Dal jihadismo all’ISIS: incontro-dibattito a Bologna

Il problema della questione jihadista nel mondo contemporaneo è connesso alle sfide più cruciali della nostra epoca. Interessa i conflitti fra grandi potenze non meno dei rapporti di queste con le specificità della civiltà islamica, si muove lungo il fiume in piena delle immigrazioni di massa che coinvolgono il continente eurasiatico e vampirizza le esistenze di quelle “vite di scarto” che l’Occidente ingoia e moltiplica nel suo vortice di disintegrazione dei tessuti sociali.
Il jihadismo in qualche modo precede questi fenomeni, ma si palesa con pienezza in sincronia con gli eventi degli ultimi anni. Sarebbe assai difficile comprendere questo senza riflettere sulla storia musulmana, su come i popoli del Vicino Oriente abbiano subito un’aggressione coloniale (e culturale) incessante da ben due secoli da parte dell’imperialismo occidentale. Fondamentalismo, reazione al colonialismo, lotte fratricide, settarismi socioculturali: l’eterodirezione della lotta armata è alla base di quello che oggi chiamiamo “il fenomeno jihadista”, che con la guerra in Siria e l’avvento dell’ISIS compie un “barbarico” salto in avanti.

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Padre Jean-Marie Benjamin sugli eventi di Parigi

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“Mi chiede che idea mi faccio al riguardo degli eventi di Parigi di sabato scorso? Non mi faccio un’idea, constato, come dice il proverbio “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Fare 3 milioni di morti in Irak dal 1991 ad oggi, torturare migliaia di iracheni nelle prigioni, fare migliaia di vittime in Libia, mettere questi Paesi nel caos e nelle mani degli islamici e poi chiedersi perché sono arrabbiati contro di noi, è fantastico.”

Vicino Oriente tra ISIS e Iraq, intervista a Padre Jean-Marie Benjamin, autore di Iraq. L’effetto boomerang, continua qui.
Da non perdere.

Io non sto con “l’Oriana”

 

A tutti i giovani in Europa e negli Stati Uniti d’America

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Messaggio dell’Imam Khamenei a tutti i giovani d’Europa e Stati Uniti
21 Gennaio 2015

