Vae victis

L’Italia e la Germania hanno perso la guerra.
Negli ultimi settant’anni ogni tanto si sono presi la briga di ricordarcelo, ma non hanno potuto calcare troppo la mano altrimenti si sarebbe potuta spezzare la corda.
Ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità perchè era il modo più intelligente per controllarci e perchè dovevamo fungere da vetrinetta per far schiattare d’invidia i cittadini del Patto di Varsavia e facilitare l’inoculazione di quel sentimento anti-russo che tanto utile sta tornando in questi tempi per tenere lontana l’Europa Occidentale dall’unica possibilità che ha per affrancarsi dal giogo imperiale: un’alleanza strategica con la Russia (il nostro posto nel frattempo è stato preso dai Polacchi, dai Baltici, dai Cechi, che ora vivono nell’illusione che ha caratterizzato i nostri anni più belli).
Caduto il Muro, hanno polverizzato un’intera classe dirigente ambigua (per loro) e fatto avanzare le quinte colonne storiche (Napolitano in primis) e le seconde linee preventivamente indottrinate all’atlantismo, al neoliberismo, al carrierismo (in Germania con la Baerbock addirittura stanno per promuovere le seste linee: ma è gggiovane, è donna, è “green”, cosa si può voler di più dalla vita ? Forse si accorgeranno tra una decina d’anni del calibro che hanno usato per spararsi nelle mutande; del resto noi ancora non l’abbiamo capito).
Nel momento stesso in cui hanno rimosso la minaccia del socialismo reale, hanno iniziato a richiedere indietro, un poco alla volta, tutti i fringe benefit che avevano concesso per rammollire la popolazione, nascondere lo status di Paesi occupati, disinnescare la resistenza e per marcare la differenza con l’Impero del Male (diritti sociali, garanzie costituzionali, standard di vita tra i più alti al mondo) e sono gradualmente passati, modello rana bollita, dal soft power (cit. Joseph Samuel Nye) allo hard power che stiamo vivendo in questi giorni.
Questo cambio di paradigma nei Paesi sotto occupazione mascherata è estremamente pericoloso visto che non può essere indolore e pertanto necessita di provvedimenti da Paese sotto controllo militare: sistemi di sorveglianza di massa, coprifuoco, Stato di polizia, chiusura delle frontiere, check point, pass sul modello dell’ahnenpass nazista, amministrazione controllata dell’economia con particolare riferimento alla libera impresa, normalizzazione dell’autoritarismo a partire dalle scuole, criminalizzazione del dissenso, propaganda sfrenata, promozione sociale dei collaborazionisti, apartheid…
Il passaggio dal soft allo hard power richiede un periodo di transizione, necessario per riprogrammare attraverso la propaganda e la manipolazione occulta le menti dei popoli sotto occupazione e per costruire le infrastrutture necessarie per l’esercizio del governo autoritario.
E questo è esattamente il momento che stiamo vivendo: il Sistema sta velocemente abbandonando la vecchia pelle democratica, ormai troppo stretta e lacerata, e sta consolidando all’aria la nuova, più robusta e adatta a contenere un corpo sociale non ancora pronto per la svolta autoritaria.
Questa è l’ultima occasione che abbiamo, dobbiamo agire mentre sono in muta, è l’unico momento di vulnerabilità del Sistema; una volta cambiata la pelle, inizierà l’epoca della repressione manu militari del dissenso oppure, in caso estremo, la guerra civile.
E’ chiaro che per uscirne non c’è altra via che una guerra di liberazione, prima ce ne rendiamo conto, meglio sarà per tutti.
Bisogna spiegarlo anche ai nostri fratelli oltre le Alpi e oltre cortina sanitaria, perchè una cosa sola è certa, da soli non ne usciremo liberi.
Giorgio Bianchi

