L’Islam buono e quello cattivo

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La memoria genetica dei musulmani.
Sessanta anni di stermini e di milioni di morti dimenticati dalla lotta al terrorismo. La decima crociata di Papa Bergoglio.

“Il passato e il suo ricordo possono intralciare gli indirizzi politici dei governi. Vengono pertanto revisionati, ristrutturati o sepolti.
A distanza di anni e di decenni hanno comunque la pessima abitudine di riemergere, di riprodursi con sembianze a volte deformate ed effetti tali da seminare sgomento e provocare reazioni anomale e controproducenti in Occidente. Il mondo musulmano vive ancora la nostra recente esperienza in Algeria e nel Medio Oriente, ma conserva una memoria genetica di un passato non troppo lontano, di persecuzioni e del sangue versato dopo la Seconda Guerra Mondiale. E prima o poi quella memoria tornerà a tormentare la coscienza del mondo occidentale.”

Trascriviamo queste note su quanto ci disse Ben Bella nel 1998. Ci aveva presentato all’eroe dell’Armata Popolare di Liberazione Luciana Castellina a Ginevra durante la marcia con cui veniva celebrato il 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Non volle parlarci del suo ruolo ad Algeri, della sua prigionia, dell’esilio dopo il colpo di Stato di Boumedienne, ma insistette a lungo sulle sue apprensioni per quanto ci teneva in serbo un futuro incerto, non solo di guerre ma anche di ingiustizia sociale. Parole accorate e profetiche di un personaggio famoso che non si considerava certo un vinto, ma neanche un vincitore trionfante della storia.
A rintracciare quelle note ci ha indotto un eccellente articolo di Tommaso Di Francesco su il Manifesto del 5 aprile scorso. C’è una distrazione generale, scrive, sull’ecatombe dei combattimenti e dei bombardamenti scatenati in Irak, Pakistan e Afghanistan dall’11 settembre 2001 al primo semestre del 2014: più di un milione e trecentomila morti, quasi tutti civili, senza contare le altre centinaia di migliaia di vittime in Siria e a Gaza. Morti che non hanno nome, che non contano niente. Stati Uniti e alleati europei, continuano a sganciare bombe accompagnati dal ritornello dei leader occidentali “Siamo in guerra contro il terrorismo, non contro l’Islam”. Il terrorismo di turno, almeno da otto mesi a questa parte, è quello dei tagliagole dello Stato Islamico, degli sciiti contro i sunniti e viceversa, armati e finanziati in alternanza o contemporaneamente dalla NATO, dagli Emirati, dall’Arabia Saudita e in misura decrescente dall’Iran mentre lo Stato israeliano di Netanyahu se ne sta a guardare più o meno compiaciuto.
Abbiamo poi l’Islam buono e quello cattivo, il primo che cerca invano l’integrazione nelle periferie desolate del mondo occidentale, il secondo minoritario, impermeabile alla cultura occidentale che fa strage di infedeli, cristiani e musulmani pacifici, in Medio Oriente, nel Nord Africa e in misura limitata anche in Europa. Tutti d’accordo perché come ha osservato a febbraio persino Time, il settimanale dedicato al primato di civiltà e allo “eccezionalismo” del popolo statunitense, questo vive in “un presente eterno in cui ogni riflessione è limitata a Facebook e la narrazione storica è delegata a Hollywood”.
Rischiamo ben volentieri di farci assegnare il ruolo di improbabili sostenitori dei tagliagole e ricordiamo per sommi capi alcuni eventi del dopoguerra che nelle parole di Ben Bella sono entrati nella “memoria genetica” del mondo musulmano, un mondo in quegli anni aperto, pacifico e generalmente incline ad abbracciare i valori della giustizia sociale.