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

A tutti i giovani in Europa e negli Stati Uniti d’America,
gli avvenimenti accaduti recentemente in Francia e altri simili avvenuti in alcune nazioni occidentali mi hanno convinto a parlarvi direttamente al riguardo. Mi rivolgo a voi giovani non perchè trascuri i vostri genitori, ma piuttosto perchè il futuro delle vostre Nazioni e Paesi sarà nelle vostre mani, e perchè ritengo che il senso di ricerca della verità sia più vivo e vigoroso nei vostri cuori.
In questo scritto non mi rivolgo ai vostri politici e uomini di Stato, perché credo che essi abbiano consapevolmente separato il percorso della politica da quello della sincerità e verità.
Vorrei parlarvi dell’Islam, ed in particolar modo dell’immagine che vi viene presentata come Islam. Negli ultimi due decenni sono stati fatti innumerevoli tentativi – dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica – per collocare questa grande religione nella posizione di “nemico spaventoso”. Suscitare un sentimento di orrore e odio e poi utilizzarlo è qualcosa che ha sfortunatamente una lunga storia nella politica dell’Occidente.
Qui non voglio affrontare le diverse fobie inculcate alle Nazioni occidentali. Con un rapido sguardo agli studi critici di storia vedrete che il comportamento mendace e ingannatore con le altre Nazioni e culture da parte dei governi occidentali è stato criticato nella nuova storiografia.
La storia dell’Europa e degli Stati Uniti si vergogna dello schiavismo, si imbarazza del periodo coloniale ed è a disagio per l’oppressione della gente di colore e non-cristiana. I vostri ricercatori e storici si vergognano profondamente delle stragi compiute in nome della religione tra Cattolici e Protestanti o delle rivalità nazionali ed etniche durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Questo approccio è ammirevole.
Nel menzionare una parte di questa lunga lista, il mio obiettivo non è quello di rimproverare la storia; vorrei piuttosto che voi chiediate ai vostri intellettuali perchè la coscienza pubblica in Occidente si deve svegliare sempre con un ritardo di decenni e a volte di secoli. Perchè la revisione della coscienza collettiva deve applicarsi al passato remoto e non ai problemi correnti? Perchè in una questione importante come il confronto con la cultura e il pensiero islamico si cerca di prevenire la formazione di una consapevolezza pubblica?
Voi sapete bene che l’umiliazione e la diffusione di odio e paura illusoria dell’”altro” sono stati la base comune di ogni sfruttamento oppressivo. Vorrei che vi chiedeste ora perchè stavolta la vecchia politica della diffusione di fobia e odio ha colpito l’Islam e i musulmani con un’intensità senza precedenti. Perchè la struttura del potere nel mondo di oggi vuole emarginare il pensiero islamico e disattivarlo? Quali concetti e principi nell’Islam disturbano i programmi delle superpotenze e quali interessi vengono salvaguardati all’ombra della distorsione dell’immagine dell’Islam? La mia prima richiesta è quindi: studiate e cercate i motivi dietro questo offuscamento dell’immagine dell’Islam.
La mia seconda richiesta è che, in reazione alla marea di pregiudizi e campagne propagandistiche, cerchiate di ottenere una conoscenza diretta e di prima mano di questa religione. La logica corretta richiede che almeno sappiate quale è l’essenza e natura di ciò da cui vi fanno fuggire e spaventare.
Io non insisto che voi accettiate la mia, o di chiunque altro, lettura dell’Islam. Quello che voglio dirvi è di non permettere che questa realtà dinamica ed efficace nel mondo di oggi venga presentata a voi attraverso intenzioni e scopi loschi. Non permettetegli di presentare ipocriticamente i terroristi da loro reclutati come rappresentanti dell’Islam.
Ricavate la conoscenza dell’Islam dalle sue fonti prime e originali. Ottenere informazioni sull’Islam attraverso il Corano e la vita del suo grande Profeta. Vorrei chiedervi se avete letto direttamente il Corano dei musulmani. Avete studiato gli insegnamenti del Profeta dell’Islam e le sue dottrine umane ed etiche? Avete ricevuto il messaggio dell’Islam da altra fonte oltre quella dei mass media?
Vi siete chiesti come e sulla base di quali valori l’Islam ha stabilito la più grande civiltà scientifica e intellettuale del mondo ed elevato i più eminenti scienziati e intellettuali nel corso dei secoli?
Vorrei che non permettiate che, con la creazione di immagini false e odiose, sii crei un ostacolo emotivo e sensibile tra voi e la realtà, privandovi della possibilità di un giudizio imparziale. Oggi i mezzi di comunicazione hanno rimosso i confini geografici, non permettete quindi loro di assediarvi all’interno di confini fabbricati e virtuali.
Sebbene nessuno possa individualmente colmare i vuoti creati, ognuno di voi può costruire un ponte di pensiero ed equità sulle lacune per illuminare voi stessi e l’ambiente circostante. Anche se questa tensione pre-pianificata tra l’Islam e voi giovani è sgradevole, può sollevare nuove questioni nelle vostre menti curiose ed esploratrici. Cercare di trovare risposte a queste domande vi fornirà un’opportunità per scoprire nuove verità.
Non perdete quindi l’occasione di ottenere una comprensione appropriata, corretta e imparziale dell’Islam, in modo che forse, grazie al vostro senso di responsabilità verso la verità, le future generazioni possano scrivere la storia di questa corrente interazione tra Islam e Occidente con una coscienza chiara e minore disagio.
Seyyed Ali Khamenei

[Fonte]

Lo spirito del tempo o l’islamofobia radicale

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Il presente articolo è apparso in rete il 12 Settembre 2012.