Brutale oscurantismo truffaldino – a fini criminali


Sentita la “voce” che circola? Ancora secondo la «finestra di Overton»: gettare un’idea, proposta, prospettiva, magari ostica nella situazione data, che trovi oppositori, alcuni favorevoli, diversi mezzi-e-mezzi, ma comunque “passi” come accettabile che se ne tratti, che si possa vedere se assumerla. Il che tanto più “funziona”, se “dietro” questa idea, proposta, prospettiva, c’è una centrale di potere che ha le sue mire, esplicite e/o sottese. Del resto, l’esempio piú plateale è la stessa invenzione dell’epidemia, anzi pandemia, lanciata dall’OMS – benché mai detta come tale, ma fatta intendere, lasciandone «uso e consumo» ai centri di potere degli «organismi internazionali» (quale l’UE) e dei diversi Stati –, con il supporto di una campagna mediatica (di manipolazione, distorsione, falsificazione) senza precedenti e di una Sanità e “medicina volgare” asservite (e colpevoli di “cure” letali), nonché dello sguinzagliamento delle «forze dell’ordine», fino alle forze armate (colpevoli di ossequienza a ordini lesivi dei cittadini): in verità la discussione iniziale c’è stata, ed è proseguita anzi si è infoltita nel prosieguo della finta epidemia, sulla sua realtà effettiva, ma la massa di coloro che hanno accettato questa idea (con proposta e prospettiva che contengono) e dei mezzi-e-mezzi, è stata tale che gli oppositori hanno potuto essere messi presto “fuori gioco”. Basti ricordare il parallelo famoso, a cui ci si rivolge in (pretestuosa) analogia: la «spagnola» del 1918, con stime di decessi dai 50 ai 100 milioni, accostandovi i “casi” attuali, detti di 40 milioni nel mondo – senza chiarire cosa siano i “casi”, mettendo insieme i presunti «infetti», gli asintomatici del tutto sani, i malati di “qualcosa”, i morti per varie cause, ma dando a intendere che si è in condizioni simili. Però, pur dicendo che allora non c’erano cure e farmaci adeguati (ora, invece, “fidatevi di medicina e farmaceutica!”), nessuno dice che non passarono nemmeno per l’anticamera del cervello restrizioni e clausure, ma le attività economiche, sociali, politiche, culturali continuarono “normalmente” – con importanti processi, e in tutti i campi.
E veniamo alla nuova (relativamente) idea, proposta, prospettiva. È preceduta già dall’imposizione della museruola – la decerebrante mascherina: inutile se tenuta a lungo, dannosa per la respirazione e coltivazione di germi, nociva alla psiche, inchiodata a “c’è l’epidemia” –, dei continui lavacri delle mani – perniciosi perché uccidono i nostri organici microbioti, necessari alla nostra tutela –, delle dissennate «sanificazioni» (disinfezioni) di oggetti, sedie, tavoli, ambienti – arrivate fino all’assurda «sanificazione»… delle spiagge! –, con il connesso «distanziamento» (prima «sociale», ora «personale»: la differenza?) e il «no assembramento», con la distruzione della scuola e l’attentato ai nostri bambini e ragazzi, con la rovina del diffuso e vitale piccolo tessuto economico. Il tutto facendo «tamponi» che non significano né trovano niente, se non quello che si vuole (con le amplificazione esponenziali di “qualcosa” di RNA), per contrastare (presunti) «contagi» e altri “casi”, che, invece, precisamente si inventano, per poterne strombazzare.
Ebbene, su queste basi, si è buttata l’idea che “il virus Covid” staziona proprio sul … denaro contante! Si pensi un po’ a che livello di decerebrata ignoranza oscurantista si è arrivati: un virus – che è un esomero infracellulare – oltre a “volar per l’aere” da sé, a stazionare su penne, fogli, stanze, spiagge, si depositerebbe, restando feroce in agguato, sulla cartamoneta! Ma cosa dicono! Il virus-esomero non può continuare a sussistere in nessuna di queste condizioni: è del tutto evidente! Anche se i soliti pseudo-scienziati – ciarlatani prezzolati – daranno di sicuro su tv e stampa qualche loro delinquenziale “apporto” a tale oscena falsità. Lo scopo è quello già dichiarato da tempo: eliminare il contante, sostituito da bancomat, carte di credito, aut similia. Con la mentita «lotta all’evasione» (evasione o elusione forzata per l’esazione assurda sul tessuto della piccola economia, tanto piú nelle condizioni in cui è ridotto dalle infami “misure” presenti, mentre è del tutto “lecita” per chi, come, portando un solo esempio, la FCA, che produce milioni delle decerebranti museruole, ha la sede legale in Olanda, o lo è per Amazon, o per la Big Pharma, etc.), quando il fine è il controllo “a tappeto” su tutti i cittadini e la possibilità di gestire, manovrare e anche bloccare (agli “scomodi”) in ogni momento le loro capacità di spesa, quindi di sussistenza.
Va ripetuto: il primario obiettivo è raccogliere tutte le forze possibili e dirigerle contro Conte & accoliti & collaborazionisti, per spezzare il fittizio «stato di emergenza» e le criminali “misure”, proposte, prospettive, a cui serve, e che contiene. È la chiave per portare avanti il “resto”, che è tanto, ma che non si potrà condurre, se prima non si abbatte il pretestuoso «stato di emergenza».
Mario Monforte