In Indonesia, dopo l’indipendenza, è vero, era presente un partito comunista: bastò a Londra e Washington per abbattere con un colpo di stato il governo progressista del Presidente Sukarno per sostituirlo con la dittatura di Suharto e con l’invio di truppe scelte e l’impiego di fazioni dissidenti islamiche e cristiane per scatenare una guerra di sterminio in tutto il paese che provocò da un milione e mezzo a tre milioni di morti musulmani tra il 1965 e il 1966. Le ingenti risorse minerarie e petrolifere dell’Indonesia vennero così assicurate agli USA e alla Gran Bretagna. Per il Grande Impero d’Occidente i movimenti indipendentisti, postcoloniali e progressisti, nel Medio Oriente islamico ed arabo erano diventati inaccettabili e da abbattere con qualsiasi mezzo: venne rafforzato con armamenti e finanziamenti diretti il Wahabismo, una setta islamica ultraconservatrice nell’Arabia Saudita e fiumi di sangue precedettero e accompagnarono l’installazione dello Shah in Iran. Dopo la sua caduta, Saddam Hussein, allora nei favori di Washington fu finanziato ed armato nella guerra di otto anni contro l’Iran di Khomeini (un milione di morti). Un milione e mezzo poi le vittime – tra caduti e per fame da sanzioni – della prima guerra contro l’Irak del 1992, di cui nessuno oggi parla. E poi gli attacchi e le guerre di Israele contro la Palestina, l’Egitto, la Giordania e la Siria, sempre nella memoria della Shoah e in nome del diritto alla sopravvivenza con i quattro miliardi di dollari USA all’anno che hanno fatto di questo Stato la nuova Prussia atomica del Medio Oriente.
E’ questo l’humus del risentimento del mondo musulmano in cui germinano i semi del fanatismo estremo dell’IS. E’ stato detto e ribadito da osservatori di noi ben più autorevoli che ignorare le cause del terrorismo vuol dire perpetuarlo.
Come combattere il Califfato? Suggerimenti razionali e ridimensionamenti del fenomeno abnorme nei suoi aspetti più efferati, vengono offerti da Lucio Caracciolo nell’ultimo numero di Limes “Chi ha paura del Califfo”. Non è comunque un mistero per chi sa far di conto che il primo passo dovrebbe essere quello del taglio dei finanziamenti indiretti e del riciclaggio dei petrodollari dell’IS di cui sono responsabili gli Emirati Arabi (il Dubai si è aggiudicato il titolo di Bancomat del Califfato). Qualche pressione su questi regimi “criminogeni” sono state esercitate negli ultimi mesi dall’Amministrazione Obama, ma “pecunia non olet”, gli affari sono affari e “the business of America is business”.
Facile comprendere invece le ragioni dell’appello ad una Decima Crociata di chi ha sempre parlato del denaro come “sterco del diavolo”, di pace universale, di Dio che tutto e tutti perdona, di misericordia, di amore per i poveri, di cristiana pietas verso i diseredati colpevoli e meno, e cioè di papa Bergoglio. Giusto che il non più sontuoso erede del pescatore di Tiberiade condanni la persecuzione dei cristiani quale pastore del gregge, ma da qualche giorno a questa parte la denunzia del silenzio complice dell’inerzia occidentale suona come un esplicito invito a sterminare i lupi, tutti i lupi.
Se ha assunti i toni di Urbano II e di Pietro l’Eremita – Deus le volt – un altro motivo è più che opinabile: l’alta missione dei Gesuiti, dettata dal fondatore Francesco di Sales (non di Assisi), quella del proselitismo e delle conversioni di massa, la stessa che lo ha portato sul soglio pontificio in piena crisi di vocazioni e di chiese semi vuote aveva trovato in Bergoglio un predicatore popolare e di gran successo. I lupi del Califfato hanno spaventato il gregge e bloccato la missione. Vanno quindi ammazzati in gloria in excelsis Deo.
Lucio Manisco

Fonte

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4 thoughts on “L’Islam buono e quello cattivo

  1. A proposito di papa Bergoglio, segnalo questa riflessione:

    DI FABIO FALCHI
    facebook.com
    (tratto da comedonchisciotte.org)