La grande questione del XXIesimo secolo è e sarà quella dell’islamofobia. L’islamofobia è il vero male del nostro secolo, a immagine di quello che fu l’antisemitismo nel secolo passato. Se l’odio ha cambiato bersaglio, esso non ha però cambiato il suo metodo. La ‘bestia infame’ è sempre là e si aggira attorno alla sua preda con lo stesso appetito predatorio. I lupi sono entrati a Parigi, a Washington, a Londra e a Gerusalemme. Oggi sono i Musulmani i principali capri espiatori dell’odio ordinario dei popoli occidentali e delle loro élites, e rischiano di pagare un prezzo molto alto per la scarsa importanza che noi, cittadini dei Lumi e bambini viziati della democrazia, diamo ai loro poco invidiabili destini.
L’Occidente, una volta gettato il cadavere del comunismo nei bassifondi della storia, ha saputo fare dell’Islam il male assoluto, il nemico da combattere, il nuovo totalitarismo che minaccerebbe le nostre libertà, le nostre terre, le nostre identità. Mezzo astuto per deviare la rabbia legittima dei popoli occidentali contro le predazioni ripetute delle loro élites che, per arricchirsi oltre misura, non hanno trovato migliore soluzione che quella di spostare i posti di lavoro dei loro concittadini in lontane contrade, dopo aver aperto le porte dell’immigrazione economica per far pressione sui salari dei loro lavoratori. Di fronte al fallimento di un sistema liberale dominato dalla finanza e dal profitto, bisognava brandire una minaccia che potesse canalizzare tutti i vecchi risentimenti del popolo, frutto di successivi fallimenti delle nostre società capitaliste.
L’islamofobia ha i suoi teorici rispettati e riconosciuti all’interno della ristretta cerchia delle nostre élites atlantiste: un esempio è Samuel Huntington con il suo “scontro delle civiltà” che è, in qualche modo, un invito alla guerra eterna, un breviario dell’odio dell’altro in nome degli interessi geostrategici di un pugno di Occidentali; oppure una Bat Ye’or con il suo concetto di “Eurabia” (“Eurabia : l’asse euro-arabo), che vorrebbe estendere all’Europa il modello di apartheid e di discriminazione già in opera in Israele al fine di resistere all’invasione dei nuovi ‘barbari’.
Le nostre élites islamofobe non hanno solo i loro teorici, esse hanno anche i loro guerrieri, che sono andati a portare la guerra in terre musulmane per mettere in pratica le loro ripugnanti teorie. Occorreva dare sostanza alla loro paranoia, dar prestigio alla loro volontà di nuocere e praticare la fisica del crimine dopo aver esaurito tutte le risorse della metafisica della paura. I loro signori della guerra sono ritornati dalla loro crociata afghana, irachena, libica, gonfi d’eroismo sanguinario, dopo aver massacrato innocenti, torturato bambini che difendevano i loro villaggi con una pietra o con un pezzo di legno, dopo aver devastato le campagne e le città con armi proibite dalle convenzioni internazionali, dopo essersi impadroniti delle ricchezze dei Paesi aggrediti; sono tornati, dunque, proclamando senza vergogna: “Essi ci detestano”, “essi ci odiano”, “essi ci maledicono”. Continua a leggere

