Operazione Ocean Shield

ocean shield

Lisbona, 17 agosto – La NATO ha lanciato ufficialmente l’operazione ‘Ocean Shield’ contro la pirateria al largo del Corno d’Africa, dopo il via libera del Consiglio Nord-Atlantico. Lo ha annunciato il Comando alleato a Lisbona.
”Non è stata fissata alcuna scadenza per quest’operazione a lungo termine, che durerà finché sarà ritenuta necessaria”, ha detto all’Afp il maggiore Stefano Sbaccanti. ‘Ocean Shield” subentra all’operazione ”Allied Protector”, in corso dalla scorsa primavera. Nel quadro di questa nuova missione, che resta incentrata essenzialmente sulle operazioni anti-pirateria, la NATO potrà anche ”aiutare gli Stati regionali che ne faranno richiesta a sviluppare una propria capacità di lotta contro le attività dei pirati”, spiega un comunicato. ”Questa componente dell’operazione deve completare gli sforzi internazionali in corso e contribuire a stabilire una sicurezza marittima duratura al largo del Corno d’Africa”, aggiunge il testo.
Sul campo, l’operazione è condotta dal Gruppo navale permanente numero 2, che ha come nave ammiraglia la fregata britannica Hms Cornwall, assistita dalle fregate italiana Its Libeccio, greca Hs Navarinon, turca Tgc Gediz e dal cacciatorpediniere americano Uss Donald Cook. Tuttavia, ha precisato il maggiore Sbaccanti, ”altri Paesi stanno pensando di rafforzare questo dispositivo, che può evolvere in qualsiasi momento”.
(ASCA-AFP)

5 thoughts on “Operazione Ocean Shield

  1. (ASCA) – Abu Dhabi, 30 ott – Non accenna a diminuire l’attivita’ della pirateria internazionale sulle coste del Corno d’Africa e del Golfo di Aden e si intensifica, di conseguenza, lo sforzo di contrasto della comunita’ internazionale. Negli Emirati Arabi Uniti per una Conferenza internazionale nell’ambito dell’Ici (Instanbul Cooperation Initiative), il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha visitato oggi la fregata italiana Libeccio (F 572), operativa nella missione dell’Alleanza Atlantica ”Ocean Shield” di contrasto alla pirateria.
    Accompagnato dal Presidente del Comitato militare della Nato, Ammiraglio Giampaolo di Paola e dal Vice segretario generale, Claudio Bisogniero, Rasmussen, dopo un briefing, ha ringraziato, con un breve discorso ”gli uomini e le donne che operano al servizio della sicurezza internazionale”. Nave Libeccio, in visita di porto ad Abu Dhabi, contribuisce nell’ambito del gruppo SNMG2 (Standing Nato Maritime Group 2), unitamente alle fregate Navarinon (Grecia), Gediz (Turchia), Cornwall (Regno Unito) ed al cacciatorpediniere Donald Cook (Usa), alla garanzia della liberta’ delle vie di comunicazione marittima nelle aree del Corno d’Africa e del Golfo di Aden ed assicura la regolarita’ degli invii degli aiuti umanitari in Somalia.
    Proprio a meta’ ottobre, durante la sua attivita’ di pattugliamento, la fregata italiana ha tratto in salvo alcuni pescatori somali alla deriva da due settimane nel Golfo di Aden. La eccezionalita’ della situazione dell’area ha portato la comunita’ internazionale ad ampliare la propria presenza. Sono circa 27 i vascelli impegnati,di 16 nazioni, fra le quali quelli di Giappone, Cina, India ed Arabia Saudita, ma principalmente parte delle tre maggiori missioni: la Nato con l’operazione ”Ocean Shield”, la Unione Europea con la missione ”Operazione Atalanta” e, infine, la missione Combined Task Force 151 (CTF-151), nell’ambito della Combined Maritime Force (costituita agli esordi dell’operazione ”Enduring Freedom”), allo scopo di focalizzarsi sulla lotta alla pirateria.
    L’operazione Atalanta e’ stata decisa nel dicembre del 2008 dalle autorita’ dell’Unione Europea per contribuire alla deterrenza ed alla repressione degli atti di pirateria ed assalto armato al largo delle coste della Somalia: in particolare per proteggere la consegna degli aiuti umanitari del WFP (Programma alimentare mondiale) alla Somalia. Ad Eunavfor Atalanta contribuiscono Grecia, Francia, Belgio, Svezia, Olanda, Norvegia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Sviluppata nell’ambito della Esdp (la politica di sicurezza e difesa della Ue), l’operazione parte dalla circostanza che circa il 95% del volume delle merci degli Stati membri della Ue viaggia per mare ed ha portato alla realizzazione di un centro di sicurezza marittima per il Corno d’Africa (MSCHOA) che provvede al monitoraggio 24 ore al giorno del traffico marittimo che transita nel Golfo di Aden.
    Quanto alla missione Nato Ocean Shield, ha preso il via lo scorso 17 agosto 2009, dopo l’approvazione da parte del Consiglio Nord-Atlantico ed ha adottato, sulla base dell’esperienza della precedente azione antipirateria (Allied Protector), un approccio integrato basato oltre che sulle operazioni a mare, sull’assistenza alle autorita’ regionali affinche’ incrementino le loro capacita’ di lotta alla pirateria. Si situano in questo ambito i contatti sul terreno tra le forze Nato, le autorita’ somale e quelle del Puntland.
    La terza maggiore forza operativa nell’area e’ la CF-151, task force multinazionale incaricata di condurre operazioni antipirateria nel Golfo di Aden, nel Mar Arabico, nell’Oceano Indiano e nel Mar Rosso. Creata nel gennaio del 2009 si avvale di assetti messi a disposizione di 20 paesi, fra essi l’incrociatore lanciamissili Anzio (CG 68) della Marina degli Stati Uniti d’America. Lo scorso 26 ottobre, i comandanti delle tre task force si sono incontrati a bordo della nave di Eunavfor ”Evertsen”, per valutare i risultati degli sforzi effettuati sin qui, con un buon esito sia per quanto riguarda gli attacchi nel Golfo di Aden (nessuno nel mese di ottobre), sia per quelli portati a segno nell’Oceano Indiano (sin qui quattro navi attaccate con successo dai pirati).

