Uno che se ne intende

kossiga

(…)
Potrebbe non bastare, c’è chi sospetta che l’intrigo abbia ormai dimensioni internazionali.
La questione è seria, ma di un’operazione del genere sarebbero capaci solo pochi Stati. Vediamo: la Francia non può essere stata perché ha bisogno dell’Italia per contrapporsi agli Stati Uniti; la Federazione russa neanche, perché Putin ha un eccellente rapporto con Berlusconi; Israele non ne avrebbe interesse, e comunque non fa operazioni di disinformazione ma solo omicidi mirati…
Dunque, non resta che…
Non resta che l’America. E’ infatti noto che Obama non ama l’Italia e non mi meraviglierei che disertasse pure il G8.
Non amare l’Italia le pare un motivo sufficiente?
Se ha ragioni concrete, sì. La principale riguarda l’evidente asse politico che lega Berlusconi a Putin e l’accordo miliardario appena sottoscritto dall’ENI con Gazprom per la costruzione di un colossale gasdotto che approvvigionerà l’Italia e l’Europa.
Iniziativa che intacca gli interessi americani?
Sì, perché rafforza Putin e penalizza fortemente il gasdotto che passa per l’Ucraina, sul quale gli Stati Uniti hanno una sorta di egemonia di fatto.
Altre ragioni di inimicizia?
Ci sono, e sono sempre legate alla politica estera ed energetica. Ne dico due: Berlusconi è amico di Gheddafi ed ha firmato un trattato in base al quale l’Italia non concederà le proprie basi militari in caso di attacco alla Libia; l’Italia, a differenza degli Stati Uniti, è interessata a mantenere buoni rapporti con l’Iran.
Insomma, abbiamo individuato il burattinaio.
Ma no, affatto. L’avremmo individuato se non fosse che Obama è un noto pacifista e se non avesse ordinato agli agenti della CIA di sospendere l’attività di intelligence per dedicarsi unicamente al gioco del golf e del baseball.

Da Ho spiegato al Premier l’intrigo contro di lui. Intervista a Cossiga: “Pesta i piedi agli USA”, di Andrea Cangini, “Il Giorno/Il Resto del Carlino/La Nazione” di sabato 30 maggio 2009.

4 thoughts on “Uno che se ne intende

  1. 12/6/2009 – AMERICANI INCREDULI
    Ora Obama vuole capire Berlusconi.
    Incontro alla Casa Bianca per capire le posizioni dell’Italia,
    di Maurizio Molinari, corrispondente da New York

    Le dichiarazioni di Muhammar Gheddafi sul parallelo fra gli Stati Uniti e Osama bin Laden irrompono nella preparazione della visita di Silvio Berlusconi a Washington, spingono gli sherpa della Casa Bianca a modificare l’agenda dei colloqui di lunedì e rafforzano la richiesta di Barack Obama di avere mezz’ora di colloquio a tu per tu con il presidente del Consiglio, al fine di poterlo conoscere meglio.

    La traduzione letterale delle frasi pronunciate da Gheddafi a Palazzo Giustiniani è arrivata dopo meno di 45 minuti sui tavoli del Dipartimento di Stato e del Consiglio per la sicurezza nazionale che stanno preparando l’incontro di lunedì. La scelta dell’amministrazione è stata di far dire ai portavoce che «il governo americano non commenta le frasi del leader libico», ma nelle comunicazioni intercorse fra Via Veneto e Foggy Bottom i termini adoperati sono stati «pazzesco» e «incredibile» che descrivono la sorpresa tanto per lo show del leader libico quanto per il fatto che l’Italia si è trasformata nel suo palcoscenico europeo «grazie ad una visita che poteva essere più breve».

    Washington da tempo ha ripreso i rapporti con Tripoli – a seguito della decisione di Gheddafi di smantellare il programma nucleare e pagare i risarcimenti per l’attentato di Lockerbie – ma li gestisce con grande cautela e dunque non comprende perché l’alleato italiano abbia dato modo ad un ospite notoriamente imprevedibile di dominare la scena nazionale «per molti giorni».

    Nelle numerose comunicazioni intercorse fra Washington e Roma dopo l’exploit di Gheddafi, il governo italiano ha fatto presente la presa di distanza del capo della Farnesina, Franco Frattini, dal paragone Usa-Bin Laden tentando di ridimensionare l’avvenuto. Ma tutto ciò non ha impedito agli sherpa della Casa Bianca di aggiungere il caso-Libia nell’agenda dei colloqui il programma lunedì nello Studio Ovale, fra le 16 e le 17 ora di Washington.
    (…)

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=43&ID_articolo=1310&ID_sezione=58&sezione=#

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  2. Gli Usa hanno avuto sempre il vezzo di esportare “civiltà” e “democrazia”; la loro civiltà e la loro democrazia, con la guerra e i morti in paesi non proprio pronti per ricevere certi doni .
    Questo non mi sembra né civile nè democratico.
    Il colonialismo c’è stato e non hanno imparato la lezione.
    Non tutti sono disposti a sostituire un regime con il loro giogo militare . Spesso si ribellano con i sistemi che la storia ha loro insegnato. Con i sistemi che usavano i Giapponesi sessanta anni fa. Non si può costringere un popolo ad amarti con la forza.

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  3. Il giallo del Colonnello sparito

    ROMA – Fini, D’Alema, Pisanu sono nello studio della terza carica dello Stato a Montecitorio e aspettano l’arrivo di Gheddafi. I minuti passano e il presidente della Camera è sempre più spazientito.
    (…)
    Nessuno ha capito la vera motivazione del clamoroso ritardo. Gheddafi non ha avuto modo di leggere in anteprima il testo del discorso di Fini, che conteneva una risposta netta alle accuse contro l’America.
    Dunque, non può essersi adirato preventivamente.

    http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/esteri/gheddafi-italia/incontro-sera/incontro-sera.html

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