    “Il Papa condanna il nazismo, il comunismo e pure il genocidio compiuto dai turchi nei confronti del popolo armeno. Ma non ricorda altro. Insomma, a parte gli indiani sterminati dagli inglesi con le carestie, lo sterminio dei maori o quello degli amerindiani (tanto per rammentare qualche crimine occidentale) per il papa milioni di esseri umani bruciati vivi o massacrati in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Indonesia non contano nulla.
    Come le torture, i golpe e gli squadroni della morte in America Latina o come le centinaia di migliaia di civili iracheni “fatti fuori” dagli Usa o le torture e rapimenti eseguiti dalla Cia in mezzo mondo. Per non parlare dei gangster di Wall Street che hanno creato il terzo mondo perfino in Europa. No, non parlo della Inquisizione su cui del resto circolano molte bufale, ma di crimini “attuali” come nel Donbass o in Siria o nello Yemen.

    Certo è più facile prendersela con i morti che con i vivi. Ma questo vale solo per i vili. E da un papa si vorrebbero ascoltare parole ben diverse dalle parole di un vile”.

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  2. LucioManisco, il senatore rifondazionista-bertinottiano, si fa un romanzo: PAPA FRANCESCO, contrariamente al servile SataNazinger, che alimentava* la ‘guerra santa’ fra cristiani e mussulmani perché fra due litiganti il terzo godesse (vedi: BARABBA, L’ EBREO DI MALTA, Christopher Marlowe TEATRO, Rizzoli editore), non ha mai accusato “i mussulmani”, men che mai ieri, in occasione della denuncia del GENOCIDIO ANTI-CRISTIANO TUTTORA IN CORSO !!!!! Ad opera del ‘sistema’ giudaico-wahhabita, DA QUASI UN SECOLO, quando gli inglesi, alla fine della Prima Guerra, e dell’ Impero Ottomano, stipularono il Patto Chaim Weizmann-Fayçal, per attaccare il rinascente Nazionalismo arabo, a direzione sia islamica che cristiana, come nella Siria di Michel Aflaq.

    * con parole (il gratuito discorso anti-Maometto in Germania), ed atti: IL BATTESIMO IMPARTITO IL GIORNO DI PASQUA AL PROVOCATORE DEL MOSSAD MAGDI ALLAM, UN COPTO RINNEGATO, VICE DELL’ ASHKENAZISTA PAOLO MIELI AL CORSERA, E ‘PARTIGIANO’ CHE SFILAVA CON LA BRIGATA EBRAICA-TERRORISTA IL 25 APRILE….., STELLA UNCINATA AL COLLO.

    FRANCESCO HA RIBALTATO QUESTA PERDENTE GEOPOLITICA VATICANA DI BEN 35 ANNI DI CATTIVITA’ LONDINESE, MI SEMBRA STRANO ATTACCARLO DI COLPE NON SUE.

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  3. E come potrebbe accusare i musulmani? Un miliardo e mezzo di persone! Nessuno osa! E la Chiesa ne uscirebbe sicuramente perdente. Unica possibilità che rimane è la demonizzazione di chi rifiuta le guerre criminali contro i paesi musulmani, accusandolo di terrorismo. La Santa Alleanza del Vaticano con gli Stati Uniti d’America al fine di distruggere il comunismo è ormai parte della ‘storia ufficiale’. Meno noto, l’appoggio di Woytila alla guerra all’Iraq, per il quale la sua ‘amata Polonia’ fu ampiamente ricompensata, quando ottenne, unico paese di secondaria importanza, il comando di una zona importante dell’Iraq occupato. Quella guerra, la più odiosa a memoria d’uomo, ha prodotto torture infami e atrocità indicibili. Mentre noi facciamo queste chiacchiere, a Falluja e in altri luoghi dell’Iraq, continuano a nascere ‘bambini-mostro’ e il popolo iracheno sta vivendo sotto le bombe degli esportatori di democrazia. Che ci dice Francesco di questo genocidio? Niente. Papa Francesco continua la stessa politica vaticana di sempre, con altri mezzi. Non ha ribaltato niente. Proprio niente.

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