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  2. In the first six months of 2009, a total of 146 pirate attacks were made off Somali, in which 32 ships were captured. This is almost double compared with the same period in 2008.
    The pirates are now acting over a far wider area – ships are being seized on the open ocean, hundreds of miles away from the coast. Pirates capture vessels and take them to coastal bases, using hostages as a cover. Releasing hostages from the seized ships is risky, and the pirates fear practically nothing from commandos.
    The reason for this unsuccessful effort lies in the roots of the piracy. The poverty of Somalia and the lack of any working economy in a country plagued by civil war remain unchanged. As a result, new pirates take the place of those captured.

    da Fighting pirates is fighting phantoms,
    di Ilya Kramnik
    http://en.rian.ru/analysis/20091112/156810280.html

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  3. La scelta di Washington di puntare all’utilizzo dei velivoli senza pilota è stata interpretata come una presa d’atto del fallimento delle operazioni navali anti-pirateria lanciate lo scorso anno a largo della Somalia, i cui costi, tra l’altro, non sono più sostenibili a medio-lungo termine (oltre 450 milioni di dollari già spesi solo dalla flotta navale dell’Unione europea nell’ambito della cosiddetta “Operazione Atalanta” nel Golfo di Aden). Secondo i dati pubblicati nell’ultimo rapporto sulla pirateria dall’International Marittime Bureau, nei primi nove mesi del 2009 si sono verificati nelle acque dell’Africa orientale 147 incursioni pirata (100 nel Golfo di Aden e 47 nell’Oceano Indiano occidentale), più del doppio di quanto verificatosi l’anno precedente (63). Le imbarcazioni degli assalitori hanno poi accresciuto progressivamente il loro raggio di azione. Meno di una quindicina di giorni fa, due motoscafi partiti probabilmente da una “nave madre” di maggiori dimensioni, hanno abbordato la petroliera “BW Lion” di Hong Kong, sequestrandone l’equipaggio. Si è trattato dell’assalto più distante dalla Somalia mai verificatosi sino ad oggi, a 400 miglia nautiche a nord est delle Seychelles e ad oltre un migliaio di miglia di distanza da Mogadiscio.

