Standing Army

L’elezione di Obama è stata accolta in tutto il mondo come l’inizio di una stagione politica radicalmente diversa da quella di Bush. Una stagione orientata alla pace e al dialogo. E gli appassionati discorsi del neopresidente americano sembrerebbero giustificare questa speranza.
Ma nell’ambito della politica estera e militare, la nuova amministrazione differisce davvero così tanto da quelle precedenti?
Al di là dei titoli della stampa internazionale – e del Nobel per la pace assegnato al presidente per le sue buone intenzioni – si scopre una realtà molto lontana da quella ufficiale: ad esempio, il primo budget militare del nuovo governo (ben 680 miliardi di dollari) supera persino gli ultimi stanziamenti per le truppe dell’era Bush.
Dove vanno a finire tutti questi soldi?
In gran parte servono a finanziare l’immensa rete di basi militari americane all’estero: a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, ne restano ancora 716, sparse in quaranta Paesi nel mondo. Come si spiega, quindi, questa aggressiva politica espansionistica alla luce della crisi economica e della retorica pacifista di Obama? Chi tira le fila della politica estera USA?
Su questi temi riflettono gli autori del documentario e del volume di approfondimento Standing Army. Un’inchiesta a trecentosessanta gradi sulle basi militari americane nel mondo, che unisce alle parole di esperti mondiali – quali Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson, Edward Luttwak – le scioccanti testimonianze di chi è stato toccato in prima persona dalla presenza delle basi: gli abitanti di Vicenza, che si oppongono a una nuova struttura militare a pochi passi dal centro cittadino; la popolazione dell’isola giapponese di Okinawa, che condivide il suo piccolo lembo di terra con 25.000 soldati statunitensi; gli indigeni dell’isola di Diego Garcia (Oceano Indiano), cacciati per far spazio a un campo militare americano; e gli uomini e le donne che spesso vengono spediti a prestare servizio in Paesi lontani, senza sapere cosa esattamente li aspetterà.

Fazi Editore
Thomas Fazi, Enrico Parenti
Standing Army
Documentario + Libro
pp. 64 + dvd- euro 19,90

6 thoughts on “Standing Army

  1. Da tgcom del 14/6/2010
    “…..Gli americani hanno scoperto in Afghanistan un tesoro di giacimenti minerari che potrebbe radicalmente cambiare l’economia afghana e il corso della guerra. I giacimenti valgono circa mille miliardi di dollari e includono vene di ferro, rame, cobalto, oro e litio. “Sono – secondo le fonti citate dal New York Times – metalli essenziali all’industria moderna e l’Afghanistan un giorno potrebbe diventare uno dei più importanti centri minerari del mondo”.

    Ma guarda, qualcuno si è dimesso per aver detto la verità. Finalmente so perchè siamo in Afganistan.

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  2. Pingback: Standing Army « Bye Bye Uncle Sam

  3. -I giacimenti valgono circa mille miliardi di dollari e includono vene di ferro, rame, cobalto, oro e litio. “Sono – secondo le fonti citate dal New York Times – metalli essenziali all’industria moderna e l’Afghanistan un giorno potrebbe diventare uno dei più importanti centri minerari del mondo”.-

    Caro Riccardo, ho moderate speranze che gli infami non ne vedranno molte di queste ricchezze, e sai perchè? Perchè stanno perdendo la guerra se non l’hanno già persa, oh siiiiii, se ne torneranno a casa tutti (quelli ancora vivi) con un lungo obice Talebano di grosso calibro nel culo, stile Vietnam…
    Saluti.

