispetto alla penisola – porla in condizioni di parità con le altre Regioni.

    Dal 1990 a oggi tutti i ministri della Difesa hanno evaso, impuniti, l’obbligo di legge.”

    da Stati maggiori e ministri dichiarano che i poligoni sardi sono intangibili. Apologia di reato e/o istigazione a delinquere?
    del Comitato sardo Gettiamo le Basi
    http://www.resistenze.org/sito/os/ip/osipdl07-013401.htm

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  14. Veleni di Quirra, il pm: «Generali e periti siano processati».
    Lanusei, Fiordalisi ha ribadito la richiesta di rinviare a giudizio i venti indagati responsabili a vario titolo di aver consentito la convivenza tra attività militari potenzialmente pericolose, pastorizia e agricoltura senza le indispensabili cautele
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/06/19/news/veleni-di-quirra-il-pm-a-giudizio-generali-ed-esperti-1.9451228

    un quadro aggiornato delle servitù militari in Sardegna:

    Riforma lenta, attive tutte le basi dell’isola.
    I poligoni dovevano essere ridotti da tre a uno, invece il peso delle servitù militari resta invariato
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/06/05/news/riforma-lenta-attive-tutte-le-basi-dell-isola-1.9368423

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  15. poligono di Capo Teulada

    A seguito degli accertamenti disposti nell’ambito dell’indagine per omicidio colposo affidata al pubblico ministero Emanuele Secci della Procura della Repubblica di Cagliari (l’inchiesta trae origine dalla vicenda del caporal maggiore Manolo Pinna, che aveva prestato servizio a Teulada dal 2001 al 2002, poi morto nel 2009 per un tumore al cervello), i vertici della struttura militare sono stati costretti a presentare un piano per il recupero della porzione di poligono fino a oggi inaccessibile:

    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/09/18/news/teulada-servono-3-anni-per-bonificare-il-poligono-1.9956097?ref=search

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  16. Quirra, il giudice interroga la Consulta
    “La Regione può costituirsi parte civile?”

    Il processo sui cosiddetti “veleni di Quirra” contro i generali e i colonnelli che hanno guidato il poligono interforze di Perdasdefogu, in Ogliastra, dal 2002 al 2010, è stato sospeso fino a data da destinarsi.

    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/12/18/quirra_il_giudice_interroga_la_consulta_la_regione_pu_costituirsi-6-401250.html

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  17. Veleni Quirra: processo al via, testi Mattarella e Napolitano

    Veleni Quirra: processo al via,testi Mattarella e Napolitano Inquinamento base militare, imputati otto comandanti Esercito (ANSA) – NUORO, 21 DIC – Entra nel vivo in tribunale a Lanusei il processo per i cosiddetti “veleni di Quirra” che vede sul banco degli imputati otto comandanti del poligono militare di Perdasdefogu (Cagliari) dal 2002 al 2010, Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi, Paolo Ricci, ed i comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon, tutti accusati di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri. Nell’udienza di oggi il giudice monocratico Nicole Serra, dopo aver rigettato le eccezioni formulate dalle difesa – la mancanza di un’imputazione chiara e precisa e l’incompetenza territoriale del tribunale di Lanusei a decidere – ha aperto il dibattimento e ha invitato le parti alla presentazione delle istanze istruttorie: liste dei testi e dei consulenti di parte. Richieste poi ammesse dal giudice. Spiccano tra i testimoni ammessi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in quanto capo delle forze armate (è stato anche ministro della difesa nel 1999 e nel 2000); gli ex sottosegretari alla difesa, Salvatore Cicu ed Emidio Casula, entrambi sardi, il primo dal 2001 al 2006 il secondo dal 2006 al 2008; i ministri della difesa che si sono succeduti dal 2001 al 2011 Antonio Martino, Arturo Parisi e Ignazio La Russa e il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Testi che sono stati indicati dall’avvocato Gianfranco Sollai, parte civile nel processo in rappresentanza di alcuni allevatori e aziende agricole del territorio. Il dibattimento proseguirà il 27 gennaio prossimo con l’audizione dei primi cinque testimoni dell’accusa rappresentata dal pm Biagio Mazzeo.

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