Anche se noi ci crediamo assolti…

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“Com’è potuto accadere che tanta indifferenza, tanto silenzio, tanta volontaria o inconsapevole “ignoranza” abbiano pervaso la società da quando, negli anni ‘60 e ‘70, si radunavano folle di persone indignate per manifestare contro i crimini commessi in Vietnam, in Sud America, nei campi profughi palestinesi o contro il licenziamento di alcuni operai in FIAT? Di quali subdole armi ha potuto disporre il potere per stendere una spessa coltre sulla sensibilità e sulla capacità reattiva delle coscienze?
Privato della possibilità di immaginare il suo futuro prossimo e del senso di appartenenza al gruppo sociale, il comune cittadino, senza più riferimenti e impegnato in una lotta solitaria per una sopravvivenza dignitosa, si trasforma in facile preda del potere attraverso la manipolazione dell’informazione e la rappresentazione di una realtà spacciata per “obiettiva” e inconfutabile. Persino la storia può essere riscritta e i carnefici possono diventare le vittime. Impoverito nel suo senso critico e ricattato dal sistema economico globale, il singolo individuo diventa indifferente ai drammi e ai conflitti che lo circondano. Il suo silenzio, però, è un tacito consenso.
Il caso della Palestina è emblematico. La storia del dramma di quella terra è stata negata e stravolta. Da decenni, abdicando al suo ruolo, la cosiddetta “comunità internazionale” si è resa complice, se non parte attiva, dei crimini commessi. Chi ne ha riscritto la storia? E chi sono i complici?
Ho cominciato a scrivere le prime riflessioni per questo libro un anno dopo l’operazione militare israeliana ‘Piombo fuso’: si trattava, fino ad allora, di uno dei più atroci casi di sterminio di palestinesi, in grandissima parte civili, nella Striscia di Gaza, sostenuto da una massiccia campagna mediatica di capovolgimento della realtà. Nel contempo si stava avviando a conclusione una fase, iniziata nei primi anni ’90, in cui il cosiddetto terrorismo internazionale, di matrice mediorientale, prendeva a pieno titolo il posto dell’ ex Unione Sovietica nella casella del Male, del nemico n. 1 del mondo occidentale, una fase, anche qui, sostenuta da un’operazione globale mediatica di demonizzazione di una civiltà e dal conseguente dilagare di una islamofobia diffusa capillarmente.
La storia a volte si ripete. Un altro sterminio a Gaza, più devastante del precedente, con analoghe manovre di capovolgimento tra causa ed effetto e l’avvio di una nuova fase di campagna mediatica islamofobica, che si preannuncia meno semplice della prima, ma la cui funzione è sempre la stessa: legittimazione per nuove aggressioni militari.
Comprendere i meccanismi di manipolazione delle informazioni finalizzati a ottenere un consenso omologato, legato a quegli eventi e a quella fase storica, consente di riconoscere le stesse strategie di fondo messe in atto dal potere oggi.”
(Nota a cura dell’autore)

Anche se noi ci crediamo assolti…,
di Enrico Contenti
Zambon editore, pp. 336, € 12