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  4. mah, intanto due di queste miniere se le sono già aggiudicate i cinesi, con afghani ed occidentali che – per ora – si ritrovano a farvi la guardia:
    http://www.eurasia-rivista.org/4508/alla-vigilia-della-svolta

    ciò che rimane inalterato è la corruzione generalizzata:
    “This spring, RAND held a three-day workshop in Kabul that brought together several dozen members of Afghanistan’s small anti-corruption community, including journalists, members of parliament, public interest advocates, and Osmani. The conference participants reported that in Afghanistan—which is ranked the second most corrupt country in the world by Transparency International (after Somalia)—corruption has far exceeded what was once customary graft. They complained that corruption has infested small daily interactions, large government contracts, and the appointments of senior government officials, and that it is undermining the legitimacy of both the Karzai government and the international community, including the United States. These participants shared their own tales of graft: having to pay tax agents bribes to accept tax filings, having to offer bribes so they can pay electricity bills. (A recent UN report estimates that bribes make up one-quarter of the Afghan economy, and it notes that one out of four Afghans were forced to pay at least one bribe to a police office in the previous year.)”
    http://motherjones.com/politics/2010/06/afghan-anti-corruption-chief-dead-meat-if-he-pursued-top-graft

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  5. Le basi militari americane nel mondo

    Sono oltre settecento le basi militari americane nel mondo e in Standing Army, documentario realizzato da Thomas Fazi ed Enrico Parenti attraverso tre anni di ricerche e indagini sul campo, viene data voce alle popolazioni che convivono con i militari americani. Noam Chomsky, Gore Vidal, Chalmers Johnson e molti altri, riflettono sempre all’interno del documentario sulla politica estera e militare statunitense.

    http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=19700

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  6. Il controllo delle attività umane, economiche, sociali e politiche mondiali è assicurato sempre più dagli Stati Uniti d’America (USA) la cui volontà di dominio si esprime in una strategia di interventi diretti ed indiretti continui per orientare le norme degli affari mondiali in funzione dei loro interessi. Il Rapporto Globale 2000, pubblicato nel 1980, presentava lo stato del mondo evidenziando le minacce che avrebbero potuto pesare su questi interessi. Venti anni più tardi, gli Statunitensi, per giustificare, nel contesto della loro sicurezza, gli interventi compiuti ad ogni latitudine, costruiscono la più grande montatura che si possa immaginare: “una guerra mondiale contro il terrorismo” o, in altri termini, una guerra contro quelli/e che osano non voler diventare i loro schiavi.

    I quattro elementi maggiori della strategia di conquista e di dominio del mondo da parte degli Statunitensi sono:

    1) controllo dell’economia mondiale e dei mercati finanziari;

    2) saccheggio di tutte le risorse naturali (materie prime e risorse energetiche) nevralgiche per la crescita delle loro ricchezze e del loro potere attraverso le attività delle corporazioni multinazionali;

    3) controllo dei 191 governi membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ed infine

    4) la conquista, l’occupazione e la sorveglianza di questi elementi grazie ad una rete di basi o di installazioni militari che coprono l’intero Pianeta (continenti, oceani e spazio extra-atmosferico). Si tratta di un Impero di cui è ben difficile determinare la giusta ampiezza.

    È tuttavia possibile descriverne la configurazione globale a partire dalle informazioni rese pubbliche nei rapporti annuali presentati al Congresso statunitense sulle spese militari nazionali e la rete delle basi militari dislocate all’estero ed anche in una serie di analisi della configurazione di questo insieme in numerose regioni del mondo.

    Questo articolo ha per obiettivo di presentare un breve prospetto della rete mondiale delle basi militari possedute o controllate dagli Statunitensi, gli effettivi, le aree della divisione spaziale di queste installazioni, i costi annui del loro impiego, gli elementi da esse sorvegliati ed i progetti attuali di espansione di questa rete.
    (…)

    da La rete mondiale delle basi USA,
    di Jules Dufour
    http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=13387

    L’impero americano delle basi militari e delle ambasciate fortificate è destinato a mandare in bancarotta gli Stati Uniti d’America,
    di Chalmers Johnson
    http://nuovediscussioni.blogspot.com/2009/07/limpero-americano-delle-basi-militari-e.html

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