    da Africom contro i pirati grazie agli aerei senza pilota,
    di Antonio Mazzeo
    http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o16272

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  4. “precedenza alla sicurezza”

    (ASCA) – Bruxelles, 26 nov – Nel riconoscere il successo dell’operazione navale dell’Ue al largo della Somalia, il Parlamento europeo ne ha chiesto oggi la proroga e l’estensione del raggio d’azione, deplorando che un atteggiamento debole possa incoraggiare nuovi atti di pirateria. Ma ha insistito anche sulla necessita’ di affrontare le cause della pirateria: poverta’ e assenza dello Stato. L’Europarlamento ha condannato, poi, le violazioni dei diritti umani nel paese chiedendo l’immediata cessazione delle ostilita’ causa di una vera e popria catastrofe umanitaria.
    Approvando con 479 voti favorevoli, 96 contrari e 54 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto Verdi/ALE e GUE/NGL), il Parlamento europeo ha rilevato con grande soddisfazione che l’operazione navale dell’Ue, ”Eunavfor Atalanta”, ”continua a contribuire con successo alla sicurezza marittima al largo della Somalia” invitando, quindi, il Consiglio a prorogare l’operazione di un altro anno al termine dell’attuale mandato, che scade il 12 dicembre 2009, con un’eventuale estensione verso sud della zona di operazione. Si e’ sottolineato, tuttavia, che tale estensione ”non dovrebbe intaccare l’obiettivo centrale della missione, ossia la protezione dei convogli del Pam e di altre navi vulnerabili, come le navi mercantili e i pescherecci”.
    I deputati hanno rilevato, inoltre, che la pirateria ”potra’ essere contrastata con successo solo affrontando le cause alla radice di tale fenomeno”. Queste, e’ precisato, ”vanno ricercate a terra, ossia nella poverta’ e nel fallimento dello Stato”, e ”possono essere eliminate solo attraverso la pace, lo sviluppo e la costruzione dello Stato in Somalia”. Tuttavia, fintanto che non sara’ stata trovata una soluzione politica al problema dell’affidabilita’ della Somalia, ”sara’ necessario continuare a dare la precedenza alla strategia di sicurezza attuata mediante l’operazione Atalanta e addirittura rafforzarla, in termini di risorse impiegate e di allargamento dell’area in cui operano le forze dispiegate”.
    Il Parlamento, inoltre, ha deplorato il fatto che ”un atteggiamento debole nei confronti delle richieste dei pirati somali, che escluda l’applicazione delle misure coercitive necessarie, potrebbe avere in futuro effetti controproducenti e indesiderabili, incoraggiando nuovi atti di pirateria nella zona”. Rammaricandosi che il 35-40% delle navi nella zona non siano registrate presso l’organo centrale di coordinamento della sicurezza marittima, il Parlamento europeo ha chiesto, infine, agli Stati membri di garantire che cio’ avvenga ed esortato tutte le navi a seguire le raccomandazioni della ”Eunavfor-Atalanta” per garantire il massimo livello di sicurezza possibile e ridurre in tal modo i rischi di attacchi o sequestri”.

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  5. On March 10 NATO extended its naval operation in the Gulf of Aden off the coast of Somalia, Ocean Shield, to the end of 2012, an unprecedentedly long 33-month extension. On March 12 “Standing NATO Maritime Group 2 will take over missions from Standing NATO Maritime Group 1 for the four-month assignment. The change will increase NATO’s contribution from four ships to five ships….”
    (…)

    To demonstrate that NATO’s anti-piracy operation off the coast of Somalia has other designs than the one acknowledged, early this year a NATO spokesman announced that the bloc’s naval contingent in the Gulf of Aden “now has an additional task” to intervene against a fictional deployment of Somali fighters across the Gulf to Yemen.
    The spokesman, Jacqui Sheriff, said “NATO warships will be on the lookout for anything suspicious.”

    Da America’s First War in Africa. US AFRICOM Launches Large-Scale Offensive In Somalia,
    di Rick Rozoff
    http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=18099

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