La chiamano barbarie

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Le decapitazioni filmate di ostaggi occidentali in Iraq e di un escursionista francese in Algeria suscitano legittimamente un senso di orrore e una condanna senza appello. Sono uccisioni senza senso, opera di criminali malvagi al servizio di una ideologia deviante. Queste scene macabre seguono quelle altrettanto insostenibili di esecuzioni di massa di uomini disarmati. L’emozione generata da questo teatro delle crudeltà, viene tuttavia manipolata con freddezza dai media e dai politici in Occidente. La costante qualificazione della “barbarie” a opera di “barbari” risponde al desiderio di disumanizzare gli autori di queste atrocità. Espunti dalla civiltà, non rientrano più sotto la legge comune e non sono soggetti a leggi ordinarie. Si tratta per la propaganda bianca, in linea con i suoi usi e le tradizioni consolidate, di denunciare l’irriducibile barbarie “dell’altro”, presentato come un tutto indistinto per meglio sottomettere o sterminare, al di là dei criminali, un’intera società. Oppure, come nel caso dell’Iraq e della Siria, per distruggere degli Stati.
Questi assassinii sono rappresentati dagli organi di propaganda come atti irrazionali, quasi non umani, commessi da un’alterità radicalmente diversa. La propaganda si spinge ancora più a fondo, descrivendo queste atrocità come inerenti a una sfera etnico-religiosa: l’Islam, che nonostante le sfumature del linguaggio, sarebbe intrinsecamente pericoloso, quasi incomprensibile e sistematicamente opposto a un Occidente che, per essenza e definizione, ha valori umanistici definitivamente superiori a tutti gli altri.
In una fusione spudorata ma assunta senza discutere, i musulmani di qui e all’estero, sono sospettati di collusione “culturale” con gli assassini, e chiamati dai repressori del pensiero a dissociarsi pubblicamente dai crimini. Gli si ingiunge di approvare la nuova guerra medio-orientale dell’Occidente e il bombardamento vendicatore deciso dalla Civilizzazione.
Questi argomenti di una propaganda essenzialista, volta a demonizzare intere comunità, sono odiosi e ridicoli. Questa propaganda volta a stigmatizzare e colpevolizzare è tanto più inaccettabile quando viene da giornalisti-pubblici ministeri, molto ben posizionati, che se facessero bene il loro mestiere, avrebbero innescato una discussione sulla brutalità e sull’abuso di inedite proporzioni rivolto contro le popolazioni arabo-musulmani per decenni.
I giornalisti, che martellano l’opinione pubblica con la parola barbaro, cosa hanno scritto delle centinaia di migliaia di morti civili in Iraq, cosa hanno scritto sull’uso del fosforo bianco e sulle munizioni all’uranio impoverito contro le popolazioni civili? Chi tra questi modelli di Civiltà ha parlato del destino di decine di bambini malformati a Fallujah e altrove a causa dell’uso di armi proibite?
Si sono levate grida di indignazione da parte della stampa, quando la molto civile Madeleine Albright, ex segretario di stato americano, giustificava la morte di mezzo milione di bambini iracheni? Quale giornalista, della carta stampata o televisivo, ha protestato per il fatto che in questo paese dei diritti dell’uomo, criminali altrettanto sadici che quelli dello Stato Islamico, possono morire nel loro letto grazie alle amnistie e all’amnesia dello Stato?
Non c’è bisogno di tornare alle guerre coloniali condotte in nome dell'”Illuminazione” della generazione passata per riconoscere la stessa barbarie contemporanea, altrettanto indecente, che si ammanta dei valori della democrazia e dei diritti umani. Barack Obama, Nobel per la Pace, può condurre sette guerre dopo aver ricevuto un’onoreficenza che ha definitivamente perso ogni significato morale. Chi di questi mezzi di comunicazione menziona le decine di migliaia di vittime innocenti degli attacchi dei droni in tutto il mondo? La morte sotto i missili teleguidati e le bombe “intelligenti” di cinquecento bambini di Gaza? Non è questa una “barbarie”? I bombardamenti delle scuole gestite dalle Nazioni Unite sarebbero il danno collaterale di attacchi chirurgici. E’ vero che senza immagini e sepolte sotto la mistificazione e la complicità silenziosa dei giornalisti dell’informazione, decine di migliaia di morti delle guerre asimmetriche semplicemente non esistono. Meri dati statistici, i cadaveri straziati dei poveri e degli indifesi, non suscitano alcuna emozione.
Non vi è pertanto necessità di condurre una ricerca approfondita per scoprire che la realtà della “barbarie” è molto diversa da quella che la stampa vuole far credere. Non cercheremo qui di stabilire la genealogia politica del fanatismo islamico prodotto dalle monarchie del Golfo e armate dall’Occidente. Chi si ricorda dei missili francesi, delle armi inglesi e statunitensi generosamente fornite ai “mujaheddin afghani”, ieri combattenti per la libertà e talebani estremisti di oggi?
Le messe in scena di omicidi abietti in circostanze orribili da parte di psicopatici apolitici non possono in ogni caso essere una scusa per manipolazioni odiose. Il discorso sulla barbarie inflitto dalla propaganda, destinato a designare falsi nemici interni, si propone di mettere a tacere coloro che tra i musulmani in Europa denunciano le avventure militari in Medio Oriente. Si propone altresì di far dimenticare quelli commessi dagli alleati dell’Occidente. Questa agitazione intorno a una cosiddetta barbarie musulmana non riesce a nascondere la verità sanguinante di un occidente colonialista di ieri e imperialista di oggi, che assume senza discontinuità fin dal XIX secolo, le sue guerre eminentemente civili e molto sanguinose sul mondo arabo-musulmano. I criminali dello Stato Islamico hanno frequentato una buona scuola.
Nel consolidato dispositivo di preparazione psicologica dell’opinione pubblica, la barbarie degli altri è la giustificazione ultima della guerra. Tuttavia, le “guerre” contro il terrorismo, ingaggiate da decine d’anni, lungi dall’avere arginato il fenomeno, lo hanno generalizzato e complicato. Ci sono pochi dubbi, alla luce dell’esperienza, che il rifiuto di approcci politici e la fascinazione per la guerra manifestata dai leader occidentali, oltre a una regressione pericolosa del diritto internazionale produrrà una maggiore sovversione.
I primi e peggiori barbari sono tra noi.
Fondazione Frantz Fanon

(Fonte)